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NASCITA E PRIMI ANNI DI VITA DEL COMITATO ALLE GROTTE DELLA S.A.G. - CGEB1883-1893

Testo pubblicato sugli atti del Simposio Internazionale sulla Protostoria della Speleologia, Città di Castello, sett. 1991: 61-71

Riassunto

Vengono descritti i primi dieci anni di vita del sodalizio speleologico più vecchio del mondo ancora esistente, il Comitato Grotte della Società degli Alpinisti Triestini (oggi Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie), costituito a Trieste nel 1883.

Summary

Description of the first ten years of life of the oldest still existing caving group in the world – Comitato Grotte della Società degli Alpinisti Triestini – (today Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie) – founded in Trieste in 1883.

Premessa

Il primo gruppo grotte tuttora esistente non nasce, a Trieste – nel 1883 - , per caso, all’improvviso, ma viene ad essere il logico sviluppo di una situazione che sta maturando da oltre 40 anni, dai giorni dell’inizio delle esplorazioni metodiche del Carso ipogeo alla ricerca di nuove fonti di approvvigionamento idrico per la città.

Alle esplorazioni della fine degli anni ’30 e degli anni’40, condotte dal Lindner e dallo Svetina, seguono quelle di vari ricercatori – Schmidl, Battelin, Sigon, Tommasini – nonché di strutture ufficiali quali il Comune di Trieste.[1] Sono ricerche isolate ed individuali che trovano l’ultimo loro esponente nella persona di Giulio Grablovitz, studioso che già dal 1880 dà corso ad esperimenti con galleggianti nell’intento di provare la continuità del fiume Recca-Timavo. Nel 1873 viene costituita a Trieste la Sezione Litorale della Società Alpina Austro-Germanica (Sektion Küstenland Deutsche Österreichische Alpenverein), alcuni soci della quale si dedicheranno allo studio dei fenomeni peculiari del Carso, studi che avranno poi modo di illustrare sia in pubblicazioni che in conferenze.

L’anno seguente un gruppo di studiosi dà vita alla Società Adriatica di Scienze Naturali, società che – pur senza organizzare nel suo seno un gruppo grotte – rivolgerà parte della sua attività di ricerca allo studio delle grotte del carso, dandone poi relazione sul Bollettino scoiale.

Qualche anno più tardi nel seno del D.Ö.A.V. viene fondata dal prof. Karl Moser una sezione grotte avente l’obiettivo di esplorare le caverne del Carso ed i cui membri, dopo aver preso confidenza con i materiali e le tecniche di progressione esplorano e rilevano dapprima varie cavità nei dintorni di Basovizza e quindi la profonda e complessa Grotta di Padriciano. Nel gennaio 1883 l’animatore del gruppo, Anton Hanke, propone la prosecuzione dell’esplorazione delle Grotte di San Canziano (ferma dal 1850), idea che viene accolta e tosto messa in atto[2].



[1] A parte le ricerche ufficiali condotte dal Comune di Trieste che nel corso dell’esplorazione della Grotta del Monte Spaccato, nota allora anche con il nome di “Foro della Speranza” (poi “Abisso dei Morti”, 15 VG) degli anni 1862-1866 è ricorso all’opera di personale reclutato sul Carso, personale dimostratosi validissimo dal punto di vista esplorativo (Galli M., 1975: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” Friuli Venezia Giulia, La Grotta dei Morti, Mondo Sotterraneo, 1974/1975: 135-172) tutte le altre esplorazioni sono state condotte per alcuni decenni da ricercatori privati, della cui opera non è rimasta traccia consistente (Marini D., 1986: Presentazione, in Duemila Grotte, rist. anastatica, Fachin ed., Trieste 1986: V-VII).

[2] Urban B., 1898: Le Caverne di S. Canciano, Il Tourista, 5 (6): 42-43; Pazze P. A., 1893: Chronik der Section Küstenland des Deutschen und Österreichischen Alpenverein 1873-1892, Triest 1893: 1-372. Si possono ricordare le ricerche idrologiche di W. Urban (1874, 1876, 1878, 1879), le esplorazioni di Kammer, che nel 1877 visita e descrive la Grotta di Kreple, le indagini di K. Moser che dal 1880 conduce ricerche paletnologiche sul Carso. In questo ambiente dinamico e culturalmente vivace, supportato da una struttura organizzativa solida e con a disposizione due prestigiose riviste (Mitteilungen e Zeitschrift des D.Ö.A.V.) le ricerche in grotta dell’Alpenverein avranno, sino al 1882, carattere informale; il suo gruppo grotte (Grottenforschung Abteilung) verrà ufficialmente costituito (da 37 membri, di cui 15 esploratori) soltanto il 19 ottobre 1883, forse in contrapposizione al Comitato Grotte dell’Alpina comunque sulla scia del Verein für Hohlenkunde in Österreich di Vienna. Il prof. Moser, suo fondatore, lo lascerà ben presto per dedicarsi esclusivamente alle ricerche di preistoria in grotta, ricerche che proseguirà anche quando nel 1895 diverrà dapprima socio e quindi presidente del Club Touristi Triestini, organizzazione alpinistico-escursionistica (con nel suo seno dal 1894 anche un attivissimo Comitato Grotte) costituita da cittadini di lingua italiana legittimisti (o, come si diceva allora, austriacanti). Le esplorazioni delle Grotte di San Canziano verranno concluse dal D.Ö.A.V. nel 1893.

La Società Alpina

E’ in questo contesto che alla fine del 1882 negli ambienti liberal-nazionali della città di Trieste (che vent’anni prima avevano dato vita ad una fiorente società di ginnastica) prende corpo l’dea di formare una società il cui scopo si è la visita, lo studio e l’illustrazione delle montagne in generale , delle nostre in particolare nonché l’esplorazione delle caverne e grotte del Carso (art. 2 dello Statuto)[1]. Costituita nel marzo 1883 (con il nome di Società degli Alpinisti Triestini, denominazione che cambierà nel1886 in quello di Società Alpina delle Giulie che mantiene tuttora) la società – che ha pure l’intento non troppo nascosto di togliere al Deutsche Österreichische Alpenverein il monopolio delle escursioni in montagna – dà vita nel suo seno a due Comitati operativi, uno dei quali è il Comitato alle Grotte cui vengono chiamati a far parte Ferruccio Cimadori, l’ing. Costantino Doria, il dott. Giulio Grablovitz, il dott. Antonio Marcovich, l’ing. Giuseppe Paolina, Alessandro Tribel ed il prof. Antonio Valle[2].

La sua costituzione ha uno scopo essenzialmente pratico, e cioè organizzare strutturalmente le esplorazioni del Carso sotterraneo e creare un organismo in grado di collaborare con gli studiosi di carsismo e di idrologia dell’Alpina, fornendo un adeguato supporto per le esplorazioni in grotta; la componente esplorativa del Comitato è pari ad oltre il 50% del totale dei suoi membri ed i più giovani sono Cimadori (18 anni), Doria e Tribel (21 anni). Sono i primi passi della speleologia esplorativa organizzata nella regione e le notizie sulle cavità sotterranee, al di fuori delle grotte classiche, visitate già da decenni (Grotta di Corniale, Grotta di San Servolo, Grotta di Padriciano), sono piuttosto ridotte, anche perché oltre alle relazioni dello Schmidl[3] non esistono pubblicazioni che raccolgano i risultati delle esplorazioni condotte negli ultimi quaranta anni.



[1] Estratti di P. V. di Congressi e di Sedute Direzionali, Atti e Memorie della Soc. Alpinisti Triestini,1883-1885: 5-15; lo Statuto è pubblicato a pag. 51 degli stessi Atti e Memorie. Nel periodo trattato in questa nota si sono succeduti alla guida del Comitato i presidenti Emanuele Morpurgo, Carlo Herborn, Edoardo Taucer-Funaioli e Carlo Martinolli. Cfr. Guidi P., 1893: Cento anni di presidenti, Progressionecento, Trieste 1983: 15-20

[2] Durante i suoi primi anni di vita il Comitato veniva annualmente designato dal Direttivo dell’Alpina, che vi chiamava a far parte i soci che si dichiaravano disponibili ad impegnarsi nelle esplorazioni delle grotte; a questo primo gruppo si potevano aggregare gli altri soci dell’Alpina che intendevano fare attività in quel determinato settore. Naturalmente gli iscritti dell’Alpina conservavano il diritto a partecipare all’attività speleologica (e sovente lo facevano, anche a sostegno del lavoro del Comitato), senza però partecipare alla programmazione della stessa. Il sistema della nomina annuale del Comitato da parte della Direzione dell’Alpina si rivelerà, allatto pratico, non razionale e soprattutto non adatto ad una pianificazione dell’attività a vasto respiro, in quanto comportava dei tempi morti fra la decadenza di un Comitato e la nomina del successivo. Cfr. Galli M., op. cit., pag. 166.

[3] Schmidl A., 1851: Über der unterirdischen Lauf der Recca, Jahrb. d. k. k.  Geol. Reichsanstalt., Wien 1851: 655-682.

Il primo triennio: Il Comitato

Non si hanno documenti primari su questo periodo (i verbali del Comitato alle Grotte giunti sino a noi partono dal 5 marzo 1886), ma dalle relazioni a suo tempo pubblicate sappiamo che la Direzione Sociale, nella seduta del 4 maggio 1883, stabilisce l’acquisto di attrezzi per la visita delle grotte (che dal Resoconto di Cassa del 1° anno sociale, 1883, risultano essere costati f. 56.76, mentre le spese di trasporto delle scale per le esplorazioni delle grotte sono inserite in un’altra voce[1]. Risulta altresì che nel 1883 vengono visitate la Grotta presso il Monte Spaccato, quella di Basovizza, quella di Orleg, di Monrupino, di Padriciano, nonché la Grotta di Trebiciano in cui si distinguono particolarmente i giovani[2] . Questa grotta, scoperta ed esplorata dal Lindner nel 1841, con i suoi 329 metri di profondità è il maggior abisso del mondo e diviene l’impegno primario del giovane Comitato alle Grotte, che per meglio strutturare la propria attività si dota di un Regolamento[3].

L’operosità del Comitato Grotte, che raccoglie il plauso della Direzione Sociale, permette fra l’altro all’ing. Grablovitz di dare al primo Convegno sociale, tenuto a San Canziano nel 1884, relazione di uno studio sull’idrologia del Carso, relazione che chiude con un programma di indagini, strutturato in cinque punti, notevole per la sua originalità e che, comunque, costituirà – almeno in parte – la base per le ricerche dei decenni successivi[4].

Nel suo secondo anno di vita il Comitato vede la nomina di nuovi membri (Paolo Hermet, Giuseppe Jancich, G. Koschier, Emanuele Morpurgo, Vittorio Polli, Pillade Polonio, Arturo Tribel) che in parte sostituiscono il precedente. Il uovo Comitato allarga le sue ricerche all’Istria (fra le nuove cavità vengono visitate la Caverna di Ospo, la Grotta di San Servolo, la Grotta di Verteneglio. In quest’ultima località viene depositato parte del materiale esplorativo)[5] e affronta con decisione il problema “Grotta di Trebiciano” (n. 17 VG), le cui scale fisse risultano essere ormai marce e non affidabili. Dopo un sopralluogo effettuato in aprile la cavità viene presa in affitto e l’11 maggio 1884 iniziano i lavori che si protrarranno sino al 27 luglio. Gli uomini del Comitato, aiutati da alcuni operai, in due mesi e mezzo di duro lavoro sostituiscono le scale impraticabili e sistemano 52 nuovi ripiani e 7 scale fisse, sostenendo la spesa di 700 fiorini[6]. Alla visita ufficiale della caverna il 26 ottobre 1884 intervengono, oltre ad una quindicina di soci dell’Alpina, pure rappresentanze di altre società alpinistiche e personalità varie fra cui il noto speleologo austriaco Franz Kraus. Nell’occasione delle varie discese il socio Valle, aggiunto al Civico Museo di Storia Naturale di Trieste, provvede ad eseguire accurate ricerche biospeleologiche, che vengono premiate con la cattura di un nuovo esemplare di Zoospeum[7]. Sempre nel 1884 iniziano pure le esplorazioni nella Grotta di Padriciano (12 VG), cavità profonda 242 metri e lunga oltre 700 aprentesi non lungi dalla città, e nella Grotta delle Torri di Slivia (39 VG), lunga 300 metri su di una profondità di 70, cavità ubicata nel Carso di Aurisina.

Il 1885 si apre per il Comitato con una discesa, effettuata il 6 gennaio, alla Grotta delle Torri di Slivia, la cui esplorazione e rilievo verranno completati entro l’anno, e la visita di altre grotte del goriziano fra cui la Grotta di Loquizza Seghetti. Nell’aprile 1885 vengono portati a termine pure l’esplorazione e lo studio della seconda grande cavità affrontata dal Comitato, la Grotta di Padriciano; l’uscita di chiusura – dedicata al completamento delle operazioni di rilievo – impegna gli uomini per ben 12 ore[8]. Ma l’impegno maggiore del Comitato rimane la Grotta di Trebiciano in cui prosegue le ricerche ed i lavori e sul cui fondo viene costruita un’imbarcazione per poter agevolmente navigare sul fiume;distrutta la barca da una piena questa viene sostituita da un galleggiante formato da due cassoni strettamente inchiavardati. Nella grotta vengono così prese varie misure di portata del fiume, viene scandagliata la profondità, fatte analisi chimiche delle acque, immessi 3000 galleggianti per verificare la continuità con le risorgive del Timavo a San Giovanni di Duino, e vengono intraprese nuove ricerche sulla fauna e sulla flora.

La messe di dati è tale che al Congresso Generale Ordinario della Società, tenuto il 2 marzo 1885, A. Tribel presenta una esauriente relazione sull’attività del Comitato Grotte si intrattiene più a lungo sugli studi e sulle osservazioni fatte nella Caverna di Trebiciano e presenta dei disegni di alcune  grotte e degli esemplari di animali cavernicoli[9].


[1] Estratti di P. V., op. cit., pag. 6; Boegan E., 1910: La Grotta di Trebiciano, Stab. Art. Tip. Caprin, Trieste, S.A.G. ed., pag. 17

[2] Cobol N., 1908: Cronistoria della Società Alpina delle Giulie dal 1883 al 1908, Alpi Giulie, 13 (2): 27

[3] Regolamento del Comitato Grotte, Atti e Memorie della Soc. degli Alpinisti Triestini, 1883-1885: 58-59. La decisione di redigere i Regolamenti per le sezioni (e quindi pure il Comitato Grotte) è presa nella seduta direzionale del 8 maggio 1883. Non si trova accenno alla data di approvazione (potrebbe essere la successiva seduta 6 luglio 1883, in cui vengono approvati i Regolamenti della Sezione di Gorizia). E’ pubblicato, il Regolamento del Comitato Grotte, alle pagine 38-39 degli Atti e Memorie. Il 25 febbraio 1886 la modifica dello stesso viene affidata, dalla Direzione dell’Alpina, ad un gruppo di lavoro formato dall’ing. Doria, dal dott. E. Nobile e da Alessandro Tribel; il nuovo Regolamento (ora della Commissione Grotte) viene approvato nella seduta Direzionale del 3 marzo 1886 e pubblicato sugli Atti e Memorie della Società Alpina delle Giulie, anno 1886 e primavera 1887, Trieste 1887: 59-60.

[4] I cinque punti sono:

I) Procurare la cognizione superficiale di tutte le caverne ed indicarle su apposita carta topografica, approfittando di tutte le opere e memorie finora pubblicate, nonché di tutte le bene accertate comunicazioni verbali;

II) Studiare in modo speciale tutte le grotte situate lungo i possibili decorsi sotterranei, in cui il microfono riveli rumori di acqua corrente o questa riesca palese per circolazione dell’aria;

III) Stabilire la continuità idrografica totale Recca-Timavo o parziale, fra le caverne di Trebiciano e Pliscovizza od altre, ed il Timavo, e ciò con uno dei mezzi più pratici;

IV) Istituire osservazioni microfoniche nei punti, a cui gli autori di monografie o le tradizioni popolari assegnano rumori d’acqua corrente;

V) Esplorare con tutti i mezzi possibili e con cure speciali le selle di Divacia e di Corgnale, per determinare possibilmente quale delle due vie sia percorsa dal Recca. (Grablovitz G., 1884: Sull’idrologia del Carso, Atti e Memorie della Soc. degli Alpinisti Triestini, 1883-1885: 61-62).

[5] Il materiale depositato viene recuperato nel 1885, dopo aver eseguito il rilievo della Grotta di Verteneglio, 180 VG, quando il Comitato decide di esplorare organicamente le grotte del Carso triestino (Verbali del Comitato Grotte, seduta del 15 marzo 1886).

[6] Ai lavori hanno preso parte i soci Hermet, Koschier, Jancich, Marcovich, Morpurgo, Polli, Polonio, Art. Tribel, con la collaborazione di Cobol, Doria, Geiringer, Grablovitz, Paolina, Ant. e Al. Tribel, Valle; dei 700 fiorini spesi per i lavori, 200 sono stati forniti dalla Delegazione Municipale, 100 dal dott. Geiringer - presidente dell’Alpina -, 120 raccolti mediante sottoscrizione ed il resto dalla Direzione sociale (Morpurgo E., 1887: La Grotta di Trebiciano, Atti e Memorie della Soc. Alpina delle Giulie, pag. 129); vedi pure Cobol N., 1908, op. cit., pag. 28 e Bertarelli L. V., Cenni cronologici sulla Commissione Grotte, in Duemila Grotte di Bertarelli L. V. & Boegan E., TCI ed., Milano 1926: 13. Traccia dell’attività del 1884 si trova anche al p. 4) dell’O.d.G. del Congresso Generale Ordinario del 1885 “Relazione del C.G. sulla sua operosità nel 1884” (Cova U., 1983: Nel centesimo anniversario della Società Alpina delle Giulie: momenti di vita dalla fondazione all’avvento della sovranità italiana, Alpi Giulie, 77: 20) e in Boegan E., 1910, op. cit., pag. 17.

[7] Zoospeum trebicianum A. Stoss., I risultati delle ricerche del Valle saranno pubblicati sugli Atti e Memorie in calce alla monografia su Trebiciano(Morpurgo, op. cit., pag. 140).

[8] All’esplorazione del gennaio alla grotta delle Torri di Slivia partecipano i membri del Comitato Iancich, Morpurgo, Polonio ed i soci dell’Alpina Doria, Franellich, Monti, Al. Tribel. La fauna raccolta nella cavità verrà, come ormai norma, determinata dal Valle (L’ultima escursione degli Alpinisti, L’Indipendente, Trieste 11 gennaio 1885; Doria C., 1885: La Grotta delle Torri di Slivia, Atti e Memorie della S.A.T., 1883-1885: 117-120; Bertarelli L. V. & Boegan E., 1926, op. cit., pag. 337. Sulla Grotta di Loquizza Seghetti vedere pure la stessa opera, pag. 326). Sulle esplorazioni della Grotta di Padriciano relaziona Marcovich A., 1885: Alcune notizie intorno alla Grotta di Padriciano, Atti e Memorie della S.A.T., 1883-1885: 113-115, che dà alla cavità una profondità un po’ superiore a quella riscontrata con rilevamenti strumentali eseguiti quasi un secolo dopo. Uno specchio particolare dell’attività del Comitato può essere dato dalle cifre dei bilanci consuntivi dell’Alpina. Dagli stessi, pubblicati sugli Atti e Memorie, vediamo che nel 1883 l’attività del Comitato è costata alla Società circa 100 fiorini, su un totale di 615, pari al 16% del bilancio totale; nel 1884 fiorini 386 su 1156, pari al 33%, per tornare, nel 1885, ad un più modesto 13% delle spese totali (113,50 fiorini su 848). Negli anni successivi gli stanziamenti per l’attività della Commissione Grotte saranno i seguenti: nel 1886 f. 327 su 1490, nel 1887 f. 244 su 1318, nel 1888 f. 258 su 1111, nel 1889 f. 240 (di cui f. 12 per distintivi per le guide delle grotte turistiche) su 964, nel 1890 f. 165 su 1100, nel 1891 f. 366 (di cui 271 stanziati le indagini sull’idrografia del Carso) su 1187 ed infine nel 1892 f. 41 su 976. E’ da tenere presente che queste cifre però non tengono conto delle spese per il trasporto degli attrezzi, conglobate in altra voce, né quelle straordinarie relative ai lavori alla Grotta di Trebiciano.

[9] Estratti di P. V., op. cit., pag. 13

Il periodo 1886-1889: la Commissione

L’attività del 1886 appare essere intensa quanto – se non di più – quella svolta nel 1885. Il 10 gennaio la Direzione dell’Alpina decide l’acquisto di ulteriori attrezzi per il Comitato che opera ormai anche in Istria e nel goriziano; fra le nuove cavità risultano esplorate alcune grotte presso Locavizza, altre presso Gropada (Grotta del Diavolo) e la Grotta Clementina di Opicina (10 VG); un tentativo di visitare una grotta aperta durante i lavori della ferrovia presso Borst non ha seguito[1]. Nell’anno sociale 1885/1886 il Comitato si riunisce in seduta una dozzina di volte, approvando all’unanimità il nuovo Regolamento (che, fra l’altro, muta la denominazione da “Comitato” in quello di “Commissione”, nome che mantiene tuttora), stilando i programmi di ricerca e di un possibile sfruttamento delle grotte da cui ricavare denaro da utilizzare per gli scopi sociali. Viene diretto nei primi mesi dell’anno da Emanuele Morpurgo, coadiuvato da Giuseppe Iancich, cassiere-economo, e da Arturo Tribel segretario[2]. Fra i vari deliberati dalla Commissione meritano menzione la decisione di snellire le sedute dedicandole esclusivamente all’esame degli argomenti di maggior interesse e – considerato il buon numero di soci raggiunto[3] – quella di costituire due squadre esplorative che operino contemporaneamente (7 novembre 1886).

Anche durante il 1886 la parte del leone viene fatta dalla Grotta di Trebiciano in cui la conclusione del ciclo pluriennale di ricerche assorbe buona parte delle energie (nell’inverno e nella seguente primavera le discese sono quasi settimanali[4] dedicate al completamento dei lavori di misurazione e di esplorazione. Proseguono pure, a cura del prof. Valle, le ricerche entomologiche e si decide di organizzare una seconda discesa nella cavità per i soci dell’Alpina. La navigazione sul fiume sotterraneo risulta sempre difficoltosa perché la zattera costruita sul fondo della grotta viene più volte sfasciata dalle piene. Allo scopo di operare con maggior tranquillità e di evitare interferenze da parte di estranei nell’aprile del 1886 viene, dopo una breve trattativa con Antonio Hrovatin, proprietario del fondo, affittato il terreno in cui s’apre la cavità, al prezzo di f. 25 l’anno, con contratto rinnovabile annualmente. Ma evidentemente questa misura non è sufficiente: l’attività esplorativa della Commissione Grotte dell’Alpina desta una certa risonanza e l’interesse di un numero sempre maggiore di soci della stessa, per cui la Direzione della Commissione, nella seduta del 15 marzo, delibera di non permettere ai non membri della Commissione l’accesso ad una grotta in esplorazione senza la previa autorizzazione della Direzione.

Se la Grotta di Trebiciano è obiettivo principale dei grottisti dell’Alpina, non è certamente l’unico; seguendo il programma stabilito all’inizio dell’anno sociale i suoi uomini si attivano per aprire due nuovi fronti operativi: la riesplorazione della Grotta del Monte Spaccato[5] e la presa in gestione della Grotta di Corniale o Vilenizza[6].

Per quanto attiene il primo punto il presidente dell’Alpina, dott. Giulio Geiringer, viene incaricato di contattare le autorità comunali. Questi la settimana successiva riferisce alla Commissione Grotte di aver ottenuto l’assenso necessario, ma di ritenere condizione indispensabile la nomina di un responsabile dei lavori, per cui viene deciso, non senza polemiche interne, di affidare la direzione dei lavori all’ing. Doria. Anche sui temi dei lavori non tutti i membri della Commissione si dimostrano concordi, ritenendo alcuni non opportuno affrontare contemporaneamente due imprese tanto impegnative; il problema verrà risolto, indirettamente, dalla Direzione dell’Alpina che nell’ottobre (quando la Commissione ha già iniziato i lavori, rimuovendo a maggio l’ostruzione dall’ingresso e recintando lo stesso) informerà doversi rimandare il tutto al 1887 per insufficienza di fondi.

Relativamente al secondo punto la Commissione incarica il suo Direttore, Morpurgo, di contattare il signor Antonio Muha, procuratore comunale di Corniale. Il Morpurgo, assieme ai soci Bonazza e Iancich, si reca più volte in sopralluogo a visitare la cavità ed a trattare con il Muha e con i consiglieri di quel comune; le trattative si trascinano per lungo tempo, e non vanno a conclusione entro l’anno per difficoltà connesse sia alla grande mole di lavori da eseguire per riattare le viabilità interna, sia la mancato accordo per i compensi da versare al comune interessato.[7]

Uno degli ultimi atti della Commissione (seduta dell’11 novembre 1886) è l’accettazione della proposta di Morpurgo, fatta in vista dell’attività futura, di procedere a censire le grotte del Carso, provvedendo a segnare l’apertura sulla carta geografica, misurarne la profondità con lo scandaglio ed apporvi con il colore l’iniziale della Società ed il numero progressivo. Il Morpurgo, su incarico della Commissione, provvede quindi a dividere l’altopiano in zone al fine di rendere più facile e più ordinato il lavoro; il piano generale di classificazione di tutte le caverne e grotte del territorio viene approvato dalla Direzione dell’Alpina nella seduta del 9 dicembre 1886[8].

Il 1887 porta qualche successo in campo esplorativo; forte della presenza di 14 membri la Commissione Grotte visita la Grotta Dante di Tolmino, una grotta presso Cobilaglava e – nell’ambito del programma a suo tempo stabilito – parecchi pozzi presso Prosecco. Nel settembre viene scoperta la Grotta delle Torri di Lipizza una delle più belle cavità sotterranee del Carso, di una estensione di m 662 e 137 di profondità costituita da imponenti caverne e adorna di formazioni stalattitiche fantastiche[9]. Viene acquistata una carriola per il trasporto dei materiali e studiato (da Iancich, Bonazza e Morpurgo) un attrezzo atto a facilitare la calata ed il recupero delle scale nei grandi pozzi. Il maggior problema esplorativo – la visita della Grotta dei Morti – comincia a creare qualche problema: l’ing. Doria ha ricusato l’offerta di dirigere i lavori, promettendo di trovare persona adatta, e lo stanziamento della Direzione (200 f. per le esplorazioni e 100 per gli attrezzi) non pare sufficiente.

Nel corso dell’anno la Commissione si riunisce ufficialmente una decina di volte per discutere e programmare l’attività, mentre riunioni informali si tengono più spesso (almeno ogni primo giovedì del mese); viene deciso di tenere un registro delle escursioni in grotta e di espellere dalla Commissione i membri inattivi (cioè dopo tre assenze alle sedute o alle esplorazioni). Viene proposto alla Direzione dell’Alpina di istituire la figura del “socio contribuente” al fine di rinvigorire le sue finanze. La richiesta rimane senza esito in quanto, la Direzione non approva il progetto invitando piuttosto la Commissione ad attrezzare turisticamente la Grotta delle Torri di Slivia. La realizzazione dell’iniziativa viene demandata ai soci di Gorizia (nella cui provincia si apre la grotta) che sono altresì incaricati di provvedere a prendere a pigione la Grotta Dante (di cui pare si interessi pure la Società Alpina Tedesca).

Prima della fine dell’anno viene presa in affitto la Grotta di Corniale le cui sale si decide saranno dedicate a cittadini illustri ed i cui sentieri vengono riattati; la Commissione vorrebbe rimandarne l’apertura a dopo la scoperta di nuove diramazioni, ma la direzione sociale insiste, per cui viene fatta una prima illuminazione speciale[10]. Nel campo degli studi è da segnalare che viene rinnovato il contratto di affittanza per la Grotta di Trebiciano, in cui non si scende più perché le scale sono ormai inagibili (ma di cui si provvede a recuperare le scale del primo pozzo onde evitare il “ripetersi di visite clandestine”)[11].

Il secondo biennio (1888-1889) di questo periodo inizia con la presentazione al Congresso Generale Ordinario dell’Alpina, tenutosi il 31 gennaio 1888, del programma biennale di attività che prevede a) l’esplorazione della Grotta Dante di Tolmino; b) quella della Grotta del Monte Spaccato; c) quella delle parti nuove della Grotta di Corniale; d) lavori per rendere accessibile al pubblico la Grotta di Slivno; e) l’esplorazione delle Grotte di Locavizza e di una nuova caverna presso Canale (GO); f) esecuzione di un piano di situazione delle Grotte del Carso triestino[12], programma che si rivela troppo ambizioso per le forze della Commissione e che verrà realizzato soltanto in parte.

Nel campo esplorativo i suoi uomini scendono nella Grotta di Gabrovizza, 6 VG, proseguono le esplorazioni a Corniale e alla Grotta delle Torri di Lipizza. Per un certo periodo i materiali vengono trasferiti da Corniale a Prosecco (a casa del socio Goriup), al fine di permettere i completamento delle ricerche in quella zona. La Grotta di Trebiciano non viene neppure menzionata nelle varie relazioni, mentre vengono nuovamente rimandati – a causa della ricorrente carenza di fondi – i lavori alla Grotta del Monte Spaccato.

Nel settore turistico la Commissione avvia la gestione della Grotta Clementina, 10 VG, presa a pigione nel 1888 e attrezzata entro luglio 1889: nell’agosto la prima illuminazione pubblica, debitamente pubblicizzata sui quotidiani locali, riscuote un certo successo che fa ben sperare e che comunque si manterrà per qualche tempo[13]. Meno bene va la gestione della Grotta di Corniale, in cui i lavori si rivelano più onerosi del previsto ed i cui incassi – per la metà contrattualmente devoluti ai poveri del paese – non sono sufficienti a coprire le spese. Infatti dopo un inizio con un discreto afflusso di visitatori, gli introiti scendono vertiginosamente ed il capovilla Muha, responsabile dell’organizzazione del servizio di guide, lamenta la rarefazione dei “touristi” (dovuta, a suo avviso, al non buono stato dei sentieri)[14].

Organizzativamente la Commissione, composta ora da dieci membri e con un nuovo direttivo presieduto da Carlo Herborn, si prepara ad entrare nell’ultimo decennio del secolo XIX studiando delle modifiche al suo Regolamento, e ciò al fine di renderlo più agile e più consono alle reali esigenze del momento; viene pure inviata una circolare ai maestri del territorio al fine di assumere informazioni su nuove grotte e presentato (16 maggio 1889) un primo elenco delle cavità conosciute.


[1] Boegan E., 1937: Cinquantaquattro anni di vita speleologica, Le Grotte d’Italia, s. 2. 2: 114

[2] Si ricorda che i verbali in nostro possesso iniziano dal 5 marzo 1886, per cui poco si sa di preciso delle sedute del Comitato antecedenti tale data. Nel 1886 il Comitato si scioglie il 25 febbraio, per essere ricostituito la settimana successiva nelle persone di N. Cozzi, Hermet, Iancich (Cassiere – economo), Morpurgo (Presidente), Newrly, Polli, Polonio, Tribel (Segretario), a cui si aggiungono, via via, altri soci dell’Alpina; detto Comitato, confermato nel settembre dalla Direzione dell’Alpina, viene riformato il mese successivo con Herborn (Presidente), Hermet, Iancich (Economo), Morpurgo, Newrly, Polli, Al. Tribel, Art. Tribel (Segretario).

[3] Nel corso dell’anno den 21 risultano essere i soci dell’Alpina entrati a far parte del Comitato (Giuseppe Bonazza, Giuseppe Cipriani, Napoleone Cozzi, Gino Dompieri, Eugenio Geiringer, Giovanni Herborn, Paolo Hermet, Giuseppe Iancich, Salvatore Filli, Emanuele Morpurgo, Vittorio Newrly, Guido Paolina, Antonio Perpich, Vittorio Polli, Pillade Polonio, Carlo Sfetaz, Carlo Tyrichter, Alessandro Tribel, Antonio Tribel, Antonio Valle, Guido Vendrame), per cui anche l’allontanamento dell’ing. Grablovitz, una delle anime delle ricerche (trasferitosi per lavoro a Ischia), non rallenta l’attività dei grottisti dell’Alpina.

[4] Estratto dei Protocolli delle Sedute Direzionali e dei Congressi Generali, Atti de Memorie della S. A. G., Stab. Art. Tip. G. Caprin, Trieste 1887, pagg. 14, 15, 18; Boegan, più vicino di noi a quei giorni, afferma (1937, op. cit., pag. 114) essere le discese effettuate nella Grotta di Trebiciano parecchie migliaia.

[5] Estratti dei Protocolli, op. cit., pagg. 13,15, 18. La Grotta del Monte Spaccato, 15 VG, nota da tempo come “Foro della Speranza” (ed ora conosciuta quale Grotta dei Morti), era stata oggetto di ricerche da parte del Comune di Trieste che sperava di trovare sul suo fondo un ramo del Timavo le cui acque sarebbero state utilizzate per soddisfare il fabbisogno idrico della città. Nel 1866, alla fine dei lavori di scavo e quando si era giunti a -257 metri, vi perirono, a seguito dei gas prodotti da una mina, quattro operai addetti ai lavori, per cui l’imbocco della cavità venne chiuso da un grosso masso senza che si fosse conosciuto l’esito dell’ultima mina, fattavi brillare in una fessura da cui provenivano forti rumori d’acqua corrente.

[6] La Grotta di Corniale (o di Corgnale, o Vilenica), 19 VG, era una cavità lunga 542 metri e profonda 126, riccamente concrezionata e sita non lungi dal paese di Corgnale (Lokev); all’epoca era famosa per essere stata la prima grotta turistica della regione, risalendo la sistemazione dei sentieri al suo interno e la visita guidata già al 1707. Negli anni di cui si sta trattando subiva una forte concorrenza dalle non lontane Grotte di Postumia (che vantavano la presenza al loro interno di un trenino) e delle ben più vicine Grotte di San Canziano in cui lavoravano assiduamente gli uomini del D.Ö.A.V. di Trieste. Alla Grotta di Corniale si stava interessando pure l’Österreichischen Touristen Club di Vienna, che aveva già avviato le pratiche di affittanza. Comunque, sia il Muha che i consiglieri di Corniale assicuravano la preferenza all’Alpina. L’Ö.T.C. aveva contemporaneamente iniziato le trattative per assumere a pigione pure la Grotta di San Servolo, 69 VG, cavità ubicata a breve distanza dalla città di Trieste e adibita a culto (Verbali del Comitato, seduta del 29.4.1886). Il Comitato aveva pure in animo di attrezzare per la visita dei  turisti pure la grotta delle Torri di Slivia, 39 VG (Boegan, 1937 op. cit., pag. 114), progetto poi abbandonato a causa della spesa troppo rilevante. Vedasi pure Cobol N., 1908, op. cit., pag. 29 e Bertarelli L. V., 1926, op. cit. pag. 13.

[7] Verbali del Comitato, sedute del 29 aprile e 11 novembre 1891; Estratto dei Protocolli, op. cit., pagg.14, 32.

[8] Verbali del Comitato, seduta dell’11 novembre 1886; Cobol N., 1908, op. cit., pag.29; Estratto dei Protocolli, op. cit. pagg. 24, 29; Boegan 1937, op. cit. pag. 114, fa risalire a questa data la nascita del Catasto, anche se nell’occasione Afferma essere stato il suggerimento di segnare le grotte con la vernice privo di risultato pratico.

[9] Verbali del Comitato, seduta del 1887; Boegan, 1937, op. cit. pag. 115, ricorda inoltre che fra le torri che si elevano dal suolo della sua caverna maggiore si innalza una stalagmite alta ben 18 metri.

[10] Verbali del Comitato, seduta del 20 maggio 1887; Cronaca sociale. Dal maggio 1887al dicembre 1892, Atti e Memorie della S. A. G., Stab. Art. Tip. G. Caprin, Trieste 1893: 5; Il socio Morpurgo aveva proposto di chiudere la grotta al fine di stimolare l’interesse alla successiva riapertura, ma la sua richiesta non viene accettata per non ledere il diritto dei soci di vistarla quando che sia.

[11] Verbali del Comitato, seduta del 20 maggio 1887.

[12] Cronaca sociale, op. cit., pag. 11

[13] La cavità, lunga 59 metri e profonda 17, viene denominata “Clementina” in onore della signora Clementina Hermet, verrà gestita per un decennio, sino al 1898, anno in cui viene abbandonata per puntare tutto sulla Grotta di Corniale (Cronaca sociale, op. cit., pag. 32; Bertarelli L. V. & Boegan E., 1926, op. cit., pag. 246; Boegan E., 1920: Grotte e Abissi della Carsia Giulia, Alpi Giulie, 22 (2): 18). In merito alla pubblicità da farsi si ricorda che anche in questo caso la Commissione chiede al Direttivo dell’Alpina che quanto si intende scrivere sui giornali rimanga nei limiti del vero.

[14] Cronaca Sociale, op. cit., pag. 26; Verbali del Comitato, seduta del 29 settembre 1889.


La fine del decennio

Gli ultimi anni di questo periodo la Commissione – attestata su di una quindicina di membri – vede la sua attività consolidarsi nelle tre branche che saranno poi una costante (pur con alterne vicende fatte di alti e bassi in ciascuno di questi settori) per tutta la sua lunga vita: la gestione delle grotte turistiche, l’esplorazione del Carso ipogeo, lo studio della sua idrologia.

Nel primo settore per le due cavità prese a pigione – la Grotta Clementina e quella di Corniale – le cose non vanno eccessivamente bene ed i costi di gestione risultano superiori ai ricavi: alla Grotta Clementina, di cui vengono nominati “ispettori” dapprima Nicolò Cobol (15 marzo 1890) e quindi Edoardo Taucer e Giuseppe Iancich (14 maggio 1891), vengono effettuati ulteriori e costosi lavori di adattamento[1] e viene marcata con la vernice la strada dalla stazione tramviaria di Opicina all’ingresso. Alla Grotta di Corniale (“ispettori” Edoardo Taucer e Luigi Zey dapprima, poi il Taucer e Ugo Comar) nel luglio 1890 si lamenta l’assoluta mancanza di visitatori, situazione leggermente migliorata l’anno seguente, con 42 visitatori segnalati in aprile ed una grande illuminazione fatta il 31 maggio. Nel 1892 si comincia ventilare l’idea di dare la disdetta, ma il Direttivo della S.A.G. non è d’accordo ed ogni decisione in merito viene rinviata[2]. Se al gestione delle grotte turistiche non dà molta soddisfazione, un po’ meglio (anche se non troppo) vanno le esplorazioni: su proposta di Arturo Tribel nella primavera del 1890 numerose uscite vengono dedicate all’esplorazione della Grotta Gigante in cui gli uomini dell’Alpina scendono per il pozzo del secondo ingresso, 40 metri, ed il cui rilievo viene eseguito dal Polli (160 metri di profondità su di uno sviluppo di 380 metri); successivamente viene esplorata la Grotta Ercole (-113 metri) e quindi le ricerche sono spostate a Sesana ove vedono il proseguimento delle esplorazioni alla Grotta delle Torri di Lipizza[3]. L’anno seguente, dopo varie discese in cavità presso Prosecco, la più notevole delle quali è la Grotta del Cibic, cavità puteiforme che attira l’attenzione della Commissione per evidenti correnti d’aria si da far supporre essere essa in comunicazione con qualche corso d’acqua sotterraneo[4] il materiale viene spostato ad Opicina per permettere le esplorazioni nei dintorni del villaggio e a Trebiciano. Nel gennaio 1892 l’attività spazia da Monfalcone a Borst e Draga, per finire poi, in primavera ed in estate, nuovamente a Prosecco ove vengono visitate varie cavità fra cui una aperta dal socio Goriup di Prosecco (a cui, verosimilmente, di deve la segnalazione di tutte le grotte della zona)[5]. Poco dopo l’attività della Commissione Grotte si arena, essendo stato portato il materiale a Senosecchia dall’ing. Doria che vi doveva eseguire alcune ricerche personali[6]. Intanto, mentre alla Grotta di Trebiciano riprendono i lavori (nel giugno 1891 vengono riparate le scale e Polli avanza la proposta – non accolta – di istituire due guide per la Grotta[7]) e la cavità viene illuminata il 5 luglio, l’esplorazione della Grotta dei Morti non riesce a concretizzarsi. Aduna richiesta alla Direzione ella S.A.G. di poter iniziare i lavori (9 maggio 1890) viene risposto chiedendo un piano dei lavori ed un preventivo di spesa (che la Commissione non sembra essere in grado di fornire); il 13 aprile dell’anno successivo la Commissione – considerato che la S.A.G. ha ormai da molti anni il permesso di operarvi – ripresenta la domanda. Dopo un mese l’ing. Geiringer risponde facendo presenti le difficoltà di intraprendere le esplorazioni, anche in quanto manca tuttora il direttore dei lavori[8]. Ancora nel 1892 viene riproposta l’esplorazione della grotta, già prevista dal programma 1888/1890; il maggior ostacolo sembra essere il costo dei lavori, per cui Doria intende aprire una sottoscrizione. Non se ne farà nulla e l’esplorazione verrà effettuata alcuni anni dopo da un gruppo di giovani grottisti di un’altra società[9]. Comunque per meglio comprendere le esitazioni sull’esplorazione della Grotta dei Morti e per più correttamene inquadrare la speleologia di allora merita ricordare che nella seduta del 20 aprile 1890 viene deliberato che i lavori di recupero scale e corde vengano eseguiti dai manovali per risparmiare tempo e soverchia fatica ai soci: l’esplorazione delle caverne presupponeva ancora la presenza di personale precario stipendiato, cosa che faceva lievitare notevolmente i costi dell’attività di un gruppo grotte[10].

Qualche successo viene registrato pure in campo organizzativo: viene fatto l’inventario dei materiali di esplorazioni, prosegue la segnalazione sulle carte topografiche delle cavità individuate e viene chiesto alla Direzione Sociale che le relazioni sulle grotte esplorate dalla Commissione tornino alla stessa, al fine di creare un archivio. E’ l’atto di nascita del Catasto/archivio della Commissione, ufficializzato poi dal primo lavoro catastale pubblicato sugli Atti e Memorie e recante la descrizione di 14 cavità che sono posizionate su di una cartina inserita nel testo[11].

Ma anche se l’attività esplorativa non si rivela pari alle aspettative dei grottisti dell’Alpina, le ricerche idrologiche proseguono alacremente, ed il 14 aprile 1891 il Doria legge al Convegno Generale della S.A.G. una relazione sugli ultimi studi compiuti a Trebiciano.

Nel giugno 1892, nell’intento di provare definitivamente il collegamento fra il fiume Recca che si inabissa a San Canziano ed il fiume che scorre nella Grotta di Trebiciano, viene eseguita – in collaborazione con il Comune di Trieste – una marcatura con coloranti che vede una squadra della Commissione Grotte (Doria, Iancich, Jeroniti, Martinolli, Polli) impegnata per otto giorni e otto notti a tener sotto controllo e campionare le acque che scorrono sul fondo della Grotta di Trebiciano[12].


[1] Su richiesta dello Iancich, che ha preventivato un costo di 40-50 fiorini (Verbali del Comitato, sedute del 28 marzo e 8maggio 1890); gli incassi furono i seguenti: 1889 f. 21.60; 1890 f. 3.00; 1891 f. 2.60 e 1892 f. 3.20.

[2] Verbali del Comitato, sedute del 24 aprile e del 18 maggio 1892. Nel periodo 1887-1892 furono introitati, per vendita biglietti d’ingresso, complessivi f. 98.90 (11.20, 12.60, 32, 10, 12.60, 11.40 e 19.00).

[3] Boegan E., 1937, op. cit. pag. 115; Bertarelli L . V. & Boegan E., 1926, op. cit., pag. 298; Berani A., 1920: N. 6 Grotta di Gabrovizza, Alpi Giulie, 22 (5/6): 49; Verbali del Comitato, sedute del 15 marzo, 11 luglio e 7 novembre 1890.

[4] Boegan E., 1937, op. cit., pag. 115; Taucer E., 1892, op. cit., pag. 104. A seguito di una successiva esplorazione I Touristi dichiararono trattarsi di fenomeni dovuti a giri d’aria, conclusioni a cui giunsero,cent’anni dopo, gli speleo della Commissione che esplorarono nuovi rami della cavità e vi condussero esperimenti con fumogeni (Guidi P., 1981: Cibic, secondo round, Progressione 8, 4 (2): 10-12; Ravalli R., 1981: La Grotta del Cibic: note storiche e geomorfologiche, Atti del 5° Conv. di Spel. del Friuli Venezia Giulia, Trieste 1981, Trieste 1982: 77-86; Marini D., 1985: Nostra sorella aria, Progressione 13, 8 (1): 11-13).

[5] Verbali del Comitato, seduta del 21 gennaio 1892

[6] Verbali del Comitato, sedute del 13 ottobre e 15 dicembre 1892

 [7] Venivano proposti Antonio Kral ed unaltro, Verbali del Comitato, seduta del 26 giugno 1891

[8]Cronaca Sociale, op. cit., pag. 52; Verbali del Comitato, sedute del 9 maggio 1890, 13 aprile e del 21 maggio 1891. Cfr. pure Taucer E., 1892, op. cit. pag. 103.

[9] Che la Commissione, avvicinandosi al suo decimo anno di vita, attraversasse un periodo di stanca si rileva dal punto IV del programma della S. A. G. che riproponeva per il biennio 1889-1890 i punti presentati in quello del 1888-1889, con l’aggiunta al punto C) – divenuto punto 4 – della menzione della Grotta di Opicina (quella successivamente chiamata Clementina, 10 VG), e al punto f) – divenuto punto 6 – della frase “ispezione di grotte non ancora esplorate ed …” (Cova U., op. cit., pag. 45). Saranno i grottisti indipendenti dello Hades, con parte dei materiali avuto a prestito dal Club Edelweiss, ad iniziare il 13 maggio 1894 l’esplorazione della cavità. Alla stessa prese fortunosamente parte il membro della Commissione Ugo Comar, che nella relazione fatta al suo Presidente disse di essere “dispiacente che ad altri fosse riuscito ciò che a noi causa i grandi paroloni di coloro che hanno per sistema di contrariare ogni buona proposta anche con false argomentazioni…”, Galli M., 1975, op. cit., pagg. 164-167.

[10] Verbali del Comitato, seduta del 20 aprile 1890.

[11] Verbali del Comitato, seduta del 8 maggio 1890; Taucer E., 1892, op. cit, pagg. 103-109. Sulla cartina allegata alla nota le grotte posizionate sono 22.

[12] Cronaca Sociale, Atti e Memorie della S. A. G., 1887-1892: 54, 57-58; Cobol N., 1908, op. cit., pag. 35; Bertarelli L. V., 1926, op. cit. pag. 14; Boegan E., 1910, op. cit., pagg. 1-20.


Conclusioni

I tempi, però, stanno rapidamente cambiando ed il 1892 può essere considerato un anno di transizione per le ricerche nelle grotte del Carso triestino: mentre la Commissione Grotte della S.A.G. chiude il suo primo decennio di vita e la città piange la morte di Anton Hanke, figura carismatica che dal 1884 anima il Grottenabteilung della Sezione Litorale della Società Alpina Austro-Germanica – Sektion Küstenland Deutsche Österreichische Alpenverein, uno dei pionieri dell’esplorazione delle Grotte di San Canziano e dell’Abisso dei Serpenti, 113 VG[1], in Francia vengono coniati i vocaboli “speleologia” e “speologia”, nomi che designeranno l’attività che il D. Ö. A. V. chiamava da decenni “Höhlenkunde” e la S.A.G. “esplorazione delle caverne[2]. Nello stesso periodo, parallelamente alla Commissione Grotte della S.A.G. ed al Grottenabteilung del D.Ö. A. V., sorgono a Trieste due nuovi gruppi formati da ragazzi, studenti sedicenni delle scuole superiori, che daranno l’impronta al decennio successivo.

[1] Cronaca Sociale, op. cit., pag. 56; Chersi C., 1959: Cronaca della Società Alpina delle Giulie, dalla fondazione al 1896, Alpi Giulie, 55: 9; Pazze A., 1893, op. cit. Sulla figura di Anton Hanke cfr. Galli M., 1971: Anton Hanke e l’esplorazione delle Grotte di S. Canziano, Alpi Giulie, 66: 71-85

[2] Il termine “spéléologie” coniato dal paleontologo Emile Rivière (Martel E. A., 1894: Les Abimes, Delagrave, Paris 1894: 1; Martel E. A., 1921: Nouveau traité des eaux souterraines) è stato presto contestato da altri studiosi (soprattutto biologi, fra cui E. G. Racovitza) che hanno adottato, ritenendolo più corretto, “spéologie” proposta da H. Nussac; cfr. Motas C., 1961: La speleologia in Romania, Rass. Spel. It., 13 (3): 3, Como 1961.