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LA VORAGINE AD E DI CIMA MOGENZA PICCOLA

Topografia completa della voragine ad est di cima Mogenza Piccola (disegno U.Micolic)

Pubblicato sul n. 57 di PROGRESSIONE - Anno 2010

 Anno 1979 e seguenti: subito al di fuori della casamatta posta sulla cresta a SE di Cima Mogenza Piccola, adibita a nostro rifugio, capita talvolta che, ormai già vestito di grotta e pronto per qualche punta all’Abisso di Cima Mogenza Piccola o al Gran Meandro delle Cime Mogenza, aspetto i compagni che si attardano nei preparativi e per ingannare l’attesa lo sguardo corre verso la Val Rio del Lago. Non si può fare a meno di ammirare sulla destra le limpidi e fresche acque del lago di Raibl, ma poi l’attenzione spesso ricade sulla sinistra, su una grande depressione tra le mughere, circa 200 metri più sotto, non lungi dai piedi della parete E di Cima Mogenza Piccola. Lì, lo penso spesso, c’è sicuramente qualche cosa d’interessante, ma per arrivarci..

Settembre 2007: percorro, per la prima volta e da solo, un  sentiero CAI , tracciato abbastanza di recente, che dalla Val Rio del Lago, dalla partenza del  percorso per Cima del Lago, gira a destra e sale fin sotto la parete di Cima Mogenza Piccola. Subito all’uscita del bosco ammiro dei larici secolari e poco dopo, sulla sinistra del sentiero, noto una grande depressione che identifico con quella che era ben presente nella mia memoria. La curiosità è grande: scendo in facile arrampicata il pozzo d’accesso. Alla sua base, visto l’anno particolarmente favorevole, non c’è quasi niente neve e raggiungo, scavalcando qualche depressione, una caverna laterale che sembra sprofondare in un pozzo. Subito prima di raggiungerla trovo una fessura obliqua, la discendo in arrampicata e sbocco alla base del salto posto nella caverna. Mi trovo su un ghiaione pensile, ancora illuminato da una tenue luce, che sprofonda in un pozzo fondo almeno 30 metri.

Settembre 2009: mi trovo con l’amico Martin Friedl, del gruppo di Villach, in Val Rio del Lago. Con l’equipaggiamento, due corde e un po’ di materiale d’armo, affrontiamo la salita. Obiettivo è l’esplorazione di alcuni pozzetti individuati nell’uscita del 2007 e per ultimo dare un’occhiata anche al pozzo in questione. L’inverno 2008-2009 non è stato certamente tra quelli con poca neve e pertanto grande è il timore che il tutto sia coperto da un bel nevaio. Il nevaio, a differenza del 2007, esiste ed è anche grossetto, ma la caverna e soprattutto la fessura che la precede, non sono coperti e quindi ci troviamo in breve sul ghiaione pensile. Martin è però timoroso, trova l’ambiente franoso e pericoloso. E’ necessaria un’opera di “Uberzeugung” e alla fine riesco a convincerlo, balbettando in tedesco che se faccio un’attenta pulizia delle pietre mobili e pianto uno spit là dove il ghiaione finisce, con un po’ d’attenzione, non dovrebbero esserci  cattive sorprese. Scendo in un’ampia fessura allungata, dalle pareti solide, ma con alle estremità delle pietre appoggiate. Mi consolo pensando che sono lontane dalla corda e che sono lì forse da sempre e che non dovrebbero cadere proprio quando scendo io. Cerco qualche spuntone per fare uno spezzamento, ma invano. La corda però, pur restando vicino alle pareti, sembra non toccarle mai e così continuo la discesa fino a toccare il fondo dopo 33 metri, in un ampio vano allungato, riempito da un deposito di ghiaccio, forse fossile. Cammino sul ghiaccio, sempre attaccato alla corda, passo sotto un ponte naturale, e mi trovo sull’orlo di un altro pozzo. Ormai al sicuro dalla caduta di pietre, faccio scendere Martin e assieme constatiamo che il prossimo salto sarà fondo almeno una ventina di metri. Non abbiamo altra corda ed è già tardi. Risaliamo velocemente rilevando. Abbiamo raggiunto al profondità di –48, la grotta continua e siamo soddisfatti, ma sorge spontanea una domanda: ci sarà negli anni avvenire qualcuno disposto a darci una mano ?

                                                                                  Umberto Mikolic

Ingresso della voragine (Foto U.Mikolic)
Armo esplorativo sul P33 (Foto U.Mikolic)