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CANIN 17 GENNAIO 2010

MARINO VIANELLO (NINO)

ENRICO DAVANZO (CHETO)

PAOLO PICCIOLA (PILLY)

              La  COMMISSIONE GROTTE " EUGENIO BOEGAN"

                       La SOCIETA ALPINA DELLE GIULIE

          Non Vi hanno dimenticato e non Vi dimenticheranno

Dopo che le disastrose condizioni meteo-nivologiche di domenica 10 ne avevano determinato il forzato rinvio, finalmente ieri (17 gennaio) ha avuto luogo la commemorazione della tragedia che il 5 gennaio 1970 stroncava le vite di Marino Vianello, Enrico Davanzo e Paolo Picciola.

Un pullman appositamente noleggiato ha portato oltre 45 persone (tra parenti degli scomparsi e soci della CGEB)sino a Sella Nevea, dove altri soci – soprattutto giovani – erano già convenuti, taluni per partecipare al Corso di Accertamento per Guide Speleo.

Con la nuovissima cabinovia si è sbarcati a pochi metri dal Rifugio “C.Gilberti” (m. 1850 s.l.m.) e quindi, constatata la non pericolosità della neve, si è deciso di andare sino al luogo del ritrovamento ( 30 giugno 1970). Chi con gli sci, chi con le racchette da neve e chi a piedi, una lunga teoria ha iniziato a salire in direzione Sella Bila Pec, tanti puntini scuri nel candore di una neve abbagliante nonostante l'ombra. La processione si è fermata sul luogo della tragedia, dove sono stati piantati i gagliardetti della CGEB e della Società Alpina delle Giulie (SAG), a fianco della semplice corona  con la scritta: “a Nino, Cheto e Pilly, gli amici”.

Le figure degli scomparsi sono state tratteggiate da Mario Privileggi, non solo nella veste di attuale presidente della SAG, ma anche di uno dei componenti la squadra di profondisti che il 5 gennaio 1970 salutò e vide per l'ultima volta ancora in vita i nostri tre Amici. Una rievocazione drammatica di quelle prime ore di spasmodico sconcerto tra i presenti, cui fecero seguito settimane di ricerche sempre più disperate.

Anche Louis Torelli, attuale presidente della CGEB, ha rivolto ai presenti accorate parole nel ricordo di Marino (Nino), Enrico (Cheto) e Paolo (Pilly), pur rammaricandosi di non averLi potuti conoscere perchè allora ancora giovanissimo, facendo notare che, se a ben quarant'anni dalla Loro scomparsa, la CGEB si ritrova ancora lì a ricordarLi, allora ciò significa che forse la CGEB é ancora la Grande Famiglia di allora e la presenza di tanti giovani che all'epoca non erano ancora nati è la riprova della continuità nel tempo del nostro spirito e delle nostre tradizioni.

E' stata quindi la volta di Mario Gherbaz che, rivolto soprattutto ai giovani, ha ricordato che all'epoca della tragedia la CGEB aveva una squadra esplorativa fortissima - sicuramente una delle più forti al mondo – anche perchè, oltre ai “profondisti”, poteva contare su oltre una ventina di soci sempre disponibili a dare una mano, soprattutto nel trasporto degli allora pesantissimi materiali, trasporto che allora poteva avvenire soltanto “a spalla” (la funivia venne inaugurata nell'ottobre 1970). Nino, Cheto e Pilly erano tra questi, e quel giorno avevano assolto all'incarico ricevuto: riprendere – per conto della RAI-TV – la squadra dei profondisti mentre risaliva dopo aver portato l'abisso Gortani ad una profondità record.

Marietto ha continuato rammentando che, purtroppo, in genere il ricordo dei defunti tende a scomparire con la morte degli ultimi che li hanno conosciuti, ma per Nino, Cheto E Pilly non sarà così. Anche se proprio lì, in Canin, a tutti e tre abbiamo già intitolato un abisso, il Bivacco Speleologico sul Col delle Erbe e la targa sul luogo della tragedia, crediamo che fra altri 10 anni si dovrà ricordarLi perennemente anche a Trieste.

Ha quindi preso la parola Sergio, il figlio minore di Marino Vianello, che allora aveva solo tre anni. Con la voce comprensibilmente rotta dall'emozione, ha cercato di tratteggiare il dramma del non aver potuto conoscere suo padre, che quindi non può ricordare, ma che ha tentato di ricostruire dai racconti della madre, Adriana. E quando anche Lei prematuramente è venuta a mancare, è rimasto orfano, ma il ritrovamento di scritti, documenti ed articoli inerenti suo padre l'ha aiutato a superare il terribile vuoto rimastogli in casa.

Un lungo minuto di intenso silenzio ha poi consentito ai presenti di rivolgere il proprio pensiero agli scomparsi, quindi è iniziata la discesa verso il Gilberti. Lì, riuniti davanti alla minuscola chiesetta quasi sepolta dalla neve, abbiamo deposto la corona e rinnovato il ricordo dei nostri sfortunati Amici, alla presenza dei parenti di Pilly che prima non erano riusciti a seguirci nella neve profonda.

Quindi, scesi a valle, ci siamo recati nell'agriturismo di Goriuda, dove, a trent'anni dalla tragedia, le famiglie degli scomparsi vollero porre una targa a ricordo-ringraziamento dell'abnegazione di una quarantina di valligiani che per un altro mese ancora continuarono le ricerche. E, con l'abbraccio ad uno dei valligiani-soccorritori di allora – Stelio Martina – abbiamo concluso questa emozionante giornata del ricordo.