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QUALCHE CURIOSITA’ SULL’ABISSO COL DE LA RIZZA (CANSIGLIO).

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 51 " anno 2004

 

CHI SONO QUESTI FERRARESI?

La notizia dell’attività esplorativa dei ferraresi all’Abisso Col de la Rizza in Cansiglio si è diffusa ufficialmente a dicembre 2003, ma chi frequenta quella zona abitualmente (io e i sacilesi) aveva già notato con sospetto alcuni speleologi provenire dalla strada della Candaglia durante tutto l’anno. Si sapeva che c’era qualcosa ma non esattamente cosa. Sono stati anche colti in flagrante sull’ingresso della grotta durante una della nostre battute di zona estive, ma loro si sono salvati dicendo che era solo una uscita di corso… Fino a fine anno hanno mantenuto l’anonimato per scelta e per paura di potenziali “azioni pirata” (avvenute in seguito ma non polemizziamo). Intanto noi del pordenonese aspettavano curiosi una voce dal bosco…

Un giorno di gennaio 2004 ricevo una telefonata dal Gigio (Giorgio Bessega): “Radi, ho rivisto i ferraresi al raduno in Puglia. Mi hanno raccontato le ultime news: hanno bisogno di gente e di un posto dove dormire in Cansiglio, visto che l’Abisso Col de la Rizza promette bene. Cosa puoi fare?”. Così cominciò la collaborazione tra G. S. Sacile e G. S. Ferrara.

Quindi, chi sono questi ferraresi che tanto hanno lavorato nelle viscere profonde del Cansiglio per più di un anno assiduamente senza farlo sapere a nessuno? Chi sono questi uomini di punta che hanno reso una grotta come tante la seconda cavità più profonda e importante del massiccio del Cansiglio - Cavallo?! Chi sono quelli che hanno scoperto la nuova rivoluzione speleologica e scientifica degli ultimi anni per quella zona, rivalutandola con questo colpaccio?...

Ebbene, il 21 gennaio grazie ai contatti del Gigio si combina un giro (massacrante causa neve) alla mitica fantasmagorica grotta. Gli uomini di punta ferraresi fondamentalmente sono 5: due maschi e tre donne! Il condottiero è Roberto Corsi, detto l’imperatore delle gnocche (= femmine), seguito dal suo Lancillotto Stefano Rossetti, entrambi accompagnati dalle compagne e ex compagne sherpa (non specifichiamo oltre e quali di chi e come, la speleologia non ha confini: cambiano le regioni, ma la gnocca porta scompiglio ovunque!!) di nome Chiara Maietti (fondatrice del Club “Maschi di Merda”), Anna Rita e Ilenia (queste ultime due fresche ex corsiste) - Da notarsi la costante e numerosa presenza delle donne -.

La nostra conoscenza è maturata già sul sentiero di avvicinamento alla grotta (quasi 4 Km in un’ora), ascoltando i monologhi del Corsi sulla sua (e loro) vita speleologica, arricchiti dalla sua particolare “R” moscia e dalla simpatica cadenza dialettale ferrarese. Quella strada lui la aveva percorsa a piedi quasi tutti i fine settimana dell’anno passato…voleva dire anche andata e ritorno Cansiglio – Ferrara! E su questa strada mi sono cucinata anch’io un paio di volte tra neve, buio, allucinazioni, stanchezza. Tutto per una grotta. Anzi la nuova stupenda grotta del Cansiglio: attualmente consiste in 1126 metri di sviluppo complessivo e 350 metri di profondità onesti.

Al ritorno da quel primo giro, anche se non sono andata fino in fondo, ho compreso subito che non è una cavità da sottovalutare dal punto di vista dell’impegno tecnico e fisico, come si leggerà più avanti. Ho anche ammirato le femmine sherpa ferraresi. Ore e ore in grotta (come minimo 20), ferme, a piantar inutili spit per scaldarsi mentre il proprio uomo avanzava nei meandri dell’ignoto, a portar pesanti sacchi come fosse cosa naturale e a preparar il cibo al campo base come brave massaie nell’attesa del ritorno dell’imperatore…che gnocche!! Quando il rilievo sarà pubblico (perché ancora non lo è) si potrà notare che gran parte dei nomi degli ambienti sono tutti femminili…W le donne! E con loro sono entrata in una nuova sfera di pensiero esplorativo: mi hanno fatto conoscere la loro realtà speleologica tranquilla (anca massa!) e godereccia, caratterizzata da allestimenti di campi base da sagra! Ho i miei motivi per chiamarli i “tortellini”.

Con queste righe posso solo rendere merito alla tenacia e alle meritevoli fatiche compiute da chi ci ha creduto fino in fondo e ci crede giustamente ancora in questa grotta e nelle potenzialità speleologiche del Cansiglio.

 STORIA ESPLORATIVA E DESCRIZIONE GENERICA

La grotta è stata scoperta ed esplorata nel 1957 da alcuni soci della SAG di Trieste fino ad una profondità di 116 metri. Si trova in catasto con il numero 904/410FR, poiché si apre nella parte friulana del Cansiglio a 1110 metri di quota. Venne rivisitata nel 1972 per un aggiornamento sul rilievo e in fine un bel giorno degli anni ’90 cominciò lentamente la rivoluzione...

A scopo di cronaca riporto integralmente l’articolo scritto dai ferraresi (Chiara Maietti e Stefano Rossetti) su “Speleologia 48. [L'interesse del Gruppo Speleologico Ferrarese per la zona del Cansiglio risale all'anno 1993 quando uno dei nostri soci (Roberto Guerra) svolse la sua tesi in geologia con lo studio del rapporto tra fenomeni carsici e tettonica in quelle zone. Durante quel periodo di studio, contemporaneamente alla raccolta dati per la tesi, il gruppo ha sistematicamente rivisitato tutti gli abissi noti nei dintorni di Col de la Rizza. Tutto sommato le sorprese sono risultate modeste per quello che riguarda l'esplorazione, ad eccezione dell'abisso FR 410. Il piccolo ramo esplorato allora, pur non essendo rilevante per dimensioni e profondità, è stato oggetto di accurate ricerche per la sua notevole corrente d'aria. Gli abissi di questa zona sono generalmente caratterizzati da profondi pozzi di ingresso e vasti saloni terminali. Nel gennaio 2003 il gruppo, stimolato dagli eclatanti risultati in quel dei marmi apuani di Go Fredo assieme agli amici di Reggio Emilia, e fortificato dalle nuove leve che di Cansiglio avevano solo sentito parlare, decide di riprendere la ricerca di quella fatidica corrente d'aria. Durante la prima uscita, una sfrenata fantasia ci suggerisce l'uso di palloncini riempiti di elio (vedi foto), da usare tipo scandaglio cerca-aria, al fine di discriminare le molte possibilità di esplorazione verso l'alto. Questo ci ha permesso di riprendere in considerazione una risalita intrapresa dieci anni prima, scoprendo l'imbocco di un'ampia galleria a pochi metri dalla visuale dei primi sfortunati esploratori. Dopo la galleria ed un breve salto, ci troviamo ad esplorare una stupenda e articolata zona riccamente concrezionata, con chiari segni freatici e molti paleolivelli. Presto arriva il primo bivio e con esso la contemporanea esplorazione di due rami, uno attivo e l'altro fossile. Sono stati rilevati fino ad ora solamente 400 m di sviluppo, ma circa altrettanti restano ancora da rilevare. La profondità raggiunta è di circa 330 metri; l'esplorazione adesso (novembre 2003) non è più così facile ed euforica come nelle fortunate uscite precedenti. Non si aprono più verticali, ed una vasta sala di crollo per ora preclude ogni approfondimento. Tuttavia restano da verificare moltissimi punti e speriamo che l'inverno possa ripristinare le condizioni per seguire al meglio le correnti d'aria, che anche in questa zona sono molto importanti.]

Dopo averla visitata tutta posso solo confermare ciò che Chiara Maietti ha scritto in queste righe aggiungendo qualche particolare. La caratteristica che la distingue dalle altre grotte del Cansiglio è certamente il concrezionamento diffuso, che la rendono pari per bellezza ad una cavità del Carso Triestino. Ciò che la rende ulteriormente interessante sono: le condotte freatiche anche concrezionate, che in Genziana non sono così numerose e particolari, la costante presenza d’aria fortissima in alcuni tratti (“da ingresso basso”, Corsi dixit) e la varietà di morfologie (pozzi anche profondi, grandi sale, forre, condotte, meandri e gallerie). La grotta infatti presenta un bel pozzo iniziale di 90 metri con uno stillicidio fastidioso alla fine, che porta ad una grande sala (piena di camini) di origine tettonica lunga 70 metri, larga 20 m e alta 40 m, forse. Passando tra condotte freatiche fossili e concrezionate, si prosegue lungo una serie di pozzetti fino alla profondità di (meno) 150 m, dove la via si divide in Ramo Attivo e Ramo Fossile. Il primo conduce al fondo percorrendo una forra strutturale, sconsigliabile da fare se piove: nel tratto finale si restringe a tal punto che sifona e poi si allarga nuovamente fino ad arrivare alla grande sala terminale, avente dimensioni doppie, se non triple, del Salone della Genziana. La direzione di sviluppo punta verso Est cioè verso il Friuli, mentre il Ramo Fossile si dirige verso il Pian Cansiglio.

Mi permetto di fare una considerazione personale sulla profondità e su alcune analogie morfologiche di questo abisso rispetto alle altre grotte della zona: un veloce calcolo tra profondità e quote mi fa realizzare che la quota del fondo attuale supera di neanche 100 metri quella del Bus de la Lum (l’Abisso Col de la Rizza si trova 110 metri più alto del Bus de la Lum) arrivando mediamente a circa 800 m sul livello mare. Entrambe le cavità terminano in maniera simile, ovvero con una grande sala di crollo (a chiara origine strutturale) impostata su una importante faglia. Dal mio rilevamento geologico non risulta la stessa per entrambe le grotte: l’inclinazione è pressoché verticale, ma la direzione è NNE - SSW nel caso del Salone Lanterna del Bus de la Lum e WNW - ESE per la sala dell’Abisso del Col de la Rizza. Questa ultima comunque presenta potenziali prosecuzioni a carattere di risalita lungo la direzione della faglia, ma la roccia non è “buona”: la parete è interessata da una fascia cataclasata, cioè “tutta macinata e fratturata” per l’attività tettonica, e addirittura parzialmente riconcrezionata.

Le attuali esplorazioni vengono portate avanti dalla ammirevole testardaggine del Corsi che non si arrende…”troppa aria”, dice il tortellino, per finire tutto qua! La parte interessante infatti attualmente risulta essere ancora la via “fossile”. Questa consiste in una galleria di oltre 300 metri con ampi sprofondamenti (dell’ordine dei 45 m) piena di speleotemi (stalattiti, forme coralloidi a fiore, cannule, vermicolazioni argillose, una stupenda colonna di 3 metri di altezza per un metro di diametro), paleolivelli, laghetti e sedimenti. Si usa dire che questo ramo è fossile ma in realtà è attraversato, in senso trasversale alla direzione di sviluppo, da una serie di arrivi d’acqua provenienti da meandri minori, che purtroppo non conducono da nessuna parte. Attualmente l’esplorazione di questo ramo è ferma in una condotta denominata “Calimero”, l’ennesimo sfintere angusto e poco piacevole per il fango ma con aria. Per il resto sono state intraprese diverse risalite un po’ ovunque, che possono riservare ancora sorprese…

Concludendo posso affermare che i ferraresi con questa nuova scoperta hanno ora come ora segnato una nuova rivoluzione nella speleologia e nel carsismo del Cansiglio. Questa cavità può essere considerata come il nuovo contributo speleologico alla conoscenza del fenomeno carsico locale. Infatti, dal punto di vista geologico e speleologico tale grotta poco assomiglia alla famosa e relativamente vicina Genziana, se non per il fatto che la genesi di entrambe è a condizionamento strutturale (cioè, è stata - è - condizionata dalla presenza di alcune importanti faglie). L’evoluzione speleogenetica però sembra di tempi differenti: apparentemente l’Abisso Col de la Rizza sembra più vecchio della Genziana... Ma è presto per dirlo con certezza. 

LE SPEDIZIONI DEL NUOVO MILLENNIO IN CANSIGLIO

Per quanto mi riguarda mi sono cucinata volentieri per star dietro a questi tortellini tanto tranquilli e paciocconi, che mi garantiscono sempre quelle 20 ore di grotta rigorosamente con la notte di mezzo: infatti tra una chiacchiera e l’altra, una mangiata e l’altra grazie anche alla base logistica dell’Osteria della Rita del Passo Crosetta, non si entra mai prima delle ore 15 di sabato pomeriggio e la notte ipogea è assicurata! In generale, ogni giro è una novità con nuovi personaggi e nuove leve. Il Corsi ha sempre il ruolo di direttore e una volta elencati i lavori, ci si divide in squadre e si decide cosa fare. Comunque i tempi degli speleo polentoni (cioè i nostri, stile “poche ciacole e movemose”) non sono come quelli dei ferraresi (lunghi e chiacchieroni!), ma ci siamo adattati soffrendone fisicamente!

Riguardo alle nostre esplorazioni posso paragonarle alle spedizioni Bus de la Lum 1920! Infatti, non disponendo inizialmente del permesso per transito su strada forestale, per portare il materiale ci si attrezzava con gli slittini e con le racchette se c’era la neve. In assenza di questa gli ingegnosi ferraresi si sono procurati una specie di carriola. E ogni volta tutti insieme ci si incamminava carichi come somari e con gran calma lungo quella strada “infinita”, che al ritorno, rigorosamente a piedi, dal massacrante giro in grotta era fonte di allucinazioni. Ho capito subito dalla prima gita che “quel xé un buso che te devi imparar a conoser pian pian”. Ricordo, infatti, con estrema lucidità le pittoresche visioni (nel senso che le potrei anche disegnare!) prodotte dalla mia stanchezza lungo quel sentiero: un giro invernale mi tenevano compagnia delle faccine sorridenti tonde con manine mobili a tre dita che volavano da sinistra verso destra sulla neve; in un altro giro, invece, estivo ho visto un uomo vestito con la tuta da meccanico catarifrangente fermo a bordo strada nel buio (il mio amico Davide Mio ne vide invece due!), che in realtà era uno sperone della parete riflettente la luce della lampada. E poi quando io e Mio abbiamo deciso di sederci, abbiamo visto vicino alla panchina due epigrafi con un teschio sopra un bastone e invece era sempre roccia… Evidentemente eravamo stanchi e cucinati a puntino! Forse la grotta era impegnativa e quella volta avevamo effettivamente sottovalutato le energie che quella cavità richiede. Poi grazie alla calma tortellinica dei ferraresi (che amano passare la notte dentro), per noi era sempre tardi e freddo, il cibo non bastava mai ed eravamo allucinati dalla fame nel buio del bosco. E più pensavamo al mangiare e più aumentavano le allucinazioni!

Perché scrivo tutte queste cose sufficienti per un ricovero al Centro di Igiene Mentale?! Adesso il risultato è che quando esco da quella grotta e mi incammino su quella strada consapevole di non avere mezzi moderni paragonabili ad automobili, mi chiedo sempre cosa vedrò di bello durante quella ora!!

In generale, so che è tutta questione di allenamento e i ferraresi ormai dopo le loro molteplici uscite di fatto sono ormai allenati, ma io e i miei amici evidentemente non proprio! Nei primi giri che ho fatto con loro mi sono sempre adattata anche con la neve e la pioggia, ma poi un giorno ho ben pensato di provare se potevo evitare di farmi a piedi quella noiosa strada… Sono andata alla stazione forestale e con la scusa che pioveva ho chiesto agli agenti se ci aiutavano a portare il materiale fino al sentiero per la grotta. La risposta è stata eccezionalmente affermativa. Contenta sono ritornata dai miei amici senza dire niente e a seguirmi c’era la camionetta della forestale, che però non si è fermata subito per ragioni di servizio. Il Corsi la ha guardata passare e con sgomento ha esclamato:“Maaajal, che bello sarebbe se si fermasse”. Pochi minuti dopo la jeep forestale è ritornata indietro e ci ha aspettato davanti alla sbarra per offrirci il passaggio. Dopo aver svelato che quel forestale era per noi, al Corsi incredulo gli si sono illuminati gli occhi. Non solo lui ma anche tutti gli altri hanno guadato l’agente come fosse un folletto del bosco!! La stessa Ilenia mi ha chiesto con un tono di sottile malizia da brava tortellina quale è: “Maaa…Radi, tu che cosa hai promesso di dare in cambio al forestale?!”. Passato il momento di gioia, abbiamo caricato sacchi, corde, speleo, carriola (per il ritorno) sulla jeep, e siamo partiti lungo quella strada tanto lunga e noiosa da fare a piedi. La scena dell’arrivo a destinazione è stata memorabile: appena scesi il Corsi, dopo essere stato in silenzio per tutto il viaggio, ha cominciato a gridare frasi arricchite da termini coloriti in dialetto ferrarese come “majaaaal 7 minuti!! Non un’ora ma 7 minuti!!”. Poi con un tono più composto si è rivolto al forestale dichiarando:“…ora pagherò le tasse più volentieri!”. Grazie allo Stato per il prezioso aiuto prestatoci!!

Per concludere dopo tante fatiche e allucinazioni attualmente possediamo una serie di permessi per transitare su quella strada! E non ci cucineremo più così tanto prima ancora di entrare in grotta!!

PS: Comunque ogni tanto capita ancora che qualcuno si dimentichi il permesso… ma poi paga da bere!

 

Hanno partecipato in ordine sparso e allucinato di apparizione:

I tortellini fissi del GSFe: Roberto Corsi (l’imperatore delle gnocche), Stefano Rossetti (Lancillotto), Chiara Maietti (Caccola), Anna Rita, Ilenia Cova. I tortellini delle precedenti campagne: Massimo Vanni e Michele Minotti, Tiziano Tassoni e Mauro Morelli.

Con l’intervento dei parmigiani reggiani del GSPGC: Enrica, Cecile, Panconi, Nebbia.

E con la collaborazione dei polentoni sacilesi: Denis Zanette (il Fagiano), Giorgio Bessega (Gigio), Ubaldo Panont, Davide Fabiani (Mio), Andrea Fadalti, Marco Canton, Tiziana Pegolo, Moreno Dorigo.

Barbara Grillo (Mimmuzzo per i ferraresi)