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Cose dell'altro (nuovo) mondo

pubblicato su " PROGRESSIONE N 52 " anno 2005

DA NSS NEWS, NOVEMBRE 2005:

     “…there was literally nothing to rig to… — …non c’era alcun ancoraggio per la corda… Abby, Joel e Kevin fissarono la corda su loro stessi… Kevin mi fotografò mentre iniziavo la discesa… avrebbe potuto essere la mia ultima fotografia… scesi 20 metri fino ad un ampio ripiano… raccolsi la corda e la lanciai nel pozzo successivo… come mi avvicinavo al fondo il mio respiro diventava sempre più affannoso e il mio cuore accelerava per l’emozione… cercando di riprendere fiato mi stupii della mia eccitazione per una discesa così semplice… tentando di allentare l’imbrago osservavo un pipistrello steso sul pavimento a faccia in giù … non riuscivo ad allentare la maledetta imbracatura che mi stava schiacciando… i miei polmoni si espandevano e contraevano compressi dall’imbrago… l’iperventilazione si scontrava dolorosamente con il Croll… mi distesi, tentando disperatamente di liberarmi dalla stretta dell’imbragatura… la mia mente correva e il cuore annaspava… tentai di gridare: “cosa diavolo mi succede!!” ma mi usci solo uno stridente spasimo… nel panico e nello stupore per non riuscire a controllarmi, caddi su un fianco guardando la buia galleria che fino poco prima mi aveva attratto… rimasi lì rantolante, senza forze, avvizzendo per un tempo che mi sembrò eterno, tentando inutilmente di capire cosa mi stesse succedendo… confuso, rimasi solo con il rumore del mio respiro, il cuore che tentava di uscire dal petto e la buia stanza  che sembrava acquistare luminosità, al contrario della mia mente che stava perdendo
coscienza… la fioca luce dell’uscita mi fece sentire perduto… i miei occhi si fissarono nel vuoto… quindi, quando la mia gola si chiuse e iniziò a strangolarmi, il terrore si impossessò di me e tentai di strappare un urlo gutturale al mio corpo… le mie mani istintivamente raggiunsero la gola per liberarla dall’invisibile strangolatore… con un violento colpo di tosse riuscii a rompere il silenzio… tra le convulsioni del respiro e il tambureggiare del cuore riuscii a malapena ad emettere un suono… l’urlo inumano che uscì dal fondo del pozzo raggiunse e trapassò Abby e Kevin lasciandoli nel panico e con un freddo sentimento di morte… le mie grida cessarono… Joel scese al secondo pozzo… per quanto disperatamente volessero aiutarmi erano consci dei loro limiti… ora, con solo due persone a fare da armo, essi erano preoccupati per Joel, lasciato solo a tentare il mio recupero… Kevin sospettò aria cattiva… Joel si fermò sopra il secondo pozzo per tentare qualcosa da là… sempre più disperato tentai di emettere qualche suono… tossii violentemente e per un attimo mi si schiarì il cervello… inciampando e artigliando la parete riuscii ad innalzarmi e a raggiungere con la testa l’aria con l’ossigeno…”. 

Così, più o meno, ha scritto Shane Fryer sul numero di novembre 2005 di NSS News.


Questo invece scrissi io al ritorno da Atacama nel marzo 2003:

     “Privi di trapano e lunghi chiodi, optammo per un armo semi-umano. Fissammo la corda ad un vago spuntone, agganciandola anche su Fabrizio, per evitare che scapolasse. Mi calai per trenta metri senza problemi, con una corda lunga quarantacinque. Giunto sopra il meandro mi accorsi che la corda non raggiungeva il fondo. L’allungai con un cordino e mi calai nel vuoto. Dopo pochi
metri entrai in affanno. Non c’era ossigeno nell’aria. Mi sentii perso, ero sceso velocemente e troppo e difficilmente sarei riuscito, in apnea, ad agganciare i bloccanti e risalire i cinque o più metri che mi separavano dall’aria respirabile. Disperato, urlai agli amici di recuperare la corda a cui ero appeso e mi lanciai in arrampicata sullo strapiombo che mi sovrastava. Fuori, non erano preparati
a questo tipo di manovra ma, per fortuna, agirono prontamente e dopo alcuni metri di innalzamento pericolosissimo sugli appigli di sale che, miracolosamente, tennero, sentii la corda tendersi e con il suo aiuto riuscii a guadagnare il ripiano. Ero semi svenuto, con il cuore impazzito e un affanno rumoroso. Con l’ossigeno nell’aria, lentamente, mi ripresi ed uscii dal pozzo.”

Evidentemente il dottor Fryer ed io abbiamo vissuto la stessa esperienza nella stessa grotta. O perlomeno simile. Magari la sua è stata un po’ più lunga o, forse,  olo meglio raccontata. Però Shane l’aveva vissuta un anno prima, nel 2002, mentre io ci ero stato nel 2003. Penso che, nell’era della comunicazione, una cosa del genere non dovrebbe succedere. C’è qualcosa di sbagliato. È successo che sia noi che gli Americani abbiamo fatto tre spedizioni nella Cordillera de la Sal presso San Pedro de Atacama. Noi in novembre 2000, febbraio 2002 e febbraio 2003. Gli Americani in marzo 2002, ottobre 2002 e maggio 2003. Noi abbiamo esplorato e rilevato 13 grotte, gli americani 7. Delle nostre esplorazioni abbiamo dato comunicazione attraverso pubblicazioni (Alpi
Giulie 95/1 - 2001, Alpi Giulie 96/1 – 2002, Progressione 48 - giugno 2003 e sul nostro sito internet, pressoché in tempo reale) e, soprattutto, comunicando con l’Alcaldessa di San Pedro e con i dirigenti del Museo Antropologico di Atacama, cui abbiamo dato copia dei rilievi delle grotte. Poiché gli Americani sono andati ad Atacama sempre dopo di noi, anche se non leggono le nostre pubblicazioni, avrebbero comunque dovuto sapere di noi dalle autorità e dagli studiosi locali. Evidentemente non ritengono utile sentire la gente del posto o consultare internet, che pure hanno inventato loro. Fin qui sarebbero “cavoli loro”. Però viene la beffa. Tutte le grotte le hanno esplorate dopo che noi l’avevamo già fatto, tranne una, il maledetto “Pozzo del Meteorite”, in cui ho rischiato di morire, che loro hanno disceso nell’ottobre 2002 mentre io ci sono stato nel marzo 2003. Che dio li fulmini! Appena tornato dal Cile, dopo l’esperienza nel pozzo, ho fatto subito pubblicare sul nostro sito internet un avviso di pericolo. Analogamente avevo già avvisato a voce, prima del ritorno, le autorità municipali di San Pedro. Perché gli Americani non hanno fatto
lo stesso ? Hanno aspettato il dicembre 2005, tre anni dopo, per segnalare il pericolo, in realtà con nessuna evidenza. Evidentemente sono di un altro mondo.

Una curiosità: sia noi su Progressione 48 del 2003, che loro su NSS News del novembre 2005, abbiamo pubblicato la pianta della grotta della miniera di Chulacao. I rilievi sono pressoché sovrapponibili, indice di una buona tecnica da parte di entrambi. Però noi dichiariamo uno sviluppo di 670 metri mentre loro indicano una lunghezza di 1025 metri. Con un dislivello complessivo
di una quarantina di metri non può essere una differenza dovuta a sviluppo spaziale o proiezione.

Evidentemente, anche il loro sistema metrico dev’essere di un altro mondo.

Elio Padovan