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LUKINA JAMA 2013

Visione 3D Lukina Jama

Sono passati tre anni da quando i croati hanno approfondito la Lukina grazie all'immersione al sifone terminale da parte del mitico Branko "Bancho" Jalzic (SO Zeljeznicar Zagreb)... 61 anni all'epoca! Allora, senza rebreather, s'immerse per 40 m dalla quota di -1371 m fermandosi a -1411 m senza trovarne la fine e con la voglia di tornarvi. Quest'anno i croati, sotto la guida del SO Zeljeznicar di Zagabria, si sono impegnati nell'armare nuovamente l'abisso, stendere la linea telefonica ed allestire tre campi interni con relativi generi di conforto, per agevolare al massimo l'immersione dei due speleosub Vedran Jalzic (classe 1980 figlio di Bancho) e Petra Kovac-Konrad.

Fu così che colsi al volo l'invito di Ivan Glavas, Ozren "Spale" Dodic (Speleo Club Spelunka) e Davor Superina (Speleolosko Drustvo Cicarija ) a far parte della squadra trasporto bombole assieme al mio amico Sebastiano "Seba" Taucer del Gruppo Speleologico San Giusto.

Partenza domenica 4 agosto; lungo la strada, a Senj, carichiamo con noi anche due messicani: Roberto Rojo e Gustavo Vela Tourcott (vecchia conoscenza, Mexico 2001).

Adesso in quattro e con gli zaini iniziamo a stare stretti nella piccola Matiz, ma ciò non ci ferma dall'acquistare quattro casse di ottima Karlovacko all'ultimo market di Sveti Peter... fortunatamente mentre siamo in fila alla cassa incontriamo una coppia di speleo croati che gentilmente si offre ad aiutarci con i bagagli. Al dire il vero caricano solo le birre ... miga mone eh?! Seba gli sta incollato e in 15 minuti siamo al campo tutti assieme a brindare con il resto della banda.

Montiamo la tenda e via a far festa con i croati dove Tamara Mihoici (SO Zeljeznicar) ci comunica il nostro destino: l'indomani, una volta arrivato il furgone delle bombole, ci inabisseremo io, Seba, Gustavo, Davor, Elvis Brajkovic e Stanko Rusnjak (Speleolosko Drustvo Cicarija).

Lunedì, nel pomeriggio, arriva mr. Mercedes Vito e finalmente l'avventura inizia! Spale assieme a cinque croati fanno da sherpa portando le bombole all'ingresso della Trojama (ingresso alto della Lukina che ormai è tappata da ghiaccio da anni a -200 m ca). Ci inabissiamo con una bombola a testa e via giù, sempre più giù!

I materiali a -1371(foto M. Sticotti)

La grotta non è altro che un profondissimo inghiottitoio intervallato da qualche terrazzo fino alla sala di -980 m. Passiamo nell'ordine il campo1 a -350 m (posto su una cengia e difeso da una rete metallica in quanto ubicato lungo la via di progressione), il campo2 a -780 m dove ci fermiamo a fare l'inventario del materiale lì presente e poi, tutti con un secondo sacco, continuiamo fino al campo3 a -980 m.

Esclusa la pausa inventario impieghiamo poco più di tre ore per scendere al campo3 belli carichi incrociando a -400 una squadra in uscita. Non c'è che dire: la grotta è armata bene, niente tiri lunghi e soprattutto nessuna strettoia e la progressione è praticamente sempre in corda!

Dal campo3 l'interminabile discesa s'arresta sotto un'arrampicata di 20 metri per poi ovviamente riprendere per altri 400! A -1200 incontro finalmente il mio caro amico Ivan, entrato precedentemente ed, in dormi­veglia, mi racconta la sua simpatica Lukina fatta di lunghe attese per l'inesperienza di un ragazzo, inesperienza scoperta in itere in quanto i colleghi del baldo giovane glielo hanno scaricato senza nemmeno presentarlo ed ora, dopo aver raggiunto il fondo a -1371 m mi confessa di non sapere più da quanto tempo sta aspettando questo novizio.

Quindi lo saluto e continuo la discesa. In lontananza, anzi circa 50 più sotto sento l'eco di un gran vociare e dall'alto dei miei diplomi acquistati on-line intuisco che i miei compagni d'avventura stanno per rifilarmi una piccola rogna...

Infatti, scendendo l'unico tiro armato un po' alla naso di cane (40/50 m, frazionamento a valle spostato di 6 m circa e "leggermente" teso causa mix tra corda nuova e inesperienza di chi lo ha armato) ho l'onore di conoscere Edo, un omone alto quasi 2 metri, completamente slegato su una cengia e ansioso di offrirmi da bere! Entrambi di madre lingua marziana, usando un po' il braille e il linguaggio dei mimi discutiamo della sua ardita impresa.

Il povero Edo, vedendoci scendere ha ben deciso di raggiungere la cengia e di sganciarsi dalla corda per farci passare perdendola definitivamente! Per farla breve, mi fermo, mi sposto il più possibile verso di lui, mi faccio lanciare la maniglia, gli spiego di puntarsi con i piedi su una lama e spingendo la corda del discensore arrivo al frazionamento: devo dire che, vista la deviazione, ero un po' preoccupato, ma il possente bradipo si è comportato bene! Passo il frazionamento, il bradipo imitando Tarzan riprende la salita e in inglese mi dice: TU give you all the beers you want!"... non sapendo con chi avesse a che fare!!

Con tutti sani e salvi raggiungo la ciurma sul fondo dove lasciamo i sacchi e rimaniamo presso il sifone una buona ora a fare foto, poi leggermente affamati iniziamo la salita verso il campo3.

Il Sifone a -1371(foto M. Sticotti)

Siamo veloci fino a -1200 m, poi incontriamo di nuovo Edo, ormai ribattezzato Capitan Lumaca e in sei ore io e Seba lo scortiamo al campo3. Finalmente cibo e sacchi a pelo! Dormiamo sei-sette ore e arriva la squadra di Capitan Moustache, un simpaticone con dei simpatici baffi e armato di Rakja (nota bevanda alcolica dell'est). Nel frattempo gli altri salgono al campo2. Dopo aver finito la bevanda energetica io e Seba schizziamo come salmoni alla volta del campo2 ove giungiamo in poco meno di un'ora e dove con gran sorpresa Davor mi comunica che è meglio aspettare in tenda perché ci sono altre "lumache" stanche e dalla frequenza delle pietre che tirano giù capisco che è meglio lasciare che si trascinino sbavando al campo1 per poi iniziare il nostro turno. Altre sei ore di cibo, bevande e pennichelle in ottima compagnia! Alle cinque di mattina suona il telefono: le lumache sono al campo1 e dall'esterno ci chiedono di portar fuori delle vecchie corde. Io e Seba non ci pensiamo due volte e prendiamo un sacco a testa e via verso  l'uscita  lasciando Capitan Lumaca a Davor e Stanko. A pranzo siamo fuori di grotta e neanche il tempo di avvisare il campo base e già ci vengono incontro Spale, Tamara, Neven e Pere con i classici bottiglioni di plastica da 2 litri di Karlovacko! Gli altri ci raggiungono dopo due ore: fortunatamente hanno lasciato Capitan Lumaca a svernare assieme agli altri al campo1.  Usciranno all'alba e mi daranno una mano a raggiungere la tenda, ma questa è un'altra storia.

 La settimana successiva i croati hanno fatto il sifone fermandosi dopo 60 m di discesa raggiungendo quota -1431 m dove purtroppo il sifone diventa impraticabile.

In totale hanno fatto sei immersioni usando i rebreather, filmando, raccogliendo dati e mappando il tutto, trascorrendo cinque giorni al campo4 allestito sul fondo e, aggiungo io, il tutto con all'esterno sempre bel tempo. Alla fine hanno anche disarmato e portato fuori tutto il materiale sub e da campo.

Bravi, veramente bravi e da esterno devo dire che è stato un onore ed un piacere partecipare, anche se in minima parte, a questa spedizione che ha visto la presenza di tantissimi speleologi croati e di vari continenti all'insegna della collaborazione tra amici dove ognuno di noi ha dato il meglio di sé dentro e fuori di grotta.

                                                                          Marco Cavia Sticotti