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LA NATIVITA’ DI WALDES COEN

Il presepio di Waldes Coen (Foto F.Tiralongo)

Pubblicato sul n. 38 di PROGRESSIONE – Anno 1998

 

La Grotta Gigante, la caverna turistica cita presso Trieste, offre al visitatore accorto l'occasione di ammirare al suo interno, oltre alle sue bellezze naturali, pure un opera d'arte di notevole interesse. Si tratta di un gruppo scultoreo raffigurante la Natività eseguito dall'artista Waldes Coen su commissione della Direzione della Grotta Gigante. Già da molti anni, per volontà della Direzione stessa, durante il periodo natalizio veniva allestito all'interno della grotta un presepio atto a ricordare la natività di Cristo. Queste installazioni di carattere non permanente erano formate dalle tradizionali statuine natalizie, opera di esperti artigiani, oppure da semplici sagome di polistirolo poste su uno scenario suggestivo creato dalle particolarissime concrezioni dell'ambiente sotterraneo.

Anche su suggerimento dei membri dell'Associazione Amici del Presepe nel 1997 la Direzione della Grotta Gigante ha ritenuto opportuno creare all'interno della cavità stessa un presepio permanente, ma invece di utilizzare le tradizionali statuine ha preferito affidare ad un artista esperto il compito di dare vita ad un'immagine sacra riguardante il Natale e la scelta è caduta su Waldes Coen.

Waldes Coen è nato a Spalato il ventisette dicembre 1940 da una famiglia in cui la cultura artistica è già ben radicata; suo nonno era infatti uno scalpellino ticinese recatosi a Spalato in occasione della ricostruzione del campanile di S. Doimo mentre lo zio è stato professore di scultura presso l'Accademia di Belgrado. In età matura Waldes ha scelto gli studi di architettura che seguirà presso I'Università di Zagabria, integrati poi da quelli compiuti a Venezia. Contemporaneamente, spinto dall'interesse artistico, ha frequentato in maniera informale I'Accademia di belle arti della capitale croata. Alla fine del suo tirocinio l'artista è in grado di operare sia nel campo dell'architettura che in quello della scultura e ancora della pittura. La sua ricerca artistica non ha escluso, e non esclude tutt'ora, l'uso di svariatissimi tipi di materiali quali il legno, il bronzo, la ceramica, metalli più preziosi per la creazione di gioielli, nonché quello di tecniche differenziate. Tuttavia la realizzazione di opere di carattere scultoreo sembra interessare maggiormente Waldes Coen, che realizza sculture di tutte le dimensioni, sia a tuttotondo che ad alto o basso rilievo. Non ama progettare la sua opera tramite la realizzazione di un bozzetto ma preferisce risolvere i problemi sull'opera stessa in modo da non frenare il piacere istintivo di dominare la materia lavorandola.

In questo modo è nata anche la Natività, costata all'artista due mesi di lavoro e oggi sistemata in una nicchia della Sala dell’Altare, lungo il percorso turistico della Grotta Gigante. Il gruppo scultoreo è costituito da due statue, dalle dimensioni naturali, (un metro e mezzo la figura inginocchiata di Giuseppe, poco più di un metro quella accosciata di Maria) raffiguranti San Giuseppe e la Madonna con il bambino in grembo. La scelta del materiale è caduta sul legno di tiglio, legno tenero che maggiormente si presta ad essere lavorato su grandi superfici. Il risultato finale è quello di due statue dal carattere indubbiamente monumentale, dalle superfici espanse, che solo in alcuni tratti lasciano spazio alle linee allungate che appartengono allo stile di Coen, ma che in questo caso accennano silenziosamente ad un'atmosfera di intimità e raccoglimento. Il colore bruno naturale dell'opera ben si inserisce nello sfondo ocra-brunastro della cavernetta che la ospita e in cui pare naturalmente fondersi. L'artista ha volutamente incarnato nel volto di San Giuseppe tratti semiti e non solo, ma il medesimo è rappresentato mentre offre alla Madonna con il bambino il "taled". Tramite questa citazione Waldes Coen sottolinea che Giuseppe era un ebreo, mentre la Madonna, caratterizzata da tratti popolari (e pertanto universali), è presentata soltanto come una giovane donna, evitando in tal modo di dare ai personaggi della Natività un aspetto ieratico fuori posto in quest'ambiente per offrirne uno molto più dimesso e intimistico.

L'opera, che è stata trattata con sostanze speciali per porla in grado di resistere alle particolari condizioni meteoclimatiche della grotta, è stata portata a spalla sino alla Sala dell’Altare (nome già presente nella microtoponomastica della Grotta da quasi un secolo e non dovuto agli attuali "ospiti") dagli uomini della Commissione Grotte, che si sono sobbarcati una fatica non indifferente. Con la sistemazione di queste sculture la Grotta Gigante ha ora un richiamo in più per il turista: religioso per quello dotato del dono della fede, artistico per colui che cerca sotterranee manifestazioni del bello.

                                                                                                Nicoletta Guidi

 

Attualmente la scultura viene esposta in alcuni periodi natalizi presso la biglietteria della grotta Gigante (aggiornamento 2010)