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L'archivio Storico Fotografico Multimediale della C.G.E.B.

La Commissione Grotte Eugenio Boegan è lieta di presentare e mettere a disposizione del mondo speleologico (e non …) il proprio archivio fotografico. Si tratta, in questo momento, di oltre 10.000 immagini, raccolte dalla fine dell’Ottocento ai giorni nostri e riguardanti la speleologia giuliana.

Giuliana e non della Commissione Grotte in quanto questo archivio si è venuto via via edificando nel corso dei decenni raccogliendo non solo il materiale iconografico prodotto dai membri della Commissione ma anche grazie a lasciti e donazioni di album e raccolte di foto di alcuni affezionati soci (e qui è doveroso ricordarne il materiale donato dagli eredi di Antonio Ivancich-Iviani, Bruno Boegan, Gianni Cesca, Flavio Vidonis), nonché anche speleo operanti con altri gruppi grotte. In questo modo quello che oltre un secolo fa era nato come archivio della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie crescendo e sviluppandosi è diventato – in parallelo al Catasto Storico delle grotte della Venezia Giulia – il deposito vivo della memoria della speleologia che ha operato nel Carso Classico negli ultimi 140 anni.

Si tratta di un archivio composito, eclettico, in cui il materiale è stato catalogato in ordine di acquisizione (e altrimenti non si poteva fare considerato che si tratta di una struttura vivente, che cresce aumentando di consistenza e importanza giorno dopo giorno, donazione dopo donazione) ma in cui la ricerca può però essere fatta usando varie griglie.

Composito ed eclettico in quanto partito, come dianzi rilevato, quale deposito di immagini delle grotte del Carso visitate dagli uomini dell’Alpina si è, ampliando l’attività dei suoi speleologi anche ad altre zone carsiche, implementato con foto di grotte di quasi tutte le regioni d’Italia e di molte parti del mondo, dalla Bulgaria al Venezuela, dalla Francia al Cile, dall’Iran all’Irian Jaya, dalla Francia all’Austria e così via.

Foto provenienti da grotte di tutto il mondo, scattate per lo più da fotografi dilettanti, ma anche da professionisti e da artisti, per cui a fianco di immagini stupende ve ne sono moltissime sufficientemente buone ed altre decisamente meno buone. Prima, però, di emettere giudizi si invita il fruitore a far mente locale e a tener conto non solo del tempo in cui sono state scattate ma anche delle condizioni oggettive in cui lo speleofotografo operava. Questo è un archivio riguardante un’attività esplorativa comportante rischi e disagi non indifferenti e non una raccolta di foto artistiche scattate in qualche studio, per cui il giudizio sulle immagini andrebbe raccordato ai tempi ed ai modi in cui sono state assunte.

Alle difficoltà concrete presenti all’atto dell’assunzione – acqua, freddo, fango, mezzi di illuminazione – vanno poi assommate quelle cui si sono trovati di fronte i curatori dell’archivio: molto del materiale più vecchio ci è pervenuto in condizioni veramente pietose. Si è cercato, nel procedimento di digitalizzazione, di correggere i danni più evidenti, senza con ciò alterare l’essenza della fotografia, ma non sempre con il successo sperato.

Un cenno particolare meritano gli elementi identificativi posti in calce ad ogni foto: Anno, Località, Persone, Album, Foto, Vista, Note. Mentre per le voci Album (si riferisce al numero del volume in cui è conservata la foto), Foto (numero progressivo della foto nell’Album), Vista (numero delle volte in cui la fotografia è stata esaminata) e Note (nome dei donatori, degli esecutori della foto, indicazioni varie) non ci sono problemi, ben diversa è la situazione per le prime tre voci: Anno, Località, Persone. Sono pochissime le foto che riportano sul retro questi tre elementi, per cui si è cercato di individuarli ricorrendo alla scarsa documentazione d’archivio per le più antiche, ai ricordi dei sopravvissuti per quelle vecchie ed alla memoria dei contemporanei per le rimanenti. Si sapeva che alcuni dei dati così raccolti potessero essere errati, ma il certosino ed ingrato compito dell’addetto all’archivio è stato qualche volta reso ancor più difficile – paradossalmente – proprio dalla presenza di informazioni vergate sulla foto. L’acquisizione di raccolte di foto provenienti da diversi vecchi speleologi ha fatto la presenza di numerosi doppioni: la stessa immagine, già inserita nell’Archivio della Commissione, la troviamo nel fondo Iviani, nel lascito di Bruno Boegan, in raccolte di altri speleologi, però qualche volta con riferimenti diversi, soprattutto in ordine alla data. In presenza di elementi diversi si è data fiducia a quelli che più si avvicinano ai dati storicamente asseverati grazie a quanto contenuto nel catasto grotte, nella bibliografia coeva ed infine nella corrispondenza.

Mentre nell’archivio cartaceo sono conservate tutte le foto, anche quelle su particolari di speleotemi (quasi sempre mute), per il sito vengono  digitalizzate soltanto quelle migliori e con i dati ritenuti più vicini alla realtà.

Si coglie l’occasione per invitare il cortese lettore di segnalare eventuali errori da lui riscontrati: sarà nostra cura correggere subito i record indicati avrà la gratitudine nostra e di tutti gli altri fruitori. La storia è un’opera conchiusa, definitiva, compiuta, ma un affresco che si completa giorno per giorno avvalendosi delle nuove informazioni che vanno ad integrare quanto già si conosce. E l’archivio fotografico è senz’altro uno degli elementi che possono fare la storia.

Un’ultima nota: questo sito, curato da Gianpaolo e Gianni Scrigna e da Federica Cuneo, è ancora in fase di costruzione e ammodernamento, per cui molte delle foto conservate negli archivi in quanto senza indicazione veruna potranno essere inserite quanto prima, come pure si intende mettere a disposizione il nuovo materiale iconografico proveniente da ulteriori apporti. Resta inteso che il nome dei donatori sarà inserito (salvo loro disposizioni diverse) nel campo “note” delle relative foto.

L’utilizzo da parte del pubblico del materiale presente in questo sito è consentito liberamente, salvo l’obbligo di citare la fonte.

 

Introduzione a cura di Pino Guidi

CREDITS

L'opera di catalogazione, scansionamento e pubblicazione è stata effettuata dal socio Gianni Scrigna con la collaborazione di Gianpaolo Scrigna, curatore della parte informatica.

In futuro è prevista la totale integrazione dell'archivio nel portale www.boegan.it e la catalogazione dei filmati storici.