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Grotte vulcaniche di Sicilia - notizie catastali

In questi anni la conoscenza e l'interesse per le grotte vulcaniche si sono accresciuti notevolmente come testimoniano le numerose pubblicazioni, specialmente a carattere morfogenetico, apparse in Italia e all'estero. A distanza di sei anni dal primo contributo (BRUNELLI e SCAMMACCA 1975 ) presentiamo la trattazione particolareggiata di altre venticinque grotte (da Si CT 26 a Si CT 50) e un supplemento all'elenco catastale che comprende attualmente 187 cavità.

LE GROTTE DEL MONTE CRONIO (SCIACCA)

Premessa

La bibliografia di una grotta, o di una zona carsica, può essere paragonata ad un'enci­clopedia riportante tutto quanto si conosce sulla stessa. Dall'analisi dei titoli si può sapere chi l'ha visitata, quando, come e perché. La letteratura speleologica dispone oggi, oltre di un annuario bi­bliografico internazionale (il "Bulletin Bibliographique Spéléologique - Speleological Abstract, stampato in Svizzera dal 1970) che recensisce ogni anno più di 5000 titoli, di bibliografie temati­che, specifiche (riguardanti singole materie quali tecnica, insegnamento, speleogenesi, folklore ecc.) o zonali (dedicate a singole regioni carsiche o a specifiche grotte).

Considerata l'importanza dal punto di vista morfologico, termale, ed esplorativo delle grotte del monte Cronio, fenomeno singolare tuttora non molto ben conosciuto e studiato, abbiamo rite­nuto opportuno cercare di realizzare un repertorio bibliografico che raccogliesse quanto scritto sulle stesse.

Il monte Cronio è un massiccio calcareo sovrastante la città di Sciacca (Agrigento), alto 386 metri e traforato da un complesso sistema di grotte in alcune delle quali si è innestato in epoca prei­storica il fenomeno termale e che sono percorse da un flusso d'aria calda (36 - 38 °C) satura di umi­dità. Le grotte più importanti, le Stufe vaporose (conosciute già in epoca protostorica e tramandateci con vari nomi: Antro di Dedalo, Antro o Stufa degli Animali, Stufa degli Uomini, Stufa delle Donne, Galleria o Grotta del Fico, Antro di Fazello, Grotta del Santo), sin dall'antichità sono state attrezzate a scopo terapeutico nella loro parte più prossima all'esterno e oggetto di pun­tate esplorative - a volte con esito drammatico - già dal XVI secolo (il Breviario del XII secolo ac­cenna alla visita oltre la grotta con i sedili, fatta da San Calogero con Arcano, visita durante la quale il Santo spiega la proprietà curativa della stessa).

La visita della loro parte più interna è resa difficoltosa dalle condizioni ambientali (alta tem­peratura, unita ad un'umidità prossima alla saturazione) e soltanto negli ultimi cinquant'anni cam­pagne speleologiche hanno permesso di conoscere un po' meglio la complessa topografia ipogea e di far conoscere reperti archeologici di notevole interesse.

Il presente lavoro si prefigge due scopi, uno accademico ed uno umano. In primis abbiamo cercato di fare il punto sulle conoscenze cui si è pervenuti, e di fornire quindi allo studioso una base di partenza per le sue ricerche; subordinatamente (ma non siamo sicuri che questa sia la moti­vazione meno importante) di rendere omaggio, ricordandoli, agli autori che hanno dedicato in varia guisa la loro attenzione e i loro scritti al fenomeno carsico del Cronio, un fenomeno che, come già detto dianzi, è unico per molti dei suoi aspetti.

                                                                                    Pino Guidi - Giuseppe Verde

 

LE STUFE DI SAN CALOGERO E IL LORO FLUSSO VAPOROSO

RIASSUNTO

Da una grotta che si apre sul Monte Kronio di Sciacca esce una grande quantità di aria calda satura di vapore; nel corso di varie esplorazioni effettuate dalla Commissione Grotte "E Boegarz" si sono potuti raccogliere gli elementi che per­mettono oggi la stesura di questo studio. L'Autore, dopo una brevissima descrizione del sistema ipogeo e della sua storia, descrive le caratteristiche del flusso vaporoso ed esprime le sue idee sull'origine e sui fattori che ne determinano la dinamica.

                                                                   * * * 

SUMMARY

A cave opens near the top of Mount Kronio (Sciacca) and sends forth an issue of hot air saturated with steam. The Commissione Grotte "E. Boegan" explored this site several times, and succeeded in gathering the data reported in this paper. After briefly describing the hypogean structure and its history, the Author outlines the features of the steam issue and sets forth his opinion as to its origin and to the fac­tors causing its dynamics fill.

                                                                                           G. PEROTTI

KRONIO - IL FENOMENO GEOTERMICO E LA FREQUENTAZIONE UMANA

PREMESSA

Sono ormai passati 50 anni da quando ho cominciato ad impiegare buona parte del mio tempo libero per occuparmi del singolare, forse unico e purtroppo quasi per nulla studiato, fenomeno geotermale del Monte Kronio di Sciacca; tanto ho sudato nelle sue caverne ma altrettanto ho sudato su bianchi fogli per metter per iscritto le idee che, in funzione delle scarse osservazioni raccolte, nascevano o si modificavano. Sal­tuariamente ed in modo frammentario ho pubblicato studi in varie riviste o bollettini e compilato relazioni ogni qual volta nuove conoscenze mi facevano ritornare sulle mie idee sia per modificarle che per avanzare nuove considerazioni; il tutto, come già detto, senza alcun carattere di continuità.

Esaurientemente è stato scritto sulle caratteristiche morfologiche della zona, poco su quelle della grotta e sul suo fenomeno vaporoso, non molto, a dire il vero, sul patri­monio archeologico esistente e praticamente nulla sulle deposizioni esistenti nelle sue gallerie mediane. Perciò, per quel che mi riguarda, mi sono deciso di metter un po' di ordine con questa succinta pubblicazione riassuntiva, sperando che altri mi seguano nei loro settori di specializzazione.

Ormai, raggiunto il fondo del Pozzo Trieste, si è conclusa la seconda fase delle esplo­razioni nelle Stufe di S. Calogero: la prima, svolta da pochissimi coraggiosi che nei secoli passati, vincendo il diffuso riverenziale timore per il misterioso fenomeno, han­no tentato di svelarne il mistero, impresa impossibile senza mezzi adeguati e cono­scenze dei fenomeni carsici; la seconda, iniziata nel 1942 con Medeot e Boegan, spe­teologi sperimentati, con mezzi più idonei ma sempre troppo scarsi, ci hanno concesso di giungere sino dove questi lo consentivano e raccogliere una certa quantità di dati interessanti ma sempre insufficienti per una più completa conoscenza del fenomeno; ora dovrebbe iniziare la terza, per la quale necessitano più forze con più mezzi e mag­giore assistenza scientifica.

Questa è la mia speranza; ma, dato che per ragioni anagrafiche mi rendo conto come per me ormai sia giunta l'ora di chiudere, è mio desiderio che quanto raccolto ed elucubrato non vada del tutto perduto, nella speranza possa essere di qualche utilità ai successori.


                                                                                          G.Perotti

ALL'INSEGUIMENTO DI UN SOGNO

Introduzione

 Nel corso della nostra cinquantennale frequentazione esplorativa nelle grotte del Monte Kronio di Sciacca, oltre all’esaltante scoperta del patrimonio archeologico che vi era nascosto, siamo anche giunti a molte conclusioni o aperture a irrisolti problemi riguardanti la loro morfologia e l’eccezionale fenomeno geotermico che le interessa. Di ciò si è scritto a sufficienza su parecchie pubblicazioni e articoli nella stampa specializzata. Però ben poco si è raccontato sulle avventure e le fatiche di quel drappello di uomini pervicaci ed entusiasti, che vi sono ritornati  più e più volte nel tentativo di aumentarne la conoscenza, e su quelle degli altri, venuti saltuariamente a dare sostegno e a spargere assieme ai primi i loro sudori in quelle caverne.

Per tale ragione mi sono deciso di raccogliere le storie e i ricordi di oltre cinquant’anni di visite a Sciacca e al suo Monte Kronio poiché lo ritengo a tutti loro dovuto, ma anche, e non secondariamente, per ricordare ai cittadini di Sciacca, che mi sembra abbiano del tutto dimenticato quanto scalpore hanno suscitato le nostre imprese, riportate almeno per una diecina di volte dalla RAI ed innumerevoli volte sulla stampa nazionale ed estera. Per tale ragione ho voluto inserire nella pubblicazione alcuni dei più significativi articoli comparsi all’epoca. Purtroppo non è stata mai colta l’occasione di sfruttare questa inusitata propaganda per utilizzarla ad incrementare, a scopo turistico, la conoscenza di quanto offre, e potrebbe molto di più offrire, col suo patrimonio storico-ambientale la zona di Sciacca.  Ad un certo momento, da quando non vi sono state  più scoperte eclatanti, tutto è passato nel dimenticatoio.

Sono radicato nella mia amata nativa Trieste, dove, dopo la lunghissima assenza, sono ritornato per concludere i miei  giorni, però il mio secondo profondo amore, nonostante i trenta anni di permanenza siciliana a Siracusa, è Sciacca, città dove rimane una parte del mio cuore. Mi si è voluto concedere l’alto riconoscimento della cittadinanza onoraria e ne sono fiero, ma, forse, se avessi potuto vedere valorizzato, come desideravo, il nostro lavoro, ne sarei stato molto più felice.

Dato che la pubblicazione ha essenzialmente carattere illustrativo e documentaristico, non ho badato alla bontà delle illustrazioni; molte foto sono state scattate in condizioni estreme, altre le ho ricavate addirittura da fotogrammi televisivi. Comunque rappresentano la fedele documentazione dei ritrovamenti, dei lavori e di quegli uomini.

Tengo a ringraziare l’amico Pino Guidi per avermi prestato la sua esperienza di nostro editore sociale, l’amico Louis Torelli per la sua assistenza grafica e l’amico Pippo Verde, profondo conoscitore di Sciacca e della sua storia, e  autore di pregevoli pubblicazioni in merito, per tutte le notizie fornitemi.

 

                                                                          G.Perotti

AVVENTURE SPELEOLOGICHE

aVivevo la mia solita, ma niente affatto tranquilla, vita di modesto agricoltore di provincia, quando venivo svegliato improvvisamente da un richiamo alla mia lontana giovinezza di studente triestino.

Era un mio caro amico, Luciano Mécleot, già mio compagno in in­numerevoli spedizioni speleologiche sul Carso che una volta dicevamo « nostro », che mi scriveva dalle Puglie. Si trovava a capo di una piccola compagnia di giovani triestini che là operava nella esplorazione di cavità naturali per conto della Commissione Grotte «E. Boegan » della Società Alpina delle Giulie, Sezione di Trieste del C.A.I., e voleva, una volta ul­timata la campagna in Puglia, effettuare un tentativo di esplorazione delle famose Stufe di S. Calogero a Sciacca. Già nel 1942 egli aveva tentato una esplorazione, interrotta a 44 metri di profondità a causa delle cattive condizioni fisiche dell'unico compagno che aveva con sé.

Io dovevo in pochi giorni ottenere l'autorizzazione delle locali Auto­rità, organizzare i servizi logistici e possibilmente prendere parte alla spe­dizione, che prometteva di essere molto difficile ma interessante.

E così fra l'8 ed il 15 Gennaio mi sono trovato a fare parte della lieta brigata. C'era in primo luogo il Medeot, capo spedizione, e quattro trie­stini: Coloni, Tommasini, Candotti, Bortolin4 uno impiegato, uno stu­dente, due operai; inoltre ero accompagnato dal siracusano Tinè, che in questi ultimi anni mi è stato coraggioso compagno nelle esplorazioni delle grotte locali, dalle quali abbiamo ricavato non piccole soddisfazioni, sia nel campo speleologico che in quello archeologico.

 

                                                                          G.Perotti