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LA RISORGIVA DI EOLO

Ingresso principale (Foto archivio CGEB)

 Pubblicato sul n. 45 di “Progressione” anno 2001

INTRODUZIONE

Quando nel febbraio 1981, visitando da solo la Risorgiva di Eolo, allora lunga appena un centinaio di metri, ebbi I’ardire d’infilarmi in uno stretto camino largo appena due spanne, sulla sommità del quale intravidi, oltre un cunicolo occluso da una pietra, l’inizio di una nuova galleria, percepii la sensazione di avere aperto la porta su un nuovo mondo.
Rotta la pietra e accompagnato a turno da tre validi amici, la sensazione divenne realtà, scoprendo a poco a poco nei mesi e negli anni successivi cose incredibili, quali gallerie, forre, limpidi torrentelli, laghi, cascate, cunicoli, ampie caverne e nello stesso tempo componendo, con un duro lavoro a tavolino, quasi fosse un mosaico, un rilievo dettagliato, oggi grande quanto un lenzuolo. A venti anni di distanza nasce il desiderio di porre un punto fermo su quanto svolto, descrivendo nei dettagli una tra le grotte più estese del Friuli.

 UBICAZIONE

L’ingresso principale s’apre sul lato sinistro della strada che da Avasinis porta all’altipiano di Grignes - Prà di Steppa, 150 metri prima di un marcato tornante.  Ci si cala in una specie di pozzetto artificiale che si è venuto a formare tra il muro di protezione della strada e la paretina sotto la quale s’apre l’ingresso.
Sotto alla strada è stato inoltre costruito un canale di scolo, pensando che la cavità potesse emettere acqua, fatto che sembra si sia verificato solo in occasione di una piena eccezionale, avvenuta, a memoria degli abitanti del luogo, prima che la cavità venisse allargata ed esplorata per un primo tratto lungo m 141 (Stocker, Turus 1967).
Per raggiungere il secondo ingresso occorre risalire da una fattoria, ubicata nei pressi del tornante, un ripido prato per poi alla fine spostarsi leggermente a sinistra nel bosco. Il pozzo iniziale si presenta come un inghiottitoio temporaneo di un rio in genere asciutto ed è facile da discendere in arrampicata.

BREVI NOTE GEOLOGICHE

Il territorio sopra Avasinis appare con una successione stratigrafica piuttosto complessa. A fronte di una formazione di Dolomia a monte del paese, seguono zone di brecce di calcare con marne rosse e di calcare selcifero di Soccher. Non mancano nei dintorni anche altri litotipi, quali calcari grigi del Friuli, calcare del Vajont, formazioni di Fonzaso e Rosso ammoninitico superiore, depositi di Flysch e Molasse.
La cavità si sviluppa prevalentemente nel calcare selcifero, come attestano delle tipiche mensole nere che sono presenti un po’ ovunque lungo le pareti, ma non è escluso che venga ,ad interessare anche altre formazioni. E logico per esempio ipotizzare che le vie d’acqua a valle diventino talora impraticabili proprio per la vicinanza della formazione della Dolomia principale, ovviamente molto meno carsificabile rispetto al calcare selcifero.

IL RAMO PRINCIPALE

Si inizia a percorrere una bassa galleria discendente col suolo detritico. Dopo una ventina di metri, passato un breve tratto in cui occorre strisciare, si percorre in lieve salita una galleria di m 20. Ci si alza per 3 metri a destra e dopo un cunicolo di m 10 ci si trova in una prima saletta.  Si ridiscende per un breve pozzetto svoltando a destra e si prende una condottina con due pozzanghere che scompaiono in periodi di grande siccità.
Si risale una saletta di m 8 ed un camino di m 3 innestandosi in una galleria sovrastante. Un tempo la parte superiore del camino era totalmente occlusa da massi incastrati e l’apertura è stata eseguita dall’alto giungendo ivi da un’infima condottina alternativa, originariamente occlusa da un masso incastrato (Mikolic, Trippari 1981). Dopo altri 20 metri di galleria alta m 1,4,tralasciando alcuni brevi rami laterali, tra i quali la “Galleria a Bonn, ovvero un cunicolo in salita lungo m 35, si giunge in una galleria di dimensioni maggiori che però all’inizio presenta una forma a catino.
Con forti acquazzoni si formano due torrentelli che confluiscono entrambi in questo catino, il quale talvolta si allaga completamente formando, a seconda dell’intensità delle precipitazioni, un lago o un sifone lungo una quindicina di metri.
Subito dopo si nota sulla destra in alto una fessura con la quale inizia il Ramo delle marmitte e 5 metri dopo, sempre sulla destra, ma in basso, il Ramo del fondo. La galleria invece prosegue comodamente in salita per altri 15 metri, poi ridiventa bassa, ridiscende fino ad un bivio trasformandosi in due condottine nelle quali si inizia a sentire in lontananza il rumore dell’acqua. Esse dopo 25 metri si ricollegano in una galleria più vasta percorsa dal torrente del lo Ramo attivo. E questo un punto di grande suggestione: la grotta che fin qui aveva mantenuto dimensioni modeste diventa una bella galleria con laghetti e cascate. Tralasciando le vie in cui scompare l’acqua, costituite da una diaclasi obliqua e da un pozzo di m 8 dalle pareti nere che si ricongiungono dando origine ad una larga e bassa fessura in cui non è stato possibile avanzare neppure con la muta, si sale superando in arrampicata un primo laghetto e una forra con cascatelle, denominata “Le rapide”. Sulla sua sommità conviene prendere un by-pass sulla destra in alto che dopo 25 metri ritorna sul torrente in prossimità di un secondo laghetto, originariamente molto basso, quasi sifonante, denominato “Il lago sifone” e il cui livello è stato abbassato notevolmente con lavoro di scavo eseguito nel bordo inferiore. Inoltre per poterlo passare senza canotto, si è provveduto a posizionare, quasi sulla volta, un cavo metallico per potervici agganciare in tirolese.
Si percorre quindi una vasta e bella galleria di m 30 interrotta a metà da un laghetto facilmente superabile. Si giunge ad uno sdoppiamento dove conviene lasciare I’acqua. Ci si ricollega in una sala battezzata “Pozzo a W”, dominata da un’imponente cascata alta 27 metri e con un lago circolare sul fondo.
Da qui per poter proseguire è stato necessario effettuare un’arrampicata sul lato est di questa caverna (Boccali - Mikolic 1981). Si è saliti quasi verticalmente per una decina di metri superando senza eccessive difficoltà anche un piccolo tetto (passaggio di 4°). Si è eseguita quindi una traversata verso destra (sud) infilandosi in uno stretto camino alto m 6. Sulla sua sommità si è superata una strettoia che conduce ad una galleria in cui s’aprono tre pozzi intercomunicanti con la caverna sottostante.
Attualmente uno di questi è sempre predisposto per la salita, o con corda fissa o con doppia bina per il recupero della corda. Con un by-pass costituito da due brevi camini ci si immette nel meandro sul fondo del quale scorre I’acqua che forma poi la cascata. Dopo averlo percorso, possibilmente sul fondo o anche a metà altezza in caso di piene, si perviene ad una bella caverna ascendente dalla quale hanno inizio diversi rami e in particolare la “Grande galleria”. Dopo una quarantina di metri la caverna si trasforma in una forra che viene a costituire il l° Ramo attivo.

IL 1° RAMO ATTIVO

Si sale per un piano inclinato a destra della caverna e si scavalca il primo tratto di forra quasi sulla volta, si prosegue tramite una piccola cengia sulla sinistra, 5 metri si percorrono di nuovo sul fondo e altri 5 in arrampicata in alto. Dopo 15 metri di galleria si lascia sulla sinistra un ramo che costituisce il più lungo by-pass di tutta la grotta. Esso ha permesso di poter esplorare ed armare in discesa le forre seguenti che altrimenti avrebbero presentato notevoli difficoltà ad esser risalite.
Per proseguire nel l° Ramo attivo è comunque preferibile seguire I’acqua tralasciando il by-pass, il quale, anche se facilmente percorribile e di minor sviluppo, prima del ricongiungimento presenta un cunicolo molto fangoso preceduto a sua volta da un basso laghetto a livello molto variabile, difficile da passare senza bagnarsi. Dal bivio le forre proseguono con 4 laghetti intervallati da saltini con cascatelle che si superano in arrampicata con ausilio di corde fisse.
Dopo una galleria un po’ bassa di m 15 si giunge ad una saletta di m 10 sovrastata da una cascata alta 7 metri.
Si risalgono dei pozzetti laterali e successivamente una fessura inclinata e un laghetto che richiede un’ampia spaccata.  Segue una bella galleria di m 50 sulla quale si innesta a sinistra il by-pass precedente.  Dopo un ulteriore laghetto che si passa sul lato sinistro si giunge alla “Sala Nera”, lunga una trentina di metri e con enormi blocchi che occorre talvolta scavalcare.
Si imbocca quindi una galleria alta m 1,5 - 2 che per 60 metri non presenta problemi. Essa è sovrastata inoltre da un sistema di cunicoli alquanto fangosi che sboccano anche nella parte superiore della Sala Nera.
Ad un certo punto la strada è sbarrata da un basso laghetto lungo una quindicina di metri che va superato distesi in canotto.  Un’ulteriore difficoltà è data dal fatto che esso presenta una lieve curva nel punto intermedio che rende difficile riuscire a passarsi il canotto con I’ausilio di una sola bina. Si approda su una piccola spiaggia alla quale segue una galleria che ben presto si sdoppia in una parte inferiore percorsa dall’acqua e in una superiore avente alcuni tratti fangosi.
Dopo una settantina di metri di continui saliscendi e punti di giunzione, tralasciando qualche ramo laterale, s’incontra sulla sinistra la “Buca da lettere” che si risolve essere un passaggio chiave per far risparmiare un bel po’ di strada.
Se si prosegue infatti diritti, seguendo il corso dell’acqua, dopo 35 metri s’incontra un sifoncino. Esso è sovrastato da un camino di m 5, al di sopra del quale una galleria-cunicolo di m 60 conduce ad un sifone d’ingresso nell’argilla.
Da esso un’altra galleria percorsa dal torrente torna indietro; dopo 55 metri I’acqua defluisce nel precedente sifoncino; ma qui si innesta un affluente; dopo 10 metri sulla sinistra si ha un doppio innesto di un cunicolo che dopo altri 10 metri porta direttamente alla Buca da lettere.  Seguendo l’affluente dopo 6 metri la strada è sbarrata da una stretta fessura; occorre alzarsi un po’ scomodamente in un meandro che dopo 12 metri si allarga.
In breve si è alla base di un camino alto 20 metri dal quale proviene una cascatella. Esso è stato risalito in artificiale (Calmieri 1990) e lasciato armato con doppia bina. Al di sopra inizia una galleria meandriforme  che volge in breve verso est, a  differenza dell’andamento complessivo finora  tenuto dal l o Ramo attivo che si era  sviluppato verso ovest.
Dopo un tratto di 70 metri, in cui sono presenti dei laghetti un po’ scomodi da superare, si giunge alla base di un camino di 8 metri che si riesce a risalire evitando la cascata che proviene da una finestra.  Al di sopra, dopo una cavernetta, inizia uno stretto cunicolo fangoso percorso attualmente per una quindicina di metri.

Eolo - Foto archivio CGEB (U.Tognolli)

 

LA GRANDE GALLERIA

Si tratta del ramo di giunzione fra il l° Ramo attivo e il 2° Ramo attivo. Il nome “Grande”, assegnato durante l’entusiasmo delle prime punte esplorative, invero oggi appare alquanto ironico in quanto, fatta eccezione per alcuni tratti iniziali, I’altezza media oscilla tra m 1 e m 1,5. Ci sono tre imbocchi dalla caverna ascendente che segue il Pozzo a W; due sono facilmente accessibili, uno è in un camino alto 6 metri. Dopo una ventina di metri essi si collegano. A m 50 si ha un bypass costituito da una galleria superiore di m 10. A m 90 si scende in una saletta di m 10 che occorre poi risalire nella sua parte finale.  A m 125 s’incontra a sinistra un camino di m 15 risalito fino ad una fessura impenetrabile.
Da esso proviene un abbondante stillicidio. Da m 150 in poi le dimensioni si fanno più esigue e spesso occorre
strisciare. A m 235 s’interseca un rametto trasversale. In salita dopo 10 metri esso diventa uno stretto cunicolo, in discesa dopo 15 metri si giunge ad un tratto semiallagato.
A m 310 s’incontra un antico sifone, oggi asciutto, con un tratto in discesa, uno piano alquanto fangoso e uno in salita. Segue un tratto in cui bisogna strisciare su dei crostelli di concrezione che contengono delle pozzanghere. A m 380, dopo un’ultima strettoia, a 68 metri di dislivello positivo dall’ingresso principale,  si sbocca nella l o caverna del 2° Ramo attivo.

IL 2° RAMO ATTIVO DISCENDENTE

La lo caverna del 2” Ramo attivo ha una forma ovale con gli assi di m 25 x 60 e un’altezza che varia da 6 a 12 metri. Il suolo è in salita tanto che vi è un dislivello di m 23 tra il punto più basso e quello più alto ed è parzialmente occupato da enormi massi arrotondati e levigati dall’acqua.
Si vede qui per la prima volta il 2° torrente principale della grotta che entra nella caverna da un lago piuttosto basso, denominato il 2” lago sifone, scorre in essa con due rami distinti che poi si ricongiungono, alla fine della caverna, in una bella galleria che volge verso NE.  La si percorre comodamente per poco più di 50 metri mantenendosi sul lato destro del torrente. Si possono osservare delle belle marmitte dei giganti, una delle quali fonda 4 metri. In prossimità di un punto concrezionato con una colonna si deve scendere in un pozzo di 6 metri che termina nel mezzo di un lago, per superare il quale si rende necessario l’uso del canotto. Dopo altri 40 metri di galleria con brevi cascatelle intercalate da laghetti si deve superare un lago più lungo che in un punto è molto basso ed obbliga a distendersi nel canotto.
Superato questo passaggio alquanto difficoltoso s’imbocca una galleria abbastanza comoda che dopo 150 metri conduce ad un profondo lago sifone. Se si è forniti di muta è possibile proseguire per un tratto a pelo libero a nuoto.
Diversi sono i rami laterali che spesso si congiungono alla galleria principale venendo a creare dei percorsi alternativi, in genere di dimensioni più ridotte. Da queste diramazioni parte però un ramo a sé stante, probabilmente percorso dall’acqua in caso di piene eccezionali. Esso è stato esplorato fino ad un laghetto basso e largo, che viene a trovarsi una decina di metri, in termini di dislivello, al di sopra del sifone terminale.

IL 2° RAMO ATTIVO ASCENDENTE

Si supera camminando con cautela nell’acqua sul lato destro il secondo lago sifone, un lago di una decina di metri, il cui livello è stato abbassato con lavoro di scavo. Si percorre quindi una bella galleria verso ovest che dopo 50 metri arriva ad un trivio.
A sinistra uno stretto meandro di una ventina di metri conduce ad una caverna ovale in lieve salita di m 20 x 30 con interessanti depositi argillosi, a destra si risale fino ad imboccare a metà una galleria superiore che da un lato ritorna tramite una serie di passaggi angusti e fangosi sulla sommità della prima caverna, dall’altro si ricongiunge dopo una cinquantina di metri al ramo principale con una spettacolare finestra. Proseguendo diritti si risale una comoda galleria percorsa dall’acqua e intervallata da piccoli laghetti e cascatelle. In questo tratto affiorano in maniera evidente tipiche mensole nere di calcare selcifero che quasi contrastano col colore chiaro delle pareti della galleria.
Dopo 40 metri si giunge sotto la finestra soprammenzionata e qui la grotta piega decisamente a sud con una grande forra, avente sul fondo un profondo lago.  Si inizia ad alzarsi sulla sinistra e con una serie di facili cenge si arriva sulla sommità della cascata. Oltrepassato un laghetto si prosegue camminando in salita e man mano che la galleria volge verso SW essa si trasforma nella 2” caverna del 2” Ramo attivo, larga m 11, lunga m 50 e alta al massimo 22. Anche essa, come la prima.  ha il suolo ricoperto da enormi massi arrotondati dall’erosione. Sulla sua sommità occorre risalire un camino di m 19 che lateralmente presenta una cascata ed un lago. 11 suo superamento, effettuato in arrampicata non artificiale, è stato tutt’altro che facile, con passaggi di 5° e 6° (Fedel 1 982).
Al di sopra, scavalcando un piccolo laghetto, si perviene alla 3° caverna del 2” Ramo attivo che è la sala più grande di tutta la cavità. Anche essa ha il fondo ricoperto da massi, però di dimensioni minori e meno arrotondati. E lunga m 150, larga al massimo 68 e alta mediamente una ventina di metri. Ha un andamento principale NW-SE e si può suddividere in tre parti: una prima metà, a forma quasi di cubo, e in cui scorre il torrente, una seconda parte, col suolo ascendente, nella quale non scorre l’acqua, dato che passa per una piccola galleria-bypass sottostante ed una parte finale, sormontata da un camino, alto almeno 60 metri, a forma di grande catino in cui riappare I’acqua.  Essa entra nella caverna con una cascata di 5 metri che fuoriesce da una galleria.
Per proseguire è stato necessario superare in arrampicata tale cascata e oltrepassare col canotto un successivo lago lungo m 8. Ad una quarantina di metri dalla terza caverna s’incontra un bivio: a destra si continua a risalire il torrente fino ad un basso e lungo lago che sarebbe da percorrere a nuoto, a sinistra si prosegue per una galleria asciutta che dopo una trentina di metri giunge alla base di un camino alto m 26. Si è riusciti ad arrivare fin sulla sua sommità (Andrioletti 1983), raggiungendo il punto di maggior dislivello positivo, +230 metri dall’ingresso.
Tornando alla base del camino, per poter proseguire occorre strisciare in un cunicolo, ove al momento dell’esplorazione soffiava un vento fortissimo. Il cosiddetto “Cunicolo della bora” termina dopo una cinquantina di metri con una piccola cavernetta occlusa da una frana di massi misti a terra.

IL RAMO DELLE MARMITTE

Tornando nella parte iniziale, lungo la galleria principale e poco oltre il tratto asciutto che con forti piogge si allaga completamente, s’imbocca sulla destra il ramo risalendo facilmente un camino alto m 4. Si percorre quindi un corridoio stretto e in lieve salita che dopo una ventina di metri volge verso nord per poi piegare verso ovest trasformandosi in una galleria larga in media m 3 e dalla volta in certi punti un po’ bassa, tale da non permettere la progressione in piedi.
Dopo una sessantina di metri in lieve discesa si arriva ad una specie di catino. Da qui il ramo prosegue in lieve salita e dopo altri venti metri si giunge ad un bivio.  Il ramo di sinistra ben presto si sdoppia ulteriormente con due rami in salita permettendo di giungere da un lato al “Cunicolo della tribolazione” che alla fine si collega al l° Ramo attivo sul lo lago sifone e dall’altro ad una saletta percorsa da un torrente a sé stante.
Questo torrente proviene da un cunicolo semiallagato che si sviluppa ad un’altezza di m 6, forma una graziosa cascatella e sparisce tra delle pietre dopo esser stato inghiottito in una serie di pozzettini laterali aventi un dislivello complessivo di m 10. 11. Il ramo di destra si sviluppa pure esso in salita ed è molto interessante perché in certi punti le pareti sono coperte da belle concrezioni e colate calcitiche e numerose sono le marmitte che si possono osservare.
Dopo un centinaio di metri in salita, in cui la volta si mantiene alta 2-3 metri, si giunge su un tratto piano sul quale si innesta dall’alto il secondo ingresso della cavità, costituito da un pozzo di m 6,3 che funge da inghiottitoio temporaneo di un torrente in genere asciutto (ingresso aperto con lavoro di scavo da Tognolli nel 1982). Proseguendo diritti s’incontra una serie di pozzetti ben calcificati che alla fine conducono ad un profondo e largo lago sifone. Un’indagine effettuata in canotto non ha permesso di individuare prosecuzioni a pelo libero.

IL RAMO DEL FONDO

Tornando nella galleria principale, 6 metri oltre l’imbocco del Ramo delle marmitte e sempre dallo stesso lato, s’imbocca un ramo discendente che volge verso nord. Dopo 8 metri s’incontra un bivio.
Continuando a scendere verso destra la galleria diventa più comoda. Dopo altri venti metri si nota sulla desta un ramo ascendente che si sviluppa in forte salita per una trentina di metri e dopo altri 10 metri un ulteriore ramo sulla sinistra, pure esso ascendente e che si ricollega al primo venendo a costituire un percorso alternativo.  Proseguendo sempre in discesa e superato un laghetto, si giunge ad un doppio cunicolo che dopo 7 metri sbocca su un piccolo sifone che ha la caratteristica di essere il punto più fondo di tutta la grotta, -1 6 metri dall’ingresso principale.  Inoltre dal percorso alternativo è possibile quasi ricongiungersi ad un ulteriore collettore tra il Ramo principale e il Ramo delle marmitte, ove ha inizio uno strettissimo cunicolo, detto “La circonvallazione”, che con uno sviluppo di m 40 si collega al l° Ramo attivo, subito sopra al punto di assorbimento del torrente.

IL RAMO LATERALE SOPRA IL POZZO A W

Una volta risalito il Pozzo a W, nel breve bypass successivo, è possibile imboccare un passaggio che conduce ad un intricato sistema di cunicoli, talora ben concrezionati, che si sviluppano in parte sopra al ramo principale poco prima del Pozzo a W e in parte parallelamente al meandro che conduce alla prima caverna.  Lo sviluppo complessivo è di m 80.

RISOGIVA DI EOLO 658 Fr - Sezioni

Eolo - Il grande lago (Foto archivio CGEB U. Tognolli)

NOTE IDROLOGICHE

L’esplorazione della Risorgiva di Eolo ha apportato un contributo notevole alla conoscenza dell’idrografia ipogea della zona del monte Cuar. Il rilevamento del I° e del 2° Ramo attivo ha permesso di localizzare con precisione due nuovi corsi d’acqua indipendenti, il primo proveniente dal Monte Covria e il secondo dall’altipiano di Grignes. Va inoltre ricordato che il primo torrente è stato risalito fin oltre la confluenza di due torrenti minori distinti. Restano casi a sé il torrentello che scorre in una saletta laterale del Ramo delle marmitte, nonché il sifone alla base dello scivolo che si sviluppa sotto il 2” ingresso. Interessante sarebbe sapere ciò che si verifica nella cavità in caso di grandi piene, cosa che in parte si è potuto avventurosamente appurare nella punta esplorativa del 19/7/981. Oltre all’allagamento del catino che ha bloccato i due esploratori, dovuto principalmente alla formazione repentina di un corso d’acqua nella galleria a Bon, si è potuto ammirare allora l’imponente massa d’acqua trasportata dal l° torrente, che nella prima caverna forma dei percorsi alternativi, e che tuttavia non tralascia di percorrere il ramo principale. Si è rilevata inoltre la presenza di rumori d’acqua provenienti dal Ramo del fondo, sicché appare abbastanza realistica l’ipotesi che il lo torrente, non riuscendo ad essere smaltito completamente dalla fessura in cui di solito scompare, allaghi la parte più a valle del loR amo attivo e che venga a defluire tramite la Circonvallazione anche nel sifone del Ramo del fondo. Anche il Ramo delle marmitte presenta un tratto che si allaga completamente, proprio in seguito a tale fenomeno.

UNA POSSIBILE VIA DI FUGA

La recente esplorazione del Cunicolo della Tribolazione (Mikolic 2001) può risultare  importante per esplorazioni future perché permette un’uscita dalla cavità, per quanto malagevole, nel caso si dovessero allagare i tratti di galleria a catino, normalmente asciutti, presenti nella prima parte della grotta. Questo cunicolo infatti, partendo dal l° lago sifone, sul lato opposto del cavo usato per la tirolese, dopo un breve tratto in cui occorre bagnarsi fino al bacino ed un altro tratto tortuoso lungo m 15 e largo cm 40, si collega al Ramo delle marmitte, permettendo di giungere direttamente al 2° ingresso.

DATI CATASTALI

FR 658/1671 - Risorgiva di Eolo CTR 1:5000 Stavoli Chian da Forchia - 049094, IGM 1 :25.000 Trasaghis.

Ingressi: A) principale, B) del Ramo delle marmitte.

Posizione 1 :5000: A) 13"02'07"2 - 46'1 7'28"O B) 13"01'57"2 - 46"17'30n3   Posizione 1 :25.000: A) 0°34'55"9 - 46"17'22"5 B) 0°34'45"9 - 46"17'24"2

Quota ingresso: A) m 404 - B) m 431

Sviluppo: m 5316 Dislivello: m 246 (-16, +230 in riferimento ad A)

Pozzo accesso di B): m 6,3,

Pozzi interni del Ramo delle marmitte: m 6/3,5/6,5/3/3/5,5

Pozzi interni del l° Ramo attivo: m 7,5/+5/+16/+27/+4,5/+3,5/+5/ +12/+5,5/+ 19/+9

Pozzo interno della Grande Galleria: m +l5,

Pozzi interni del 2" Ramo attivo discendente: m 3,516

Pozzi interni del 2" Ramo attivo ascendente: m + 1 1/+19/8/+5/+27   Rilevatori: Stocker, Turus 1967; Boccali, Martini, Mikolic, Miniussi, Trippari 1981, 1982, 1983; Mikolic 1990, 2001

Disegnatore: Mikolic.

RISORGIVA DI EOLO 658 Fr - Piante