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Considerazioni in merito ad alcune problematiche della speleologia CAI

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 51 " anno 2004

L’amico Busellato ha fatto pervenire ad uno dei Redattori queste considerazioni, scritte un po’ di tempo fa, che si rivelano di estrema attualità proprio per il fatto di essere datate: la situazione della speleologia del CAI è tuttora molto problematica (vedere a pag. ?? la nota di Pino Guidi sulla riunione dei Gruppi Grotte CAI tenuta a Genga nel novembre 2004), per cui un dibattito su questo tema potrebbe servire a chiarire le idee a molti di noi e – soprattutto – ai vertici periferici e centrali del CAI.

 

 

1 – Partiamo dalla bella Relazione sull’attività del sodalizio fatta dal Presidente Generale Gabriele Bianchi all’Assemblea dei Delegati a Bormio l’11 e 12 maggio 2002. Effettuata un’analisi veramente completa e approfondita sullo spirito del CAI, sulle sue finalità, sulle attività: alpinistiche, sci alpinistiche, alpinismo giovanile, CAAI, ecc. del Sodalizio, sugli obiettivi e sui programmi futuri però… la speleologia del CAI ha solamente la seguente citazione: «non importa … se alcuni vestono indumenti speleo ed altri superano strapiombi, …». Non una parola sui corsi di speleologia, sugli studi e ricerche effettuate (scoperte, geologia, idrologia carsica ecc.), sull’azione di difesa dell’ambiente sotterraneo, sulle molte pubblicazioni, sulle prove eseguite sui materiali ecc. Viene spontaneo chiederci: gli OTP e l’OTC hanno fornito al Referente per la speleologia informazioni dettagliate sull’attività svolta dai Gruppi Grotte CAI tali da meritare la citazione nella relazione del Presidente? In caso affermativo, il Referente ha presentato, illustrato e valorizzato questa attività in modo tale da far si che essa venga apprezzata e divulgata? O siamo stati “castigati”?

«Dove c’è il tuo tesoro, là sarà il tuo cuore». Come ogni altra cosa, io penso che innanzi tutto si deve amare la speleologia, poi si deve fare, lavorare, costruire e infine si deve “vendere”. Senza voler togliere meriti ad alcuno, il Referente Nazionale per la speleologia dovrebbe essere uno speleologo, eletto dagli speleologi ed essere uno che ami veramente la speleologia e che rappresenti veramente il movimento speleologico (essere riconosciuto dai gruppi, conoscere i problemi senza logiche di parte, vivere l’esperienza diretta, avere obiettivi di vasto respiro per far crescere la speleologia, tutta la speleologia). Naturalmente dovrebbe disporre di un certo spazio di intervento nel Consiglio Centrale e godere di una sufficiente autonomia gestionale.

2 – Festival della Montagna di Trento. Giovanni Padovani (su La Rivista del Club Alpino Italiano, luglio agosto 2002) presenta una vasta analisi critica dell’importante manifestazione con punte di alta poesia dalle quali traspare la passione, la sensibilità e la competenza dell’autore. Nel trattare il tema dell’esplorazione però scrive: «Per l’esplorazione il riconoscimento è andato a Los Cueveros… che, senza la lesa maestà per il pur bravo regista, abbiamo considerato datato e non particolarmente interessante, ma nel quale la giuria ha invece trovato “la bellezza di un viaggio nelle caverne del sottosuolo carsico Cubano”. Le giurie, come si sa, sono inappellabili».

Anche questo è un sintomo evidente che la speleologia non p sentita come attività importante per il Sodalizio, sono convinto però che il “Sodalizio” non esiste senza gli uomini, i quali ne caratterizzano lo spirito. Probabilmente, i nostri uomini hanno il cuore da un’altra parte e non riescono a “uscire” dalle proprie “passioni” cercando di comprendere e apprezzare anche quelle degli altri. Se poi il giudizio su quel film è influenzato da motivi politici allora potrebbero essere fatte altre considerazioni (ma questo è anche un altro argomento).

3 – Membri dell’Organo Tecnico Centrale. Se si vuole che vengono accettati , sostenuti e seguiti non possono essere “nominati” con criterio del peso dei Convegni. Vanno eletti direttamente dai Gruppi Grotte (in una riunione annuale? In riunioni regionali e poi scremati a livello nazionale? Va cercata la formula). A livello nazionale devono poter operare solo coloro che godono del più vasto riconoscimento possibile (pur senza essere ignavi o “utili idioti”) e questi devono adoperarsi per valorizzare l’attività svolta dai Gruppi Grotte CAI. L’OTC dovrebbe avere pochissime mansioni burocratiche e ampia autonomia gestionale e di promozione; dovrebbe poter contare su di una congrua disponibilità di fondi, tanti da non essere assorbiti quasi interamente da una sola branca di attività.

4 – Membri degli Organi Tecnici Periferici. Devono essere sempre i Gruppi Grotte CAI che eleggono i propri rappresentanti e le Sezioni (solo quelle che hanno un gruppo speleologico) dovrebbero solo ratificare i nomi degli eletti. Non possono avere seguito e credito persone gradite alle Sezioni ma forse sconosciute o sgradite ai Gruppi. Anche l’OTP deve poter disporre di fondi con i quali poter stimolare l’attività dei gruppi e incentivarli a partecipare agli incontri ad ogni livello. Ciascun gruppo, per svolgere la propria attività (ed è tanta, spesso superiore a quella della propria Sezione), ha bisogno di fondi e spesso i contributi sezionali sono quasi simbolici e quindi diventa impellente e necessario trovare sostegni economici altrove, senza per questo dover entrare in conflitto con la propria Sezione.

5- Visibilità esterna dei Gruppi Grotte CAI. Da quanto esposto per gli organi Centrale e Periferici si deduce chiaramente che per rilanciare la speleologia CAI è indispensabile apportare delle modifiche allo Statuto generale e, quando necessario, anche agli Statuti delle Sezioni. Infatti è irrinunciabile l’autonomia amministrativa e gestionale nonché la visibilità esterna dei Gruppi Grotte CAI, come avviene per i Gruppi Speleologici non CAI.

Le Pubbliche Amministrazioni (Comuni, Province, Regioni) considerano il Gruppo Grotte una Associazione Culturale che può iscriversi ai rispettivi Albi delle Associazioni e quindi ricevere contributi, usufruire, per lo più gratuitamente, di strutture per mostre, convegni e ogni altra manifestazione che il Gruppo intenda organizzare.

Per ottenere l’iscrizione agli Albi bisogna possedere uno Statuto e un direttivo con presidente, segretario, tesoriere ecc., come ogni Associazione riconosciuta. Per chi vuole lavorare, in un Gruppo Grotte, c’è molto da fare e, a parte il piacere dei risultati, deve esserci anche una gratificazione esterna che consiste nel riconoscimento interno ed esterno del direttivo (visibilità). Questo già avviene a livello pubblico ma sovente alcuni hanno difficoltà nel Sodalizio, salvo i casi di rapporti particolarmente buoni tra direttivo di Gruppo e Direttivo Sezionale.

6 – Organizzazione periferica. Gli OTP speleologici devono disporre di fondi almeno come gli altri OTP del CAI, altrimenti nel rapporto con i Gruppi Grotte scatta il principio: niente da ricevere = nessun interesse. Non c’è più tempo per le discussioni astratte. Il Comitato non riceve alcuna relazione dettagliata sull’attività dei Gruppi perché, tendenzialmente, i Gruppi attraverso le Sezioni mandano solo qualche appunto sui corsi, il resto (mostre, convegni, esplorazioni, scoperte, studi, catasto, attività didattica con le scuole pubblicazioni ecc.) non viene valutato e quindi non comunicato e non diventa attività del CAI. A riprova della mancanza di informazione citiamo l’esempio della relazione sulle pubblicazioni del CAI presentata dal signor Silvano Zucchiatti al Convegno VFG, Pordenone 19 novembre 2000, vengono citati solamente due titoli di pubblicazioni speleologiche: Buio Pesto ed Esplorare, una veneta ed una friulana! Mancano pubblicazioni come Atti e Memorie, Progressione, Annali della XXX Ottobre, Stalattite, Pape Satan, Speleologia Veronese, Graben. Le Piccole Dolomiti (alpinismo e speleologia), Folklore, immaginario popolare e grotte, Dimensione buio, CAI Schio – Cento anni ecc.

7 – Gli spazi concessi alla speleologia. Nei Convegni sono per lo più modesti e in orari in cui i Delegati, già poco interessati all’argomento, cominciano a smaniare perché sono stanchi e desiderano tornare a casa. Mi era stato detto che ciò era dovuto al fatto che gli speleologi o non amano parlare della loro attività o hanno poco da dire. Sfido chiunque ad essere invogliato a parlare quando sente che la platea sta rumoreggiando perché quello che dice non interessa a nessuno (i gruppi esistono anche perché “chi fa, ha piacere di poterlo raccontare a qualcuno e spera di essere ascoltato”).

Si ha l’impressione che nessun organismo CAI vigili e prenda posizione, senza innescare diatribe nazionali senza fine e senza esito (es. Perugia, Costacciaro), sul comportamento dei gruppi associati (mancano le regole?).

Vi sembra che gli OTP e l’OTC non avrebbero materiale di che occuparsi… e forse anche gli organi preposti alla modifica degli statuti e dei regolamenti?

Personalmente amo la speleologia in particolare e il CAI in generale, leggo volentieri e partecipo anche emotivamente alle imprese alpinistiche, alle esplorazioni di qualsiasi genere, amo la montagna “di fuori e di dentro”, i fiori, gli animali, l’ambiente naturale, la gente di montagna alla quale mi sento onorato di appartenere, cerco di partecipare e sostenere le attività sezionali senza discriminazioni di sorta. Difficilmente però una persona sarebbe gratificata a far parte di OTP e OTC speleologici, finché questi organismi non verranno messi in condizione di poter lavorare con passione ed entusiasmo e vedere che, attraverso di essi, è possibile costruire qualche cosa.

Leonardo Busellato  (Gruppo Grotte CAI Schio)