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IL RAMO A VALLE DELLA GROTTA MARTINA

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 53 " anno 2006

 

Cronistoria esplorativa

Dicembre 2002: Giuliano , il mitico scopritore di “Oniria” e della presente Grotta Martina Cucchi, m’invita a rilevare il cosidetto “Ramo a valle”, esplorato sommariamente nei mesi precedenti. Intuisco subito la nascita di uno spiraglio su un mondo nuovo, tutto da scoprire “a colpi” di cordella metrica e bussola e nello stesso tempo l’inizio di un lunghissimo lavoro a tavolino per rappresentare una parte di grotta tutt’altro che facile da disegnare. Tutto questo come risultato collaterale del successo avuto con l’esplorazione del ramo principale, frutto in ogni caso dell’intuito di Giuliano nell’aver individuato nel lontano 1987 l’ingresso del complesso e dall’altro del paziente lavoro intrapreso dal gruppo di scavo che operò intensamente per ben tre mesi consecutivi nell’autunno 2000 per rendere accessibile il “Cunicolo dell’aria”.

Fin dalle prime uscite compresi che il lavoro era ben arduo, essenzialmente per due motivi: la presenza di piani sovrapposti e l’immane quantità di fango che caratterizza i “piani bassi”, i quali rispettivamente portavano lo svantaggio di dover fare a tavolino piante sovrapposte o sovrapponibili e sul posto di avere strumenti illeggibili e quadernetti che spesso si tingevano di marrone. Invece di procedere spedito nel ramo principale o in quello presunto tale, mi posi l’obiettivo di indagare minuziosamente in tutti i rami laterali confrontando le mie esperienze con quelle dei primi esploratori che mi avevano da poco preceduto. Passato l’entusiasmo iniziale e anche per la solita difficoltà a trovare qualche compagno disponibile a guizzare nel fango, iniziai a diminuire l’intensità delle uscite, ma tornando costantemente, sebbene a intervalli più lunghi, a proseguire il lavoro. Perdipiù mi aspettava il tratto denominato “Il labirinto”, costituito da un insieme di cunicoli sovrapposti in cui spesso la giusta strada è difficile da individuare e in cui il fango abbonda senza tregua nelle parti più profonde, un ambiente insomma che avrebbe potuto far desistere anche i rilevatori più volenterosi. Giunti ad aprile 2003 , mi attendeva però una sorpresa: un’ennesimo cunicoletto ascendente che porta a un livello superiore permetteva di accedere ad una discreta galleria, la quale, sia per la mancanza di qualsiasi traccia, sia per i racconti di Giuliano, risultava essere sicuramente non esplorata in precedenza. L’umore ritornò ad essere alto e due volte successive, dopo aver finito gli ennesimi rami laterali che anche qui non mancavano, superato un tratto costituito da un alto meandro, mi aspettava un’esperienza davvero indimenticabile: poter percorrere un tratto di grotta veramente bello ed illuminare la prima volta delle concrezioni molto suggestive, tra le quali spicca per l’eccezionalità della forma e del candore una piccola stalagmite di color bianco alabastro dalla suggestiva forma di un angelo avente sul suo lato sinistro una spada eretta. “L’angelo con la spada” non è però l’unica sorpresa di questo tratto eccezionale. C’è “La mezza luna”, ovvero un cunicolo in calcite dalla sezione tipica a mezza luna, “La rossa” una piccola stalagmite di un color rosso intenso, “Le palle” dei globi di cristalli di calcite di 5 – 10 centimetri di diametro e poi una miriade di candidi spaghetti bianchi lunghi talvolta più di un metro. Le nuove sorprese inducono a ricevere un aiuto anche da Giuliano e compagni, con i quali viene raggiunto, dopo un traverso e un piccolo lavoro di scavo, il “Meandro dei laghetti sospesi”, anch’esso concrezionatissimo e con il quale purtroppo ha fine il ramo principale. Sulla via del ritorno scopro il “Cunicolo nero”, un’interessante cunicolo, anch’esso tutto concrezionato, ma con delle venature nerastre che talvolta contrastano col colore bianco della calcite. Nell’alto meandro che porta a questa parte viene ancora scoperto un piano superiore dal quale un cunicolo porta al “Ramo dei tre pozzetti”. L’esplorazione di questa diramazione, resa difficoltosa, oltre che dalla presenza di tre pozzi, da un traverso, da un’impegnativa strettoia e da un quarto pozzo, è risultata invero non molto piacevole, anche per la solita presenza di molto fango, ed ha ritardato la conclusione delle esplorazioni. Si disarma appena a dicembre 2006, raggiungendo uno sviluppo complessivo del Ramo a valle, comprendendo tutti i vari piani sovrapposti e gli innumerevoli rametti laterali, di ben m 1230 che sommati ai 761 metri del ramo principale, portano lo sviluppo complessivo a m 1991. Resta da rilevare ancora qualche cosetta nel ramo principale, tanto per superare i 2 km, comunque si può affermare che la grotta Martina è per lo sviluppo la terza grotta più importante della Val Rosandra, dopo la Grotta Gualtiero (m 3100) e la Fessura del Vento (m 2626).

Il percorso principale

Si lascia il ramo principale della Grotta Martina in un tratto discendente, attualmente attrezzato con “clanfe” e cavi, posto una quindicina di metri dopo la saletta in cui si sbocca alla fine del cunicolo iniziale e “si torna indietro” raggiungendo la sommità di un pozzetto. Si ha la sensazione, anziché penetrare nel cuore della montagna, di ritornare verso l’esterno della Val Rosandra. Per questo fatto è nato il nome di “Ramo a valle”, invero non molto appropriato perchè se si pensa ad una galleria fluviale che abbia formato la cavità in realtà parliamo del ramo dal quale l’acqua proveniva, restando il ramo principale quello in cui l’acqua veniva assorbita. Sceso il saltino (attualmente attrezzato con una corda annodata), si percorre un’alta galleria e tralasciando sulla sinistra un’apertura detta “L’oblò” e poi, dopo due marcate curve, sulla destra un cunicolo discendente e nuovamente sulla sinistra una risalta, si perviene, dopo uno sviluppo complessivo di m 40, in una sala oltre la quale per poter proseguire occorrerebbe infilarsi nella “Buca da lettere”, una strettoia larga circa cm 30. Arrampicando un po’ sulla sinistra e superando un passaggio che è stato allargato, ci si trova nella bassa galleria oltre la buca da lettere. Da una cavernetta fangosa la strada si fa incerta. Si presentano due cunicoli sovrapposti che poi si riuniscono. Inizia da qui un tratto battezzato “Il labirinto”, costituito da una successione di strettoie formatesi tra grossi blocchi in cui non sempre il percorso principale è evidente. Diciamo che in genere conviene stare alti, ma non troppo. Dopo una ventina di metri, superato un pozzetto che richiede di effettuare un piccolo traverso in pressione, si giunge in una sala fangosa dal suolo inclinato trasversalmente. In essa bisogna tenersi alti ed effettuare un altro piccolo traverso per imboccare un cunicolo ascendente che con due tratti obliqui sbocca in una galleria superiore abbastanza concrezionata. Si prosegue in essa in lieve discesa finchè sprofonda in un ampio corridoio-meandro, nel quale si scende in arrampicata tenendosi per un grosso masso che lievemente si muove. Oltrepassato un mini-pozzetto e un caratteristico ponte naturale eroso, si percorre comodamente l’alto corridoio che porta ad una sala con un’ampia finestra in alto sulla sinistra. Dopo una strettoia in salita si giunge in una saletta in cui è stato costruito un grosso ometto di pietre. Proseguendo dritti la galleria diviene sempre più concrezionata. Dopo una curva di 180° ed altri 11 metri orizzontali, si supera con attenzione un saltino e si percorrono altri 14 metri pianeggianti fino ad uno sdoppiamento della galleria in un tratto basso costituito da un cunicolo calcificato avente la sezione caratteristica a “Mezza luna” e un tratto alto con una candida stalagmite bianca. Dopo il ricongiungimento dei due passaggi, si perviene ad un laghetto, ove sul lato destro, in breve cunicolo, si può ammirare “L’angelo con la spada”. Oltrepassato il laghetto e risalendo una breve colata calcitica, dopo un tratto basso tra numerose stalagmiti, si scende in una sala molto concrezionata. Si continua con una galleria avente una specie di ballatoio sul lato destro, sopra il quale spicca “La rossa”, una piccola stalagmite dal colore rosseggiante. Seguono altri 30 metri di galleria caratterizzata dalla presenza di lunghi e fragili spaghetti in cui la propria “coscienza speleologica” (per chi ce l’ha), impone di procedere con estrema cautela, onde evitare disatri. La galleria si approfondisce con uno scivolo fangoso. Occorre fare un traverso di 6 metri (attualmente lasciato attrezzato), e superando una strettoia che è stata allargata, si percorre un alto meandro molto concrezionato. Le pareti sono ricoperte da colate calcitiche e sul suo lato destro vi sono delle mensole con dei graziosi laghetti, da cui il nome “Meandro dei laghetti sospesi”. Procedendo in arrampicata orizzontalmente ed effettuando ancora un breve traverso, si raggiunge un vano sbarrato da un’alta colata che non lascia nessuna probabilità di prosecuzione.

I rami sovrapposti del tratto iniziale

I primi 40 metri di galleria, nonché il tratto iniziale del labirinto, non è altro che un piano intermedio di più vani sovrapposti. Si sconsiglia la visita dei tratti inferiori, ove talvolta serve anche l’uso della corda per superare qualche pozzetto, perché spesso si finisce in vani con ingenti depositi di argilla bagnata. L’oblò e il cunicolo di destra portano ad un’unica galleria inferiore intercalata da alcuni pozzetti. Tramite una seconda galleria inferiore o tramite un pozzo di m 5, si perviene ad un sala in discesa che termina con un cunicolo che porta direttamente in una bassa pozza d’acqua melmosa, punto più basso di questo tratto di cavità. Un cunicolo basso che parte dopo la buca da lettere e torna indietro si ricollega sulla sommità della sala in discesa appena menzionata. Più piacevoli da visitare, anche per la presenza di concrezioni, appaiono i vani alti. Poco oltre la metà dei primi 40 metri di galleria, si arrampica facilmente sulla sinistra per colate calcitiche, raggiungendo delle salette da cui partono dei pozzi che spesso si collegano alla sottostante galleria. In prossimità della strettoia-bypass della buca da lettere, risalendo un caminetto, parte un grazioso ramo obliquo in salita lungo m 25, con ulteriori rametti laterali, uno dei quali, con una cavernetta ed un pozzetto, si ricollega al percorso principale in prossimità dell’inizio del labirinto.

 

 

I rami laterali oltre il labirinto

Dalla sala obliqua dopo il labirinto parte verso il basso un ramo discendente avente dei tratti obliqui intervallati da pozzetti, in cui il fango non dà tregua. Proseguendo dritti si visita un meandrino eroso di m 12. Poco sopra esso si può andare in una galleria di m 18, dalla quale parte una serie di caminetti che costituisce una via alternativa per raggiungere la galleria superiore. Da essa inoltre si può anche tornare indietro per un tratto ben concrezionato lungo m 24. Qui s’incontrano due cunicoli verso l’alto che conducono ad una sala lunga m 13. Da questa sala si risale facilmente un camino di m 7 arrivando ancora ad una saletta di m 6 dalla quale parte un caminetto di m 4 chiuso da un masso.

Il ramo dei tre pozzetti

Poco oltre il ponte naturale eroso nell’alto corridoio meandro si arrampica in salita per 4 metri raggiungendo una sala che con una bassa galleria immette pure nella finestra sulla sinistra della caverna antecedente a quella dell’ometto. Nella sala è stata effettuata un’arrampicata su delle colate fangose che ha permesso di raggiungere un vano superiore avente solo delle brevi cavernette. Invece dalla bassa galleria, arrampicando per due metri sulla sinistra, s’imbocca un cunicolo che in breve porta ad un pozzo di m 7, preceduto da una scomoda strettoia in cui bisogna “tenersi alti”. Tale pozzo sbocca dall’alto in una saletta discendente il cui suolo è costituito da enormi macigni e lastre. Scendendo la sala si sdoppia, ma ben presto i due rami si ricongiungono in un cunicolo meandro che dopo 15 metri conduce al secondo pozzo di m 7. Alla sua base si risale un breve corridoio arrivando ad un terzo pozzo inclinato costituito da due salti, il primo di 4 e il secondo di 7 metri, che porta in una saletta ad imbuto. Nel punto più fondo si è provato a scavare un po’ estraendo circa mezzo metro cubo di detriti, ma poi si è abbandonato tale lavoro, sia perché considerato poco promettente, sia per la mancanza di spazio atto a collocare il materiale estratto. Sopra il terzo pozzo si è effettuata una traversata in artificiale raggiungendo un balcone molto concrezionato con numerosi spaghetti bianchi. Dopo una scomodissima strettoia da contorsionisti, una cavernetta discendente e un caminetto, si scende un ultimo pozzo inclinato di 8,2 metri e superato un ultimo saltino di altri due metri si arriva ad un piccolo laghetto.

Il cunicolo “delle palle”

Nella parte inferiore della saletta dell’ometto, oppure sotto il successivo saltino prima della mezza luna, si estendono delle gallerie e delle salette che convergono su un unico cunicolo lungo una cinquantina di metri, il quale si sviluppa sotto al ramo principale nella zona dell’angelo con la spada. Nella sua parte finale si è notata la presenza di formazioni molto interessanti, ovvero delle “palle” di cristalli di calcite del diametro di 5-6 centimetri, attaccate a delle colate calcitiche. Poco oltre il ramo termina con due brevi cunicoletti in salita.

Il cunicolo nero

Circa 15 metri dopo La rossa, il ramo principale presenta uno sprofondamento sulla sinistra. Scendendo in esso ci si immette in un cunicolo ben calcificato che torna indietro parallelamente al ramo principale. Vi sono due brevi diramazioni laterali. Il colore bianco della calcite contrasta talvolta con delle zone più scure, spesso anche di nero intenso. Lo sviluppo è piuttosto sinuoso, ma tendenzialmente verso nord-est, alla fine il ramo piega ad ovest e diviene molto stretto. Mancano solo una quindicina di metri per raggiungere il Cunicolo delle palle.

Dati catastali

VG 5640/ 4910, CTR 1:5000 Draga S.Elia 13°53’10”1-45°37’03”1, IGM 1:25.000 S. Dorligo della Valle, 1°25’58” - 45°36’57” quota ingresso m 282, sviluppo m 1991, profondità m 60, pozzi interni - del ramo principale m 5/ 1,8/ 8/ 11/ +6/ 6/ 2 / 6/ +4/ 1,5/ 7 – ramo alto m 7/ 2 / 20 – fondo 1° pozzetto m 5, ramo a valle percorso principale m 3,4/ 3,4/ 2,6/ 3,6/ 3,8 – rami inferiori pre labirinto m 2,7/ 2,8/ 3,2/ 6,2/ 2,4/ 3,2/ 2,6/ 3 – rami inferiori post labirinto m 3,8/ 5/ 4/ 3,8 – ramo dei tre pozzetti 7/ 7/ 3,8/ 7/ 8,2/ 2, rilievo e disegno del ramo a valle Umberto Mikolic 2002, 2003, 2004, 2005, 2006 (per un complessivo di 15 uscite), hanno collaborato (in x uscite) Laura Bertolini (4), Giuliano Brancolini (2), Luciano Berzot (1), Monica Berzot (1), Paola Triadan (1), Giuliano Zaninini (2), Gianluca De Pretis (2), Luciano Filipas (2), Galliano Bressan (1), Giuliana Strukel (1), Lucio Comello (1), Maurizio Glavina (1), Davo Mesarec (1), Fabio Feresin (1).