home > l'attività > Carso > 2008 > Sistema di Cattinara (Impossible Cave), termine apparente di un ramo

Sistema di Cattinara (Impossible Cave), termine apparente di un ramo

 

Ora che il sipario si è chiuso, le luci si sono spente, finita la musica, via le groupies e i procuratori, la grotta di Cattinara respira di nuovo aria pulita, sempre che la porta stagna blindata posta all'accesso in autostrada faccia il suo dovere. Oggi passando veloci attraverso la galleria nel cui tutto è nato, infilandosi sotto il Carso nella pur magnifica cornice industriale che è stata eretta, chi li dentro ha vissuto ore e momenti esaltanti butta un occhio veloce sull'ingresso che passa via rapido, innocuo, quasi un vano tecnico qualsiasi con bottoni ed allarmi. E pensa al tempo passato – come sempre sembra ieri – ed invece era il 2004, 5 anni fa, situazioni diverse, sogni diversi, noi sempre qui, forse abbiamo ingannato il tempo a vanvera o magari siamo gli ultimi mohicani che non si accorgono che le cose cambiano: ostici conservatori, teste de grota.

Dunque sotto in autostrada tutto chiuso, con tanto di festa nazional-popolare due giorni prima dell'apertura al traffico organizzata dal comune di Trieste con le solite jote, gnocchi, vin brulè e ressa a gomitate per un piatto di “capuzi garbi” a gratis: della cavità tanto usata per sparare cazzate populiste sulla sua turisticizzazione e dimensioni, il personaggio pubblico illuminato non se ne ricorderà ben più, visto che ora la grotta non serve nemmeno come mezzo veicolare per farsi fotografare sul piccolo giornale.

Ci siamo noi, C.G.E.B. che ricordiamo, con mani dure come pietre (istituto Filipas) e volontà di ferro (accademia Zanini) che abbiamo fortissimamente voluto e trovato un ingresso alto per continuare ad entrare nella grotta, tanto più che ora finalmente è una come le altre, come piace a noi, con cui possiamo parlare in serenità o urlare contro le più perfide e ricercate bestemmie, ma solo tra pochi intimi, chè tanto capisce e perdona.

Tra le varie cose da fare – tante ancora attuali – ci rechiamo leggiadri al Ramo del Pupo de Parigi, già descritto in Progressione 52, c'è da recuperare il materiale d'armo, rivedere qualcosina del rilievo topografico...ben bon, ci sarebbe anche da controllare una prosecuzione, di sicuro ricade nel P.50

Con il presidente Torelli pesco la carta sbagliata, andiamo a rivedere alcune zone basse del rilievo e successivo disarmo del traverso demenziale li presente, denso di tutte le caratteristiche per riempire la grotta di divinità bestiali: scivoloso, esposto, armato da cani e totalmente inutile come linea di progressione. Gino a vedere con uno spezzone di corda la prosecuzione posta indietro. La zona in cui mi trovo è vasta, c'è da credere che forse non tutto è stato controllato con minuzia ma tant'è, guardiamo qualcosa, qualche appunto di rilievo e verso fuori disarmando: il traverso sarà preso a coltellate per vendetta. Gino dice che ha sceso un pozzo di 20mt. e continua su pozzo, niente, salta il disarmo completo e la promessa è di ritornare quanto prima.

Dentro subito il weekend dopo, trapano ed attacchi, corda e “muso duro e bareta fracada”. Non saprei neanche come dare tono e forza a questa esplorazione, per voi che state leggendo; quasi banale, un pozzo dietro l'altro, con una piccola disostruzione nel mezzo – per non smentirci – qualche meteorite in caduta per restare svegli e l'arrivo in una bella grande sala con fango duro al suolo, un rivoletto d'acqua che se ne va per conto suo, senza confidarci dove. Fine, neanche questa volta gallerie o sviluppi kilometrici, ma si sapeva già: a Cattinara raggiunta la quota di 150 s.l.m. gli riempimenti si riprendono lo spazio sino lì concesso e fine della festa. Spero ovviamente di venir smentito in questa mia ultima affermazione, prima o poi. Eravamo contenti in ogni caso, esplorazione veloce e pulita, rilievo immediato e recupero a seguito, e punto più basso mai raggiunto, chiamarlo record di profondità a Cattinara mi sembra da cretinetti, eravamo in ogni caso a -280mt. Decidemmo appunto il recupero, ma solo perchè eravamo li, dove altre prosecuzioni ci attendevano e dove avremmo dovuto piazzare altri materiali in varie zone, o forse perchè eravamo satolli della zona del Pupo di Parigi, che comunque era stata generosa: certo, tutte le vie erano state seguite, le strade a vista ed evidenti percorse, attrezzati traversi e risalite, ma la zona profonda di gallerie freatiche percorsa solo una, due volte poteva anche essere rivista. Ecco, why not, se qualcuno oggi vuole sa che lì qualche bella emozione può ancora essere vissuta. Non saremo sempre noi della CGEB a dover assaporare l'esplorazione, ci sarà ancora qualcuno dei gruppi triestini, quelli invasi dal fuoco sacro esplorativo iniziale, che prenderanno in mano un trapano?

Dai dai, amici, su! Noi forniamo il know-how, mica poco....:-)

 

Riccardo Corazzi