Infortunistica speleologica in Italia - Cinque anni di incidenti in grotta e in forra (1998 - 2002)

Presentazione
Dopo "50 anni di infortunistica speleologica in Italia (1947-1997)", Pino Guidi e Aurelio Pavanello, infaticabili e meticolosi come sempre, ne hanno preparato l'aggiornamento.
Ma "Infortunistica speleologica in Italia — 5 anni di incidenti in grotta ed in forra (1998-2002)" non si limita al pur importante ed indispensabile aggiornamento del precedente volume, ma, come indicati nel titolo, introduce ed inizia l'analisi degli incidenti in forra.
La frequentazione delle forre, che va senz'altro annoverata tra le attività ludiche emergenti, sta coinvolgendo sempre più appassionati registrando, purtroppo, ma forse il fatto è inevitabile, l'aumento di alcuni incidenti.
E' proprio dalla loro analisi critica che possono emergere indicazioni utili alla loro prevenzione.
Anche per questa importante valenza de/loro lavoro il Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, mio tramite, ringrazia Pino Guidi, Aurelio Pavanello e quanti a vario titolo hanno con loro collaborato per aver portato a termine questo lavoro.
Armando Poli Presidente C.N.S.A.S.
Questo lavoro è la continuazione di una analisi condotta oramai da molti anni per quel che riguarda le grotte e ampliatasi alle forre più recentemente. E' un esame accurato delle dinamiche degli incidenti, delle loro cause e delle conseguenze, delle caratteristiche degli infortunati; l'obiettivo degli autori è sensibilizzare ancora di più tutti coloro che praticano queste attività verso l'aspetto della prevenzione, dato che è ormai statisticamente assodato che quasi il 90% degli incidenti è imputabile direttamente a errori umani.
Per fortuna oggi possiamo affermare che, non solo grazie a questo tipo di pubblicazioni, ma anche e soprattutto ai Corsi di Speleologia delle Scuole della Società Speleologica Italiana e del Club Alpino Italiano, l'argomento "prevenzione" è adeguatamente affrontato nel caso delle esplorazioni nelle cavità naturali. Chi inizia l'attività speleologica, infatti, si aggrega ad un Gruppo ben organizzato ed è seguito da Istruttori di provata capacità. Ben diversa è ancora la situazione nel Torrentismo, attività che si sta diffondendo molto rapidamente ma ancora in modo pressochè incontrollato (molto spesso basta acquistare una "guida" che descriva l'area che si vuol visitare), e quindi troppe persone si avventurano nelle forre italiane senza possedere la necessaria tecnica ed esperienza, mettendosi, a volte inconsapevolmente, in situazioni di pericolo anche grave. Anche in questo settore sarebbe bene che le Associazioni che si occupano di questa attività si attivassero per organizzare in maniera concertata dei Corsi di introduzione al Torrentismo in cui la prevenzione fosse adeguatamente presente, al fine di minimizzare i pericoli insiti in questo tipo di attività sportiva.
Nel presente lavoro, frutto della lunga esperienza degli autori, speleologi di vecchia data che hanno preso parte ad esplorazioni speleologiche di notevole importanza ed a innumerevoli operazioni di soccorso in grotta, oltre agli aspetti strettamente legati all'infortunistica, si è voluto anche, per quanto possibile, fotografare l'attività speleologica italiana: quanti Gruppi Speleologici sono attivi e con quanti iscritti operano, quante cavità naturali sono attualmente note, ecc...
Il tutto trattato senza dimenticare la passione che li lega al mondo sotterraneo, tenendo ben presente che non esistono montagne, grotte o forre "assassine", ma grandi e piccole imprudenze da parte degli esseri umani.
Paolo Forti
Presidente Onorario Unione Internazionale di Speleologia
50 anni di speleologia della scuola CAI 1958 - 2008
Mezzo secolo di vita della Scuola Nazionale di Speleologia costituisce un importante traguardo nell'attività associativa del Club Alpino Italiano. Ma, trattandosi di attività speleologica, la ricorrenza assume un risalto ancor più originale in quanto, nell'immaginario prevalente, la speleologia viene rappresentata alla stregua di un'entità capovolta rispetto alla montagna degli alpinisti. Quest'ultima è percepita normalmente come il luogo dell'elevazione, dell'allargamento degli orizzonti, dell'allungamento delle prospettive. Tra la verticalità luminosa delle altezze e quella tenebrosa delle profondità si stabilisce, per associazione di idee, una sorta di contrasto oppositivo. Non si coglie invece, a causa di un radicato preconcetto nutrito di tentazioni semplificatorie, l'analogia e la simmetria esistenti fra le due dimensioni. Il mondo ipogeo resta, comunque, un mondo pieno di seduzione, attrattivo e repulsivo al tempo stesso. Esso richiama l'attenzione dell'uomo all'alternativa irriducibile fra conoscenza e mistero, fra simbologie della luce e simbologie delle tenebre, fra ierofanìe divine e demoniache. Nel caso dell'alpinismo ascensionale si evoca, spesso, lo statuto esistenziale dell'essere umano rivolto all'ethos del trascendimento, alla sindrome di Icaro, al ghigno sprezzante di chi sta in alto e guarda con commiserazione chi sta in basso, come ci ricorda il filosofo Nietzche. Ma il basso ipogeo non è la superficie anonima della quotidianità. È la radice profonda delle montagne, la loro essenza primordiale. Ecco perché la speleologia interpreta lo spirito e la vocazione autentica dell'andar-per-monti, la spinta al conoscere e far conoscere le montagne, come ci hanno insegnato i padri del Club Alpino Italiano. La dimensione scientifica dell'andar-per-grotte conferisce dignità culturale all'attività speleologica, le attribuisce un valore aggiunto rispetto alla semplice dimensione ricreativa, rafforza il ruolo del Club Alpino in funzione della conoscenza e dell'esplorazione del territorio. Cinquant'anni di attività didattica rivolta all'insegnamento delle tecniche di progressione e di sicurezza rendono l'impegno speleo del CAI credibile ed autorevole nel vasto arcipelago della speleologia italiana, sia di matrice volontaristica che professionale. Consapevole del qualificato impegno di tutti gli Istruttori che ne hanno fatto e ne fanno parte, applicato all'attività formativa di generazioni di speleologi italiani che si sono riconosciuti e si riconoscono nei valori fondanti del CAI.
Compito gradito anche perché in qualità di Presidente della Commissione Centrale per la Speleologia, ho l'occasione, forse unica, di ringraziare in modo indelebile, e a nome di tutto il Sodalizio, l'intero organico della Scuola, a cominciare dagli illustri Direttori che si sono succeduti negli anni, giù fino all'ultimo Aiuto Istruttore che si è cimentato nell'impegno didattico. 50 anni di attività per un Organo Tecnico come la SNS, sono certamente un traguardo prestigioso che inorgoglisce tutti noi, investendoci della forza di una tradizione finoad oggi vincente, ma che proprio per questo, impone costanti ed avveduti aggiornamenti tecnici, didattici, e normativi, indispensabili condizioni per continuare degnamente ed utilmente l'incarico intrapreso. Il tracciato iconografico del libro, oltre ad illustrare le varie tappe del diffondersi a livello nazionale della Scuola, rende merito agli speleologi più rappresentativi che hanno avuto un ruolo fondamentale e significativo nella sua storia. Ne emergono figure quasi "mitiche" per chi ha condiviso con loro i fermenti generativi e gli albori della neo-nata struttura didattica. Figure che resteranno sempre di esempio e di sprone per quelli che, oggi e domani proseguiranno il cammino da loro tracciato.
Il libro quindi, non vuole essere solo un momento di mera celebrazione che, seppur dovuta e quanto mai opportuna, porterebbe con se il solo valore della cronaca, ma vuole soprattutto essere la testimonianza di un cammino entro il quale ogni Istruttore possa riconoscersi e attingervi l'orgoglio della propria appartenenza, nella convinzione morale, prima ancora che tecnica che chi trasmette e tramanda un patrimonio di nozioni fondato sulle proprie e sulle altrui esperienze, nel farlo trasmette anche emozioni, che in fondo sono il nutrimento primario e imprescindibile per ogni Speleologo.
A tutti gli artefici di questa lunga ma ancora giovane avventura,
l'augurio di poterla continuare per altri gloriosi 50 anni a venire.
Ad majora!
Edoardo Raschellà
Presidente della Comm. Centrale per la Speleologia
50 anni di infortunistica speleologica in Italia (1947 - 1997)

Presentazione
Sono da sempre convinto che la STATISTICA è una scienza che, tra l'altro, riesce a far parlare i numeri rendendo il loro linguaggio, arido per natura, comprensibile ed evidenziando fatti, comportamenti che altrimenti difficilmente sarebbero emersi e quindi noti.
Provo dunque ammirazione per chi, nei campi più disparati, si dedica alla raccolta di dati, alla loro "manipolazione" ed alla successiva analisi, pervenendo a risultati spesso e, sopra ttutto,di grande utilità.
"50 ANNI DI INFORTUNISTICA SPELEOLOGICA IN ITALIA" è un tipico esempio di questo lavoro, che non è stato improvvisato, ma ha richiesto anni di paziente lavoro.
Sono quindi particolarmente grato, certo di interpretare il sentimento dell'intero CNSAS, agli amici Pino Guidi e Aurelio Pavanello che in questo lavoro si sono impegnati con serietà, competenza ed entusiasmo; nonché alla Commissione Medica per l'apporto dato.
Non si tratta di una ricerca fine a se stessa.
Innnanzitutto dà un importante contributo alla ricostruzione dell'archivio storico del CNSAS che, per ragioni varie, è in gran parte andato disperso. Ma l'importanza di una analisi degli incidenti verificatisi nel corso di mezzo secolo, e nella fattispecie in ambiente ipogeo, sta soprattutto nella possibilità di introdurre eventuali correttivi nella raccolta dati, fase molto importante, e di meglio orientare sia la prevenzione che la formazione dei nostri tecnici di soccorso che tale analisi potrebbe evidenziare.
Non è un contributo da poco.
Armando Poli
Presidente CNSAS
120 ANNI IN GROTTA
L'ALPINA E LE GROTTE. - QUESTO LIBRO CONCLUDE I FESTEGGIAMENTI PER IL 120° ANNIVERSARIO DELLA FONDAZIONE DELLA SOCIETÀ ALPINA DELLE GIULIE.
Ritengo opportuno in questa occasione ricordare come è nata la nostra Società e tracciarne una breve cronistoria dei fatti.
Gli ideatori furono due giovani studenti dei Ginnasio Comunale di Trieste, ODDONE ZENATTl e ANTONIO MARCOVICH, che ricevettero in dono una rassegna della Società degli Alpinisti Tridentini che contava già alcuni anni di vita. Ne parlarono ai loro amici che accolsero l'idea con entusiasmo ed iniziarono un lungo lavoro di preparazione. Chiesero la collaborazione a FERRUCCIO CIMADORI che con l'appoggio convinto dei capi dei partite liberal - nazionale iniziarono le riunioni nei la sede della Società operaia per la preparazione dello statuto. Ottenuta l'approvazione dalle autorità, venne fissato un congresso per la sera del 23 marze 1833. Alla carica di Presidente è risultato eletto LORENZO de REYA e vice - presidente GIULIO GRABLOVITZ. La Società si intitolo "SOCIETÀ' degli ALPINISTI TRIESTINI".
I soci iniziano pertanto un'intenta attività, non solo sul Carso ma anche sulle Alpi Giulie e sulle Dolomiti.
La direzione persuasa dei notevoli vantaggi, che dal iato scientifico potrebbero apportare gli studi idrografici sotterranei in una regione come la nostra, crea una Commissione Grotte. Inizia cosi un'esplorazione sistematica del mondo sotterraneo del nostro Carso. Visto il successo ottenuto dalla Commissione Grotte nel 1884 viene costituita la commissione escursioni.
L'esigenza di rendere noti i risultati ottenuti con queste ricerche fa nascere nei 1885 iI bollettino 'ATTI e MEMORIE" che undici anni dopo diventa periodico col nome di "ALPE GIULIE”.
Con l'approvazione delle modifiche dello Statuto nel 1886 il nostro sodalizio assume il nome di "SOCIETÀ'ALPINA delle GIULIE”' che nel 1920 diventa la Sezione di Trieste del Club Alpino Italiano.
Nel 1922 la Società acquista la Grotta Gigante.
Nella prima meta del ‘900 l'attività dei soci della Società Alpina delle Giulia e stato tutto un susseguirsi di successi e di scoperte sia in campo speleologico che alpinistico. Vengono costruiti sulle Alpi Giulie sia orientali che occidentali i Rifugi Alpini che in parte oggi abbiamo perso. Nelle seconda meta del secolo anche i soci dell'Alpina delle Giulie hanno iniziato l’esplorazione extra - europea raccogliendo notevoli risultati sia in campo speleologico che alpinistico. La Società oggi conta 2500 soci suddivisi in 15 gruppi ed una sottosezione.
Gianni Cesca Presidente della Società Alpina delle Giulie
DISCORSO SUL TIMAVO di P.KANDLER
ALLA GENTILE DAMINA Matilde Guastalla
Vengo anch'io a prendere parte delle felicità vostre, di quelle dello Sposo che avete scelto a compagno della vita, di quelle dei vostri esemplarissimi genitori. Vi sarei venuto, anche non invitato; mi sarei fatto portare, se le gambe avessero ricusato l' officio. La casa che lasciate è quella di mio amicissimo, cui mi legano affezioni e grato animo; ogni sua allegrezza è mia, non mi chiude no desso la porta in faccia.
Dicano che doveva venirvi innanzi con un mazzetto di fiori freschi; ma fiori mal si addicono a chi è vacillante, a chi ha calva la fronte, bianco il crine; con fiori in mano, non mi avreste riconosciuto sì tosto; avrei avuto le beffe dalli altri.
Pensai ad altri fiori che ho pronti nel mio giardino, e vi aveva posto mano; ahimè, erano Codici, Digesti, Canoni, Statuti, Regolamenti, Patenti, casi di questionerie avvocatesche: li gettai tosto. Avrei funestato le vostre nozze; m'era caduto in mente l'inscrizione di antica tomba: Dolus malus abesto et Juris Consultus. Ve lo dico in latino per velare le parole poco confortanti.
Pensai a poesie; ma io non ne so fare, e roba altrui non, ne voglio : ebbi timore che fossero simulazioni in rime forzate, e mi sovvenni dei dolci da nozze e dei cartocci per involgerli; rinunciai
a poesie. Voleva qualche brano di storia patria, di documenti; in mie mani sarebbero stati mazzi di papaveri, e papaveri debbono tenersi lontani da sposa; ne avrei avuto rimorso.
Ho pensato e ripensato fra me. = Voi lasciate queste estreme pendici dell' Alpe andate e prendete stanza in quella maravigliosa città; nata fra canneti, e su nude barene, in mezzo ad aque marine, lutea che era, surta marmorea, saggia, potente per opera di sè medesima, così che per incanto fu = del senno uman la più longeva figlia. Sarebbe a proposito, pensai, che recaste uno scritto ricordante la terra che Voi lasciate, ove avete aperto gli occhi alla luce, il cuore alle affezioni di figlia, all'amore di sposa.
Ho desiderato che durasse perpetua la memoria nei vicini e lontani, della stima, dell'affezione che parto ai genitori Vostri, a Voi e allo sposo Vostro.
Ho desiderato di unire il Vostro nome, e dello Sposo e dei Genitori e la memoria delle Vostre nozze, ad altro che sia illustre e perpetuo. Ho detto fra me = Il Timavo è fiume di Trieste, noto a tutti, più ai lontani che a noi medesimi. In altri tempi aveva raccolto notizie, e, come tutti gli scrittori s'infingono, non comuni; le ho per Voi rivedute: vengo dal campo e fui testimon di ciò che narro io stesso. Del Timavo vi tesso ghirlanda fresca fresca, di tutta mia composizione, e l' offro a Voi Sposi fortunati.
Sarete indulgenti con me, se ambisco di porre il mio nome in coda ai rostri, credendo di farvi onorificenza? — Che volete! Un po' di vanità e' entra sempre; ma dapprima è peccato leggero, poi non è mica della penna dei letterati, lo è dell' inchiostro, fino a che non sappiano comporlo senza quell'ingrediente, e non vi giungeranno; lo si attacca alla penna di sua posta. E poi non sono io la colpa, lo siete Voi; e le Vostre nozze l' occasione. — Resista chi può, io non ho potuto.
Siate felici, ve lo auguro di tutto cuore; ho fidanza che lo sarete. Beato il marito di moglie buona, il numero degli anni di lui verrà raddoppiato; la moglie buona è lo splendor della Casa, al par del Sole che s'alza sul mondo. Così sta scritto nel Libro dell' eterna sapienza, ed io con lui lo ripeto.
Pietro Kandler



