home > l'attività > Canin > 2012 > Abisso Fabio Scabar

ABISSO FABIO SCABAR & ERICH REINHART, CONCA CAMOSCI

Nuova cavità a 1850 slm presso l'Abisso Scabar (foto F. Deponte

Nel week-end del 18 dicembre 2010, gra­zie alle condizioni niveo perfette, con Adriano e Vicky si tenta una discesa all'Abisso a Ovest della "Conca dei Camosci". So benis­simo che scendere dal DVP alla conca non sarà facile, per precauzione mi porto dietro corda e chiodi da ghiaccio.

L'ottima neve ci fa scendere facilmente ma quasi arrivati in conca, un muro verticale complica la discesa. Con molto sangue freddo attraversiamo, fino a raggiungere un larice per poi scendere in corda doppia stile Comici. Nella conca l'accumulo di neve è pazzesco e quindi ogni passo diventa un'agonia; per nostra fortuna questa tortura finisce presto, infatti passata la prima selletta la situazione della neve cambia totalmente, a causa dell'erosione del vento. Le sorprese non finiscono e una volta arrivati nel canalone dove si trova l'ingresso della grotta, posso vedere distintamente un altro mega accumulo di neve. Proviamo uno scavo per aprire l'ingresso e dopo aver creato un tunnel di 3 metri, ci rinunciamo.

La quantità di neve è immensa e approfittiamo del tunnel creato solo per prender una "calda", visto che oramai la notte ci ha avvolto e non ci resta che accendere le nostre luci e risalir verso il bivacco; usciti dalla penombra del cana­lone, uno splendido riverbero di luce lunare ci accompagna sui nostri passi, rendendo il paesaggio surreale. Nei pensieri, dico tra me e me che non resta che aspettar lo sciogliere delle nevi per vedere dove va il nuovo pozzo "Mivienedapiangere".

GIOCHI ACQUATICI

Dopo la lunga pausa invernale, il 26 giugno assieme a Cavia mi ritrovo sopra al vergine pozzo. Come sempre il lavoro di al­largamento e posizionamento della rete para massi si prolunga più del previsto e quindi dopo aver fatto i "pesi" per 8 ore sotto un copioso stillicidio, decidiamo per la ritirata. Abbandoniamo in loco tutto il materiale di scavo ed armo, "zumbi" di schifosissima ac­qua usciamo. Una volta raggiunto il bivacco scatta griglia e copiosa bevuta di rito.

 P.87 "MIVIENEDAPIANGERE"

Passa qualche settimana e il 2 luglio ci ritroviamo lì, io, Cavia e Paolo. La situazione interna è diversa, molto meno stillicidio e di conseguenza in poco tempo terminiamo di levare gli ultimi massi che ostacolano la discesa del famigerato pozzo. A Paolo l'onore di scendere per primo. Il pozzo, illu­minato dalla sua luce mentre era impegnato nell'armo, dopo pochi metri si spalancava in un bel fusoide... piccolo problema però i terrazzini franosi lungo la discesa, Paolo infatti, passò più di 2 ore a togliere dalla verticale terrazzini e massi instabili che sfidavano ogni legge fisica. Giunti al fondo, una forte corrente d'aria usciva tra i massi ma affrontare uno scavo in quella zona sem­brava molto arduo. Risalendo, andammo a raggiungere un pozzo parallelo a 30 metri dal fondo: due fix, piccolo traverso, un salto di 10 metri e Paolo dopo un po' gridò "ghe xe un meandro larghisimo".

Lo raggiungemmo e ci tuffammo di corsa in questo bellissimo e larghissimo meandro, talmente comodo che poteva continuar così per chilometri, ma che invece si sa che, purtroppo, le cose belle durano poco e un nuovo salto fermò la nostra corsa. Armò Cavia un pozzo da 10 metri, poi presi io le corde in mano e iniziai la discesa del successivo pozzo. Durante la discesa fui obbligato a frazionare sotto a un copioso stillicidio e la morfologia del pozzo non mi dava vie di fuga, fui costretto a ba­gnarmi come una "sardela", continuando la mia discesa fino al nodo di fine corda, che mise fine a questa bellissima esplorazione sino a -220 circa. Nella notte al D.V.P. tsunami d'alcool per festeggiare la punta esplorativa.

P.85 SARDONI BARCOLANI VIVI (PASTA BIANCA)

Comode cenge sul P.60 d'ingresso (foto P. de Curtis)

16 luglio 2011, Abisso a Ovest della Conca dei Camosci, temperatura interna 2°, umidità 98%, esterno 30° al sole e nemmeno una nuvola (solo la curiosità e l'animo esplorativo ci darà il coraggio di entrare in una delle tante "terme fredde" del Canin). Con un pò di amaro in bocca ci lasciamo la splendida giornata alle spalle e via giù in grotta. Questa volta con noi c'è anche Riki e Vicky (la bresciana). Rapidi e veloci scendiamo sfiorando copiosi stillicidi che animano e accompagnano la progressio­ne, specie nei passaggi stretti. Arrivato al nodo di fine corda (della volta precedente) collego la nuova corda e aspetto i miei compagni, per sentir le loro esclamazioni sante sotto quel terribile stillicidio... me la godo un po' e poi giù verso l'ignoto.

Man mano che scendo, il pozzo si allarga sempre più e compaiono varie finestre ai suoi lati. Dopo 85 metri di discesa tocco il fondo e i grandi ambienti fanno ben sperare. Buttia­mo l'occhio un po' qua e un po' là, ma la via da seguire sembra una sola. Passo di mano il trapano e mi diletto a fotografare e documentare l'esplorazione. Riki arma un saltino di 9 metri, dal suo fondo ci si ritrova in una bella sala dove un comodo meandro fortemente ventilato ci guida alla partenza di un nuovo pozzo frastornante d'acqua. Paolo attrezza la partenza del pozzo, mol­to spostata e aerea per poter scendere in libera e lontano dall'acqua; arrivati alla base di questo bellissimo pozzo-cascata non ci resta che constatare varie cose, tra le quali: 1 siamo bagnati fradici; 2 è finita la corda; 3 c'è tanta aria in frana alla base della cascata; 4 la prosecuzione si trova inambiente freatico 10 metri sopra le nostre teste.

Oramai siamo a 1450 s.l.m., quota delle gallerie principali dei sistemi carsici della zona. Non ci resta che uscire con il rilievo di rito. Nei giorni successivi al rientro, a Trieste buttiamo giù i dati topografici e la "mia" grotticella inizia ad assumere la sua importanza per una possibile giunzione dei due complessi, il "Foran del Muss" e il "Col delle Erbe".

 COM'È BELLO CAMPEGGIARE AL DVP

Visti gli ottimi risultati ottenuti nelle ul­time esplorazioni, decido di passar le mie ferie estive sul Canin, anche se la partenza della spedizione in Albania mi stuzzica molto visti i buoni risultati ottenuti nelle due spedizioni precedenti e un territorio completamente vergine da indagare. In ogni caso, un ingresso situato nel mezzo ai due sistemi del Canin, quel vento gelido che ne esce... queste sono le motivazioni che mi hanno portato in quel splendido posto molto caro a noi della Commissione: il bivacco DVP. Il 12 agosto inizia il campo e il sottoscritto con Cavia e Vicky, salutano il rifugio Gilberti con copiosa bevuta propizia­toria: partenza per il DVP e al nostro arrivo ad attenderci troviamo i mostri sacri della speleologia triestina, Bianchetti e Sollazzi nel pieno svolgimento d'una settimanina di svezzamento speleologico ai vari figli d'arte e non. La mattina successiva assieme ai miei compagni riprendiamo l'esplorazione a -330, dove dopo una risalita di 12 metri, abbiamo la conferma del freatico visto la volta prima, ma il Canin non regala, e quindi devo scendere per poi risalire di nuovo in artificiale, finchè raggiungo un piano alto 1 metro e largo 2 metri.

Dopo pochi metri continuo da solo, venendo preso da un attacco di panico viaggiando negli spazi tanto sognati fino a sfociare in una sala dalle notevoli dimensioni. Torno indietro ad esprimere il mio stato confusionale a Cavia e Vicky e decidiamo di proseguire assieme affrontando le insidie dell'oscurità ed arrivati al salone anche loro danno sfogo all'entusiasmo. Attraversata la zona della sala denominata "Panico", un restringimento a forma di portale largo 4x4 metri, divide la seconda parte di questo ambiente chiamato "Paura". Con molta cautela procediamo nell'ignoto mentre un'aria gelida sussurra la via, dopo altra marcia, circondati da un grande vuoto ci arrestiamo:

STUPEFACEN­TE! Un pozzo da dieci conduceva a una bella e grossa galleria, ma vista l'assenza di Paolo (grande seguace del complesso) e la spettacolarità della prosecuzione, decido per una ritirata in grande stile attendendoil suo arrivo nei giorni prossimi. Una volta usciti ci aspetta una bella camminata in salita fino a raggiungere l'ozio del DVP. Il giorno successivo, 14 agosto super festa al DVP con più di 20 presenze (sai casin...). A Ferragosto purtroppo l'allegra compagnia ci saluta, compresa Vicky, richiamata a Brescia da entità a noi sconosciute, io e Cavia li salutiamo e dall'interno del bivacco osserviamo la loro camminata accompa­gnata da pioggia e vento... nell'attesa del nuovo dì non ci resta che bever.

BALLA COI MASSI

Galleria "Easy's Riders", 1450 slm (foto P. de Curtis)

Il 16 agosto come arriva Paolo, scen­diamo subito in Conca dei Camosci e non ci vuole molto per saper cosa nasconde quel tubo buio: dopo aver percorso sva­riate centinaia di metri, la galleria sembra esaurirsi tra riempimenti e la volta superio­re, ma un vento gelido e assordante esce con violenza dal sfasciume del pavimento. Con non molto lavoro si riesce a creare un varco e percorre ancora la galleria che continua bassa e piena di ghiaia, fino ad arrivare ad un'innalzamento della stessa, però sbarrato da una frana di massi grandi come lavatrici. Incazzati neri (ZGUR!!!!!) per LO sbarramento, non ci diamo in ogni caso pervinti e diamo il via ad un ballo tra i massi instabili a cercare fantomatiche prosecu­Zioni. 

Malgrado la situazione ambientale molto precaria,  riusciamo a guadagnare una trentina di  metri  in questo casino. Sembra di vedere un passaggio tra due massi, ma senza un'attrezzatura adeguata non si può tentare lo scavo. Rileviamo in uscita ed alla prime luci dell'alba arriviamo in bivacco DVP e via con i bagordi propi­ziatori a grandi esplorazioni, il sole è già alto e con la pancia piena non ci resta che coricarci in un sonno profondo. Neanche IL tempo di svenire per alcune ore ed alla porta del bivacco si presentano "Pizza" e Martina con rifornimento viveri, non ci resta che alzarci e riprendere con la festicciola interrotta poco prima ("forsi xè solo un sogno?"). Già che siamo inseriamo tutti i dati di rilievo nel pc portatile e in men che non si dica le nostre poligonali sono sullo schermo ad intrecciarsi con il vicino sistema "Dobra Picka". Tutti assieme decidiamo che l'abisso a Ovest della Conca dei Camosci diventa l'abisso "FABIO SCABAR", a ricordo dell'amico caduto in montagna due anni pri­ma.

Subito chiamiamo al telefono Giacomo Casagrande per aver delle "dritte" sulle zone di D.P. a noi vicine, mancano solo 25 metri in pianta e dai -10 ai +80 per collegarci ai rami più vicini; certo che passare oltre alla frana potrebbe esser impossibile. Il giorno successivo ci lasciamo ancora rotolare giù nella conca carsica, alla ricerca di nuovi ingressi nella zona non ancora perlustrata. Questa volta, rispetto alle precedenti ricer­che nelle zone svolte negli anni precedenti, i risultati sono maggiori, troviamo ben sei probabili ingressi del sistema "Foran del Muss". Nella tarda mattinata del 19 arriva il nostro amico croato Ivan Glavas ed assie­me riprendiamo le esplorazioni nell'abisso "Fabio Scabar" orientandoci a raggiungere delle finestre sul pozzo "Sardoni barcolani"; le esploriamo tutte, nuovi rami e nuovi me­tri in più da rilevare, fino a quando Paolo pendola nella finestra giusta: tale apertura conduce alla base di un grande meandro, che percorso per una trentina di metri ci porta ad un muro verticale che ferma la nostra progressione... ma a una ventina di metri sopra le nostre teste vediamo subito una evidente finestra.

Cavia fa un ometto di pietra e iniziamo a risalire verso l'uscita, strada facendo ci fermiamo in una delle varie finestre esplorate a recuperare Ivan immerso in un sonno profondo. Usciti alle prime luci dell'alba (ore 05:00), Paolo e Ivan si dirigono al DVP, mentre io e Cavia decidiamo di dare un'occhiata ad un vicino ingresso individuato nei giorni precedenti. La nuova grotta va, e "felici- contenti" alle 11 torniamo all'ovile dove Paolo ci attende per il pranzo: dopo una ricca abbuffata andiamo a stenderci vicino ad Ivan che dorme già da ore. Il giorno 21 Paolo e Ivan vanno a casa e al loro posto subentra "Space"; assieme a Cavia scendiamo al tramonto all'abisso "Erich", dove "Space" e "Calicetto", nel maggio scorso, trovarono la prosecuzione del buco. Giù e solito scavo infernale in frana, per aprire la partenza di un salto stimato fondo una cinquantina di metri. Ci vogliono molte ore per bonifica­re i primi metri stretti del pozzo, ma una volta finito, Space s'infila nel stretto pozzo e dopo 5 metri ci comunica che spalanca: vista la scarsa corda a nostra disposizio­ne, decidiamo di uscire e di ritornare più equipaggiati. Nel frattempo arriva "Papo" e assieme a lui il giorno 23 scendiamo questo nuovo pozzo, per esser sicuro della riuscita dell'esplorazione porto giù tutta la corda presente in bivacco, circa 250 metri. Ho fatto molto bene perchè il pozzo si rivela essere un salto di 134 metri inclinato di 65°, alla base una evidente prosecuzione dove Cavia, con l'ultimo "sbrindolo" rimasto, attrezza un salto di una ventina di metri e alla base si accorge di essere arrivato sopra l'ometto fatto un paio di giorni fa nell'abis­so "Scabar".

Il giorno successivo ritorna sull'altipiano Paolo con rinforzo "pivo" e cibo, indispensabile la sua presenza anche per l'utilizzo del software Visual Topo: con l'ultimo aggiornamento dati, è confermato che siamo arrivati ad un totale di 1500 metri rilevati ed a una possibile giunzione con il vicinissimo sistema "Foran del Muss" via Dobra Picka. Siamo presto arrivati alla fine del campo e le corde si sono esaurite: nei giorni restanti sfoghiamo la nostra energia nell'apertura di nuovi ingressi, arriva il 26 agosto e tutti salutiamo il bivacco D.V.P. che ci ha confortato in tutti questi bellis­simi giorni.

 BALLA COI MASSI (SECONDA PARTE) L'INCOSCIENZA

1 ottobre sono al DVP con CAVIA e UMBERTINO pronti per andar a stuzzicare quei bei massoni in fondo alla galleria "Easy Rider's" nell'abisso SCABAR. Entrando adesso dall'abisso ERICH si arriva molto rapidamente in zona di scavo e dopo 2 ore ricominciamo i balli interrotti ad agosto. Questa volta con tutto il set da scavo sarà più facile creare una via tra quei massi insta­bili grandi come lavatrici. Iniziamo la salita in frana e metro dopo metro creiamo una comoda via disgaggiando i massi giù per la frana fino a raggiungere il punto della volta precedente. Ad Umbertino questo gioco non piace e decide di risalire e non resta che giocarsela a testa e croce per vedere chi sarà il fortunato che andrà a stuzzicare quei bei massoni poco stabili.

La fortuna sta dalla parte di Cavia e a me non resta che prender il "pie de porco" e iniziar l'opera. Pian piano e con molta prudenza libero il piede della frana, interrotto più volte da Cavia che doveva strattonarmi via in caso di eccessivo smottamento. Tolta l'ultima pietra si generò un crollo effetto "slot machine" Cavia mi strattonò indietro e impietriti esclamammo il nostro santo preferito, tutta la frana tremava generando un sordo boato. Finito l'inferno (per fortuna non se gavemo fatto mal) davanti a noi un varco di 1x1 si è aperto, occludendo purtroppo la via di ritorno. Presi dall'adrenalina ci tuffiamo in quel varco e oltre una galleria inclinatissima che al suo apice chiude tra blocchi mentre dalla parte opposta ci siamo affacciati su una stretta partenza d'un pozzo di 10 metri sicura giunzione con Dobra Picka. Torniamo indietro a liberar la via e dopo un cospicuo lavoro riusciamo a liberar uno stretto pas­saggio. Passate 4 ore siamo in bivacco e raccontiamo a Umbertino che c'è mancato poco per un intervento del CNSAS.

 ODORE DI PICKA

Tornati a Trieste e messi giù i dati di rilievo le poligonali annunciano un collega­mento certo tra la galleria "Easy Rider's" e Dobra Picka portando così la distanza tra Col delle erbe e Foran dal Mus da 150 a 81 metri. Finalmente dopo tanti anni di ricerca e fatiche assieme ai miei compagni son riuscito a trovare una nuova via veloce per raggiungere le zone esplorative. Anno dopo anno che passa, i due complessi si avvicina­no e questa volta sembra di esser sulla via giusta per realizzar il sogno di 65 kilometri di sistema. Spero di finir presto la raccolta dei dati topografici per far veder a tutti cosa sta nascendo dall'interno del Canin. SZGURRRRRRRRRRRRRRRRR...

                                                                                                    Federico Deponte