home > chi siamo > la nostra storia > La Speleologia esplorativa giuliana dal 1901 al 1940

Premessa

L’alba del nuovo secolo vede la speleologia del Litorale affrontare una profonda trasformazione che in parte ne mette in crisi le strutture più affermate: è una crisi che nasce da un lato dall’esaurirsi dei compiti fissati dai padri storici della speleologia organizzata di Trieste (concluse le esplorazioni delle grotte di San Canziano e dell’abisso dei Serpenti da parte degli uomini del D.Ö.A.V., la riesplorazione dell’abisso dei Morti eseguita dai giovani dell’Hades), dall’altra dalla loro scomparsa dalla scena. Infatti l’età media nel D.Ö.A.V., dopo la morte di Hanke avvenuta nel 1891, degli uomini che lo hanno accompagnato nelle esplorazioni supera la cinquantina; la Commissione Grotte dell’Alpina è stata da poco rinsanguata dall’apporto dei giovani del Club dei Sette mentre il Comitato Grotte del Club dei Touristi Triestini è entrato in stallo gli ultimi anni del secolo XIX con la partenza per Vienna dei fratelli Petritsch e l’allontanamento di alcuni degli altri giovani per incomprensioni con il responsabile del Comitato, Ruggero Konwiczka.

Questa situazione provoca un rallentamento dell’attività esplorativa che, nell’ambito di almeno due delle tre maggiori compagini (D.Ö.A.V. e C.T.T.), viene in pratica compiuta da singoli elementi. Non è così per la Commissione Grotte dell’Alpina che può contare su di un presidente – l’ingegnere quarantenne Guido Paolina – preparato e motivato e su di una squadra di esploratori e rilevatori tecnicamente all’altezza dei problemi esplorativi di allora. Alpina e C.T.T. pubblicano sulle loro riviste ufficiali (Alpi Giulie e Il Tourista) relazioni sulle grotte visitate ed elenchi catastali che possono considerarsi un metro abbastanza veritiero per misurare l’attività svolta.
Se è diminuita per alcune società l’attività esplorativa non lo è quella scientifica o turistica: mentre l’Alpina pubblica una serie di notevoli contributi alla conoscenza dell’idrografia del Carso (Paolina sulle grotte dell’altopiano di San Servolo, Boegan sulla Grotta di Trebiciano e sulle Sorgenti di Aurisina), mentre il C.T.T. acquista il terreno in cui s’apre la Grotta Gigante e dà l’avvio ai lavori per renderla visitabile dal pubblico.

La crisi di queste due società non ferma però lo sviluppo della speleologia nel Litorale: oltre a gruppi informali, costituiti per lo più da studenti, nascono nel territorio due nuove compagini che lasceranno il segno: il Höhlenforscherverein Hades, costituito a Sesana da militari e commercianti di lingua tedesca e che nel 1912 confluirà nel D.Ö.A.V., e lo Slovensko Planinsko Drustvo Jamarski Odsek – Gruppo Grotte dell'Associazione Alpina Slovena, che raccoglie gli speleologi della comunità slovena della città.

La prima guerra mondiale – o la Grande Guerra, come venne poi chiamata dai contemporanei – interrompe le escursioni sul Carso, divenuto campo di battaglia e le grotte trasformate in fortilizi. Passata la bufera l’attività riprende, ma il clima politico e istituzionale è mutato e il D.Ö.A.V., il C.T.T. e lo Slovensko Planinsko Drustvo sono costretti a chiudere. In compenso prende piede un nuovo modo di fare speleologia: lo speleo turismo collettivo, incoraggiato anche dalla diffusione della prima grande monografia speleologica della regione, il Duemila Grotte. In quasi ogni dopolavoro aziendale c’è un gruppo grotte o una sezione speleologica che organizza escursioni sotterranee per gli iscritti. E’ un’attività che non porta a nuove scoperte ma che ha il pregio di diffondere nella città la conoscenza delle grotte e della tecnica esplorativa. Comunque la mole di lavoro svolto dall’insieme dei gruppi è tale che le cavità messe a catasto che erano 250 all’inizio del secolo, diventano 450 nel 1919, 2776 nel 1930 per giungere infine a 3873 nel 1945.

Anche se questa panoramica è volta essenzialmente al mondo degli esploratori qualche parola deve essere spesa anche per la ricerca scientifica collegata ai gruppi grotte; questa avanza parallelamente a quella esplorativa: se nel primo decennio l’Alpina ha dato alle stampe alcune ponderose monografie, nel secondo periodo non è stata da meno con la pubblicazione del già citato "Duemila Grotte" (Milano, 1926), con l’organizzazione del primo Congresso Speleologico Nazionale (Trieste - Postumia, 1933), con la stampa del volume "Il Timavo" (Trieste, 1938).

Al fine di fornire un quadro dell’associazionismo speleologico della regione anche per questo periodo, che viene ad essere il collegamento fra l’antichità (il periodo aureo) ed il periodo contemporaneo (1945-2000), viene illustrata qui di seguito – sia pure per sommi capi – la storia della speleologia della Venezia Giulia fra l’inizio del secolo XX e la seconda guerra mondiale, evento che – come il conflitto precedente – costituisce una netta cesura fra due tipi di speleologia completamente diversi quanto a uomini, mezzi, fini, territori indagati.

I dati riportati sono da considerarsi, sia qualitativamente che quantitativamente, ben lungi dall’essere completi in quanto la ricerca è stata fatta, per il momento, essenzialmente consultando gli archivi della Commissione Grotte "E. Boegan", il Catasto delle grotte della Venezia Giulia, le emeroteche degli speleologi Alessandro Bongardi, Eugenio Boegan, Luciano Saverio Medeot, Pino Guidi. Il materiale del periodo 1921-1945 è stato integrato con interviste a speleologi che quegli anni li vissero: Ado Steffè (per il periodo 1923/1926), Ermanno Ferletti (1927/1935), Luciano Saverio Medeot (1935/1943), Erny Coscia (1939/1943), Carlo Bordon (1939/1949) e soprattutto Bruno Cosmini che si è rivelato una preziosa fonte di informazioni per il periodo 1927/1932. Per il primo periodo vengono elencati i più importanti lavori speleologici pubblicati dai singoli gruppi; per il secondo si è ritenuto di soprassedere considerata che la notevole mole di scritti apparsi nel periodo è dovuta soltanto a soci delle due più importanti compagine speleologiche: la Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie e il Gruppo Grotte dell’Associazione XXX Ottobre.