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LAZZARO JERKO, DIECI ANNI DOPO

Convegno sul Carso Classico tenutosi il 04 dicembre 2009

Dopo le pionieristiche ricerche dell’acqua per Trieste della metà Ottocento, che portarono alla scoperta della Grotta di Trebiciano, raggiungere il fiume sotterraneo in un altro luogo del Carso è stato per oltre un secolo il mito della speleologia sportiva triestina. Il sogno è stato coronato nel novembre 1999 al fondo della Grotta di Lazzaro Jerko, dopo più di 370 uscite di lavoro in tre anni, senza contarne una quarantina dal 1967 al 1971 ed una quindicina nel 1987, effettuate sempre dal medesimo nucleo di persone. In questi ultimi dieci anni sono state effettuate altre importanti scoperte ed interessanti studi, di qua e di là del confine; allo scopo di fare il punto sullo stato delle ricerche - partire dal presente per programmare il futuro - la Commissione Grotte “Eugenio Boegan” della Società Alpina delle Giulie sezione di Trieste del C.A.I. e il Dipartimento di Scienze geologiche, ambientali e marine dell’Università di Trieste hanno indetto un convegno sulle attuali conoscenze della idrografia sotterranea del Carso, che si è tenuto il 4 dicembre scorso nel teatro del comprensorio di S. Giovanni.

In apertura dei lavori Mario Galli, autore di alcuni apprezzati lavori sul Timavo, ha tracciato un quadro complessivo sulle ricerche effettuate in questi dieci anni, sia nel campo speleologico che geoidrologico, evidenziando la necessità di realizzare con gli Sloveni un coordinato programma di studi e di esperimenti di marca­tura, ora che sono ben quattro, più la perforazione piezometrica di Opicina, le “fine­stre” che raggiungono l’acqua sotterranea del Carso.

Ha parlato poi Luciano Filipas, l’instancabile e caparbio animatore dei lavori nella Grotta di Lazzaro Jerko (e di quelli eseguiti successivamente nella Grotta Nuova di Prosecco, nella Grotta Gigante e nell’Abisso Luca Kralj) illustrando quanto resta da fare per rendere la grotta permanentemente accessibile, in vista della sistemazione al suo fondo degli occorrenti strumenti di monitoraggio. Attualmente infatti, dopo le grandi piene, rimangono allagati per lungo tempo i cunicoli che immettono nella caverna dove scorre il fiume sotterraneo.

E’ seguita la bella relazione di Matej Kravanja del Gruppo Grotte di Divaccia (Jamarsko Društvo Gregor Žiberna), corredata da splendide immagini, sul tema delle recenti scoperte effettuate nell’Abisso dei Serpenti (Kačna jama). E’ stato trovato, con grandi lavori di scavo, un nuovo accesso esterno all’estremità sud-orientale delle gallerie nuove della grotta (Abisso delle tre generazioni) e due anni or sono, in collaborazione con gli speleologi ceki, è stata esplorata un’interessante prosecuzione nel Ramo Occidentale. Nel luglio scorso infine, una grande spedizione speleo-subacquea ceka e ungherese, con l’appoggio del gruppo locale, è riuscita a superare il sifone di uscita all’estremità settentrionale delle gallerie inferiori (Cimermanov Rov), percorrendo 900 metri di nuove gallerie e di grandi vani. Lo sviluppo totale della cavità oggi supera i 14 chilometri.

Paolo Forti, chimico, docente di geomorfologia e speleologia all’Università di Bologna, ha poi tenuto un’interessante lezione di carattere generale sui parametri chimico-fisici che caratterizzano le acque carsiche.

Strettamente pertinente al tema del Timavo sotterraneo è stato invece l’intervento di Franci Gabrovšek, fisico, ricercatore dell’Istituto di Ricerche Carsiche di Postumia. Egli ha parlato del monitoraggio in continuo effettuato dal 2005 nella Grotta di S. Canziano, nella Kačna jama, nella Grotta di Kanjaduce e nell’Abisso della Stršinkna dolina, le due nuove “finestre” sull’acqua carsica in territorio sloveno, soffermandosi sulla dinamica di alcuni significativi episodi di piena.

Luca Zini, ricercatore presso il Dipartimento di Scienze geologiche, ambientali e marine dell’Universitàdi Trieste, ha esposto le nuove acquisizioni sulla geologia del Carso ed in particolare sul preminente ruolo degli elementi strutturali (cioè della fratturazione della roccia) rispetto alla litologia (cioè la solubilità della roccia) a differenza delle vedute dei vecchi autori.

Sergio Dolce, direttore del Museo Civico si Storia Naturale, ha successivamente parlato sull’interpretazione dei traccianti biologici nelle acque sotterranee, soffermandosi in particolare sulle analogie e sulle differenze riscontrate nella Grotta di Trebiciano e nella Grotta di Lazzaro Jerko.

Dopo la pausa conviviale, non meno utile per stabilire diretti e amichevoli contatti tra gli artefici delle ricerche in corso, è seguito l’intervento di Rosana Cerkvenik, appartenente allo “Jamarsko Društvo Sežana” e collaboratrice del Parco delle Grotte di S. Canziano, con un dottorato di ricerca in corso di argomento speleologico. Ha parlato delle due nuove “finestre” sul fiume sotterraneo scoperte dal suo gruppo, a prezzo di grandi lavori, nei pressi di Sesana (Grotta di Kanjaduce) e di Orlek (l’Abisso della Stršinkna dolina), le quali rivestono una particolare importanza per la quota dell’acqua - che si trova ormai prossima al livello di base - e per la loro posizione rispetto alla Grotta di Trebiciano e alla Grotta di Lazzaro Jerko. Si è soffermata quindi sulle esplorazioni speleo-subacquee effettuate nei mesi scorsi nella Grotta di Kanjaduce, dove sono stati superati il sifone di uscita ed altri due sifoni successivi, con un percorso di oltre 400 metri.

Ha ripreso la parola Luca Zini con una dettagliata esposizione del monitoraggio in continuo realizzato in questo decennio dal Dipartimento di Scienze geologiche dell’Università di Trieste, con strumentazioni di registrazione miniaturizzate per la misurazione di pressione (livello dell’acqua), temperatura e conducibilità elettrolitica. L’illustrazione di particolari situazioni riscontrate, come l’andamento dei livelli nel piezometro di Opicina o la trasmissione degli impulsi tra il fiume Isonzo e il lago di Doberdò, è soltanto l’anticipazione di futuri approfondimenti sull’argomento.

E’ seguito l’intervento di Fabio Gemiti, già responsabile del laboratorio chimico dell’ACEGAS ed autore di importanti studi sull’idrodinamica del Carso, sia sotto l’aspetto teorico che sotto quello applicativo della gestione dei suoi deflussi. Ha parlato delle misurazioni di parametri chimico-fisici dell’acqua effettuate nella Grotta di Lazzaro Jerko subito dopo la sua scoperta, in confronto ai dati della Grotta di Trebiciano.

Sergio Piselli, l’attuale responsabile del laboratorio chimico dell’ACEGAS, ha poi illustrato i recenti studi effettuati sui deflussi carsici negli impianti dell’acquedotto per Trieste, soffermandosi sui sofisticati metodi statistici utilizzati per caratterizzare le varie acque sulla base dei loro parametri chimico-fisici.

Il presidente della Società Adriatica di Speleologia, Sergio D’Ambrosi, ha rievocato il lungo percorso della realizzazione della Stazione Sperimentale Ipogea nella Grotta di Trebiciano, con un sistema di acquisizione automatica di parametri fisici collegato con una linea di trasmissione in fibra ottica all’edificio situato all’esterno a circa 500 metri di distanza, in modo tale da consentire un monitoraggio dei dati in tempo reale.

Infine Alessio Fabbricatore, già presidente della Commissione Grotte Eugenio Boegan, ha illustrato il programma di ricerche nella Grotta di Lazzaro Jerko che è stato elaborato già anni addietro, durante il suo mandato.

Il prof. Franco Cucchi Direttore del D.i.S:G.A.M.ed il Presidente della C.G.E.B. Louis Torelli  hanno fatto da moderatori durante tutto l'arco della giornata informando il pubblico con tutte quelle notizie utili e correlabili agli argomenti trattati. L'iniziativa ha avuto molto successo. Sia da parte degli speleologi e ricercatori sloveni che italiani, è emersa l'esigenza di rinnovare manifestazioni di questo tipo al fine di aggiornarsi periodicamente sullo stato del monitoraggio delle acque carsiche profonde che interessano i nostri due paesi. Dopo la caduta dei confini dunque si ripropone con vivacità la problematica della conservazione dei bacini e degli acquiferi sotterranei anche per una più corretta fruizione delle risorse primarie di questo tipo. Tematica e approccio condivisi dal vice presidente della Provincia di Trieste Walter Godina intervenuto con l'assessore Rossi del comune di Trieste, (responsabile per l'area educazione), al convegno. Godina ha auspicato una maggiore sensibilità delle amministrazioni pubbliche sul tema ricordando come l'acqua in quanto fonte primaria di sostentamento e bene comune debba in qualunque caso essere protetta attraverso una moderna rete di monitoraggio che in questa circostanza in parte esiste già grazie agli sforzi degli speleologi e ricercatori italiani e sloveni. Infine l'assessore Rossi già partecipe alle varie fasi della scoperta della grotta Impossibile nel 2004 (allora era assessore ai lavori pubblici), ha rimarcato l'importanza anche a livello educativo e formativo per le nuove generazioni per un tema così importante, che sicuramente merita molto più spazio anche all'interno di un percorso didattico tradizionale.

Infine è emerso che i nostri due stati hanno un bene e una responsabilità comune per la salvaguardia del fiume Timavo (Reka) che, si inabissa alle grotte di San Canziano, ora parco protetto dall'UNESCO, fiume che percorre lungo un tracciato sotterraneo in direzione ovest per sfociare alle bocche del Timavo di Duino (San Giovanni in Tuba). Gli speleologi e ricercatori in materia di idrologia sotterranea ne conoscono una minima parte del percorso. Torelli ha ricordato durante il convegno, che nel 2001, nella grotta Lazzaro Jerko vide un bel branco di trote filare veloci in superficie attraverso le acque timaviche del grande lago della sala “Polley”posta a 300 metri di profondità sotto il comune di Monrupino. L'auspicio è che attraverso una conoscenza più approfondita si crei una cultura speleologica esplorativa volta alla salvaguardia ed alle tutela di questo fragile ecosistema invisibile ai più.

Trieste 08 dicembre 2009

                                                                                      La Redazione C.G.E.B.