home > l'attività > Carso > 2008 > L’enigma dell’Abisso dei Cristalli

L’enigma dell’Abisso dei Cristalli

Dopo molte spedizioni dedicate alla ricerca del punto in cui l’aria entra nell’Abisso dei Cristalli, il 16 aprile 2006 una prova di ventilazione forzata ha finalmente consentito un piccolo passo in avanti verso la soluzione dell’enigma.

La grotta, numero di catasto 3960 VG, fu scoperta nel 1953 dal gruppo speleologico GTE, che ampliò una fessura soffiante di 10 per 40 centimetri, fino a consentire l’accesso ai pozzi sottostanti. Profonda 205 metri, raggiunge la quota di 7 metri sul livello del mare. In occasione di forti piene del Timavo, l’acqua ne invade il fondo, innalzandosi per alcuni metri. Essenzialmente verticale, ha uno sviluppo complessivo di oltre 200 metri, dovuto soprattutto a rami laterali che confluiscono nel grande pozzo finale di 140 metri. Sarebbe una grotta come tante altre nel Carso Triestino, se non fosse per una sua particolarità: dall’ingresso, di un metro per un metro, esce, tutto l’anno, una corrente d’aria molto forte in inverno, più debole in estate.

La spiegazione di un tale fenomeno, forse unico nel nostro Carso, non è affatto semplice. Infatti, le arie che percorrono le grotte sono essenzialmente dovute a tre distinti fenomeni fisici: gli sbalzi di pressione atmosferica, l’innalzamento o l’abbassamento delle acque di fondo e i giri d’aria. Tutti e tre i fenomeni hanno però la caratteristica dell’alternanza del verso.

La pressione atmosferica, se prima sale, poi scende o viceversa, per cui l’aria entra durante l’aumento della pressione esterna, poi esce al calare della stessa. Lo stesso succede con l’innalzarsi delle acque sotterranee: con la piena montante l’aria compressa esce, con la morbida entra risucchiata. Anche il terzo fenomeno, quello del giro d’aria è alternante, dovuto al variare della temperatura esterna, segue il ciclo delle stagioni e, talvolta, quello del giorno e della notte. Con l’esterno freddo, l’aria più calda delle grotte tende a salire fino ad uscire dall’ingresso più alto. Con il caldo, l’aria nelle grotte è più fredda e, quindi pesante, scende dall’ingresso alto a quello basso. Come spiegare quindi il fenomeno dell’aria sempre in uscita dall’Abisso dei Cristalli? Certamente non con l’aria barica o con quella di piena che danno sempre un saldo zero tra l’aria uscita e quella entrata alla fine del fenomeno. Quindi con un effetto stufa o con un nuovo tipo d’aria? Forse con l’aria trasportata nelle acque di fondo e poi rilasciata proprio ai Cristalli? Ma il Timavo non sembra scorrere molto vicino al fondo dell’Abisso. Quando questo si allaga, l’acqua entra e defluisce molto lentamente. Inoltre siamo in un punto non molto lontano dalla foce del fiume, a chilometri da San Canziano, dove si inabissa, e l’acqua ha tutto il tempo per liberarsi dell’aria disciolta ben prima dell’Abisso dei Cristalli, defluendo placidamente nel tratto finale del suo corso, a pendenza minima. Rimane quindi il giro d’aria, l’effetto stufa, di cui il sole è la sola fonte di energia.

I dati da cui partono queste riflessioni sono stati raccolti dal professor Silvio Polli, che per primo ha osservato con sistematicità il fenomeno della mancata inversione estiva del flusso dell’aria e da Giuliano Zanini, che ha confermato quanto visto da Polli, però con una interessante eccezione: nel corso di una forte piena del Timavo, quando sia l’Abisso di Trebiciano che la Lazzaro Jerco soffiavano violentemente, l’aria dei Cristalli e quella della 12 VG (sempre in entrata tutto l’anno), si è fermata per ben tre giorni. E proprio questo fatto ha acuito l’interesse di Giuliano per il fenomeno.

Se pochi metri di innalzamento delle acque di fondo riescono ad interrompere il flusso dell’aria, significa che il collegamento tra la cavità fornitrice e l’abisso è molto profondo. L’Abisso dei Cristalli si apre tra una grande dolina, profonda una ventina di metri e con un diametro di cento, e la grotta dell’Alce: grande complesso di caverne, gallerie e pozzi, di cui due di accesso (uno molto ampio, circa tre metri per tre), che si aprono ad una quota inferiore di alcuni metri a quella dell’ingresso dei Cristalli.

Giuliano ha provato ad affumicare la grotta dell’Alce, ma la nube artificiale non ha mostrato disturbi nella stratificazione. L’esperimento è stato fatto nell’ingresso basso in estate. Purtroppo si scoprirà in seguito, che con il caldo, è l’ingresso alto ad alimentare l’abisso.

Con i suoi 8 gradi alla base del pozzo d’ingresso, rilevati in estate, sembra proprio una classica trappola di freddo.

E così si è giunti alle prove di ventilazione forzata: mentre Gianni Cergol, Umberto Micolich, Laura Bartolini, Fabio Feresin e Paolo Toffanin si calavano nei Cristalli per rintracciare il percorso del vento, Giuliano Zanini si dedicava ai ventilatori, io, per scrupolo tenevo d’occhio gli ingressi dell’Alce.

Risultati:

una parte dell’aria forzata scende il "Ramo dei tre amigos" fino a sbucare a meno 140 nel grande pozzo dei Cristalli. Non c’è, però, aria naturale, in quanto il flusso si interrompe del tutto quando si spengono i ventilatori; con i ventilatori accesi l’ampio ingresso dell’Alce aspira aria su tutta la sezione.

 

Quindi l’Abisso dei Cristalli e la grotta dell’Alce sono in comunicazione, quasi sicuramente, tramite il "ramo dei tre amigos", ad una quota relativamente superficiale rispetto al fondo: questo giustifica, però, solamente una parte dell’aria che esce dall’Abisso dei Cristalli, quella tipica degli ingressi alti dei sistemi carsici, in uscita d’inverno.

Rimane da spiegare la mancata inversione estiva e l’interruzione osservata in occasione di un innalzamento delle acque di base. Il fatto poi, che in aprile, solo l’aria forzata passava per il "Ramo dei tre amigos", significa che un’altra sorgente d’aria alimenta la grotta, probabilmente a quote più profonde.

Faccio un’ipotesi: la gigantesca grotta dell’Alce, oltre a fare da serbatoio d’aria fredda, perde calore dall’ampio pozzo d’ingresso, per irraggiamento, rimanendo così sempre più fredda dell’Abisso dei Cristalli, che viene alimentato attraverso profonde fratture.

Una successiva ricerca all’Alce, effettuata applicando i ventilatori ai Cristalli, ha permesso, senza alcun dubbio, di rintracciare il punto di ingresso dell’aria sul fondo del pozzo più ampio della cavità.

 

Elio Padovan – Giuliano Zanini