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LA GROTTA GIGANTE

Stranamente, della più famosa cavità turistica del territorio triestino finora esisteva un'inconografia piuttosto limitata e certamente non all'altezza del fenomeno che si proponeva di illustrare. Da qui l'idea di una pubblicazione che facendo largo impiego del colore e della stampa a piena pagina riesca, almeno in parte, a far rivivere in un secondo momento il piacere della visita. Diciamo "almeno in parte" perchè la componente visiva certamente non può esaurire il composito complesso di sensazioni che una visita in questa grotta può dare: lo spazio, il silenzio interrotto dal rumore dei passi sulla scalinata o dai gocciolii che si perdono nell'oscurità, l'assenza di luce stessa, non possono certo essere impressi a stampa sulla carta. Si e preferito cosi dare ampio spazio alla parte fotografica, composta per quanto riguarda la Grotta Gigante da materiali del tutto inediti, riservando a degli esperti, speleologi soprattutto, il commento delle illustrazioni e la stesura dei testi.

Inoltre, allo scopo di rendere un'immagine più completa della Grotta, si è preferito non staccarla dal contesto più ampio cui appartiene, pubblicando una rapida rassegna delle principali cavità naturali del territorio ed alcune vecchie fotografie del periodo pionieristico della speleologia che proprio a Trieste ha messo le sue prime radici nel secolo scorso. Una serie di agili immagini della flora e della fauna locali, infine, completa il libro, dando un'idea della straordinaria ricchezza naturalistica presente in questa ristretta striscia di terra che è il Carso Triestino. 

                                                                                                  Nota dell’Editore.

LAZAREIDE (EPICA DELLA GROTTA LAZZARO JERKO)

Presentazione

 Alle grandi imprese alpinistiche e speleologiche seguono relazioni tecniche e scientifiche, talvolta libri. Gli scritti sull'alpinismo trattano delle vicende storiche e tecniche di quelle imprese. ma spesso anche di quelle umane. Gli scritti speleologici sono più tecnici, spesso cronachistici. Meno indagano sullo spirito, la psicologia, al lotta interiore di coloro che hanno portato a termine un'impresa o l'hanno fallita. Eppure sono i risvolti umani a condizionare le imprese e a determinarne il risultato. La scoperta del Timavo sotto Monrupino è il grande successo della speleologia triestina del ventesimo secolo, sia per il risultato eccezionale, sia per le difficoltà superate. Ora tocca soprattutto agli uomini di scienza cogliere le opportunità di ulteriori studi e ricerche.

Dopo questa impresa sono state pubblicate relazioni, studi geologici, ideologici e biologici, ma il racconto di come è stata vissuta giace ancora nell'animo di quanti vi hanno dedicato tempo ed energie. Forse è giusto che sia così. Roberto, cantore del mondo ipogeo, alternando con uguale perizia la sua micidiale piccozzina con la penna. ha adempiuto, senza saperlo, ma in modo inusitato e irripetibile, a una difficile incombenza: descrivere con arguzia e straordinaria sensibilità tutte le fasi esplorative cui ha partecipato.

 In seguito, dovendo "dar forfetto", si affida al suo felice intuito e rara immaginazione nel narrare le successive fasi dell'impresa fino al felice epilogo.

 I versi di questi canti inducono al sorriso, la lettura delle dotte e acute note fa riflettere. Il tratteggio efficace e bonario degli speleoattori anima sapientemente la scena con il risultato di una descrizione fedele e appassionata in cui tutti si riconoscono e vedono espressi i propri sentimenti, orgogliosi di esserne i protagonisti.

Pochi sanno immaginare che la narrazione di uno scavo brutale, estenuante e violento possa trasformarsi in una bella favola.

 Caro Roberto, appena puoi risveglia la tua musa, anche se non sarò più io a dartene l'opportunità.

                                                                                              Luciano Filipas 

LA GROTTA DEI SOGNI - GUALTIERO SAVI

L'assessore regionale all'edilizia e servizi tecnici e pianificazione territoriale

Presentazione

Un mondo ancora quasi sconosciuto e ai più misterioso che degli arditi esploratori scoprono a poco a poco: il mondo degli abissi, in cui gli speleologi penetrano con fatica e rischio, svelandoci ambienti di eccezionale bellezza. Luoghi incantati in cui una parte,grazie a questa disciplina, può essere visitata da noi;altri sono visibili solo a persone esperte nelle tecniche di progressione in grotta.

Luoghi in cui il primo smarrimento di chi non vi è avezzo cede allo stupore e alla gioia di vedere come la natura riesca a creare ambienti sempre diversi, belli ora per forme scolpite dall'acqua nella viva roccia, ora per i ricami fantastici e delicatissimi di calcite che l'acqua depone.

Nella regione Friuli-Venezia Giulia sono 6500 le cavità scoperte, esplorate, rilevate e iscritte nel Catasto regionale delle grotte e più di 200 vi si aggiungono ogni anno; molte altre attendono di essere svelate. Nella nostra regione, fra i vari carsi è il Carso, quello che così si chiama di nome e si estende da Gorizia a Trieste e poi, oltre confine, in Slovenia e che ha dato il nome al fenomeno del carsismo; qui è la culla della speleologia italiana e qui essa è ancora attivissima, tanto che negli ultimi anni sono state scoperte nel Carso di Trieste le sue tre maggiori cavità: nel 1991 la grotta Gualtiero e la grotta Skilan; nel 1999, dopo ricerche iniziate nel lontano 1967, la grotta Lazaro Jerco in fondo alla quale scorre un ramo del Timavo.

Su una di queste grotte, la Gualtiero, la Regione pubblica un libro. Chi non la può visitare ne avrà un saggio, certo parziale, di quanto sia bella e preziosa.

 l fortunati che l'hanno visitata ne rivivranno in queste pagine l'esperienza.

È mia intenzione che questo volume sia il primo di una serie in cui si illustreranno le grotte più belle, non solo del Carso, ma di tutta la regione, realizzando almeno in parte il sogno dei nostri esploratori speleologi: far conoscere le meraviglie ipogee.

                                                                                                    Federica Seganti