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UN INTENSO FINE SETTIMANA SPELEOTEDESCO

pubblicato su " PROGRESSIONE N 54 " anno 2007

Introduzione

Il weekend del 15 e 16 settembre 2007 sono stata invitata in Franconia di Baviera (Germania) a festeggiare il 30° anniversario di fondazione del Hohlenfreunde DAV Bamberg (Gruppo Speleologico “Amici delle Grotte di Bamberga”), tenutosi in una foresteria nel piccolo paese di Thuisbrunn a circa 400 metri di quota. L’invito mi era stato offerto già in primavera quando alcuni speleologi dello stesso gruppo, in particolare il presidente Stephan e Bruno Weiss, vennero in catasto, più volte, per chiedere informazioni sulle nostre grotte ed avere le nostre riviste (avevano grande interesse per Progressione!), in occasione delle cui visite scoprì che le conoscevano meglio quasi di me! Sono alcuni anni infatti che frequentano periodicamente il Carso e amano l’Italia, oltre che prendere Progressione come punto di riferimento per scegliere le grotte da visitare. In questi incontri da subito nacque una grande sintonia e simpatia: Stephan, con il suo inglese improvvisato e con una faccia squisitamente simpatica ed espressiva, si sforzò per farmi capire che mi voleva in Germania per ricambiare e ringraziarmi della mia accoglienza/servizio. Ho inteso subito che ci teneva sul serio, lui come tutti gli altri.

Tra venerdì e sabato: la Zoolithenhohlen

Così un mese prima della partenza scrivo a Bruno che parto per andare a trovarli. Ovviamente non da sola ma accompagnata dal mio compagno di avventure Alberto. Lo stesso Stephan ci accoglie al mio arrivo a mezzanotte di venerdì e con due occhi sorridenti ci dà il suo caloroso benvenuto. La pre-festa è già cominciata da alcune ore e tra i “superstiti” trovo anche Daniela, la ragazza di Bruno con cui ho tenuto i contatti. Anche se il clima è molto tranquillo e composto, il grado alcolico di alcuni di loro è già alto e decido di aumentarlo con la grappa al mirtillo di Asiago che ho portato, insieme al dolce di Gubana e Putizza quali simbolo del Friuli e di Trieste! Stephan mi spiega che sia sabato sia domenica sono previste gite in grotte molto particolari e normalmente poco accessibili.

Alla mattina Ken, un simpatico americano trapiantato in Germania, ci accoglie con il suo inglese spiegandoci che alle 9.00 dobbiamo essere pronti e alle 9.30 arriva la guida: da questo momento inizia l’impegnativo triplice dialogo dal tedesco all’inglese all’italiano tra lui/loro, me e Alberto! Ci dice che verrà con noi per farci da traduttore e che ci farà fare il giro lungo e completo. Ci guardiamo attorno e il paesaggio è simile al Montello in Veneto: dolci colline e ampie vallate, morfologie ondulate tra campi coltivati e folti boschi. Puntuali come un orologio svizzero si fa tutto come previsto. Un lungo meeting prima di partire per la Zoolithenhohlen con Mikhail la guida obbligatoria che raccomanda a tutti, essendoci anche speleo escursionisti, di seguire i sentieri, di non oltrepassare la traccia, di non toccare le concrezioni (quindi come dire che avremmo dovuto volare!) ecc …! Insomma tutte raccomandazioni rigorose e per noi vagamente militaresche. Ci colpisce l’ordine di non usare carburo, ma solo luce elettrica … Obbediamo al “Fuhrer”, se sgarriamo non si può sapere che succede!

Mezz’ora di viaggio, cinque minuti di sentiero e arriviamo alla grotta. Si apre con un ampio portale chiuso da una porta blindata e filo spinato che incute quasi timore! Altri 20 minuti prima di entrare, dove la guida ci spiega la storia della grotta, la genesi, le norme di comportamento e l’organizzazione della visita! Ci fanno firmare anche un foglio, nel qual caso rompessimo qualcosa la responsabilità è nostra … Ken ci traduce puntualmente tutto: la cavità è stata scoperta nel 1700 ed è un luogo super protetto, perché ricca di migliaia di ossa di orso speleo e altri animali vissuti tra 20000 e 70000 anni fa, associabile come tempi e reperti alla Grotta Pocala sul Carso Triestino. E’ una cavità ad andamento prevalentemente orizzontale con 600 metri di sviluppo e 30 di dislivello in dolomia calcarea: presenta due gallerie orizzontali iniziali con delle singolari “macchie nere” a pelle di leopardo sulle pareti (forse vermicolazioni di manganese molto antiche) e poi una serie di brevi pozzetti/meandri attrezzati con scale fisse e graffe metalliche, che conducono ai piani inferiori. Durante tutta la visita effettuiamo molte soste tutte commentate da Mikhail, che ci racconta sia storia sia genesi, ma partendo proprio da che cosa è il carsismo tanto che dopo una lunga ed ennesima spiegazione, Ken si rifiuta di tradurmi perché nel frattempo si è addormentato!

In tutta la zona ci sono 20 grotte e si aprono tutte alla stessa quota del fianco della valle, che evidentemente si è erosa più velocemente dell’evoluzione delle cavità lasciate quindi prive di un corso d’acqua. Le ossa degli orsi ingombrano anfratti e pozzi e sarebbero state portate da grandi alluvioni. Le sorgenti si trovano 50 metri più sotto ed il carsismo superficiale è quasi assente.

La grotta è a tratti fangosa ed è concrezionata ovunque con stanze davvero carine, in particolare nella “sala dei leoni” attirano l’attenzione quattro stalagmiti affusolate lunghe circa 4 metri che si innalzano dalla colata come spade. Qualcuna di loro ha una età stimata di circa 400000 anni. Ci sono diversi passaggi e anfratti sotto o sopra i pavimenti concrezionati dovuti all’asportazione del sedimento su cui poggiavano. In particolare in un infelice passaggio, la guida addirittura si mette di traverso per farsi usare come tappetino ed evitare che si tocchi il laghetto, oltre che per evitare di fare una “musata”, visto che si deve passarlo in retromarcia a faccia in giù! Oltre il pertugio ci si deve infilare subito in alto a sinistra in un altro facendo una manovra da contorsionista. Io passo perché è a mia misura, ma una volta dall’altre parte assisto divertita alle mosse di Ken che avendo una pancia prominente, si incastra! Appena prima di lui è passato Alberto che, non avendo visto bene dove andare, è sceso dritto nel meandro trovandosi su un pozzo scivoloso senza sicura e senza possibilità di tornare indietro. Sento che mi chiama chiedendomi dove sono e in pochi secondi volano bestemmie in puro stile italiano! Iniziano alcuni minuti di pura confusione linguistica: la guida tedesca avvisa Ken che va a prendere Alberto da sotto il pozzo comunicante con la sala, Ken me lo traduce, poi io traduco ad Alberto, Ken mi chiede cosa ha da agitarsi, io non trovo le parole per tradurre le imprecazioni e semplifico rispondendo “Don’t worry, he is thinking!” (= “Non preoccuparti, sta pensando!”)! Poi Ken ritraduce alla guida e lo informa pure che ha qualche difficoltà a passare… io assisto inerme e preoccupata alla scena, dispiaciuta perché lui lo faceva per noi: si toglie il casco e si spoglia dell’imbrago nel posto meno largo di tutta la grotta, e dopo notevoli sforzi tipo tappo di spumante a Capodanno ecco che PASSA! Evviva! Nel frattempo Alberto trova la strada e si riunisce al gruppo felice di aver almeno trovato un cumulo di teschi e ossa integre concrezionate! Insomma alla fine tutto si è risolto con delle belle risate in un metro per uno di spazio in molteplici lingue!

Continuiamo il nostro giro e ci spiegano che vi sono parti ancora in esplorazione, visto che è dagli anni ‘70 che ci lavorano, ovvero quando sono nati i gruppi speleo locali. Ci portano a visitare posti normalmente non accessibili, ma su alcuni pozzi pieni di ossa ci fanno mettere solo il naso. In una saletta Mikhail ci fa notare un caratteristico pezzo di pavimento appoggiato in verticale dalla superficie poligonale, che rappresenta lo stampo negativo delle crepe del fango.

Alla sera ritorniamo alla foresteria e troviamo circa 70 persone, qualche stand con libri e qualche tavolo imbandito di dolci e crepes, un bel parco giochi per speleo bimbi allestito dietro la casa dove non ho mancato di fare un giro! Durante il giorno hanno fatto delle gare di orientamento e sopravvivenza per coinvolgere i bambini: in particolare hanno messo tre lunghi tubi in PVC per far la galleria, poi alcune carrucole sugli alberi e corde per far palestra. Ad un certo punto sentiamo un fragore e ci avviciniamo per capire: il rumore proviene da un lungo contenitore in legno (tipo tunnel) pieno di bottiglie di plastica con un lato chiuso solo da una rete e con due aperture sopra alle estremità usato dai bambini per giocare… ma in realtà è un cassonetto per la plastica!

Beh gli adulti invece si divertono con una scatola in legno con il piano superiore mobile che simulerebbe diverse dimensioni di un passaggio a fessura: come una sorta di sfida il piano viene alzato e abbassato a seconda di chi si presta al gioco e io riesco a passare con 18 centimetri, ma non in modo normale, cioè entrando con la testa, bensì con i piedi per far passare il sedere suscitando l’ilarità generale! Mi sento abbastanza schiacciata ma riesco a respirare. I movimenti sono però impediti e mi tirano fuori per i piedi! Passo liscia come l’olio ma non tento i 17, limite di tutti gli adulti.

Alle 18.00 ci si riunisce tutti per la foto di gruppo: circa 70 persone di 6 gruppi speleo tedeschi diversi. Stephan fa gli onori di casa e ci ringrazia pubblicamente per la nostra presenza onorato di averci là con lui. I presidenti dei vari gruppi gli regalano una grande lampada a carburo in legno e tra loro si scambiano discorsi per noi incomprensibili, perché sprovvisti in quel momento del nostro personale e speciale traduttore.

 

Cala la sera, mangiamo carne di porco in tutte le salse tutti in fila ordinata come in mensa e per scaldarsi mettono 4 tronchi di legno in piedi lunghi un metro e mezzo: tagliati a croce per tre quarti della lunghezza secondo una usanza svedese (detta stufa svedese) e vi appiccano il fuoco da sopra, che da lì a poco si propaga verso il basso lungo i tagli. La stufa all’aperto durerà fino al mattino!

Ore 20.00 (sempre puntualissimi) assistiamo alla proiezione di diapositive scattate durante loro attività e spedizioni in aree carsiche della Francia, Grecia, Franconia e guarda un po’ Sardegna: per vedercele siamo venuti in Germania!

 

Domenica: la Geisloch Hohlen

La domenica tutti pronti per andare a visitare un’altra grotta, la Geisloch Hohlen (significa “pozzo della capra” dal nome del posto). Stessi orari del giorno prima e stesso protocollo! Siamo in 19: meeting con il capogita, tante raccomandazioni e via partiti! Si visita solo accompagnati dal padrone della collina, dove si apre la cavità, e per questo motivo è padrone anche della cavità per il cui accompagnamento vuole anche 5 Euro a persona (essendo ospiti il nostro capogita non ci fa pagare). Il giro dura circa 3 ore ed è molto lento e dedito alle fotografie. Tutto si può immortalare tranne l’ingresso a botola blindato da un poderoso tombino stile chiusino da bunker! Il motivo di tale divieto consiste nel fatto che lo hanno scassinato più volte ed il padrone del terreno è stufo di rimetterci di tasca propria … gran parte delle grotte dei dintorni, prevalentemente orizzontali, sono state saccheggiate negli anni e quindi loro sono arrivati ad assumere estremi rimedi.

Altra fila di raccomandazioni prima di entrare sul fatto che non si deve uscire dal percorso e finalmente ci danno il via libera. La grotta è lunga qualche centinaio di metri ed è prevalentemente orizzontale: l’unico tratto verticale sono i 4 metri del pozzo di accesso, poi una piccola galleria dalle pareti con graffiti del 1891 si abbassa sempre più, fino a diventare un cunicolo con il fondo in pietre spigolose, oltre il quale si apre una sala lunga 100 metri e larga 50 riccamente concrezionata e molto interessante. Tutte le concrezioni sono curiosamente bianche candide e gran parte rotte, sopra le quali se ne sono poi riconcrezionate altre: probabilmente il pavimento ha ceduto durante un periodo glaciale determinandone la caduta in posizioni caotiche; non può essere una causa tettonica altrimenti avrebbero avuto una direzione preferenziale. Durante tutta la visita a zig-zag tra una foto e l’altra conosco Alex, una ragazza appassionata della Grotta Skilan, che vorrebbe visitare il più presto possibile. Mi rendo conto con stupore che sanno proprio molte cose del nostro Carso! Quindi pianifichiamo futuri incontri per speleovisite in Italia. Tra un giro e l’altro dentro questa sala perdo facilmente l’orientamento e finiamo in una diramazione laterale, dove ammiriamo bei reperti di ossa di orsi speleo: in particolare ci fanno notare una parte della parete che è curiosamente liscia perché là l’orso si grattava!

All’uscita della grotta ci aspettano Daniela e Christa, che poi ci accompagnano insieme a Ken sulla sua “speleOPEL car” a visitare la loro bella città, Bamberga. Cena a base di squisita carne di porco e speciale birra affumicata, dove programmiamo future gite speleoalpinistiche in triplice lingua. In tutta la Franconia si contano quasi 300 cavità ed alcune sono in esplorazione. Non sono molto lunghe, ma caratterizzate da intricati cunicoli, fessure e fangose. Insomma dopo aver visitato le loro grotte posso capire perché amano tanto le nostre!

Ore 19.30 di domenica partiamo per l’Italia sapendo che li rivedremo a fine ottobre in qualche buco dalle nostre parti. E’ stato un bel weekend inteso, ricco di divertimento, cultura, scoperte, usanze, persone speciali in occasione del quale ci si rende conto di quanto la passione per la speleologia possa unire gente di popoli diversi.

E visto il loro interesse per avere tutta la collana della rivista Progressione, voglio esprimere con questo articolo il mio/nostro sincero ringraziamento per la loro cordialità e ospitalità, consapevoli che si sentono onorati di avere un numero dove si parla di loro: buon 30° compleanno Hohlenfreunde DAV Bamberg!

 

Alberto Casagrande e Barbara Grillo