home > l'attività > Estero > Slovenia > 2007 - BC4 Mala Bocca

BC4 MALA BOCA

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 54 " anno 2007 

BC4-MALA BOKA

Sabato 20 e domenica 21 gennaio 2007 grazie a Borut ho avuto la possibilità di fare la traversata del BC4-Mala Boka, la seconda  più lunga al mondo.

Il BC4-Mala Boka è un complesso di due  grotte, dalle quali prende il nome, che si trova in Siovenia sugli altopiani sud del Kanin e  che con i suoi 1300 m di dislivello (1297,per l'esattezza) da ingresso a ingresso, più di 8 chilometri di sviluppo planimetrico con una lunghezza del ramo principale di 4997 m costituisce un sistema da record.

La giunzione è stata portata a termine nel 2005; fino ad allora le due grotte che

costituiscono l'una l'ingresso alto (BC4) e la Mala Boka l'ingresso basso, hanno avuto storie indipendenti.

L'ingresso basso si trova nei pressi dell'imponente cascata della risorgiva Boka,  ed è visibile da un ponte della statale che da Kobarid-Caporetto sale a Bovec. È una risorgiva di troppo pieno che durante il disgelo, o nei grandi periodi piovosi versa l'acqua del collettore interno nel fiume Isonzo.

L'ingresso alto invece si trova sull'altopiano del Kanin, nella zona dal toponimo di Belo Celo e si presenta come un pozzetto, a prima vista "insignificante" in quella zona intricata di karren e mughi.

Alle 6 l'appuntamento con Borut, Spela e Mathias al distributore di benzina di Duino per andare a fare l'attraversata, un'avventura in una grotta che  desideravo affrontare, e della quale m'incuriosiva l'idea dell'esplorazione "in salita". Un più 400.

L'appuntamento con il resto del gruppo, era fissato a Tolmin per poi dirigerci tutti assieme al posteggio da dove partiva il sentiero per l'altopiano. Per fortuna nonostante il periodo invernale le condizioni del sentiero erano perfette, soltanto qualche chiazza di neve in qualche conca. Dopo circa due ore di camminata siamo finalmente all'ingresso.

Ultimati i preparativi, tutto era pronto, partenza. Un breve salto iniziale di cinque/sette metri seguito dal primo pozzo poi la prima strettoia: il tratto iniziale era tutto un alternarsi di pozzi e restringimenti, mai impossibili, ma neanche logici e intuitivi.

Dopo i primi -400 m, la grotta cambia aspetto. Un bel pozzone di duecento  metri, ci porta a -600 dove inizia un meandro un po' tortuoso, ottimamente condito di fango limaccioso, bagnato sulle pareti, e sul fondo la p/orda. La sua larghezza è variabile, mai troppo largo, mai troppo stretto, consente la progressione sul fianco o inclinati; naturalmente non sempre si è sul fondo a camminare ... , e la carburo è sempre d'intralcio a romperti le scatole in mezzo allo sterno!! Il sacco sul fianco, oppure avanti; era divertente passarselo oltre la testa. Alla fine di quei scomodi quindici (?) metri, ecco di nuovo un pozzo(ne) con la partenza ... in  meandro; sotto il nero.

Questa è nutella killer!

Lungo tutta la grotta si era sempre con il vento in faccia, notevole per essere in ambienti così grandi. Aria che ti indica la giusta via!

A -890, si trova il punto in cui si congiungono le due grotte. Un bel pendolo aereo sposta la discesa dalla verticale, per fermarsi su un portale. Quel portale che in Mala Boka, si affaccia su un pozzo attivo di dieci metri, con sopra un grosso arrivo. È l'inizio delle gallerie del Millennium!

Si proseguiva sempre in fila indiana ordinata, quando in questo punto, dopo quattro ore di discesa, chiesi al mio amico Borut, dov'eravamo, e lui mi rispose: "guarda, mancano sei ore e 400 metri in giù ... ", pensai che mi stesse  prendendo in giro.

Mi sembrava un'odissea infinita; le spalle erano stufe di restare aperte in  opposizione sulla parete, i piedi di essere sempre precisi in spaccata su piccole tacche, le gambe di essere sempre in pressione per non cadere in quelle vasche profonde con la corrente di un torrente.

Ogni tanto mi voltavo per aspettare compagni, o per capire come affrontare passaggi successivi.

Passaggi che non sempre erano banali, a varie altezze, a vari livelli, fossi stato in parete li avrei valutati sicuramente di quinto grado, o forse anche di sesto, tanto da ricordare quelli di una domenica in falesia con gli amici; solo che quì ero sempre con il sacco in spalla e con i guanti ...

Un incubo a volte mi tormentava, mi assillava durante la traversata: eravamo certi che i sifoni finali erano transitabili? E le condotte semi allagate, in quali condizioni si trovavano?

Mi era stato detto che due dei compagni erano saliti un paio di giorni prima a  controllare e che non c'era pericolo di trovare acqua; ma chi si fidava! Difficile  aver fiducia in questi posti, dove sai che l'uscita dal tunnel non dipende dalla tua forma fisica, ma dal meteo!

Man mano che procedevamo si iniziava Questa è nutella killer! Lungo tutta la grotta si era sempre con il vento in faccia, notevole per essere in ambienti così grandi. Aria che ti indica la giusta via!

A -890, si trova il punto in cui si congiungono le due grotte. Un bel pendolo  aereo sposta la discesa dalla verticale, per fermarsi su un portale. Quel portale che in Mala Boka, si affaccia su un pozzo attivo di dieci metri, con sopra un grosso arrivo. È l'inizio delle gallerie del Millennium!

Si proseguiva sempre in fila indiana ordinata, quando in questo punto, dopo quattro ore di discesa, chiesi al mio amico Borut, dov'eravamo, e lui mi rispose: "guarda, mancano sei ore e 400 metri in giù ... ", pensai che mi stesse prendendo in giro.

Mi sembrava un'odissea infinita; le spalle erano stufe di restare aperte in  opposizione sulla parete, i piedi di essere sempre precisi in spaccata su piccole tacche, le gambe di essere sempre in pressione per non cadere in quelle vasche profonde con la corrente di un torrente.

Ogni tanto mi voltavo per aspettare compagni, o per capire come affrontare passaggi successivi.

Passaggi che non sempre erano banali, a varie altezze, a vari livelli, fossi stato in parete li avrei valutati sicuramente di quinto grado, o forse anche di sesto, tanto da ricordare quelli di una domenica in falesia con gli amici; solo che quì ero sempre con il sacco in spalla e con i guanti ...

Un incubo a volte mi tormentava, mi assillava durante la traversata: eravamo certi che i sifoni finali erano transitabili? E le condotte semi allagate, in quali condizioni si trovavano?

Mi era stato detto che due dei compagni erano saliti un paio di giorni prima a controllare e che non c'era pericolo di trovare acqua; ma chi si fidava! Difficile aver fiducia in questi posti, dove sai che l'uscita dal tunnel non dipende dalla tua forma fisica, ma dal meteo!

Man mano che procedevamo si iniziava avere i segnali di un'uscita ormai  prossima. La conferma dei sifoni transitabili! Un sollievo ... ! Per superare quelle condotte c'erano poche possibilità: o bagnarsi, o ingegnarsi ... lo che non avevo nessuna voglia di farmi un bagno nell'acqua gelida mi misi disteso a pelo d'acqua, con il sacco tra i denti e con le braccia e le gambe che spingevano in opposizione. Una minima distrazione e avrei fatto splash, ma per fortuna passai liscio ...

Ma non era finita qui. Da li ancora arrampicate, brevi pozzi, e svariati scivoli con corde da panico, in gran parte logorate e strefolate dalla furia dell' acqua in piena. Altri passaggi bassi, scomodi, corti meandrini seguiti da piccole ambienti che permettevano  di riprendere fiato. Poi un'ultima curva, un po' di luce, eravamo fuori!! La stretta di mano reciproca era d'obbligo, poi i ringraziamenti, e le foto ricordo.

In breve, eravamo in quel posteggio sulla strada, dove all'andata ci eravamo fermati per vedere l'uscita; lì ad aspettarci con la macchina c'era Spela, la ragazza di Borut, che ci ha riportati alle macchine.

Saliti in macchina, la stanchezza mi assalì e alla prima curva, mi addormentai per risvegliarmi ormai a viaggio concluso, di nuovo a Duino, al parcheggio da dove era iniziata l'avventura.

Partecipanti alla seconda traversata:

Dejan Ristié (JD Tolmin); Milan Podpecan (JD Siga Velenje); Robert Rehar (JD Danilo Remskar); Bogomir Remskar (JD Danilo Remskar); Miha Rukse (JD Nova Mesto); Andrj Gasperic (JD Nova Mesto); Igor Nose (JD Nova Mesto); Borut Stepancic (JD Dimnice); Matjiaz Zetko (JD Dimnice). Portatori (fino all'ingresso BC4): Sandi Mislej (JD Danilo Remskar); Klemen Cigoj (JD Danilo Remskar); Andrej Fratnik (JD Tolmin); Ales Humar (JD Dimnice); Spela Grilc (JD Dimnice) e, per la CGEB, Giannetti (al secolo Gianni Cergol)

Gianni Cergol