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LA GROTTA GIGANTE

Stranamente, della più famosa cavità turistica del territorio triestino finora esisteva un'inconografia piuttosto limitata e certamente non all'altezza del fenomeno che si proponeva di illustrare. Da qui l'idea di una pubblicazione che facendo largo impiego del colore e della stampa a piena pagina riesca, almeno in parte, a far rivivere in un secondo momento il piacere della visita. Diciamo "almeno in parte" perchè la componente visiva certamente non può esaurire il composito complesso di sensazioni che una visita in questa grotta può dare: lo spazio, il silenzio interrotto dal rumore dei passi sulla scalinata o dai gocciolii che si perdono nell'oscurità, l'assenza di luce stessa, non possono certo essere impressi a stampa sulla carta. Si e preferito cosi dare ampio spazio alla parte fotografica, composta per quanto riguarda la Grotta Gigante da materiali del tutto inediti, riservando a degli esperti, speleologi soprattutto, il commento delle illustrazioni e la stesura dei testi.

Inoltre, allo scopo di rendere un'immagine più completa della Grotta, si è preferito non staccarla dal contesto più ampio cui appartiene, pubblicando una rapida rassegna delle principali cavità naturali del territorio ed alcune vecchie fotografie del periodo pionieristico della speleologia che proprio a Trieste ha messo le sue prime radici nel secolo scorso. Una serie di agili immagini della flora e della fauna locali, infine, completa il libro, dando un'idea della straordinaria ricchezza naturalistica presente in questa ristretta striscia di terra che è il Carso Triestino. 

                                                                                                  Nota dell’Editore.

Indagine morfologica per la verifica di una tesi sulla genesi della Grotta Gigante

Lo studio della genesi dell'evoluzione delle cavità carsiche presenta notevoli difficoltà, specie in presenza di grandi dimensioni ove la correlazione tra elementi morfologici è variamente ostacolata, e sempre incerta  in assenza di un precisa documentazione geometrica. Ogni indagine non può quindi che partire da un attenta osservazione di tutti gli elementi che il ricercatore ha a disposizione. Nel caso della Grotta Gigante oggetto di studio da generazioni, destava grande interesse il poter definire come vanno a formarsi una così grande cavità.

                                                                                         GENESIO BUSA'

La Grotta Gigante sul carso triestino

NON avrei potuto completare questi cenni sulla Grotta Gigante e sul Carso Triestino senza la collaborazione dei soci della Commissione Grotte E. Boegan. Ringrazio in particolare Dario Marini per la storia della Grotta Gigante, Sergio Andreolotti per la parte preistorica, Livio Forti per quella biologica e Adriano Stokper i disegni. Ringrazio anche il prof. Carlo D'Ambrosi che mi ha suggerito alcune necessarie precisazioni. E' consigliabile un'accurata visita al Museo di Speleologia, all'ingresso della Grotta Gigante, fotografie, documenti, reperti ecc. daranno un'idea della speleologia più completa di quanto possa dare il presente testo.

LAZAREIDE (EPICA DELLA GROTTA LAZZARO JERKO)

Presentazione

 Alle grandi imprese alpinistiche e speleologiche seguono relazioni tecniche e scientifiche, talvolta libri. Gli scritti sull'alpinismo trattano delle vicende storiche e tecniche di quelle imprese. ma spesso anche di quelle umane. Gli scritti speleologici sono più tecnici, spesso cronachistici. Meno indagano sullo spirito, la psicologia, al lotta interiore di coloro che hanno portato a termine un'impresa o l'hanno fallita. Eppure sono i risvolti umani a condizionare le imprese e a determinarne il risultato. La scoperta del Timavo sotto Monrupino è il grande successo della speleologia triestina del ventesimo secolo, sia per il risultato eccezionale, sia per le difficoltà superate. Ora tocca soprattutto agli uomini di scienza cogliere le opportunità di ulteriori studi e ricerche.

Dopo questa impresa sono state pubblicate relazioni, studi geologici, ideologici e biologici, ma il racconto di come è stata vissuta giace ancora nell'animo di quanti vi hanno dedicato tempo ed energie. Forse è giusto che sia così. Roberto, cantore del mondo ipogeo, alternando con uguale perizia la sua micidiale piccozzina con la penna. ha adempiuto, senza saperlo, ma in modo inusitato e irripetibile, a una difficile incombenza: descrivere con arguzia e straordinaria sensibilità tutte le fasi esplorative cui ha partecipato.

 In seguito, dovendo "dar forfetto", si affida al suo felice intuito e rara immaginazione nel narrare le successive fasi dell'impresa fino al felice epilogo.

 I versi di questi canti inducono al sorriso, la lettura delle dotte e acute note fa riflettere. Il tratteggio efficace e bonario degli speleoattori anima sapientemente la scena con il risultato di una descrizione fedele e appassionata in cui tutti si riconoscono e vedono espressi i propri sentimenti, orgogliosi di esserne i protagonisti.

Pochi sanno immaginare che la narrazione di uno scavo brutale, estenuante e violento possa trasformarsi in una bella favola.

 Caro Roberto, appena puoi risveglia la tua musa, anche se non sarò più io a dartene l'opportunità.

                                                                                              Luciano Filipas 

LA GROTTA DEI SOGNI - GUALTIERO SAVI

L'assessore regionale all'edilizia e servizi tecnici e pianificazione territoriale

Presentazione

Un mondo ancora quasi sconosciuto e ai più misterioso che degli arditi esploratori scoprono a poco a poco: il mondo degli abissi, in cui gli speleologi penetrano con fatica e rischio, svelandoci ambienti di eccezionale bellezza. Luoghi incantati in cui una parte,grazie a questa disciplina, può essere visitata da noi;altri sono visibili solo a persone esperte nelle tecniche di progressione in grotta.

Luoghi in cui il primo smarrimento di chi non vi è avezzo cede allo stupore e alla gioia di vedere come la natura riesca a creare ambienti sempre diversi, belli ora per forme scolpite dall'acqua nella viva roccia, ora per i ricami fantastici e delicatissimi di calcite che l'acqua depone.

Nella regione Friuli-Venezia Giulia sono 6500 le cavità scoperte, esplorate, rilevate e iscritte nel Catasto regionale delle grotte e più di 200 vi si aggiungono ogni anno; molte altre attendono di essere svelate. Nella nostra regione, fra i vari carsi è il Carso, quello che così si chiama di nome e si estende da Gorizia a Trieste e poi, oltre confine, in Slovenia e che ha dato il nome al fenomeno del carsismo; qui è la culla della speleologia italiana e qui essa è ancora attivissima, tanto che negli ultimi anni sono state scoperte nel Carso di Trieste le sue tre maggiori cavità: nel 1991 la grotta Gualtiero e la grotta Skilan; nel 1999, dopo ricerche iniziate nel lontano 1967, la grotta Lazaro Jerco in fondo alla quale scorre un ramo del Timavo.

Su una di queste grotte, la Gualtiero, la Regione pubblica un libro. Chi non la può visitare ne avrà un saggio, certo parziale, di quanto sia bella e preziosa.

 l fortunati che l'hanno visitata ne rivivranno in queste pagine l'esperienza.

È mia intenzione che questo volume sia il primo di una serie in cui si illustreranno le grotte più belle, non solo del Carso, ma di tutta la regione, realizzando almeno in parte il sogno dei nostri esploratori speleologi: far conoscere le meraviglie ipogee.

                                                                                                    Federica Seganti

Le grotte d’italia – rivista dell’Istituo Italiano di Speleologia – note sull’abisso Paolo Picciola

Breve resoconto dell'abisso con relazione d'armo e note esplorative.

La grotta delle Torri di Slivia sul carso triestino

Quest'opera si differenzia dalle altre monografie, non solo per 1 'evidente maggior mole tipografica, ma soprattutto per il contenuto e l'impostazione. Infatti è il risultato del lavoro di una equipe di persone diverse che hanno dato il proprio contributo nel loro settore specifico, trattando la Grotta delle Torri di Slivia  secondo tutti gli aspetti, tanto naturalistici quanto umani. E proprio a questa eterogeneità di autori, diversi per le loro competenze e per le realtà  speleologiche o naturalistiche di provenienza, si può associare quello che è un pò il carattere universale di questa grotta.

Rilievi preliminari su una grotta di interesse paletnologico La grotta Gialla di Prapotto

La Commissione Grotte dell'Alpina delle Giulie - nel quadro della propria costante attività di aggiornamento del catasto delle caviti del Carso - ha compiuto dei rilievi in varie grotte della zona di Baita, per riconoscerne le caratteristiche, trarne i dati fondamentali, controllare i precedenti accertamenti, spesso superati per vetusti. Questo è un estratto dall’VIII e IX riunione scientifica del 1964 tenutasi in Calabria.

Catasto delle grotte italiane (1930)

PREFAZIONE
Con il presente fascicolo, che l'Istituto Italiano di Speleologia dedica alI'XI Congresso Geografico nazionale, si apre una serie di pubblicazioni destinate a raccogliere i dati statistici relativi al patrimonio speleologico
del nostro Paese. Nel fondare I' Istituto, il Consiglio di Amministrazione delI'Azienda autonoma di Stato delle RR. Grotte Demaniali di Postumia, seguendo l'iniziativa provvida e lungimirante del suo presidente sen. Luigi Spezzotti, ebbe in animo di «promuovere e coordinare I'esplorazione sistematica dello grotte italiane e di dare in pari tempo valido impulso agli studi di Speleologia in tutti i vari campi di questa scienza. L'istituto, che ha vita soltanto dal 10 gennaio 1929, si è accinto alacramente al lavoro. Ricerche speciali si sono iniziate e si verranno a grado a grado sviluppando, con intendimenti e metodi rigorosamente  scientifici. Ma, parallele a codeste indagini riservate per natura loro in un limitato numero di studiosi specialisti, l'Istituto ha incoraggiato e incoraggia con la parola, I'esempio e l'aiuto, le esplorazioni speleologiche regionali, chiamandovi tutti i volonterosi che si sentono attratti dal fascino dei misteri sotterranei, dal desiderio della scoperta, dall’ambizione nobilissima di penetrare in recessi dove piede umano non s'era ancora posato. Il movimento si estende. E la bene organizzata e bene seguita disciplina a cui di buon grado si sottopongono i «Gruppi Grotte» che prima esistevano e quelli che si vengono man mano costituendo, permette di formare alacramente la base statistica necessaria per ulteriori ricerche.
Prende corpo in tal modo, gradatamente, ciò che abbiamo chiamato Catasto delle Grotte italiane. Se fin dall'inizio del secondo anno di vita I'Istituto può presentare questo primo fascicolo del Catasto, lo si deve sopra tutto alla magnifica attività dei Gruppi Grotte di Trieste e di Fiume; vale a dire, della celebre «Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie e di quella del Club Alpino Fiumiano, già da molti anni focolari intensi di italianità coraggiosa, e ora saldamente inquadrate nel rinnovato organismo del Club Alpino Italiano formandone proprie Sezioni. Ad esse si aggiunse dopo la redenzione l'attività, notevole anche nel campo speleologico, dell' Associazione XXX Ottobre di Trieste. Il capo autorevole dei benemeriti esploratori giuliani, Eugenio Boegan, nome caro a tutti gli speleologi nostri, è fra i dirigenti dell'istituto Italiano di Speleologia; e il suo metodo di catasto, esteso col presente catalogo a quasi 2800 grotte della Venezia Giulia, è stato integralmente adottato dall'Istituto medesimo. Tale metodo ha i principali vantaggi  di riunire in un semplicissimo schema le informazioni essenziali, di presentare concisamente
i dati bastevoli a identificare e localizzare ogni cavità sotterranea, di permettere col numero d'ordine progressivo il richiamo di tutte le più ampie notizie che I'Istituto viene man mano raccogliendo intorno a ciascuna grotta, e che tiene a libera disposizione degli studiosi. Noi confidiamo che l'esempio magnifico della Venezia Giulia valga a stimolare una nobile gara fra tutte le regioni italiane.

                Il Preside                                                             

dell' Istituto Italiano di Speleologia

          MICHELE GORTANI 

La grotta di Trebiciano - Studi e rilievi dal 1910-1921

La Società Alpina delle Giulie, fin dalla sua fondazione — nel marzo 1883 — ebbe anche di mira lo studio delle cavità sotterranee del Carso e in particolare della grotta di Trebiciano.

Gli studi fattivi sono numerosi e si compendiano nella monografia pubblicata nel 1910 con piani, diagrammi e varie illustrazioni.

D'allora questa grotta continuò ad esser oggetto di studio accuratissimo da parte dell' Ufficio Idrotecnico Comunale e della Società nostra, sicchè è opportuno, crediamo, far conoscere a tutti gli studiosi i risultati delle nuove indagini fatte in questo periodo, e ciò non solo per com­pletare i dati prima d'allora non ben precisati, ma altresì per correggere alcune sviste, impossibili a evitarsi coi mezzi allora a disposizione.

Memorie di speleologia Emiliana - Grotte di Romagna

INTRODUZIONE

Si inaugura con questa monografia la collana "Memorie di Speleologia Emiliana", i cui prossimi numeri so­no destinati alla pubblicazione del Catasto delle grotte dei Gessi roma­gnoli, suddivise per settori dal Marze-no al Sillaro secondo una prassi or­mai consolidata nella letteratura geo­speleologica.

Da tempo si sentiva l'esigenza di dare alle stampe un lavoro organi­co, completo ed aggiornato, in quan­to le ricerche svolte e le profonde revi­sioni effettuate in quest'ultimo decen­nio hanno resi in gran parte inattua­li e superati i dati editi nelle prece­denti pubblicazioni.

Si è ritenuto però doveroso, come premessa, colmare una lacuna dovuta ad una serie inesplicabile di circostanze negative, che avevano impedito fino ad oggi la diffusione di un'opera pionieristica ma tuttora fon­damentale non solo dal punto di vista "storico" sulle grotte della Vena del Gesso romagnola.

Si tratta di Grotte di Romagna di Giovanni "Corsaro" Mornig lo spe­leologo triestino approdato in Roma­gna all'inizio degli anni trenta, che per primo iniziò una ricerca ed uno studio sistematico delle cavità natura­li della Vena del Gesso pressoché sco­nosciute prima di allora.

Il lavoro è la sintesi delle co­noscenze da lui acquisite sul carsi­smo e l'idrologia, particolarmente dei Gessi di Brisighella e di Castelnuovo, ma anche di Monte Mauro e degli af­ fioramenti posti a cavaliere del Tor­rente Seni°. I dati si riferiscono a cin­quanta grotte esplorate e rilevate dal Mornig, spesso da solo, principalmen­le nel fecondo biennio 1934-35, ma anche nel corso delle tre campagne postbelliche del 1955-57, dopo il ritor­no dalla prigionia in Africa Orien­tale.

Il dattiloscritto, corredato dal­le tavole dei rilievi e dalle splendide foto dovute in gran parte a Luigi Fan­tini ed allo stesso Mornig, era pronto per la stampa nell'estate del 1957, ma difficoltà di ordine finanziario ne bloccarono l'iter, infatti la 'tipografia Lega di Faenza, alla quale Mornig si era rivolto in data 5 dicembre 1957, pose come condizione che venisse sot­toscritto un certo numero di copie, adesione che fu ben lontana dall'esse­re raggiunta.

Qualche anno dopo fu con­tattata la prestigiosa "Rassegna Spele­ologica Italiana", ma per qualche oscuro motivo l'intermediario incari­cato di recapitare a Salvatore Dell'Oca il dattiloscritto e di curarne l'edizione, lo dimenticò in un cassetto fintantoché, persasene la memoria, "Rassegna" cessò le pubblicazioni.

Recuperata fortunosamente, l'opera di Mornig risultò ancora di grande utilità per le nuove generazio­ni di speleologi, che la considerarono una pietra di paragone con cui misu­rarsi nella ripresa delle esplorazioni e degli studi delle grotte della Vena del Gesso romagnola.

Con la pubblicazione di Grot­te di Romagna si vuole perciò rendere omaggio allo speleologo triestino "ru­de e selvatico", come egli stesso usava definirsi per il suo c„orattere ribelle e indipendente, pioniere della speleolo­gia in Romagna, in occasione del quindicesimo anniversario della sua morte avvenuta il 3 marzo 1981.

Il lavoro compare così come lo concepì Mornig, senza alcuna mano­missione; si è ritenuto opportuno uni­camente, per una maggiore comple­tezza, aggiungere come conclusione una breve nota sull'idrologia dei Ges­si di Brisighella di mano dello stesso Mornig, che egli non potè rintraccia­re credendola forse perduta a causa degli eventi bellici.

Per lo stesso motivo vengono allegate due tavole fuori testo che ri­producono a grandezza naturale i disegni destinati alla Saletta Speleolo­gica da lui allestita nel 1935 nel Li­ceo-Ginnasio "E.Torricelli" di Faen­za: si tratta di una carta acquerella­ta su cui sono posizionate le grotte va-tastate e di uno schema sull'idrologia ipogea, lavori entrambi realizzati sul­la base delle tavolette dell'Istituto Geo­grafico Militare,

                                                                                 Luciano Bentini GSF - FSRER

Abisso Bertarelli

Non maestro, ma artefice della nuova psicologia italiana; Egli fabbricò a forza di volontà la propria vita e insegnò a fabbricare quella delle nuove generazioni. Egli ebbe, dopo non pochi sforzi, l'agiatezza, non fu per se ma per gli altri. Il rinnovamento dell' Italia fu il Suo ideale al quale dedicò la Sua fortuna, Egli stesso conquistando giorno per giorno la propria vita, dedicandosi tutto alla Sua opera. Possiamo, dopo aver conosciuta la Sua nobile esistenza, ammirarlo, venerarlo ed amarlo, insegnando ciò alla gioventù per tutto quello ch' Egli diede vita, riconoscenti al Fato e fieri anche, d'esser legati a Lui dalla stessa Patria, e attraverso i Suoi esempi continuare la sua opera, stringendoci sempre più numerosi intorno alle società ch' Egli prediligeva ed a quella specialmente ch' Egli stesso creò : al Touring Club Italiano, onore e vanto della nazione. E se questo mio modesto scritto, che proponevo con devota ammirazione rimettere a Lui in omaggio, potrà trascinare qualche giovanetto a studiare dal gran libro della Natura, facendolo sfuggire i vizi e le mollezze allettatrici della città, sàra sufficiente per darmi la soddisfazione di averlo dedicafo alla memoria di Quel Grande che fù Luigi Vittorio Bertarell.

                                                                                           Rodolfo BATTELLINI

Abisso Monte Mataiur

Le cavità descritte in questo articolo sono situate nella zona circoscritta al Monte Mataiur dove predominano terreni di tipo calcareo, sui quali si è instaurato un imponente fenomeno carsico con formazione di pozzi, inghiottitoi e cavità sotterranee in genere.

Campagna speleologica della CGEB in Puglia

Alla fine del 1956 ed ai primi del 1957 la Commissione grotte E.Boegan eseguì una campagna di esplorazioni speleologiche nella Puglia. La prima settimana di ricerche fu dedicata alla zona di Castellana-Altamura e la Commissione Grotte potè contare sul prezioso appoggio del Prof. Franco Anelli che mise a disposizione dei fondi da lui ottenuti da Enti Locali per ricerche speleologiche da compiere in quella zona.

Il fenomeno carsico nel Comune di Cassano allo Jonio

Vengono descritti i risultati delle campagne speleologiche effettuate dalla Commissione Grotte Eugenio Boegan - Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del C.A.I. - nel Comune di Cassano allo Jonio (Cosenza) negli anni 1977-1979.

La grava del Fumo

Dal 1960 la Commissione Grotte Eugenio Boegan della Società Alpina delle Giulie (Sezione di Trieste del C.A.I.) sta conducendo un ciclo di ricerche speleologiche sull’Altopiano dell'Alburno, e più precisamente nella parte settentrionale dei comuni di S. Angelo a Fasanella ed Ottati. Scopo delle ricerche è di studiare il fenomeno carsico superficiale e profondo che nella zona è molto sviluppato e particolarmente interessante per le sue peculiari caratteristiche.

Grotta dell'Uragano

3 dicembre 1961: tutti guardavamo la pittoresca cascata che precipitava ai nostri piedi con un frastuono assordante ed una violenza tale da sollevare un denso pulviscolo che andava a posarsi lontano, spinto dalla corrente d'aria che la cascata stessa originava. Tutti la guardavamo, mentre sotto una fitta e quanto mai fredda pioggerella ci si infilava la tuta, pochi minuti prima di intraprendere l'esplorazione della attigua grotta del Barman. Poi la squadra al completo si spinse all'interno, con la certezza di una lunga permanenza nella cavità, che secondo le informazioni ricevute sembrava avesse uno sviluppo rilevante. Invece, dopo un percorso più o meno orizzontale di duecento metri circa, la grotta terminava in fessure strettissime.

Note sull'inghiottitoio III dei Piani di S.Maria

Le prime indagini speleologiche della Commissione Grotte  E. Boegan - Società Alpina delle Giulie, sez. di Trieste del C.A.I. nella zona del Monte Alburno (Salerno) risalgono al 1926. L'obbiettivo era allora rappresentato dalle grotte di Pertosa e di Castelcivita, (oggi entrambe attrezzate turisticamente). Si aprono alla base del massiccio e con il loro notevole sviluppo figurano ancora fra le più estese cavità d'Italia. Le grotte di Pertosa e di Castelcivita vennero successivamente visitate, sempre da membri della Commissione Grotte, nel 1930 e, dopo la parentesi bellica, nel 1951-52

Settima campagna esplorativa in Alburno

La Commissione Grotte «Eugenio Boegan» della Società Alpina delle Giulie, sezione di Trieste del C.A.I., ha effettuato dal 15 al 30 giugno 1968 una campagna di ricerche sull'altipiano dell'Albumo (Salerno). E' stata la settima volta, in questi ultimi anni, che la Commissione Grotte è ritornata su questo massiccio calcareo a ricerca di nuove cavità da esplorare. Meta della spedizione 1968 era il completamento dell'esplorazione e del rilievo dell'Inghiottitoio dei Piani di Santa Maria, l'esplorazione di alcune cavità minori non visitate negli anni precedenti per mancanza di tempo e lo studio di alcune forme di carsismo superficiale

Ottava campagna speleologica in Alburno

Nel presente lavoro, dopo brevi note sulle ricerche effettuate, sono riportati i dati catastali delle cavità esplorate nel corso di una campagna speleologica condotta sul Monte Alburno dalla Commissione Grotte E. Boegan della Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del C.A.I. Per risolvere alcuni problemi speleologici rimasti ancora insoluti sul massiccio calcareo dell'Alburno (Salerno), la  Commissione Grotte E. Boegan ha organizzato nel 1969 una campagna esplorativa - I'ottava in questi ultimi anni - durata quindici giorni (28 giugno - 13 luglio) a cui hanno partecipato dodici speleologi.