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LA MAZZETTA DECAPITATA

 
pubblicato su " PROGRESSIONE N 54 " anno 2007

Estate 2004: nel programmare uno dei giri al DVP per esplorare nuove grotte o rivisitare le già note, decidiamo all’andata di effettuare una visita all’Abisso delle frane, esplorato dal nostro presidente Mario Privileggi nel 1969. Perché proprio questa grotta ? Beh, innanzitutto ci aveva incuriosito l’ingresso, quando eravamo riusciti ad individuarlo, posto sul fondo di una dolinetta in un canale e dal quale spirava un’invitante corrente d’aria gelida e poi ci piaceva la profondità di un’ottantina di metri, ottima per passare un pomeriggio prima di raggiungere il DVP.

Il primo pozzo si presenta un po’ franoso, ma in realtà senza problemi. Anche il cumulo di neve alla sua base fortunatamente non preclude l’avanzata. Ci si trova in breve in una saletta dalla quale parte un cunicolo che sprofonda nel grande pozzo interno. Attaccata la corda ad uno spuntoncino più un chiodo e fatto il primo frazionamento con un cordino lungo su una specie di ponte naturale, si scende dritti per 15 metri fino ad un ripiano. Subito dopo si rende necessario battere uno spit per evitare che la corda sfreghi sui sassi del ripiano e da qui inizia una bella discesa nel pozzo di 47 metri che si fa sempre più ampio. Giunti a 6 metri dal fondo, ci aspetta una sorpresa: con un facile pendolo si raggiunge un terrazzo dal quale parte un pozzetto di m 4. Qui iniziamo quindi ad esplorare un tratto nuovo, evidentemente non visto da Mario nel 1969 dato che con la scala forse superare il pendolo non era così banale. Alla base del pozzetto vi è una saletta dalla quale parte un meandro in forte discesa. Raggiunta la profondità di 95 metri, si spalanca sotto di noi un pozzo di una decina di metri, ma non abbiamo nessuna corda per proseguire. All’uscita ci rechiamo, ancora di giorno, al DVP, ma il percorso scelto trasportando il materiale è tutt’altro che facile a causa soprattutto di alcuni solchi, che sviluppandosi tra la conca del Boegan e la Valle dei camosci, ci obbligano a diversi saliscendi. Altre esplorazioni sopra il Livinal delle Cialderie, come ad esempio quella al Buco delle Foglie, attireranno la nostra attenzione nei giorni successivi e nei successivi giri al DVP.

Ultimo fine settimana estate 2006 con funivia in esercizio: partiamo con buone speranze e circa 200 metri di corda, ma giunti sull’orlo del nuovo pozzo si verifica un imprevisto di non poco conto: tentando di piantare uno spit per fare l’attacco, la mazzetta, circa al quarto colpo, si spezza in due. La testa cade nel nuovo pozzo e il manico (in alluminio) ci resta in mano. Ci viene quasi da piangere a pensare quanta fatica abbiamo fatto per portare lì tutto il materiale che ora ci serve ben poco. Iniziamo a studiare cosa si può fare senza mazzetta. Dopo una mezzoretta di ripensamenti, ecco che la corda è attaccata ad una strana ansa del meandro passando in mezzo a dei piccoli forellini. Scendiamo con cautela, cercando di ridurre al minimo gli inevitabili sfregamenti. Dopo 12 metri c’è un ripiano, poi una strettoia e infine il fondo del pozzo, dove ritroviamo…. la testa decapitata. Da qui la cavità piega a sinistra con un meandrino che verso il basso sembra a prima vista inaccessibile, mentre seguendolo verso l’alto conduce in breve ad una cavernetta nella quale un piccolo foro, di circa cm 15, immette in un profondo pozzo. Tornati indietro iniziamo a valutare se è possibile calarci nel meandrino. La strettezza ci obbliga a togliere il bloccante pettorale e con l’aiuto di ambedue le nostre maniglie riusciamo a superare il tratto verticale, largo circa 25 cm. Ci troviamo quindi su dei blocchi incastrati e dopo una breve salita siamo su un terrazzo sopra il pozzone. Impensabile di proseguire senza spit. Iniziamo allora la risalita con uno stato d’animo che oscilla tra la demoralizzazione della sventura della mazzetta rotta e la soddisfazione di avere fatto comunque una scoperta importante. Non ci resta che portare tutto il materiale a casa, con una pausa notturna questa volta al bivacco Marussich, più facile da raggiungere, ma senza le comodità della cantinetta del DVP e sempre affollato dai soliti escursionisti.

Estate 2007: riportiamo sul posto i 200 metri di corda con in più, causa un’idea non troppo felice, un trapano e due accumulatori PESANTISSIMI. Questi ultimi, forniteci da Gino, hanno un’aria vissuta, pesano un accidenti e perdipiù si rivelano alquanto inefficienti, forse perché non adeguati alle temperature delle grotte del Canin. Dopo aver piantato solo 3 fix per migliorare gli armi precedenti, ci tocca completare i fori a mano già per scendere il pozzo ove si era rotta la mazzetta, imprecando contro quell’assurdo peso che ci siamo portati inutilmente e faticosamente appresso. Ripassata la strettoia a –110, affrontiamo finalmente il pozzone. Dal ballatoio ci si trova subito in un ambiente molto vasto, di circa m 6 x 8. Dopo 13 metri di discesa si tocca un ripiano e il pozzo si divide in tre. Scegliamo, quasi a caso, uno dei tre pozzi e dopo altri 21 metri se ne tocca il fondo. Segue un pozzo di m 9, poi uno ampio di m 17 e infine ancora un pozzetto a fondo cieco di m 8; ma a quattro metri e mezzo dal fondo di quest’ultimo una strettoia, larga circa 20 centimetri, immette in un pozzo di una ventina di metri dal quale spira una bella corrente d’aria. Abbastanza soddisfatti dell’esplorazione, ma infreddoliti come ghiaccioli a causa dell’intenso stillicidio, decidiamo di risalire disarmando e rilevando fino al ballatoio, nella speranza poi che la futura esplorazione degli altri due pozzi dia maggiori soddisfazioni. Grazie a un pre-consenso ottenuto dal direttivo, lasciamo la grotta armata e non ci resta che trascinare a casa il trapano con i due “cugni”, che decisamente non hanno pressochè fatto altro che rovinare un’uscita che avrebbe potuto essere abbastanza piacevole se avessimo usato i soliti vecchi spit battuti a mano.

Estate 2008: tentiamo di tornare ai primi di luglio, ma ci aspetta una sorpresa poco piacevole. La dolina in cui s’apre la cavità è totalmente piena di neve per uno spessore di circa 4 metri. Riproviamo a inizio agosto: la neve si è sciolta per circa 3 metri e si è aperto un buco soffiante di cm 20. Solamente a fine agosto, Gino e Betty riescono ad entrare. Raggiunto il ballatoio e disceso il pozzo grande alternativo, giungono sopra il nostro pozzetto finale di 8 metri. La strettoia viene rapidamente allargata, ma il pozzo successivo, di m 25, presenta sul fondo un caos di grossi massi che non lascia alcuna speranza di continuazione.

Dati catastali: FR 781/ RG 1873 Abisso delle Frane, CTR 1:5000 050023 Monte Canin 13°26’35”0 - 46°22’22”6 (GPS 9-9-2006), quota ingresso m 1965, sviluppo m 178, profondità m 210, pozzi interni m 7/ 15/ 47/ 3,8/ 12,6/ 5,5/ 13/ 21,5/ 9,5/ 17,2/ 8,6/ 25, rilevatori: Mario Privileggi 1969, Umberto Mikolic – Laura Bertolini 2004/ 2006/ 2007, Federico De Ponte 2008.

 

Laura Bertolini e Umberto Mikolic