home > l'attività > Estero > Albania > 2010 - Spedizione estiva in Albania

HEKURAVE 2010

Nuove cavità presso quopta 2100 slm del M.te Griokati Te Hapta (Foto Kinkon Staut)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE - Anno 2010

Introduzione

A continuazione delle campagne esplorative degli anni tra il 1993 e il 2009, si è svolta  a fine agosto 2010 la spedizione sugli altipiani dei Monti Hekurave e Boshit, situati nel gruppo montuoso delle Prokletije, ai confini tra Kosovo, Montenegro e Albania, è stata la sesta spedizione della Commissione Grotte “E. Boegan” di Trieste. Il territorio in oggetto è ricco di fenomeni carsici e presenta un potenziale dislivello di 1700 metri, con, alla base, svariate risorgive attive. A primavera, tra marzo ed aprile, alcuni di noi assieme all'amico Sergio Vida e Sergio Serra, con gli sci, viveri e tenda, hanno perlustrato la fascia nord orientale delle Cime Hekurave nei pressi di Dragobi. Scoprendo una comoda strada sterrata per affrontare questo settore, nonché di seguito splendidi alpeggi con un caratteristico grande lago carsico sospeso. L'inclemenza del tempo con pioggia e neve continui per 10 giorni non hanno aiutato molto, e tenersi in quota utile sul plateau è risultato molto arduo. Ma comunque le informazione avute pure da questa parte della montagna e dal relativo fondovalle risultano importanti per la nostra visione d'insieme e contestuale del massiccio in quanto la zona è vastissima e, se sommate le difficoltà di spostamento sopra i mille metri e dal fondo valle, ogni informazione risulta preziosa ed utile per la comprensione generale della zona. Importanti punti di assorbimento sono stati individuati nei pressi del lago Ponaril a quota 1350 slm

I gruppi che hanno partecipato alla spedizione estiva sono due; il primo partito da Trieste il 13 agosto e formato, oltre che da soci della CGEB e da una nutrita squadra di speleo sloveni, anche da una socia del GGB “Allegretti” (Brescia). Il secondo gruppo misto italo-sloveno partirà qualche giorno più tardi. I principali obiettivi preposti sono stati: il proseguimento delle esplorazioni (anche nei rami fossili) della Shpella Zeze, a superare i 3,5 km sino ad ora conosciuti, effettuare prospezioni e ricerche in quota tra Cima Hekurave e Cima Boshit, ed effettuare i collegamenti con i colleghi faentini operanti nella valle vicina per riesplorare la promettente grotta di “Perr e Boshit”. Inoltre, eseguire le prime ricerche geomorfologiche e idrologiche sulla vallata di Qerec-Mulaj e in Shpella Zeze, con il supporto del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste. Hanno preso così parte alla spedizione, diversi amici speleologi e ricercatori e studenti di Trieste, Brescia, Capodistria, Postumia, Lubiana (Slovenia), Skopje (Macedonia), Tirana e gli amici del Gruppo Speleologico Faentino, che hanno operato in zona anche nel 2009.

Spedizione 2010 ed i sifoni di “Zeze”

A primavera, tra marzo ed aprile 2010 alcuni nostro soci, con gli sci, viveri e tenda, hanno perlustrato la fascia nord orientale delle Hekurave nei pressi Dragobi. Scoprendo una comoda strada bianca per affrontare questo settore nonché splendidi alpeggi con un caratteristico grande lago carsico. L'inclemenza del tempo (pioggia e neve continue per 10 giorni) non hanno aiutato molto, e tenersi in quota utile sul plateau è risultato molto arduo. Ma comunque le informazione avute pure da questa parte della montagna e dal relativo fondovalle risultano importanti per la nostra visione d'insieme e contestuale del massiccio in quanto la zona è vastissima e, se sommate le difficoltà di spostamento sopra i mille metri dal fondo valle, ogni informazione risulta preziosa ed utile per la comprensione generale della zona. Importanti punti di assorbimento sono stati individuati nei pressi del lago Ponaril a quota 1350 slm. Principale obiettivi preposti sono stati: il proseguimento delle esplorazioni (anche nei rami fossili) della Shpella Zeze, a superare i 3,5 km sino ad ora conosciuti, effettuare prospezioni e ricerche in quota presso tra Cima Hekurave e Cima Boshit, ed effettuare i collegamenti con i colleghi faentini operanti nella valle vicina per riesplorare la promettente grotta di “Perr e Boshit”. Eseguire le prime ricerche geomorfologiche e idrologiche sulla vallata di Qerec-Mulaj e in Shpella Zeze, con il supporto del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste. Hanno preso parte alla spedizione diversi speleologi e ricercatori di Trieste, Brescia, Capodistria - Postumia - Lubiana (Slovenia), Skopje (Macedonia), Tirana e gli amici del Gruppo Speleologico Faentino che hanno operato in zona anche nel 2009.

La spedizione esplorativa di quest’anno, si è concentrata fondamentalmente su quattro obiettivi, nello specifico: continuare le esplorazioni in Shpella Zeze con particolare attenzione ai sifoni, eseguire il suo rilievo geo-strutturale, ritrovare e possibilmente esplorare la grotta del Perr e Boshit (la famosa grotta perduta), indagare delle nuove zone carsiche alpine in alta quota, e per ultimo ma non per importanza, impostare il lavoro di ricerca sul chimismo delle acque presso la risorgenza principale, monitorarla durante il periodo della spedizione, e completare una mappatura delle sorgenti minori lungo tutta la vallata di accesso. I risultati, dopo quelli notevoli del 2009, sono stati confermati, nonostante le notevoli difficoltà ambientali che hanno rallentato di non poco le operazioni. La grande siccità, e la conseguente totale o quasi mancanza d'acqua, fuori dal campo base, il grande peso dei materiali compresi quelli subacquei, e per finire alcuni piccoli ma gravi disguidi organizzativi hanno tolto molte ore utili al conseguimento di un miglior risultato. Ma nonostante ciò credo che questa spedizione sia stata caratterizzata dalla sua impostazione, sia dal punto esplorativo che di ricerca, ponendola nel panorama internazionale tra le più importanti del 2010. La spedizione si è divisa in due grandi gruppi operativi italo-sloveni: il primo gruppo è stato quasi interamente assorbito dallo spostamento nella valle del paese di Curraj Eperm alla ricerca della risorgiva del “Perr e Boshit”: dopo varie ore di marcia suddivise su più giorni, la cavità è stata individuata e dopo 16 anni rivisitata : la prosecuzione trovata nel 1994 attende però ancora di essere compiutamente indagata. L'altro gruppo, a supporto dei speleo-sub, ha svolto in una unica punta tre immersioni in tre laghi-sifoni distinti in Shpella Zeze: solo uno si è rivelato un vero e proprio sifone, il terzo, fondo 27 m e lungo 70. Gli altri due specchi d’acqua sono stati collegati tra loro attraversando in immersione un lago sotterraneo che unisce entrambi. Inoltre, grazie agli esploratori dotati di muta sub, è stata percorsa una nuova galleria allagata semi-sifonante, che ha permesso di unire due rami distinti che oggi possono fungere da secondo by-pass nella struttura principale della grotta. Ancora in Shpella Zeze gli sforzi sono stati concentrati per allargare una strettoia ventosa con il quale chiudeva il primo ramo fossile di sinistra, questa ad un centinaio di metri dopo l’ingresso. Aperto il passaggio, un tratto di circa 100 m di sviluppo è stato esplorato su due livelli separati. Grande impegno anche per completare una difficile risalita nella parte terminale delle gallerie fossili. Negli ultimi giorni disponibili del campo, una punta dopo varie “aggressioni” al fondo ha consentito di superare i passaggi stretti nel remoto e molesto meandro terminale; grazie a Rok Stopar sono stati forzati una serie di fessure impegnative e continue che però poi “mollano” e confluiscono in gallerie più ampie in salita e sempre estremamente ventose, queste saranno sicuramente meta e sfida per i gli speleo più tosti in quelle che saranno le indagini principali delle prossima spedizione. Le risalite verso l'altipiano si pongono come uno dei più importanti enigmi della speleologia alpina europea contemporanea: ricordiamo che la parte più remota di Zeze entra nel cuore del massiccio con uno spessore massimo di 1.700 metri, da superare per raggiungere il plateau superiore tuttora inesplorato.

Per quanto riguarda invece l'indagine esterna, una squadra italo-slovena si è staccata dal campo base per raggiungere attraverso sentieri persi nel tempo, flebili tracce, una montagna incontaminata e più precisamente un altipiano carsico posto a circa 5 km ad Est dalla cima del “Maja e Hekurave” a quota media 2200 -2300 slm; la cima è il monte Grikati te Hapta di 2625 m slm, raggiunto dopo una giornata di cammino e 1800 m di dislivello. La zona indagata è molto vasta e presenta formazioni tipiche del carsismo d'alta quota, grandissime conche, miriadi di pozzi e sprofondamenti sopra i duemila metri di quota aspettano maggiore attenzioni, una decina di cavità sono state marcate e posizionate su GPS. Con grande entusiasmo è stato perlustrato un settore particolarmente pittoresco quasi a ridosso delle falde del Mali Boschit, un'area ricchissima di ingressi anche se parzialmente ostruiti da neve, tra cui spicca un 'area a mio avviso affascinante in quanto caratterizzata da formazioni di conglomerato affacciate su un polje in quota tra i 1400 e 1700 m slm, a circa 1650 m è stato individuato in questa formazione il grande ingresso di una galleria in discesa con una fortissima corrente d'aria in aspirazione. L'organizzazione del 2010 ha portato in zona anche dei ricercatori del settore geologico, per affiancare al lavoro esplorativo sul territorio quello scientifico di studio comparato. Un docente di Geologia Applicata del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste ha svolto, assieme agli speleologi che lo hanno supportato, analisi strutturali, rilievi e campionamenti idrogeologici sia all'interno di Shpella Zeze, sia all'esterno presso le risorgive poste presso il campo base, e lungo la vallata di accesso dopo Lekbibaji. Un ricercatore macedone ha invece svolto un primo “report” di studio sulla fauna troglobia relativa ai ragni tra la valle di Curraj i Eperm e Cerec, ottenendo ottimi risultati (13 specie indagate di cui al vaglio una che sembra essere totalmente sconosciuta).

LA SPEDIZIONE

Contatto con i faetini nel villaggiodi Curraj-Epem (Foto M.Mihacic)

Siamo nuovamente in Albania dal 16 Agosto al 3 Settembre, come di consueto attrezzando un campo base presso il paese abbandonato di Qerec Mulaj, a molte ore di marcia da Lekbibaj, ultimo avamposto raggiungibile con veicoli a motore. La spedizione esplorativa di quest’anno, forte di numerosi partecipanti, si è concentrata fondamentalmente su 4 obiettivi, nello specifico: continuare le esplorazioni in Shpella Zeze con particolare attenzione ai sifoni, eseguire il suo rilievo geo-strutturale, ritrovare e possibilmente esplorare la grotta del Perr Boshit (la famosa grotta perduta), indagare delle nuove zone carsiche alpine in alta quota, e per ultimo ma non per importanza, impostare il lavoro di ricerca sul chimismo delle acque presso la risorgenza principale, monitorarla durante il periodo della spedizione e completare una mappatura delle sorgenti minori lungo tutta la vallata di accesso.

I risultati, dopo quelli eclatanti del 2009, sono stati confermati, nonostante  le notevoli difficoltà ambientali che hanno rallentato di non poco le  operazioni. La grande siccità, e la conseguente totale o quasi mancanza d'acqua, fuori dal campo base, il grande peso dei materiali compresi quelli subacquei e per finire alcuni piccoli ma gravi disguidi organizzativi hanno vanificato molte ore utili al conseguimento di  un miglior risultato. Ma nonostante ciò credo che questa spedizione sia stata caratterizzata per la sua importante impostazione, sia dal punto esplorativo che di ricerca, ponendola nel panorama internazionale tra le più importanti del 2010; la C.G.E.B. si è prodigata per svolgere sulle Hekurave albanesi una spedizione sportiva e di ricerca che abbracciasse tutti gli elementi comparabili dal punto di vista geografico con quelli speleologici, in un intreccio di interrelazioni tra gli amici speleo di Faenza presenti in zona e di cui ringrazio Ivano Fabbri per l'aiuto e collaborazione ed ovviamente tutti gli amici sloveni, albanesi, macedoni  e italiani quest'anno numerosi. 

La spedizione si è divisa in due grandi gruppi operativi italo-sloveni: il primo gruppo è stato quasi interamente assorbito dallo spostarsi nella valle del paese di Curraj Eperm alla ricerca della risorgiva del “Perr Boshit”: dopo varie ore di marcia suddivise su più giorni, la cavità è stata individuata e dopo 16 anni rivisitata: la prosecuzione trovata nel 1994 attende però ancora di essere compiutamente indagata. L'altro gruppo, forte dello speleosub sloveno Matej Mihailovski, ha svolto in una unica punta 3 immersioni in 3 laghi-sifoni distinti in Shpella Zeze: solo uno si è rivelato un vero e proprio sifone, fondo 27 mt e lungo 70mt. Gli altri due specchi d’acqua sono stati collegati tra loro attraversando in immersione un lago sotterraneo che unisce entrambi. Inoltre, grazie agli esploratori dotati di muta sub, è stata percorsa una nuova galleria allagata semi-sifonante, che ha permesso di unire due rami distinti che oggi possono fungere da secondo by-pass nella struttura principale della grotta. Ancora  in Shpella Zeze gli sforzi sono stati concentrati per allargare l'accesso ad una strettoia ventosa con il quale chiudeva il primo ramo fossile di sinistra, questa ad un centinaio di metri dopo l’ingresso.

Aperto il passaggio, un tratto di circa 120 mt di sviluppo è stato esplorato su due livelli separati, purtroppo in ambe due la grotta tende a “stringere” e la promessa è l'aria su di un pozzo non disceso di 5mt in una zona però molto franosa, che non credo sarà dunque interesse di futuro impegno. Stesso impegno anche per completare una difficile risalita nella parte terminale delle gallerie fossili, anche in questo caso il “by-pass” aereo non ha dato il risultato sperato. Negli ultimi giorni del campo, una punta finale dopo varie “aggressioni” al fondo ha consentito di superare i passaggi stretti nel remoto e molesto meandro terminale, grazie a Rok Stoppar sono stati forzati una serie di fessure impegnative e continue che però poi “mollano” e confluiscono in gallerie più ampie in salita e sempre estremamente ventose: queste saranno sicuramente meta e sfida per gli speleo più tosti in quelle che saranno le indagini principali delle prossima spedizione. Le risalite verso l'altipiano si pongono come una delle più importanti enigmi della speleologia alpina europea contemporanea, ricordiamo che la parte più remota di Zeze entra nel cuore del massiccio per uno spessore massimo di 1.700 metri da superare, a raggiungere il plateau superiore  totalmente inesplorato.

Per quanto riguarda invece l'indagine esterna, una squadra italo-slovena si è staccata dal campo base per raggiungere, attraverso sentieri persi nel tempo e flebili tracce, una montagna incontaminata e più precisamente un altipiano carsico posto a circa 5 km ad E dalla cima del “Maja e Hekurave” a quota media 2200 -2300 slm, la cima è il monte Grikati te Hapta di 2625mt slm, raggiunto dopo una giornata  di cammino e 1800 mt di dislivello. La zona indagata è molto vasta e presenta formazioni tipiche del carsismo  d'alta quota, grandissime conche sospese, miriadi di pozzi e sprofondamenti sopra i duemila metri di quota aspettano maggiori attenzioni, una decina  di cavità sono state marcate e posizionate su GPS.

Con grande entusiasmo è stato perlustrato un settore particolarmente pittoresco quasi a ridosso delle falde del Mali Boschit, un'area ricchissima di ingressi anche se parzialmente ostruiti da neve, tra cui spicca un 'area a mio avviso affascinante in quanto caratterizzata da formazioni di conglomerato affacciate su un polje in quota tra i 1400 e 1700 mt slm, mentre a circa 1650 mt è stato individuato in questa formazione un grande ingresso con galleria in discesa e fortissima corrente d'aria in aspirazione.    Accanto a tale zona, alla fine poi solo praticamente “intravista”, è stato “scoperto” e identificato un altro settore di altipiano carsico di estensione circa doppia al precedente, molto remoto anche l'accesso a quest'ultimo: sarà materia di ricerca ed esplorazione e di valutazione per l'avvicinamento per chi lo  vorrà dei prossimi decenni. Come introdotto, l'organizzazione del  2010 ha portato in zona anche dei ricercatori di settore, per affiancare il lavoro svolto prettamente sul territorio a quello scientifico di studio comparato. Luca Zini, geologo, docente di Geologia Applicata del Dipartimento di Geoscienze dell'Università di Trieste, ha svolto assieme agli speleologi che lo hanno supportato lavori di analisi strutturale, rilievi e campionamento idrogeologici sia all'interno di Shpella Zeze, sia all'esterno presso le risorgive poste presso il campo base e lungo la vallata di accesso dopo Lekbibaji. Un ricercatore macedone, Marjan Komnenov, ha invece svolto un primo “report” di studio sulla fauna troglobia relativa ai ragni tra la valle di Curraj i Eperm e Qerec, ottenendo ottimi risultati (13 specie indagate di cui una al vaglio che sembra essere totalmente sconosciuta).

  L'avvicinamento

 In agosto, fatte le spese di rito, un primo gruppo misto di italiani (C.G.E.B. e G.G.B.) e sloveni sono in viaggio verso l'Albania. Saranno in orario all'appuntamento con i cavalli da carico nei pressi del villaggio di Lekbibaj. La salita lungo la valle di Cerec sarà come sempre sollevata da grandi fatiche grazie all'aiuto di questi infaticabili animali, veri e insostituibili lavoratori della montagna. Al successivo appuntamento del secondo gruppo non si andò felicemente, dopo 35 ore di guida lungo  allucinanti  strade balcaniche,  per un malinteso, le guide, non si fecero vedere. All'alba nella semi oscurità mi svegliai  dal sedile del furgone, cercando Vilson, che però stava, lo seppi dopo,  in un'altra vallata. Per fortuna riuscii a contattare suo fratello che fatto un tam tam telefonico in poco che ore radunò alcuni cavalli con relative guide. Il problema era comunque il peso delle attrezzature subacquee. Per quanto ridotte al minimo indispensabile, sembravano davvero un grande carico.

Spartiti i gravosi carichi in parte anche sulle nostre spalle, affrontammo la lunga salita al campo base, a tratti piacevolmente immersi nei boschi secolari e a tratti massacrati tra le stoppie surriscaldate da un sole implacabile e da una siccità allarmante.  Attraversate alcuni resti di grosse valanghe invernali, ammassi di pietrame e tronchi divelti dalle loro sedi siamo al campo, animali, e uomini in benedizione  alla sacra fonte di Zeze. La fresca acqua che sempre ci aspetta ed è fonte di inesauribili sogni di speleologo.

Pontoi sedcolari ma ancora in servizio (Foto M.Miharcic)
MUli e materiali in arrivo al campo (Foto M.Miharcic)

LE GROTTE.

Galelria principaler del sistema Shpella Zeze (Foto M.Miharcic)

Sphella Zeze

Federico, Viky e Piero attaccano subito i primi giorni la galleria fossile di sinistra (ovest) a Zeze.

Il lavoro richiede parecchio impegno ed alla fine si riesce a forzare il passaggio posto al culmine della galleria, nel frattempo si individua un camino posto in una diramazione laterale ed anch'esso viene preso in considerazione, inizia così una arrampicata su parete verticale che assieme al passaggio basso dovrebbero dare più informazione sul proseguo di questo ramo molto interessante in quante presenta un freatico antico e diverse forme di concrezione per niente visibile nel resto della cavità. Questa parte della grotta è quasi “carsica” e si può affermare che dopo molti chilometri da casa e genti diverse lungo i confini è come rientrare  un po' a casa.

Altra faccenda sarà sicuramente verso le prosecuzione  nei rami remoti al ramo principale di  Zeze.

Allo riunire tutto il gruppo presso il campo, gli sforzi vengono suddivisi nella prosecuzione in Zeze , presso i rami fossili, esplorazione dei sifoni, mentre il terzo gruppo si stacca dal campo di Cerec  per unirsi  ai faentini, c'è la necessità di ripercorrere La grotta del Borschit ( la grotta perduta )  scoperta nel 1994 e poi ritrovata dai faentini nel 2009.

I Sifoni

Il 22 agosto, si entra  in Zeze per accompagnare Matej, il sub sloveno, si và al sifone del ramo fossile nord-ovest (il cui livello è sceso rispetto lo scorso anno). Il trasporto del materiale risulta faticoso, prima una botta di caldo  lungo il pendio a raggiungere  l'ingresso e poi l'aria gelida del portale e delle gallerie, che rinfresca il canalone d'accesso Il  morale  è alto, siamo finalmente operativi. Diverse ore sono necessarie a raggiungere il 3° sifone posto sull'asse principale di Zeze, raggruppati i materiali ci si prepara tra i ciottoli della riva tra scherzi ed una merenda. Matej si prepara per limmersione  rapidamente e con il supporto di Rok e “Civap” si tuffa, l'acqua è particolarmente cristallina e lo si vede scomparire in profondità. Dopo una ventina di  minuti di attesa, le sue luci occhieggiano dalla profondità, riemerge. La galleria dunque, scende di altri 24 metri con uno sviluppo di 70 metri, andando a finire in un punto dove dei massi rendono impossibile il passaggio con le bombole, una vero peccato, Mateji un pò deluso ci confida che il sifone è una grande struttura e che sicuramente scende in profondità, un vero  peccato che non sia percorribile.  Recuperati i sacchi si decide di affrontare il 1° sifone, si torna allora indietro di qualche centinaio di metri. Dopo l'immersione effettuata pure da Rok si constata, che è collegato alla circonvallazione a nord di quest'ultimo, e che un collegamento laterale sbuca probabilmente nel cosiddetto secondo sifone che a questo punto è un lago.

Con un successivo sguardo alla galleria di innesto del 1° sifone si intercetta un collegamento , una bella galleria inondata, che punta indietro verso sud-ovest. Rok ancora con la muta addosso l'affronta, mentre rimango ad attenderlo con la video camera in mano, aggrappato all'ultimo spuntone di roccia asciutto. Lo attendo mentre sento che supera, dal rumore dell'acqua un tratto semi-sifonante.

Questo ramo sarà alla fine collegato alla galleria principale prima della strettoia aperta nel 2009, la strettoia funge da passaggio alto ma scomodo, questo invece risulta essere il tratto principale e più diretto al primo sifone, il problema come sempre rimane il livello di percorrenza collegato al livello stagionale delle acque.

Nei giorni successivi diverse squadre entreranno a Zeze a forzare il fondo, un meandro ostico e rabbioso di vento, sarà selezionatore.

Rok e Cevap, avranno la meglio forzando un passaggio alquanto impegnativo, dopo la  lunga ed inquietante  fessura la grotta  prosegue in galleria abbastanza comoda , in salita, e invase dal solito vento di “Bora” che è la caratteristica principale di questa grotta.

 Partecipanti

 Louis Torelli, Adriano Balzarelli, Riccardo Corazzi, Federico Deponte , Piero Gherbaz (Commissione Grotte “Eugenio Boegan” – Trieste)

Vincenza Franchini (Gruppo Grotte Brescia "C. Allegretti")

Luca Zini (Dipartimento Geoscienze Università di Trieste)

Rok Stopar, Robert Grilc (JD Dimnice Koper)

Ivo Sedmak, Matjaž Milharčič, Marjan Vilhar (DZRJ Luka Čeč Postojna)

Matej Mihailovski, Miha Staut, Ines Klinkon (JK Železničar Ljubljana)

Mitja Mrsek (JD Rakek)

Marjan Komnenov (Exploring Society “Ursus Speleos”, Skopje – Macedonia)

                                                                                                             Louis Torelli

Ampi ambienti in esplorazione sistema Zeze (Foto M. Miharcic)

ALBANIA DIARIO DI CAMPO ESTATE 2010

Orientamento e sosta a 2300 slm in battuta di zona (Foto Kinkon - Staut)

Venerdì 13 agosto

I primi quattro -Adriano, Vicky, Gino e Piero- si sono messi in viaggio alle 1920 da Trieste, nel furgoncino da sei persone. Arrivati a Postumia alle 2030, hanno contattato il primo gruppo sloveno -Ivo, Marjan, Matjaž e Mitja- e, dopo una rapida cena, li hanno raggiunti alle 2120 a una stazione di rifornimento. Hanno distribuito i sacchi nelle due vetture ed è iniziata la lunga discesa della Dalmazia, ininterrotta ad eccezione di tre brevissime soste.

Sabato 14 agosto

 Pochi chilometri dopo l'ingresso in Montenegro hanno fatto una sosta per prendersi la colazione in una baracca sulla strada: pane e brioches. Poi, dopo essersi messi nuovamente in marcia, hanno raggiunto il traghetto delle Bocche di Cattaro. Dopo aver attraversato l'insenatura le due compagnie si sono perse di vista tenendosi in contatto telefonico. L'ingresso in territorio albanese ha richiesto oltre un'ora di fila al confine e, dopo averlo superato, i quattro italiani hanno raggiunto Arjan e Wilson in un bar a Scutari per quindi riunirsi agli sloveni poco più tardi. Si sono avviati verso il lago di Fierze e, in una piccola cittadina di strada, hanno fatto il cambio del denaro ed hanno acquistato una scheda sim albanese. È quindi iniziata la lunga, tortuosissima strada che consentisse loro di aggirare il lago senza la necessità di prendere il traghetto, essendo ormai fuori orario. In quattro ore hanno raggiunto un rifugetto dove si sono fermati per pranzo. Alle 18 sono ripartiti raggiungendo Lekbibaj alle 2130 per sistemare tutti i bagagli e riposarsi a sufficienza per l'indomani.

Domenica 15 agosto

 Il gruppo si è alzato presto per caricare gli otto muli e partire alla volta di Qerec Mulaj. La partenza era alle 730 ma, in un'oretta, sono puntualmente riusciti a perdere la strada -e i muli- per poi ritrovarla con l'aiuto di una vecchia del posto. Con alcune brevi soste sono giunti al Campo Base. Adriano è andato dal pastore Poli per prendere già qualcosa da mangiare e informarlo dell'arrivo del gruppo nella valle. Nonostante lui non ci fosse un figlio gli ha dato miele e pane. Alle 1415 erano arrivati tutti. A quel punto Ivo ha proposto di collocare il campo presso gli alberi, cinquanta metri più in là. È stata allestita una tenda comune con tavole e panche della vicina casa abbandonata, è stato falciato il campo adiacente dove poi alcuni hanno montato le tende per dormire. Sotto un muretto si è collocato l'angolo per le vivande ed è stata appesa un'amaca.

 Lunedì 16 agosto

 Dopo l'accoglienza al Campo Base di Poli con il cugino -che, tra l'altro, parla un ottimo italiano- Adriano, Gino, Piero e Vicky sono saliti verso l'ingresso di Shpella Zeze. Per gran parte del tragitto il sentiero non si distingueva nel bosco, fitto com'era, ma sono ugualmente arrivati al maestoso ingresso. Con calma si sono cambiati e alle 1420 sono entrati. Giunti alla fine del ramo fossile W hanno iniziato a lavorare su una colata che sbarrava il passaggio e dove, attraverso una piccola apertura tra il laghetto e la soprastante colata, passava un'intensa corrente d'aria. Verso le 1730 si sono presi una pausa per pranzare e, dopo circa mezz'ora, sono arrivati anche i quattro sloveni che nel frattempo avevano fatto un'ottima pulizia del sentiero. A quel punto Marjan ha preso il controllo della situazione rompendo l'ultimo pezzo di roccia che impediva il passaggio per poi infilarsi di piedi nell'acqua del laghetto e spingersi oltre, a vedere il proseguimento. Al suo ritorno purtroppo l'esito era negativo: ha parlato di altri 20-30 metri di galleria dove l'aria si disperde. Non valeva la pena di essere rilevata. Sono quindi usciti tutti, si sono cambiati e sono ritornati al Campo Base per cena, un po' sconsolati da quel punto di Zeze che aveva dato grandi speranze un anno prima.

Martedì 17 agosto

 Nel mattino hanno raggiunto il Campo Boris (esploratore sloveno) e Marien (entomologo macedone). Gli altri sono andati presto in Zeze e si sono divisi. Il primo gruppo (Adriano, Ivo, Marjan, Matiaž e Mitja) si è diretto verso il ramo terminale destro per risalire il camino sulla fine, di una decina di metri. Il secondo gruppo (Gino, Piero e Vicky) ha preso la medesima strada, con l'intenzione di guardare nel meandro sinistro. Per un problema al piede di Piero il secondo gruppo è tornato indietro; lui è uscito mentre gli altri due hanno rilevato una parte del ramo fossile W scoprendo una continuazione ampia e concrezionata. L'esito della spedizione del primo gruppo, purtroppo, non è stato positivo: una sessantina di metri. Piero, uscendo per primo, ha incontrato al Campo il figlio ed il nipote di Poli, che gentilmente avevano portato il pane.

Mercoledì 18 agosto

 Il primo gruppo partito per shpella Zeze era composto da Arjan, Gino, Piero e Vicky, che subito si sono diretti verso dove avevano lasciato il giorno prima due sacchi di materiale, al bivio tra galleria fossile NW e galleria di sabbia. Dopo una sosta nel fossile si sono tuffati nel ramo N, hanno raggiunto la diramazione terminale e, pochi metri dopo il ramo sinistro Gino e Vicky hanno rilevato in esplorazione la finestra sulla destra, il “bigolo 1”, mentre Piero e Arjan esploravano il “bigolo 2” immettendosi di nuovo nel tunnel principale e proseguendo avanti. Entrambi i “bigoli” si ricollegano in realtà al principale, formando anelli più o meno vicini: un dedalo di condotte parallele che si dipartono e si ricongiungono alla più grande, convergendo nel meandro finale. Per tornare indietro ne hanno percorsa un'altra ancora, parallela alla galleria del “blizzard”. Tornati all'inizio hanno dato un'occhiata alla possibile prosecuzione del fossile W e Gino ha armato un breve traverso che dà l'accesso a una sala ampia e rimbombante. Il gruppo ha poi incontrato Marjan Matjaž e Mitja mentre si avviavano verso il fossile NW per fare fotografie e riprese.

Ines all'ingresso di Zeze (Foto Kinkon-Staut)

Giovedì 19 agosto

 Il gruppo Boshit (Adriano, Ivo, Marjan e Matjaž con Boris e Marien) ha valicato per Curraj Eperm andando a trovare il gruppo di Faenza che ha posizionato lì il suo Campo Base. Nel primo pomeriggio al Campo di Qerec Mulaj sono arrivati due muli inviati dai faentini quando ancora i due gruppi non avevano potuto avere un contatto radiofonico. Quelli rimasti al Campo hanno caricato alcuni sacchi su questi muli, quindi si sono preparati per una notturna in Zeze: Gino, Piero e Vicky mentre Arjan e Mitja restavano al Campo. Entrati in grotta alle 1910, subito si sono diretti alla sala raggiunta il giorno precedente. Dopo un'ora e mezza hanno raggiunto un pozzo sul cui lato Gino si è messo ad armare un traverso. Sfortunatamente facendo ciò è scivolato e, su una lama calcarea, si è tagliato in profondità un dito. Ha voluto finire l'armo per vedere che ci fosse nella galleria dall'altra parte del pozzo. Purtroppo non c'era nulla di interessante: restringeva progressivamente per bloccare il passaggio già dopo una decina di metri. Una volta fuori Vicky ha medicato la ferita, quindi il gruppo ha raggiunto al Campo Base dove, nel frattempo, avevano fatto ritorno Ivo, Marjan e Matjaž.

Venerdì 20 agosto

Alle ore 9 Piero ha avuto un collegamento radio con Adriano, che si apprestava a partire alla volta di una grotta da esplorare insieme ai faentini. Quindi i quattro sloveni sono partiti anche loro per raggiungere gli altri a Curraj Eperm. Per concedere un po' di riposo al dito di Gino, il gruppo al Campo non ha svolto attività esplorativa. Arjan e Piero sono saliti a Mulaj, dal pastore Poli, per prendere pane, raki e un po' di formaggio. Da quel punto hanno potuto telefonare a Louis, che stava ormai raggiungendo Lekbibaj, poi sono tornati al Campo Base.

Sabato 21 agosto

 Non ci sono state comunicazioni radio con il gruppo Boshit. Alle 1430 è arrivato al Campo Riki con i muli, quindi anche Louis, Luca, Miha e Ines. Dopo un altro po' anche Civa, Rok e Matej hanno raggiunto il gruppo. Alle 17 Gino, Piero e Vicky sono tornati alla continuazione del fossile W. Hanno effettuato un rilievo del nuovo ambiente ed hanno esplorato gli ambienti più bassi: la sala si divide in più livelli separati da strati calcarei orizzontali e verticali. Dalla galleria sospesa Gino ha cominciato un'arrampicata su una colata di roccia molto friabile quando il Makita si è improvvisamente fermato. Dopo aver visto un altro ambiente basso sono usciti tutti e tre ed hanno portato fuori trapano e batteria.

Domenica 22 agosto

 Dal Campo Base sono partiti più gruppi: il primo (Civa, Ines, Louis, Matej, Miha, Riki e Rok) si è diretto verso i sifoni con bombole ed attrezzature subacquee. Luca Zini ha iniziato il rilievo geologico di Zeze, seguito da Piero. All'esterno, mentre Gino cercava il guasto del trapano -che in realtà era solo scarico-, Arjan è andato a prendere il pane da Poli. Intanto il primo gruppo ha disceso il terzo sifone, arrivando 24 metri sott'acqua per un percorso lungo 70, in un punto dove un crollo di grandi massi ostruisce il passaggio con l'attrezzatura. Quindi hanno sceso il primo sifone, sbucando in una galleria in salita -che, con ogni probabilità, porta al grande anello- con un'immersione di una lunghezza attorno ai 40 metri, 4 di profondità. E mentre il secondo gruppo rilevava una galleria saltuariamente piena d'acqua vicino alla strettoia aperta l'anno prima Rok è emerso da un sifone a pochi passi da loro, dopo essersi immerso da oltre la strettoia. Nel frattempo Gino e Vicky sono entrati in grotta ed hanno concluso l'arrampicata per vedere che il “camino” chiudeva. I primi due gruppi sono tornati verso l'uscita e Louis, Luca, Piero, Riki e Rok sono andati a vedere il punto del fossile W dov'era stato aperto il passaggio il primo giorno. Rok ha provato a passare il laghetto, essendo ancora con la muta, oltre cui solo Marjan aveva guardato ed ha visto una finestrella sfuggita a Marjan. Nel frattempo, una probabile frattura data dal lavoro di apertura aveva abbassato il livello dell'acqua. Dopo la finestrella uno scivolo e fine. Tornato indietro, è entrato anche Piero che dopo lo scivolo ha visto anche una bassa strettoia oltre la quale ha trovato un altro punto da forzare ma dove è chiaramente percepibile la corrente d'aria che sembrava essere scomparsa.

Lunedì 23 agosto

Il primo gruppo per Zeze è partito alle 1130, Luca accompagnato da Ines e Miha per il rilievo geologico; il secondo, Gino e Vicky ha raggiunto il meandro conclusivo andando quindi avanti d'un centinaio di metri oltre dov'era arrivata l'ultima punta. Piero e Riki (il terzo gruppo) hanno rilevato quel che c'è oltre il laghetto del fossile W, quindi hanno aperto -in un'insolita roccia rosea- la strettoia dove Piero si era fermato il giorno prima. Oltre vi hanno trovato guano di pipistrelli ed un bivio: a sud un pozzacchiotto da scendere, a nord una specie di meandro che in un primo momento sembrava finire dopo una decina di metri, ma poi Piero ha trovato un passaggio che lo ha portato ad esplorare una sessantina di metri di un meandro camminabile. Secondo e terzo gruppo sono usciti col buio, alle 21, mentre Luca, Ines e Miha sono giunti al Campo appena alle 23, dopo esser riusciti a rilevare i dati fino al meandro finale.

Martedì 24 agosto

Nel mattino Boris e Marien hanno lasciato il Campo Base e verso mezzogiorno è tornato il gruppo Boshit. In Zeze sono entrati tre gruppi: il primo diretto al meandro finale della grotta, con Rok in testa; il secondo, Piero e Riki, in punta nella condotta trovata il giorno precedente da Piero, arrivando tristemente solo dieci metri oltre il punto raggiunto e trovando, in una galleria in salita, una frana di grossi massi. Terzo, Luca in solitaria per finire il rilievo geologico con il fossile W, breve e vicino all'ingresso. Piero e Riki hanno fissato alcuni cordini per agevolare i passaggi peggiori oltre il laghetto; resta da vedere soltanto il pozzo a sud che, considerata la presenza di guano in quel punto -irraggiungibile dai pipistrelli per dove siamo passati noi prima che aprissimo il passaggio-, potrebbe condurre a una probabile uscita nell'altro versante del monte. Ancora migliori le speranze date dal primo gruppo: Rok è penetrato ancor di più nella montagna spingendosi ancora avanti nel meandro terminale e superandolo, arrivando cioè in un un punto dove si apre una galleria. Arrivato davanti a un saltino è tornato indietro.

Armo in explo nella nuove cavità dei Faentini (Foto M. Miharcic)

 Mercoledì 25 agosto

 Nel primo mattino è partito il gruppo per la ricognizione in quota (Ines, Louis, Luca, Miha, Riki e Rok) mentre Adriano e Arian sono andati da Poli per avere alcuni muli in giornata. Tornati al Campo con i muli, è partito un nuovo gruppo (Adriano, Ivo, Marjan, Matiaž e Mitja) verso Curraj Eperm, per recuperare con i muli di Poli borse e sacchi lasciati lì. A mezzogiorno erano già di ritorno al Campo Base. Nel pomeriggio Piero è tornato in Zeze, accompagnato da Arjan fino all'ingresso, per recuperare tutto il materiale lasciato fino al bivio con il fossile W. In serata, dopo le 22, il gruppo d'alta quota è tornato al Campo Base, riportando buoni risultati con il rinvenimento di numerose cavità con movimento d'aria. Sfortunatamente è stata dimenticata in alta quota la telecamera.

Giovedì 26 agosto

Louis e Rok sono tornati in quota, all'esterno di un buco dov'era rimasta la telecamera. Luca è quindi andato in shpella Zeze, da solo, per concludere il prelievo dei dati. I primi arrivati si sono preparati per il ritorno e così, verso le 1330, hanno caricato i loro bagagli sui sei muli ed hanno salutato. Louis, Luca e Rok sono tornati al Campo Base. Dopo la lunga camminata -durante cui Ivo è stato male- gli altri hanno raggiunto Lekbibaj e, dopo un bagno nel fiume, sono tornati all'imbarco del traghetto per cena.

Venerdì 27 agosto

Mentre il primo gruppo si imbarcava sul traghetto del lago di Fierze il secondo ha fatto pulizia del Campo, ha smontato le tende ed ha riportato nella casa vicina la mobilia presa in prestito. Sono state date alcune attrezzature logistiche a Poli, per l'anno prossimo. Anche il secondo gruppo ha affrontato la camminata fino a Lekbibaj dove la famiglia di Vilson ha offerto la cena ed è stata la volta di Riki di stare male lungo il sentiero. Il primo gruppo intanto ha pranzato sotto la diga dello sbarco per poi tornare al viaggio verso casa. Presso il confine tra Montenegro e Croazia, che dalle 2020 ha richiesto grande pazienza si è manifestata una sorta di influenza generale tra i quattro dell'auto italiana.

Sabato 28 agosto

 L'auto è riuscita a passare il confine appena all'una e mezza del mattino per poi mettersi in viaggio fino a Trieste, raggiunta a mezzogiorno. Gli altri, nel frattempo, sono scesi dal traghetto ed hanno bucato una ruota. Risolto il problema Arjan è stato riportato a Scutari ed è iniziato il ritorno anche degli ultimi. Il gruppo degli sloveni si è fermato in Montenegro per effettuare delle immersioni, il gruppo CGEB è andato dritto verso casa, collezionando tra confini e caselli autostradali un totale di oltre otto ore di coda.

 Domenica 29 agosto

 Dopo nemmeno 24 ore dal primo, anche il secondo gruppo arriva a Trieste, alle 11 del mattino.  

                                                                                                            Piero Gherbaz

IL RITROVAMENTO DELLA GROTTA PERR BOSHIT

Ambienti alpini sopra Curraj-Eperm (Foto (M. Miharcic)

Bella la vita al campo base!!! Il mormorio della sorgente, l’agevole camminata per raggiungere la grotta Zeze, le meritate cene dopo l’esplorazione, le serate accanto al fuoco….Ma e’ora di partire. Se non voglio sentire ancora una volta il sarcasmo di Elio (capo spedizione delle prime due e di altre diverse esplorazioni in Albania), devo assolutamente trovare la  mitica grotta del Boshit.

Nella spedizione 2009 due gruppi distinti avevano invano cercato di ritrovare la grotta sulla scorta dei ricordi dei primi scopritori, e in  mancanza dei rilievi e della relazione tornando stravolti e delusi a causa della folta vegetazione che ha reso impraticabili lunghi tratti di sentiero.

In seguito, nei contatti avuti con il gruppo di Faenza, l’amico Ivano ci aveva riferito di una grotta che sembrava corrispondere alla nostra e si era detto disponibile a presentarci la guida che li aveva a loro accompagnati.

Il 19 agosto, accompagnato da  Ivo, Marjan e Matjas del gruppo sloveno (Mitja  è rimasto al campo)  parto per Curraj i Eperm, paese ubicato nella valle adiacente e parallela alla nostra.

Il percorso, reso al solito disagevole dalla folta vegetazione, ci richiede circa 4 ore.

Siamo senza interprete e solo dopo molti sforzi riusciamo a farci accompagnare alla casa nella quale soggiornano i faentini, al momento assenti per una escursione. Rimango ad aspettarli mentre gli sloveni ripartono per andare a prendere al campo l’equipaggiamento necessario.

La sera apprezzo con piacere una buona cucina emiliana e mi accordo per visitare due grotte.

La prima, Spella Lumit (grotta del fiume), ubicata a poca distanza dal fiume, si rivela una imponente caverna con un maestoso portale, ma di sviluppo modesto.

Sempre con il prezioso ausilio di una guida locale, passiamo prima lungo l’acquedotto che rifornisce il paese, quindi risaliamo la parete della valle per tracce di sentiero ormai quasi cancellate dalla vegetazione e finalmente sfruttiamo una caratteristica cengia rocciosa che ci porta  ad un  ripido avvallamento. La grotta ha uno stretto ingresso, scavato dai primo scopritori e soffia che è una meraviglia.

Con una piccola arrampicata troviamo una nuova galleria interrotta da un pozzo stimato in ca. 50 metri, che non riusciamo a scendere per mancanza di materiali.

Il giorno seguente salutiamo gli amici e, sempre accompagnati dalla guida (Martini), seguiamo per lungo tratto la strada che risale la valle e costeggia il fiume poi, sempre per tracce in boschi e ripidi prati, risaliamo un canalone sino a raggiungere la grotta Boshit (6/7 ore).

Risaliamo il canalone sino a raggiungere i pascoli sovrastanti e allestiamo il bivacco, mentre la guida in scarpe di cuoio (sic) ci saluta e ritorna da solo al villaggio.

L’indomani prima puntiamo ad una forcella sovrastante ( Zhabores alt. 2200mt ca.) dalla quale si domina il paese di Dragami. Si tratta di una tipica zona carsica, ma non troviamo cavità in quanto tutto appare “macinato” e fratturato; al ritorno scendiamo nuovamente il canalone ed entriamo con pochissimo materiale nella  rotta Boshit per finalmente confermare l’agognato ritrovamento…. Al prossimo anno una visita più approfondita.

La mattina seguente ritorniamo stanchi ma soddisfatti al campo utilizzando la strada dei Turchi. Ci rimane solo una puntata dai faentini per recuperare delle attrezzature e prepararci per l’ormai imminente ritorno alla civiltà.

                                                                                                  Adriano Balzarelli

ALBANIA SOTTERRANEA

Prepareativi all'immersione nel II sifone (Foto Kinkon-Stadt)

L’ultimo autunno, dimostratosi davvero ideale per le avventure sul campo, dal profondo della pigrizia estiva e dell’inattività speleologica sono stato piacevolmente risvegliato da Rok Stopar, che mi ha invitato a partecipare ad una spedizione organizzata assieme ai colleghi italiani. Il fulcro dell’evento avrebbe dovuto svolgersi sull’altipiano carsico di Hekurave in Albania, a ridosso del confine con il Montenegro.

Una parola tira l’altra ed ecco che, in poco tempo, eravamo tutti d’accordo sul fatto che la grotta di Shpella Zeze, da noi chiamata anche la Grotta Nera, andava indagata seriamente partendo dal punto in cui si era conclusa la precedente esplorazione. Il motivo principale che mi ha spinto a prendere parte alla spedizione di tipo speleologico-geologico-subacqueo, con qualche lieve risvolto turistico, era la presenza dell’acqua nella grotta, considerata un vero e proprio ostacolo dagli speleologi che non praticano le immersioni subacquee.

A causa dei tempi stretti e dei tanti impegni dei membri del gruppo abbiamo deciso di formare due squadre. Una, partita prima, aveva il compito di organizzare il campo, predisporre tutto il necessario con la popolazione locale e organizzare il trasporto dell’attrezzatura, mentre l’altra, arrivata qualche giorno più tardi, doveva occuparsi del trasporto di ulteriori attrezzature e dei generi alimentari.

Essendo subacqueo, oltre al solito equipaggiamento, ho dovuto sobbarcarmi anche un ampio quantitativo di mezzi per l’immersione. Visto che le immersioni nel sifone terminale rappresentavano uno dei principali obiettivi della spedizione non mi sono potuto permettere alcun tipo di errore nei preparativi che, in qualche modo, avrebbe potuto mettere a rischio questo importante aspetto. Al contempo, dovevo tenere anche conto del peso complessivo, visto che la via per raggiungere la grotta è lunga e impegnativa.

Verso l’Albania sono partito con Čevap, collega del club di Kranj, e strada facendo a Spalato si sono aggregati a noi anche Ines e Miha, che trascorrevano le loro vacanze sull’isola di Lissa e che hanno deciso di inserirsi anche in questa esperienza. Abbiamo proseguito insieme verso il confine albanese e costeggiando il lago di Scutari siamo giunti al villaggio Lekbibaj dove abbiamo lasciato le macchine, scelta questa dimostratasi più tardi scellerata, per proseguire a piedi verso la grotta e il campo.

Vista la distanza da percorrere e la difficoltà del terreno si è deciso di utilizzare i piccoli ma resistenti muli, condotti lungo le sconnesse mulattiere in pietra senza un apparente sforzo dagli abili mulattieri che peraltro chiedevano compensi piuttosto esosi. La vita in questo ambiente fortifica le persone come si può evincere dalla corporatura della gente locale che vive nei piccoli villaggi di montagna. Asciutti, senza un grammo di grasso, riescono a superare con facilità i percorsi ripidi, correndo da una montagna all’altra come se la forza di gravità non avesse ancora raggiunto questi luoghi.

Dopo il cammino durato alcune ore, stanchi e affamati, abbiamo raggiunto il centro di una ristretta valle ai piedi di poderose montagne, ove finalmente abbiamo raggiunto il modesto, ma ben organizzato campo base. La vista era particolarmente piacevole in quanto il sole pomeridiano illuminava ed esaltava i variopinti colori delle tende e delle diverse attrezzature, tanto da evocare l’immagine di un’oasi con una sorgente cristallina e fredda. L’acqua che abbiamo trovato, infatti, sembrava sgorgare da un ghiacciaio arrivato a spegnere la nostra sete e refrigerare i nostri piedi bollenti. Proprio quest’acqua segnava il percorso che abbiamo poi seguito nella grotta a circa duecento metri sopra la sorgente.

La notte è passata in un baleno e la mattina presto, bevendo il caffè, facevamo i piani per la giornata. Ovviamente, per prima cosa abbiamo deciso di affrontare la sfida maggiore rappresentata dal sifone…

Dopo aver preparato il necessario abbiamo abbandonato in fila indiana il campo per raggiungere la grotta distante una ventina di minuti a piedi. Il sole, con ogni momento che passava, scottava sempre di più, ma raggiunto l’ingresso maestoso abbiamo percepito con sollievo l’aria fresca che si espandeva dalla cavità. Dopo pochi minuti eravamo pronti ad iniziare l’esplorazione. Dall’entrata già si capisce immediatamente che dietro ad essa si cela una grande grotta. La galleria, dopo il tratto iniziale largo circa cinque e alto qualche decina di metri, presenta forme diverse con un’ampia varietà di rocce. Qualche ora più tardi, trasportando l’equipaggiamento pesante, ci siamo finalmente trovati davanti al sifone. Alla vista dell’acqua cristallina del lago e il fondo scuro, che celavano tante promesse, mi sono velocemente infilato nella muta, ho fissato l’attrezzatura e con l’aiuto di altri speleologi ho preparato il tutto per l’immersione. Sulla roccia sopra il sifone ho fissato la sagola di sicurezza, ho ricontrollato l’attrezzatura e sono sparito sotto la superficie. La prima vista del sifone era davvero indimenticabile tanto da non sentire il freddo che si insinuava nelle ossa. Infatti, chi si farebbe ostacolare dalla temperatura di soli 4 gradi se davanti si apre un sifone immerso in una delle acque più pulite che io abbia mai visto nella mia carriera di subacqueo.

Immergendomi ho seguito la frattura ben visibile. La galleria dopo circa 20 metri svolta ad angolo retto a destra e dopo alcune decine di metri e due salti in roccia mi sono trovato in una saletta, alla profondità di 24 metri. Una veloce esplorazione e ho proseguito la nuotata lungo la galleria. E poi…. una profonda delusione.

D’un tratto mi sono trovato davanti un crollo di rocce attraverso il quale si riusciva ad intravedere il prosieguo della galleria, ma il passaggio, purtroppo, era troppo stretto. In questo punto la galleria inizia a salire lievemente e sul lato opposto si vede l’ostruzione di grandi massi rocciosi. Deluso ho dovuto girarmi e ritornare. Non mi è rimasto altro da fare che esplorare tutte le spaccature e verificare le possibili continuazioni, purtroppo assenti.

La lunghezza complessiva misurata del sifone raggiunge i 70 metri con la massima profondità di 24 metri. La larghezza della galleria esplorata lungo la sua intera estensione varia tra i 4 e i 6 metri, il che si può dire anche per la sua altezza. Dopo il mio ritorno si è voluto immergere anche Rok, affascinato anch’egli dall’acqua pulita e dalla bellezza del sifone, ma deluso dalla scoperta. Una volta terminate le immersioni ci siamo avviati verso l’uscita.

Visto il sufficiente residuo di aria nelle bombole abbiamo deciso di fermarci e di esplorare anche il secondo sifone. Questa volta per primo si è immerso Rok. Qui la profondità è minore, la visibilità leggermente inferiore, ma ciononostante ancora ottima. Rok ha potuto costatare subito che la galleria svolta in direzione in cui si trova il terzo sifone e ha individuato anche una sacca d’aria. Ho voluto dare un’occhiata anch’io e ho indagato una galleria laterale che dopo pochi metri si è ristretta ed era molto fangosa. Nel secondo tratto del sifone, dopo una trentina di metri, sono riuscito a riemergere in una saletta che sotto la volta ritengo si ricolleghi alle gallerie già note alle quote superiori. Terminate le immersioni in quest’ultimo sifone, che rappresentava l’ultimo potenziale per i subacquei, abbiamo concluso le esplorazioni della giornata e siamo rientrati al campo stanchi e con sentimenti misti. Chiacchierando piacevolmente, mentre mangiavamo, abbiamo rivissuto gli eventi di quel giorno. Dopo poco, sopraffatti dalla stanchezza ci siamo infilati nei sacchi a pelo addormentandoci all’istante.

Le giornate successive erano dedicate principalmente all’esplorazione dei tratti asciutti e alla scoperta di nuove ramificazioni nelle porzioni terminali della grotta. I migliori risultati li hanno avuti Rok Stopar e Robert Grilc “Cevap” che, attraverso passaggi molto stretti, hanno esplorato circa 300 metri di gallerie scoprendo un ulteriore sviluppo della grotta. La squadra italiana nel secondo tratto della cavità ha esplorato circa 500 metri nuovi ed realizzato la rispettiva topografia. In seguito agli ultimi calcoli risulta che la grotta raggiunge in sviluppo oltre 3 km.

In base a quanto visto e alle esplorazioni effettuate, assieme a tutti i partecipanti alla spedizione si è deciso di ritornare e di continuare ad indagare insieme altri sotterranei che si celano nella grotta di Shpella Zeze e sotto l’altipiano di Hekurave.

L’ultimo giorno della nostra permanenza ci siamo dedicati alla pulizia del campo base e ai preparativi per il trasporto dell’attrezzature a valle.

Raggiunte la automobili ci aspettava una sorpresa poco piacevole, in quanto abbiamo constatato che le persone pagate per controllare le nostre macchine avevano evidentemente frainteso il loro ruolo. Al posto di custodire le vetture, ci avevano rubato alcune attrezzature e le derrate alimentari lasciate in auto, oltre ad avere utilizzato queste ultime per scorrazzare in lungo e in largo. Lo stile di guida piuttosto spericolato ha arrecato parecchi danni alle vetture, ma i guardiani assunti al villaggio non ne sapevano nulla. Non ci è rimasto null’altro che accettare la situazione e tornare abbacchiati a casa.

L’Albania è un paese meraviglioso che può vantare probabilmente uno degli ultimi angoli di natura intatta in Europa. Il problema nasce in certe persone che identificano gli stranieri come fonte di guadagno ed escogitano come approfittarne alla meglio in un breve lasso di tempo, invece di pensare allo sviluppo a lungo termine del loro territorio. Ma con il comportamento riservato a noi ben difficilmente potranno raggiungere tale obiettivo.

Rimango dell’opinione che nelle future spedizioni le esperienze, sia quelle positive, che quelle negative, possano tornarci utili. Dunque, con le nostre esplorazioni e l’impegno possiamo aiutare quella parte della popolazione locale pronta ad accoglierci e, forse, unirsi a noi per condividere la gioia nello scoprire le meraviglie del mondo sotterraneo in Albania.

                                                                                                     Matej Mihailovski

 Traduzione a cura di Jan Vanek

Ingresso del I sifone (Foto Kinkon-Staut)