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Storia delle esplorazioni di un complesso sognato (chissà, un domani, 60km e più…!)

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 52 " anno 2005

Nel corso delle prime esplorazioni del Complesso del Foran del Muss e più esattamente all’interno dell’abisso Dobra Picka, gli esploratori si accorsero che la grotta sembrava dirigersi nella direzione del Col delle Erbe, con zona di probabile collegamento passando attraverso l’abisso Enrico Davanzo. Vista la direzione che prendevano le gallerie in esplorazione, decisero di fare un giro di ricognizione e vistare appunto quelle zone sull’altro versante della Valle dei Camosci (che separa il Cole delle Erbe dal Foran del Muss). Essi presero subito in considerazione l’abisso Gortani in quanto già armato per le esplorazioni del team ungherese-CGEB, ma anche (e soprattutto…) perché si dubitava della precisione del rilievo esistente. Da qui (siamo nel 1999) iniziarono diverse punte formate da speleo di diversi ed eterogenei gruppi, sia locali che nazionali: in due sole uscite si riuscì a stendere una nuova poligonale completa dall’ingresso del Gortani al suo fondo. In contemporanea all’anno del nuovo rilevo topografico, quindi sempre 1999, alcuni soci della Commissione riarmarono il fondo del ramo interno chiamato “Bigoli con marmitte”, con l’idea di esplorarlo nuovamente dopo tanti anni di oblio. Il risultato fu deludente: tanto fango, tanta acqua e poca aria. Il ramo di conseguenza ricadde nell’ombra, mentre altri colleghi che lavoravano al Dobra Picka (D.P.), assieme ad un’altra squadra CGEB, decisero di riprovare sempre al Gortani a forzare alcuni passaggi del ramo delle “Gallerie di Capodanno” (explo CGEB del 1984) che collegavano appunto l’abisso Gortani con l’abisso Davanzo, sopra l’ultimo P.45 del Davanzo in prossimità di un P.20 del Gortani: anche da qui il nome “Gortanzo” ad battezzare la zona del collegamento tra i due abissi. Parlando con chi esplorò queste gallerie (che di galleria hanno ben poco, sono perlopiù basse condotte e laminatoi), essi confermavano che tutti i bivi laterali e i vari sprofondamenti del ramo sembravano chiudere nonostante una buona circolazione d’aria, e che l’unica via quindi valida era probabilmente quelle che passava dal Davanzo. In tutto, 300 metri di gallerie sfocianti dopo una ampia condotta 3x2 in un pozzo. Oltre? A logica loro chiudeva, ma per fortuna dopo 16 anni i successori dubbiosi ritornarono con il trapano e forti di una super poligonale dal salone Cesca (-450) fino al Gortanzo (-530) con l’idea del giro di riesplorazione e ritopografamento.

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Lunghi pendoli sopra al P 54 Davanzo (foto G. Cergol)

…ebbe inizio così l’esplorazione oltre la zona del Gortanzo, aprendo le danze con un traverso neanche tanto impegnativo: ci si affacciò subito su un portale 3x4 che sembrava interessante. Galleria con sfondamento sul pozzo sottostante, lunghi traversi di corda e finalmente piedi a terra su condotte 2x2. Altra corsa altro giro, si esplorarono ancora 200 metri ma nonostante le direzioni interessanti del nuovo tratto ( Est pieno ), ci si fermò dopo una risalita di 18 metri in cunicoli sempre più orridi e di scarso interesse. Si effettuarono altre arrampicate in altri camini cercando qualche by-pass ma nulla fu regalato. Passò ancora qualche periodo. La compagnia si sfaldò ma si riprese ancora più tardi nel corso del 2003 in occasione di un giro invernale, con diversi partecipanti nuovi e non precedentemente protagonisti. Ritornati nuovamente sulla finestra del Gortanzo, oltre i recenti traversi, ma questa volta invece di percorrere la galleria finale si decise di scendere la spaccatura che si trovava sotto un massone incastrato a metà dei traversi. Da qui con diversi armi alternativi sfociammo su un bel pozzone (molto ampio e fondo, almeno 70 metri) che fu parzialmente sceso sino ad arrestarsi per mancanza di materiale su di un ripiano formato da macigni incastrati. La verta continuava.

 

Partenza parte alta P 54 Davanzo attualmente P 90 (foto G. Cergol)

Dopo il 2003 Deponte, De Curtis, Corazzi assieme ad amici sono spesso presenti sul Canin. In particolare lavorano molto nelle zone basse di Casere Goriuda (1404 slm). Nascono nuovi abissi interessanti per la zona ( vedi Progressione 48 NdR ) ma che dopo qualche centinaio di metri o chiudono in ghiaie o si collegano con Rotule Spezzate o Bus d’Ajar. Iniziano anche a scavare nelle vicinanze dell’ingresso alto di Rotule (Illusione) in direzione Bus d’Ajar ma vince sempre la roccia. Dopo diverse punte, anche se i rilievi si sovrappongo, mancano sempre alcuni metri per collegare le zone basse.

 Estate 2005: Gino e Totò pensano di fare un campo in D.V.P. con obiettivo collegamento Col delle Erbe-Foran del Muss. Indifferente che abissi attraversare e in che punto, anche se purtroppo la valle che separa i due altipiani è una super faglia e quindi come noto a tutti gli speleo, “sfondarla xe cazzi”!

Andando avanti con le uscite esplorative, sempre al campo estivo 2005 due “complici” (Totò-Giannetti) riescono a trovare qualche altro partecipante e così prendono in considerazione l’esplorazione lasciata nell’ Inverno precedente. Obiettivo: o continuare decisi o disarmo totale.

 14-15 agosto 2005: tre protagonisti (Totò-Scrat-Giannetti) ripercorrono tutta la sequenza del Gortani sino al Grotanzo: P87, bigoli –220, Cesca, bigoli Aragonite, gallerie di Capodanno (ribattezzate del bagaglio a mano) fino ai massoni incastrati sul pozzone. Progrediscono con gli armi effettuando pendoloni sempre quasi in testa al pozzo (invece di scenderlo) fino a giungere all’estremità opposta sfruttando un ultimo traverso impostato con frattura Est-Ovest. Da qui, con gran colpo d’occhio dell’attrezzista, viene notata una finestra di piccole dimensioni ma potenzialmente interessante.

Con la speranza di avere la fortuna a favore, si procede dalla finestra verso una saletta, strettoia e ancora una successione di saltini arrampicabili che portano dopo un po’ su una marcata strettoia. Riesce a passare soltanto uno. Dopo venti metri di meandrino, l’esploratore solitario scende un pozzo di ca. 20 metri in arrampicata che mena ad un sistema di condotte-fratture simili alle precedenti solamente più basse: egli continua da solo ancora per quaranta metri fintanto che ferma l’esplorazione sotto ad una risalita di circa 10 metri, tanta aria che sale su per il camino, direzione 90°!

 19-20 agosto 2005: si ritorna nel punto remoto del Gortani, Giannetti e Totò presenti. Ormai chissà dove siamo nell’altipiano: quasi –600 in profondità e ad oltre 2km dall’ingresso. Dopo un’ opera di convincimento davanti alla strettoia più rognosa, riesce a passare anche l’altro camerata e così dopo aver attrezzato il P.20 precedentemente arrampicato, giungiamo sotto la R.10….merda! Risaliti i 10 metri, da una marcata strettoia alla sommità del camino esce un uragano d’aria. Inutili le prove di disostruzione con la mazzetta d’armo. Ritorniamo indietro imprecando e rilevando la parte nuova fino al Gortanzo, precedente punto noto della poligonale del 2000.

 

14-15 gennaio 2006: un bel gruppetto (Scrat-Totò-Davide-Gino-Giannetti) di speleo sciatori ritornano in profondità (confermato –650) in zona esplorativa. A metà del nuovo ramo, visti i tempi a disposizione, si approfitta per allargare la “strenta” selettiva e anche l’ultima strettoia in cima al camino riceve la cura adeguata, anche se riesce a passare solo il più magro. Dal punto finale del rilievo (punto 1) avanza per quasi quaranta metri da solo in un budello largo a malapena 30 centimetri e simile ad un intestino: in più punti bisogna avanzare senza casco espirando il fiato e vuotando così la cassa toracica. Ad u certo punto stop, un’ulteriore strettoia a forma di “V” rovesciata, naturalmente orientata in direzione Est, sbarra ancora l’avanzata. Non resta che il ritorno sui propri passi. La decisione decisa dalla maggioranza consiste nel disarmo totale del ramo ed eventualmente nel cercare il collegamento attraverso altri fronti. Inutili qui i lavori di scavo, risulterebbero troppo lunghi in luoghi davvero ostili, incasinati e lontani. Solamente per accedere alla strettoia (punto 1) si dovrebbe allargare in modo cospicuo già la risalita e parte della frattura sottostante.

 Conclusioni future: nonostante il lavoro svolto in questi 7 anni, anche se magari a volte dispersivo, almeno in questi rami del sistema del Col delle Erbe (in particolare, parte finale “Bigoli con marmitte” e “Gallerie di capodanno”) non sembra esserci una prosecuzione agevole per noi umani. Confrontando le poligonali dei due sistemi, risulta esserci una distanza minima di 150mt oltre la quale però non si riesce a passare. In queste zone resta ben poco da vedere, oramai. A quote più alte (zona Aragonite) nel cunicolo di raccordo con “Bigoli con marmitte” potrebbe esserci ancora qualche sorpresa. E’ una zona davvero incasinata: si trova a metà di due grosse strutture, da una parte l’ “Aragonite” (anche questa cammina ad Est, ma ad una quota più alta) e dall’altra il sistema di attivi che entra nei primi collegamenti del “Meandro del Plucia” e poi innesto della “A12”. Nel mese di Febbraio 2006 siamo riusciti a fare un’ulteriore accenno di scavo nella frana finale dell’ “Aragonite”. Dopo averla vuotata siamo oltrepassati arrivando in una saletta con enormi macigni di crollo. Sopra di noi un arrivo franoso senza aria ma con abbondate stillicidio (molto stretto) mentre alla base, quasi a terra, l’aria fuoriesce dai massi. Lo scavo è stato svolto in più uscite, sia in periodo estivo che invernale, ma anche qui, vista soprattutto l’estrema pericolosità del luogo abbiamo abbandonato, in quanto cadono pietre dal camino soprastante. Largo agli speleo a perdere.

Hanno collaborato in ordine sparso (sperando di non aver dimenticato nessuno) in queste punte nel ramo oltre il Gortanzo:

 Spartaco “Scrat” Savio (CGEB)

Davide “Tigre” Crevatin (CGEB)

Paolo “Paolin” Manca (CGEB)

Paolo “Totò” Bruno De Curtis (CGEB)

Federico “Gino” Deponte (CGEB)

Gianni “Giannetti” Cergol (CGEB)

Andrea “Animale” Sbisà

Alessandro “Sandrin” Mosetti (GTS)

Marina Belli (GTS)

Fabio “Biofa” Scabar

Gianni Guidotti (GGF)

Elisabetta Traggiai (GGF)

 

Gianni Cergol