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BAINSIZZA, GROTTE, MEMORIE E CABARET

 pubblicato su " PROGRESSIONE N 54 " anno 2007

Ai valorosi nostri compagni, che colà combatterono e caddero, rivolgo il pensiero reverente e grato, ed ai nemici vada il tributo d’ammirazione, meritato dal loro valore”

Enrico Caviglia, La Battaglia della Bainsizza, pg.100 – 1930

 

Grotte e memorie, roba seria sembra. Ritorno degli italiani potrebbe essere, minaccioso e improbabile, oppure ritorno della Commissione Grotte, questo sì vero, che per primi e per un ventennio abbondante esplorarono la zona a partire dagli anni ’20 del ‘900. Mi piace però anche pensare ad un ritorno della memoria, per le masse di gente che lassù morirono: come si fa oggi a camminare tra il terreno rotto della Bainsizza trovando resti e resti di vecchie battaglie e non pensare a loro, mentre tu allegro cammini alla ricerca di nuove cavità e t’imbatti, a caso, in una postazione di mitragliatrice sconvolta? O in gruppi d’elmetti corrotti dalla ruggine? Di chi erano? Che è successo qui, dico qui proprio dove adesso io sto camminando? Mi fermo, un po’, và là, mi asciugo il sudore e mi siedo, “sono qui ragazzi, per un po’ non sarete più dimenticati”.

Era Franz di Malchina che quando era a corto di argomenti in tavolate speleologiche che facevano a gara a spararla più grossa, era lui dicevo, che parlava di prosecuzioni sicure in vari buchi, anche se in realtà ne aveva visto solo uno in zona, la Grotta a S di Podleschie (Roupa) ex 1414 VG alcuni anni addietro. A me la zona interessava, sia per averla vista di sfuggita compiendo delle classiche ripetizioni all’Abisso di Verco di Canale (dove nel 1929 la nostra Commissione Grotte fece, anche se per poco tempo e con un rilievo “generoso”, il record mondiale di profondità) e la recente Ponor Polne Lune, splendido inghiottitoio stile messicano trovato ed esplorato nel 1998 dai tipi del DRZLJ di Lubiana. La proposta quindi era allettante, la zona di ricerca sia interna che esterna talmente vasta da far cadere le braccia, una sede logistica era stata trovata (una ex bordello chiaramente..), e avevamo anche chi parlava l’idioma slavo, Alex e Franz, chè nelle bettole dell’altipiano il forestiero non è il benvenuto (soprattutto se “talian” e quindi “fassista”). Vari aneddoti e gag e emozioni ci hanno accompagnato in questi due anni, tra battute di zona ed esplorazioni di pozzi guidati dai contadini locali (uno su tutti: il rusticissimo Boroevic, così soprannominato giacchè ad ogni indizio di battaglia sul terreno durante le uscite assieme a noi, tesseva le lodi del genio militare – questo sì autentico – del C.te delle armata austroungarica del fronte dell’Isonzo.) e vari show serali nella bettola dell’altipiano, la fucina di talenti cabarettistici sotto spirito denominata “Zbogar”.

Due abissi ci hanno per il momento ripagato di soddisfazioni esplorative, ed è uno di questi, tra le decine di pozzi scesi e riesplorati, che andiamo a descrivere in questo numero di Progressione: sia chiaro a tutti però che il lavoro svolto è stato decisamente intenso, con due campi pasquali e varie decine di uscite domenicali…e siamo ancora lì, aspettando nuove sorprese. Il resto al prossimo numero.

 

 

Grotta a S di Podleschie (Roupa Jama) ex 1414 VG – 1417 SLO

 

A un tiro di moschetto italiano ’91 dall’attuale strada interna dell’altipiano che porta da Lhoke a Podlaka, sul bivio per Breg, c’è, sbarrato, l’edificio dell’ex bettola per eccellenza e bordello denominato “Banisijce”, che fino a poco tempo fa illuminava le notti buie e fredde della Bainsizza, nostro attuale degno posto di campo base dopo averci fatto dare le chiavi in quel di Bate (Battaglia della Bainsizza), visto che il titolare aveva anche un losco passato di grottista beone.

Alle spalle dell’ex bettola, un prato pronto a farsi brucare a scacazzare dalle vacche colà ciondolanti termina in una dolina non ampia, allungata: è l’ingresso del buco. Il posto, già con scarsa presenza di esseri umani (bello!), doveva esser parso ancora più tetro ai giovani ufficialetti (uso il termine minoritario non per il valore, ma per la giovanissima età, sia chiaro!) austriaci che probabilmente per primi ispezionarono le fessure iniziali della cavità. C’è però da aspettare la campagna primaverile del 1924 per vedere arrivare i nostri veci a bordo d’autocarri del Regio Esercito Italiano e scoprire i misteri della grotta, già all’epoca conosciuta dai locali con il nome di Roupa Jama. La ganga condotta da Nonno Boegan con Radivo, Steffè, Mahorsich, Baumgarten, Crisman e i fratelli Alberti, attacca il buco il 4 e 5 aprile e lo esplora sino al fondo di –215, compiendo il primo rilievo SAG e catastando il tutto. Conoscenza, innanzitutto!

Da questa data in poi, vi confesserò, non ho indicazioni certe di altre esplorazioni, mentre altresì sicuramente la cavità viene rivista decine di volte e ritopografata al catasto yugoslavo nel corso del 1976.

Arrivando ai nostri giorni, è di Franz l’idea di ripetere la cavità e vedere un’arrampicata già iniziata nel 1998 (fatta da alcuni soci del Gruppo Speleo Hermada di Malchina) e mai completata nella saletta che divide i due pozzi principali della grotta. La prima gita termina ben presto in quanto pur avendo con noi il funambolo Giannetti, il trapano portato da Alex non funziona, noi ripieghiamo nel ripetere la cavità sino al fondo di -220 e controllare alcune finestre purtroppo cieche, imponenti in ogni caso i pozzi principali. Durante la risalita, poco prima di uscire, nel grande salone di frana inclinato, una fessura è aperta tra due massi crollati a livello del pavimento, un sasso rotola giù per non meno di 20 metri….possibile che non sia mai stato visto? Confermiamo, il posto non è mai stato indagato. Fin troppo facile quindi la volta successiva, scendo io un pozzo di circa 30 metri in cui si innesta un meandro che diventa troppo presto strettino: noi oramai abbiamo la soluzione a tutto e lo allarghiamo in più punti, sinchè la progressione diventa pozzo, meandrino da aprire, pozzo, meandrino e così via, sino ad una bella verticale di 35 metri che sprofonda più ampia delle altre, pregustiamo gloria e onore dovuti al prossimo, lunghissimo viaggio ipogeo nella Bainsizza. Sceso il pozzo, è la fine di tutto: planiamo nella saletta già scoperta nel 1998 e tanti saluti. In ogni caso ci siamo come sempre divertiti, abbiamo scoperto un nuovo tratto profondo -94 e con 220mt di sviluppo…buta via, ah! La direzione prevalente del nuovo tratto è di 340°, ed è percorso da un piccolo ruscello che in caso di piogge esterne probabilmente fa la voce più grossa, ma niente di cui spaventarsi…ah, ma a chi interessa sta roba? Alla prossima!

 

Mi ricordo che hanno partecipato:

 

Gianni Cergol (C.G.E.B.)

Davide Crevatin (C.G.E.B.)

Elisabetta Stenner (C.G.E.B.)

Federico Deponte (C.G.E.B.)

Franz Fabec (GS Hermda)

Alex Puric (GS Hermda)

 

E chiaramente il narratore

 

Riccardo Corazzi (C.G.E.B.)