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GROTTA DELLE MOELIS, PER ALTE VIE

Moelis, l'ultimo punto raggiunto (foto G. Cergol)

Da un po' di tempo mi bazzicava per la testa l'idea di ritornare alla grotta delle Moelis e parlandone in sede ho trovato due amici che hanno accettato di riprendere in mano con me e Cristina questo "problema" del Canin.

Così, nell'agosto del 2010, in compagnia di Foca, Refe e Cri sono nuovamente, dopo dieci anni, nella "ventosa" caverna d'ingresso della grotta delle Moelis a cercar di capire da dove proviene tutta quell'aria che si sente già sul sentiero sotto l'ingresso.

La grotta si presenta con una grande caverna impostata su una frattura della parete che la sovrasta. Una volta entrati nella caverna si prose­gue in frattura orizzontale per una cinquan­tina di metri fino ad incontrare un pozzo di 10 metri facilmente arrampicabile dove, ci sembra aver già perso una parte dell'aria che sentivamo all'ingresso.

Sceso il pozzetto si procede lungo la frattura meandro, camminando su un tappeto di sabbia, seguendo la debole corrente d'aria fino a quando si incontra un primo ostacolo costituito da dei massi di crollo che formano una specie di parete di 7 metri da arrampi-care proprio nel punto in cui la frattura fin qui seguita ne incrocia una seconda.

Ci arrampichiamo, e in cima ai massi la grotta si divide in due rami. Quello di destra continua in meandro con diversi cambi di direzione e arriva in una galleria parallela al ramo principale lunga circa quaranta metri, dove rintracciamo nuo­vamente il flusso d'aria che sembra venire proprio da questa direzione e in particolare dal punto più a monte dove la galleria è chiu­sa da un imponente frana di grandi blocchi dai quali filtra buona parte dell'aria; mentre la parte a valle della galleria conduce a un vano sovrastato da un camino.

Il ramo di sinistra si sviluppa con un per­corso logico e intuitivo per quasi duecento metri, arrivando ad una a sala impostata su un incrocio di due fratture. Questa sala, le cui dimensioni approssimative sono di dieci per quindici ed un'altezza di venticinque, pone termine a questo ramo "fossile" dove, per tutti, la grotta termina.

Durante la prima giornata di ricognizione, ci siamo soffermati a visitare il ramo di destra e abbiamo provato a farci largo nella frana, riuscendo con un po' di fortuna ad inoltrarci dentro ai blocchi.

La frana in questione è piuttosto perico­losa ed è sicuramente questo uno dei motivi per cui i tanti speleo che hanno esplorato questa grotta, negli anni addietro, non si so­no cimentati ad iniziare un lavoro del genere. Noi vi siamo entrati dal margine di estre­ma destra e dopo un passaggio stretto, con un po' di lavoro di vera mazza e punta, aiutati da dei piccoli fori guida con il trapano e dal leverino di un metro e mezzo portato fin qua da Refe, siamo riusciti a spingerci per ancora due metri in avanti e ci siamo fermati davanti ad un masso più grande.

A ottobre dello stesso anno io, Foca e Refe siamo ritornati sul posto e questa volta, ci siamo portati anche dei tondini di edilizia di acciaio, del diametro di quattordici che se non saranno risolutivi per puntellare i blocchi, almeno li terranno fermi in posizione o perlomeno questa è la nostra speranza...

Una volta passato il punto limite della precedente volta, entriamo in una cameretta di due metri per due, alta un metro e venti, che non è altro che una intercapedine della frana, attorno a noi ci sono blocchi di pietra ovunque ma rompendo un piccolo diafram­ma riusciamo a passare oltre un ulteriore strettoia ed entrare in un ambiente di circa quattro metri per uno e alto quasi tre metri con la frana solo sulla destra.

La nostra visita, termina qui, ci fermiamo con questa piccola conquista, ma davanti a una parete che ci pone qualche perplessità su dove continuare. Ad agosto 2011 io, Cristina, Refe e Foca ritorniamo alla grotta le Moelis, ma questa volta l'obiettivo è la sala finale del ramo di sinistra, che da quanto illustra il rilievo pre­sente in catasto, sembra terminare davanti ad un muro.

Personalmente sono incredulo all'idea che un simile meandro può finire così e mi aspetto di trovare un camino da arrampicare e perciò porto nel sacco tutta l'attrezzatura d'occorrenza. Arrivati nella sala finale, troviamo su un lato della parete, una corda EDELRID da dieci millimetri, purtroppo senza data all'estremità, ma dall'aspetto abbastanza vecchia, in quanto la calza ha un colore grigio ed è abbastanza usurata. Chi può essere venuto ad arrampicare in questi ultimi dieci anni? Non mi viene in mente nessuno.

Dove porta questa corda che sembra fermarsi in una nicchia?

Illumino con un potente faretto, la volta della caverna e strano ma vero, il soffitto sembra una cupola, e sulle pareti che lo circondano non sembrano esserci possibili prosecuzioni.

Guardo e riguardo il soffitto, da diverse prospettive e mi convinco che forse in cima, più in alto rispetto a dove parte la corda c'è qualche speranza.

Con un po' di diffidenza, decido di provare ad arrampicare la parete di destra, usufruendo della corda trovata sul posto risalgo i primi 10 m e arrivo su un terrazzino di sosta dove la corda finisce, mi guardo attorno ma tranne due fessure orizzontali che chiudono non vedo alcuna prosecuzione possibile, non mi rimane altra possibilità che provare ad alzarmi.

Preparo una sosta migliore, sistemo una nuova corda e aspetto che Foca mi raggiun­ga per farmi sicura durante l'arrampicata, mentre Cri e Refe controllano la sala.

Parto con un traverso verso destra tra un tetto e la parete, pianto un paio di protezioni a spit ma dopo pochi movimenti mi accorgo che non è stata una scelta felice perché la parete cambia consistenza e dalla solidità di un calcare bianco mi trovo ad arrampicare su sabbia pressata e crostoni... una merda! Da questo punto, i prossimi 15 m sono un calvario, non riuscendo più a procedere in arrampicata libera e con l'ausilio dei cliff devo adattarmi a un'artificiale pur non fidandomi delle protezioni... ma nonostante tutto arrivo in cima.

 Rilievo della cavità

Sono in un nuovo meandro con dei sassi sul pavimento e una fessura sul soffitto da cui esce dell'aria, proseguo passando alcune strettoie per circa trenta metri superando in arrampicata un dislivello di 20 metri poi strisciando arrivo davanti a una nuova fes sura con aria larga venti cm dentro la quale riesco a scorgere i prossimi 5 m..., continua con una curva, si dovrà ritornare.

Scatto alcune foto e ritorno indietro per raccontare tutto ai miei compagni che mi aspettano nella sala.

Entusiasti di portare a casa un risultato positivo e felici di aver passato un'altra giornata assieme in grotta ricomponiamo i sacchi e usciamo.Un ulteriore cantiere si aggiunge alla lista di quelli aperti della CGEB, ma ne vale la pena.

Giunti in macchina, finalmente ci aspetta la meritata birra a Resiutta. Per il momento le avventure alla grotta delle Moelis si fermano qua nell'attesa della prossima uscita.

                                                                                                  Gianni CERGOL