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PICOS D’EUROPA 2004:CUEVA DI VEGA HUERTA

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 51 " anno 2004

INTRODUZIONE

L’altopiano dove è situato il campo si trova all’interno del Parco Nazionale Covadongaed è limitato a nord dai rilievi che culminano nella cima Torre Santa de Castilla (2596 m), a sud da una linea di rilievi tra i 2000 e i 2400 m, che separano l’altipiano dai pendii che digradano rapidamente fino alle valli del Rio Aguera e del Rio Cares, mentre verso Est un ampio vallone scende verso il  canal de Capozzo che confluisce nel Rio Cares. La vegetazione a quote inferiori è rappresentata soprattutto da boschi di latifoglie che comprendono un po’  tutte le specie diffuse nell’Europa nord-atlantica, in particolare la quercia e il faggio; abbondano inoltre roveri e farnie mentre più in alto si trovano solo rari pascoli frammisti a pietrame. Qui la fauna è rappresentata soprattutto dal camoscio mentre nel cielo è possibile veder volare l’aquila, il grifone e il falco.

PRECEDENTI ESPLORAZIONI

1983: STD - Madrid Esplora il Pozzo della Duernona fino a –300 m. SEII (Seccion Espeleologica Ingenieros Industriales) e lo YUCPC (York University Caving and Potholing Club) esplorano la sima H38 (–335 m) e la H45 (–250 m)

1984-1985: viene scoperta la M2 (–650 m)

1986: M2 (–823 m) vengono esplorate la Sima b 10 (–385 m) e il Pozo Rebeca (–419 m)

1987: Sima b 3 (–250 m)

1988 e 1991: b 47 (–432 m)

1990: Fondo della Sima b 3 (–950 m), scoperta della Sima de Cotalbin,

esplorazione della K897 (–401 m) e della K901 (–367 m)

Dal 1991 al 1993: SEII e SC Paris esplorano la Sima de Cotalbin (–727 m)

1994: SC Seine riprende l’esplorazione del massiccio

1996: GS Matese e Associazione Speleologica Italia Centrale si associano nella esplorazione del massiccio.

DIARIO DI SPEDIZIONE

Venerdì 6 agosto: finalmente spedizione Su invito di Betta stiamo andando in

Spagna sul Picos d’Europa ad esplorare una grotta che sembra abbia le sue belle possibilità. Siamo proprio contenti. Le 24 ore di tragitto in furgone ci disturbano abbastanza, specie la gomma scoppiata in autostrada in Francia che rischia di ammazzarci tutti, ma, finalmente siamo giunti a Posada de Valdeon, in piazza, all’ora concordata per l’appuntamento con Betta e Mimmo. Mentre li aspettiamo, tiriamo su il naso nel tentativo di scorgere qualche bel calcare dal  paese ma ahimè … ci sono le nuvole basse. Io faccio una delle mie solite  previsioni: secondo me oggi piove! Gli altri mi allontanano minacciandomi.

Mi spiace proprio dirlo ma avevo una gran ragione … pioggia a dirotto per tutta la camminata, vento quasi triestino e freddo polare. Sento di non essere al posto giusto. Dov’è il sole spagnolo?

Lunedì 9: tra una nuvola e l’altra, riusciamo ad asciugare un po’ la roba nella tenda ma il secondo viaggio a valle a prendere il resto del materiale è saltato; il freddo è tagliente e siamo perplessi per le previsioni. Si nota una grande instabilità.

Martedì 10: le cose sembrano migliorare … noi non conosciamo la zona ma i nuvoloni che ci corrono sopra la testa ci insospettiscono. Mimmo ci esorta ad entrare e, visti i tempi corti del campo, scendiamo. Facciamo qua e là un colpo di telefono a Papo (la grotta è evidentemente a rischio di piena), il quale alle 17.55 ci dice: “muli … qua fora piovi”. D’accordo, sotto il pozzo Badabum, scomodamente a metà meandro, ci sediamo ad aspettare la piena. Naturalmente, passata la piena, vista ancora l’instabilità del tempo, usciamo.

Ci dispiace tanto … bruciata una punta. I giorni che seguono vanno di male in peggio: pioggia, vento, bufera, tendone cucina quasi perso, tenda materiali distrutta, tenda di Papo … praticamente anche.

In qualche piccolo intervallo non piovoso Davide e Toto riescono a scendere a valle a prendere la roba che mancava e qualche ghiottoneria utile a rallegrare il nostro spirito veramente molto provato.

Io riesco a farmi un giretto a piedi ad ammirare i paesaggi che, per quanto  abbiamo avuto rare occasioni di poterli ammirare, sono fantastici.

Sabato 14: finalmente una bella giornata ... rientriamo. Il giorno prima ci  avevano provato Papo e Betta ma avevano trovato ancora troppa acqua  mentre noi, abbiamo condizioni soddisfacenti. Decidiamo di fare un campo sotterraneo così  da poter dormire prima di uscire: è l’ultima e unica punta … bisogna sfruttarla al massimo! Ci piazziamo a –600, nell’unico punto non attivo della grotta … prepariamo le amache, i sacchi, il cibo e proseguiamo verso la zona esplorativa. La zona post campo ci impressiona: sembra una forra a cielo chiuso. Non vogliamo pensare all’eventualità di una piena. Andiamo avanti scendendo pozzi grandi con lame enormi che ne vanno a disegnare i contorni e ne rendono la discesa veramente inquietante. Finalmente giungiamo al  terrazzino dove si erano fermati l’anno prima. Apriamo il sacco e ... sorpresa. Tutto il materiale d’armo che dovevamo usare, completamente arrugginito e inutilizzabile.

Abbiamo con noi solo quello che abbiamo voluto portarci in più e qualcosa che siamo riusciti a recuperare in grotta. Le bestemmie si fanno strada ... non è possibile tanta iella! Va beh … parola d’ordine per Toto, il prescelto per l’armo del pozzo: “usa meno che te pol e cerca de tocar per terra”. Già, come se fosse facile! Bim, bum, scendiamo un centinaio di metri in un ambiente vasto e  assolutamente fossile, bellissimo. Riusciamo a giungere al suo termine e, con gran stupore, parte davanti a noi, in leggera salita, un meandro alto circa 20 metri, profondo una quindicina, molto largo (inagibile senza attrezzare) e con una marcata corrente d’aria. Possiamo solo guardare … non abbiamo nulla per proseguire. Perfino assurdo. Pazienza, torneremo il prossimo anno…

Lunedì 16: sono circa le due del mattino quando conquistiamo l’uscita. Mimmo e Betta ci sentono arrivare e vengono ad ascoltare le novità, poi tutti a nanna perché martedì si deve smontare il campo e scendere a valle. Naturalmente con  forte vento e pioggia. I tre giorni successivi dovevano essere, come in tutte le spedizioni, bagordi, sole in spiaggia e relax. Per noi invece si è insinuato un guasto al furgone in noleggio che ci ha costretto, inizialmente a passare tutto il giorno davanti ad una officina in attesa del carro attrezzi e, successivamente, ci ha bloccato due giorni nella città di Oviedo, in attesa che parta un altro furgone da Trieste in quanto il danno richiedeva svariati giorni di riparazione. Che dire! Speriamo vada meglio il prossimo anno.

Elisabetta Stenner

Gruppi partecipanti

Commissione Grotte E. Boegan (Elisabetta Stenner, Davide Crevatin, Paolo Bruno de Curtis, Federico De Ponte)

Associazione Speleologica Italia Centrale (ASIC) Capitone (TR)

Speleo Club de la Seine, Paris

Speleologi Molisani Campobasso

Gruppo Speleologico “Terre Arnolfe” Cesi (TR)

Gruppo Speleologico San Giusto