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SEGNALI DI FUMO DALL’ALBANIA SPEDIZIONE 2012

Anche per la fine Estate 2012 la Commissione Grotte organizza la spedizione in Albania, cercando di dare una risposta all’incognita shpella Zeze. Al campo di questa splendida grotta ci sono quattro Italiani: Louis, Paolo, Dario (CGEB) + Vicky (bresciana del GGB) e cinque Sloveni: Rok, Marian, Matiage, Ivo e Milan (minatore instancabile). Altri tre triestini, Corazzi, Lucio ed Eugenio, condividono con noi il viaggio ma si spostano sull’altipiano dell’Hekurave, nel tentativo di individuare nuove cavità e, perché no, gli ingressi del probabile sistema di Zeze, a quota 1400 m s.l.m.

Spedizione particolare quest’anno dato che, per tutti i giorni, si è circondati da roghi, talvolta molto vicini e di grandi dimensioni; per via della spessa coltre di fumo, la respirazione è resa difficoltosa e, addirittura, la luce del Sole è debole, le Stelle non si vedono e le tende sono ingrigite dalla cenere. Inquietante anche il rumore dei crolli di grandi faggi che, infuocati, si trascinano massi giù per il pendio, appiccando incendi più in basso. Ogni giorno si contano 10/15 frane da tutti i monti circostanti.

“Ma non arrivavano i Canadair?” han chiesto in molti… beh, immaginate di essere in Albania, arrivare fin dove si riesce con un automezzo e poi percorrere undici Km a piedi accompagnando cavalli carichi di materiale; arrivare in un posto abbandonato in una valle a nord del paese, a un centinaio di chilometri dal Kosovo… No, non arrivava il Canadair!!! E subito dopo il secondo quesito: “perché c’erano incendi e chi li appiccava?” domanda alla quale nessuno di noi sa rispondere poiché, anche chiedendo ai locali, non sapevano a loro volta, oppure non ce lo dicevano. Unico indizio era il progetto da poco approvato per costruire delle dighe proprio sulle acque di Zeze e affluenti.

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Durante i primi giorni è ospite al campo italo-sloveno il signor Ndok, presidente dell’Alpe di Tirana (paragonabile al CAI italiano), interessato a visitare la zona e la grotta. Lo accompagnano sottoterra Paolo e Louis, in quanto quest’ultimo è impegnato a mantenere rapporti formali con le autorità competenti, anche per avere più agevolazioni nelle spedizioni future.

Gli sloveni, forti di Milan, portano avanti le esplorazioni oltre il fatidico meandro che negli anni scorsi tanti aveva respinto. Vicky e Dario hanno il compito di seguire col rilievo, iniziando proprio dal meandro ribattezzato “Happy Birthday”. Trattasi di venti metri di bestemmie che si propagano in obliquo lungo le pareti strette (da non riuscire a girare la testa), lisce e bagnate, a contrastare l’aria forte e gelida che arriva di fronte. Oltre, per un paio di centinaia di metri (fermi solo per esaurimento materiale di armo), le gallerie ritornano comode anzi, di dimensioni più grandi di quelle lasciate prima; qualche pozzo si alterna a qualche risalita ma di grandi ambienti e del collettore, ancora nessuna traccia. Ardito il pensiero di posizionare un campo all’interno, sia perché non c’è un posto degno di tale nome, sia perché non si conosce il comportamento delle acque che magari, chissà, potrebbero invadere gli ambienti dopo anche solo un forte temporale in quota (sappiamo che durante una piena eccezionale nel 2010 le gallerie prima del Blizzard sono state interessate da passaggio d’acqua…).

All’esterno si batte la zona circostante: si rileva una grotta promettente, ma che toppa su sifone a 60 metri dall’ingresso; si cerca di spingersi nella zona sovrastante Zeze, ma ci si trova più volte a calpestar braci fumanti e alla mercé dei massi più in alto. Si cerca anche di forzare un passaggio nella grotta Mulaj, locata subito sopra la risorgiva, ma senza grandi risultati.

Shpella Zeze continua! Ma alla prossima spedizione ci si dovrà rimboccare ben bene le maniche per riuscire a continuare l’ardua esplorazione.

                                                                                Vicky Franchini e Dario Riavini

SPEDIZIONE NIKAJ-MERTURI 2012

A seguito delle campagne esplorative condotte negli anni tra il 1993 e il 2011 si è svolta, fra la fine di agosto 2012 e i primi di settembre, la consueta spedizione sugli altipiani dei Monti Hekurave, area di Nikaj – Merturi, situati nel gruppo montuoso delle Prokletije, ai confini tra Kossovo, Montenegro e Albania. È la nona spedizione della Commissione Grotte “E. Boegan” di Trieste e la terza in collaborazione con alcuni gruppi speleologici della vicina Slovenia e del Gruppo Grotte Brescia. Merito di questo ennesimo grande sforzo operativo anche in quota, sopra i 2200 m, la cocciutaggine di alcuni di noi CGEB, di Rok Stopar e di Viky, che hanno creduto nella potenzialità dell’area e soprattutto di shpella Zeze. Per la prima volta hanno partecipato alla spedizione, con una visita alla parte fossile della shpella Zeze, Ndoc Mulaj – presidente dell’associazione Alpe di Tirana – con alcuni soci ed amici. Si è così instaurato, a seguito del contatto avuto a maggio nelle sede della capitale albanese, una proficua collaborazione che vede coinvolti anche l’università di Trieste (con il prof. F. Cucchi del dipartimento di Geoscienze) e il comune di Lekbibaj, municipio sotto la cui giurisdizione ricade la zona.

Principali obiettivi preposti sono stati il proseguimento delle esplorazioni nella parte remota e più impraticabile della shpella Zeze, in modo da superare così i circa 3,5 km sino ad ora conosciuti, ed effettuare prospezioni e ricerche in quota presso la Cima Hekurave ed il lago Markaj. Caratteristica principale di questa spedizione, gli incendi. Specialmente nei primi giorni e alla partenza dal campo di Querec siamo stati in apprensione sull’evolversi sullo stato dei fuochi che a decine in breve tempo ci hanno circondato.

 ESPLORAZIONI IN SHPELLA ZEZE

Il 3 settembre si attacca direttamente il cuore di Zeze, Milan – speleo fuoriclasse di Velenje (esploratore in primis di Mala Boka) – è in gran forma e con una punta esplorativa gli sloveni forzano il passaggio impraticabile posto alla fine di oltre due chilometri di gallerie, dapprima comode, poi strette e alla fine infernali, si spingono all’interno del massiccio, questo è il punto estremo della grotta, una fessura alta e strettissima, che solo Rok era riuscito a passare quasi nudo nel 2010, viene affrontata questa volta in testata, dove risulta essere meno aggressiva. Sarà battezzata passaggio “Happy birthday” in concomitanza dei compleanni di Milan (5 settembre) e quello di Dario (il 6). Forzato Happy birthday la grotta ridiventa leggermente più comoda, mentre il violento flusso d’aria indica la via obbligata anche attraverso numerosi sali-scendi, traversi e risalite.

Lo stesso giorno un gruppo di noi accompagna Ndoc Mulaj ed altri due amici del gruppo albanese; Alfred e Aris vanno nelle parti fossili di Zeze per un servizio fotografico; si approfitta della manodopera per forzare un passaggio laterale rimasto irrisolto.

Viky e Dario, rimasti al campo, in serata trovano una nuova grotta sulla parete della destra orografica del canale che porta direttamente dal sentiero all’altipiano delle Hekurave, presso cima Alsines: verrà esplorato e topografato nei giorni seguenti.

Nel frattempo le brezze serali fanno ristagnare il fumo degli incendi nella conca di Querec, e sinistri brontoli e botti secchi segnalano i crolli delle grosse piante, in prevalenza faggi, che precipitano dopo che il fuoco ne consuma la base; questa la musica ci accompagnerà per tutta la durata della permanenza.

Il 4 lo dedichiamo al riposo, anche se alcuni di noi vanno alla valle sopra il campo, a cercar nuove cavità, controllando così tutto il lato sinistro orografico e rilevanddo la grotta nuova, una galleria di una cinquantina di metri con sifone finale battezzata shpella FKK.

Ritornati al campo siamo invasi dal fumo che per questioni di venti e ristagnai d’aria sembra accanirsi contro di noi: non si vedono le stelle e, di giorno, il sole è scomparso dietro la nuvola di fumo...

Il 5 si entra tutti in Zeze, in testa Milan,con Rok, Vicky ed il resto della squadra per topografare e recuperare il materiale rimasto dal 2009 nel ramo del corno destro; le cose vanno bene nonostante il vento e la fatica. L’esplorazione in testa continua e la grotta non molla, non senza difficoltà si effettuano le operazioni di rilievo, (bravissimi Vicky e Dario) alla fina risultano circa 500 m di nuove gallerie che nella parte finale di Zeze valgono come 5 km del Carso triestino. Al ritorno si passa per il terzo sifone ove constatiamo un calo del livello di circa 6 m rispetto il 2010, anno dell’immersione di Matej; conseguenza della grande siccità di questa estate.

Il 6 settembre è prevista pioggia, prima abbondante, poi moderata; il pomeriggio ci scarica in testa un copioso acquazzone che ci sorprende al ritorno dalla casa di Mister Palii, dove siamo andati a ritirare la spesa (in prevalenza Raki…), la temperatura si abbassa portando refrigerio e soprattutto spegne gli incendi che per giorni ci assillano, almeno quelli sopra di noi, infatti quelli a valle non saranno ancora spenti, ce ne accorgeremo al ritorno.

Il 7 entriamo in Zeze per forzare un ramo laterale, che punta a nord est, galleria di raccordo con le aree mediane della grotta; non si riesce nell’intento, manca pochissimo ed il vento è forte, si rimanda alla prossima spedizione, comunque portiamo fuori un altro centinaio di metri di rilievo. Alla sera festicciola a base di vino di casa Milan e Raki nostrano di Pali.

L’8 settembre si riposa; facciamo una piccola visita alla grotta Querec, sopra il campo, a cercare di capire la direzione dello scorrimento dell’acqua verso i massi della risorgenza, esplorando una parte della grotta in risalita (altro ingresso tappato).

Il 9 settembre è già data per il ritorno, arrivano all’appuntamento i nostri cavalli, Alfred il giorno prima ha ripulito parzialmente il tragitto verso il fondo valle dai tronchi crollati sul sentiero e ancora fumanti: il problema sono i cavalli che si innervosiscono. In questa situazione inusuale, riusciamo comunque a scendere lambendo il fuoco e camminando sulla cenere ancora calda. In serata siamo a Lekbibaj ove una birra kossovara ci aiuta a buttar giù il fumo che co brucia ancora in gola, poi a Bajram Curri all’incontro con Riki, Lucio ed Eugenio, gli sperduti degli altipiani, ed un boccone per la cena.

Poi verso le 21,30 via lungo l’asse dinarico nord-sud fino a Trieste: 20 ore di viaggio no-stop.

Partecipanti:

Ndoc Mulj (associazione Alpe); Louis Torelli, Riccardo Corazzi, Lucio Comello, Eugenio Dreolin, Dario Riavini, Paolo Gabbino (Commissione Grotte “E. Boegan” – Trieste); Vincenza “Vicky” Franchini (Gruppo Grotte Brescia “C. Allegretti”); Rok Stopar (JD Dimnice Koper); Ivo Sedmak, Matjaž Milharčič, Marjan Vilhar (DZRJ Luka Čeč Postojna), Mitja Mrsek (JD Rakek); Milan Podpečan (JK Speleos – Siga Velenje)

                                                                                                    Louis Torelli

Milan e Marian percorrono le parti remote di shpella Zeze (foto M. Mršek)
Foto di gruppo nelle parti remote di shpella Zeze (foto M. Mršek)