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PRADIS: VECCHIO AMORE DELLA COMMISSIONE

La Val, 1955 - In piedi G. Coloni (con l'immancabile «basco»), nel canotto A. Benvenuti

Pubblicato su PROGRESSIONE 100 - Anno 1983

 Il comprensorio carsico di Pradis fu sco­perto nei primi anni del secolo da E. Feruglio, noto studioso di carsismo, ma fu più profonda­mente analizzato soltanto negli anni '50, ad opera della CGEB ed in particolare da C. Finocchiaro e T.Tommasini,

In questa località quest'ultimo era solite trascorrere un periodo di vacanze e, come per ogni speleologo che si rispetti, unì l'utile al dilet­tevole iniziando a cercare grotte.

Alle sue prime esplorazioni quasi solitarie seguì una serie di campagne di ricerca, in cui vennero scoperte ed esplorate le Maggiori cavità della zona; tuttora alcune di esse continuano a riservare, a noi giovani della CGEB, notevoli sorprese e soddisfazioni.

Tommasini venne subito attratto dalla Cevola della Presa, meglio nota come Fossa del Noglar; in questa cavità condusse le esplora­zioni anche da solo, facendosi calare nel pozzo iniziale alla mattina per farsi recuperare alla sera.

Parallelamente a questa coraggiosa prova di volontà venivano condotte una serie di ricer­che nelle Grotte di La Val, dove il compianto «Maestro» fu artefice ed ispiratore.

Sempre nel periodo 50-55 la «Commis­sione» esplorò e rilevò l'Inghiottitoio dell'Oste­ria di Gerchia, sotto la vigile guida di G. Coloni; l'Inghiottitoio di Fornez fu invece esplorato da una squadra capitanata da C. Finocchiaro.

Le più importanti grotte della zona risul­tano comunque essere le Grotte di La Val e la Fossa del Noglar, di cui abbiamo pensato di tracciare una breve storia esplorativa.

 Della Fossa del Noglar si trova qualche breve nota in una pubblicazione tedesca del 1930, da cui risulta esplorato e rilevato sola­mente il pozzo iniziale.

Nel 1952 soci della CGEB iniziarono per la prima volta a penetrare in quella serie di bassi cunicoli per uno sviluppo complessivo (a fine maggio 1953) di 2050 metri.

Nella relazione presentata da T. Tomma­sini al VI Congresso Nazionale di Speleologia di Trieste, risultano molto evidenti le difficoltà superate nell'esplorazione, a tal proposito va citato un breve ma significativo passo: «...Non altrettanto semplici a descriversi le difficoltà notevoli incontrate dagli esploratori, che han­no dovuto in più esplorazioni percorrere, fra andata e ritorno, ben 4 km di gallerie stri­sciando per ore intere, maneggiando strumenti che non dovevano essere bagnati, nell'acqua spesso profonda, dove la lunghezza del per­corso e l'angustezza delle gallerie avrebbero impedito l'uso di qualsiasi tuta impermeabile...»

A queste quasi pionieristiche ricerche, fecero seguito numerose ricognizioni ed esplorazioni, interrotte solo per alcuni anni a causa della concomitanza di più importanti esplora­zioni in altre aree carsiche.

Le Grotte di La Val invece sono state oggetto di alcune ricognizioni nel 53, mentre parallelamente si esplorava la vicina Fossa del Noglar. Il risultato dei primi sondaggi, portarono gli speleologi a 110 metri di profondità nella Galleria delle Marmitte ed in fasi succes­sive si raggiunse l'allora fondo della cavità, posto con un sifone, a 237 metri di profondità.

Una prima, anche se parziale, descrizione della cavità apparve sugli Atti dell'VIII Congr. Nazionale di Speleologia di Como, ad opera di C. Finocchiaro.

Negli anni successivi ('60 - '80) vennero scoperte e rilevate numerose diramazioni, che consentirono d'incrementare notevolmente lo sviluppo della cavità. Proprio uno di questi rami, esplorato con difficili risalite, risulterà essere l'anello di congiunzione tra le Grotte di La Val e la Fossa del Noglar.

All'inizio dell'83, dopo alcuni anni di scarsa operosità in zona, sono state riprese con meticolosità le ricognizioni nel complesso La Val ­Noglar, scoprendo e rilevando, per ora più di un chilometro di nuove gallerie e portando lo sviluppo della cavità a più di 6,5 chilometri.

Proprio mentre sto concludendo di scri­vere queste brevi note, Poppy e Umbertino mi mostrano con soddisfazione il rilievo di 150 metri di nuove gallerie, scoperti alla Fossa del Noglar in questi freddi giorni di fine autunno.

Speriamo non siano gli ultimi!

                                                                                     Giacomo Nussdorfer (Nuss)