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roba de no creder

 

pubblicato su " PROGRESSIONE N 52 " anno 2005 

Concedici, per grazia, conoscenza, intendimento e discernimento (Talmùd - preghiera)

 

Quella degli speleologi, o per meglio dire grottisti, è una particolare famiglia, clan, tribù che ritiene, più o meno da sempre, di essere stata scelta dal dio delle grotte, dall’unico vero dio delle grotte, per essere il ricettacolo della sua rivelazione all’intero genere umano.

Tenendo conto del fatto che il privilegio è dato per acquisito, non è difficile capire perché, mentre molti svilupparono un’ammirazione per gli speleologi e per il loro primordiale codice morale e condotta di vita, altri coltivarono diffidenza e repulsione nei loro confronti. Proprio a causa del suo senso di separatezza il popolo delle grotte non è, universalmente, visto come degno d’amore.

In principio l’unica vera fede, a parte i cani sciolti, era il Club alpino italiano. In tempi relativamente recenti è nata una nuova religione: la Società speleologica italiana, dalla nascita e finalità controverse, comunque molto più permissiva dell’antica fede.

Il popolo che abita a parte sebbene diviso continuò a vivere isolato in modo ancora più intenso e accentuato praticando, ma solo per gli iniziati, culti esoterici la cui più alta espressione, dopo che è definitivamente tramontato il più antico culto del bolo, è rappresentata dall’adorazione del Granpampel, Questo è ancor oggi un fatto molto importante nella vita degli speleologi.

In molte comunità gli interessi intellettuali dei grottisti andarono oltre gli aspetti cripto-ludici e così alcuni speleologi divennero famosi geologi, documentaristi, studiosi in genere di quella scienza che il dott. Hubert Trimmel definì eine Naturwissenschaft.

Dopo la rivoluzione Sessantottina sembrò che gli ideali germogliati negli anni di piombo avessero spazzato via tutte le bigotterie e le lacerazioni degli anni precedenti. Fu promossa, addirittura, l’eguaglianza delle donne nella pratica esplorativa.

Naturalmente i tradizionalisti si opposero ad ogni cambiamento. Se molti erano i grottisti che non abbracciarono le riforme proposte, molti di più furono, soprattutto nell’ambito del Club alpino italiano, coloro che non erano pronti a concedere alla speleologia uguaglianza tanto nelle sezioni quanto nel Soccorso alpino. Erano, e sono, costoro quelli che non avevano accettato gli ideali della rivoluzione studentesca: i residui della pseudo aristocrazia che si lamentava per la perdita di privilegi; gli speleologi non più attivi che condannavano la fine dell’antica religione, in cui conoscere chi odiare era importante quanto sapere chi amare; i presidenti, i consigli direttivi sezionali che erano cauti riguardo la concorrenza dell’alpinismo alla rovescia oltre ad elementi del sottoproletariato speleologico gelosi del successo delle nuove idee liberali.

Ci sono state defezioni dalla speleologia in tutti gli anni della sua storia, ma la speleologia è comunque riuscita a tenere tenacemente stretta tutti gli speleologi e/o grottisti.

In origine, spesso ma non sempre, la speleologia era stata emarginata, più o meno coattivamente, nei ghetti. Oggi, decisamente, la forma di isolamento sociale, ideologico, culturale e politico è una libera scelta cui molti aderiscono spontaneamente. La pratica dell’auto emarginazione, del ghettizarsi per poter piangersi addosso attira sempre nuovi adepti che crescono nel segno di complessi e frustrazioni che farebbero la gioia di qualsiasi psicoterapeuta.

Ovviamente il popolo delle grotte non poteva fermarsi a questo stadio di annichilimento. Per poter accelerare il processo di auto distruzione, ricorreva e ricorre al boicottaggio sistematico contro qualsiasi idea od azione innovativa che potrebbe scuotere l’ambiente ed inserire la speleologia, a pieno titolo, nella società civile.

Roba de no creder

 

Alessio Fabbricatore