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I Presidenti della CGEB

Presentati in ordine cronologico dall'origine ad oggi

 Nella vita di una società se molte delle sue fortune (e disastri) sono legati alle circostanze, un parte non indifferente è senz’altro ascrivibile a chi ha avuto l’onere di dirigerla.

La Commissione Grotte (nei suoi primi anni di vita “Comitato alle Grotte”) ha avuto la buona sorte di avere avuto molto spesso al suo vertice elementi di indubbio valore che ne hanno determinato le fortune o mitigato i danni in tempi calamitosi.

Dei primi tre anni di vita – 1883/1885 – non ne conosciamo i nomi (gli archivi sociali, sequestrati dalla polizia austriaca nel 1915, allo scoppio della Grande Guerra, non sono mai stati ricostruiti per intero), mentre abbiamo i nomi dei Relatori: E. Geiringer, A. Tribel, A. Marcovich e G. Morpurgo; per un anno – a cavallo fra il 1939 e il 1940 – la Commissione in lutto per la morte di Eugenio Boegan non ha nominato il presidente e le sue sorti sono state rette dal giovanissimo Luciano Saverio Medeot. Fra il 1944 e il 1948 l’attività sociale venne ristretta alla mera manutenzione del patrimonio sociale (Grotta Gigante, Catasto, Archivi, Parco attrezzi), mentre alcuni dei suoi membri operavano con le squadre della Polizia Civile incaricate del recupero salme dalle foibe.

 

Ecco la lista dei presidenti (nei primi decenni si chiamavano “Direttori” ed erano nominati dal Direttivo della Società Alpina delle Giulie) della Commissione Grotte, con a fianco le date dei loro mandati:

MORPURGO Emanuele 5 marzo 1886 – 9 ottobre 1886
HERBORN Carlo 9 ottobre 1886 – 17 gennaio 1889
TAUCER (FUNAIOLI Edoardo) 17 gennaio 1889 – 11 aprile 1892
  7 luglio 1893 – 18 ottobre 1893
  13 maggio 1897 – 26 luglio 1898
MARTINOLLI Carlo 17 marzo 1892 – 7 luglio 1893
  26 luglio 1898 – 25 novembre 1899
TRIBEL Alessandro 18 ottobre 1893 – 13 maggio 1897
PAOLINA Guido 26 novembre 1899 – 4 maggio 1904
BOEGAN Eugenio 7 luglio 1904 – 18 novembre 1939
MEDEOT Luciano Saverio novembre 1939 – marzo 1940
BATTAGLIA Raffaello marzo 1940 – 1944
BOEGAN Bruno novembre 1948 – 9 aprile 1953
FINOCCHIARO Carlo 9 aprile 1953 – 19 luglio 1983
FORTI Fabio 20 luglio 1983 – 22 maggio 1991
PADOVAN Elio 22 maggio 1991 – 5 marzo 1995
GALLI Mario 5 marzo1995 – 7 maggio 1995
GHERBAZ Franco 8 maggio 1995 – 9 marzo 1998
TOGNOLLI Umberto 9 marzo 1998 – 9 marzo 2002
F.A. 9 marzo 2002 – 10 marzo 2008
TORELLI Louis 10 marzo 2008 – novembre 2015
SAVIO Spartaco 16 dicembre 2015 - in carica

Di ogni presidente viene dato qui di seguito un breve cenno biografico con indicazione dell’apporto dato alla vita sociale. Per alcuni di questi si possono reperire maggiori informazioni (biografie, bibliografie, foto) nell’apposita sezione.

MORPURGO EMANUELE (4.11.1860-5.11.1915)

E’ il primo presidente del Comitato Grotte di cui si abbia notizia certa; sotto la sua gestione, pur breve (5 marzo 1886 – 9 ottobre 1886), viene presa in affitto la Grotta di Corniale, viene redatto il nuovo regolamento del Comitato, si iniziano gli studi sulla Grotta di Trebiciano (che viene presa in affitto con l’esborso di 25 fiorini) e si iniziano le pratiche per ottenere l’autorizzazione all’esplorazione della Grotta dei Morti. Sulla rivista sociale, gli Atti e Memorie, viene pubblicata una monografia su Trebiciano corredata dal rilievo e da un’incisione tratta da un disegno di Giuseppe Paolina.
Per tutto il 1887 Morpurgo sarà il Relatore del Comitato Grotte; alla fine di dicembre lascia sia l’incarico che l’attività speleologica.

HERBORN CARLO (---)

Inizia il suo mandato (9 ottobre 1886 – 17 gennaio 1889) presentando un piano generale di classificazione di tutte le caverne e grotte del territorio e costituendo due squadre di esploratori con programmi definiti. Nei due anni abbondanti di gestione viene presa in affitto la Grotta Clementina di Opicina, cavità che viene attrezzata per la visita dei turisti e vengono proseguiti i lavori di sistemazione alla Grotta di Corniale. Su richiesta dei soci goriziani nel marzo 1888 viene visitata la Grotta di Dante presso Tolmino, in previsione di una futura sistemazione turistica della cavità. Continuano le pratiche per l’esplorazione della Grotta dei Morti e viene studiato un congegno che impedisce lo sfregarsi, durante le manovre, delle corde di sicura sui pozzi.
Sugli Atti e Memorie del 1886-87 viene pubblicata la relazione sulla Grotta delle Torri di Slivia.

TAUCER (FUNAIOLI) EDOARDO (4.5.1844-1.11.1934)

Maestro elementare, buon alpinista (il primo a salire sul Grintouz di Plezzo), fu uno degli animatori del Comitato Grotte dell’Alpina delle Giulie, di cui fu membro dal 1887. Diviene Presidente per ben tre volte (17 gennaio 1889 – 11 aprile 1892; 7 luglio 1893 – 18 ottobre 1893; 13 maggio 1897 – 26 luglio 1898). Durante a su a presidenza vengono impostati il Catasto delle Grotte (di cui pubblica sugli Atti e Memorie il primo elenco), modificato il Regolamento, proseguiti i lavori alla Grotta di Corniale, riattrezzata la grotta di Trebiciano, iniziata l’esplorazione delle grotte di Fernetti e di Gropada, aperta al pubblico la Grotta Clementina di Opicina, riattrezzata la Grotta di Trebiciano. Viene esplorata la Grotta Gigante e presi contatti con il Circolo Idrologico e Speleologico Friulano per una visita alla Grotta delle Torri di Lipizza. Prosegue la sua attività sino allo scoppio della prima guerra mondiale; negli anni ’20, ormai quasi ottantenne, accompagna – assieme a colleghi più giovani - nelle grotte del Carso le scolaresche.

MARTINOLLI CARLO (18.9.1848 – 2.11.1922)

L’ING. Martinolli viene nominato presidente della Commissione Grotte per due volte (17 marzo 1892 – 7 luglio 1893 e 26 luglio 1898 – 25 novembre 1899), e sempre dopo una gestione del maestro Taucer; nel primo periodo della sua presidenza la Commissione si dedica all’esplorazione delle grotte dei dintorni di Prosecco, fra cui la Grotta del Cibic, numero 1 del futuro Catasto grotte, e alla sistemazione della Grotta di Corniale. Nel secondo periodo estende la su attività alle grotte dei dintorni di Verteneglio (Istria) e si iscrive alla Societè Spéléologique di Parigi in qualità di socio effettivo.

TRIBEL ALESSANDRO (16.8.1862 – 18.12.1942)

Socio della Commissione sin dal 1883, suo segretario nel 1886, ne assume la presidenza il 18 ottobre 1893, incarico che manterrà sino al 13 maggio 1897. Negli anni della sua gestione viene abbandonata la gestione della grotta Clementina (che aveva cambiato proprietario); viene invece continuato il servizio alla Grotta di Corniale. In campo esplorativo la Commissione amplia i suoi orizzonti iniziando lo studio delle grotte di Nabresina, Gabrovizza, Opicina, Tuble, Obrovo, Lipizza, grazie anche all’arrivo degli ex componenti del Club dei Sette. Con l’arrivo di Eugenio Boegan, che diviene segretario e relatore della Commissione, inizia la regolare numerazione delle grotte esplorate (continuando l’opera iniziata da Taucer).

PAOLINA GUIDO (1874 – 4.5.1904)

Inizia l’attività giovanissimo: a 17 anni, studente ginnasiale, conta già numerose discese nell’abisso di Trebiciano; qualche anno più tardi, studente all’università di Graz, prende parte attiva al salvataggio di un gruppo di speleologi rimasto bloccato nella grotta di Lurloch. Laureatosi ingegnere torna a Trieste e si iscrive all’Alpina delle Giulie, entrando a far arte della Commissione Grotte di cui diviene presidente il 26 novembre 1899. Manterrà l’incarico sino alla sua morte, avvenuta il 4 maggio 1904.
Estende le ricerche al Carso monfalconese e all’altopiano di Becca e Occisla (Istria) che studia compiutamente. Suo merito principale è di aver consolidato la struttura della Commissione Grotte in modo tale da permetterle di programmare ricerche e studi di più ampio respiro.

BOEGAN EUGENIO (2.10.1875 – 18.11.1939)

E’ stato uno degli uomini più notevoli – per l’apporto dato, la fedeltà all’istituzione, la costanza nei suoi studi – della Commissione Grotte. Nel 1890 fonda, assieme al fratello Felice, il “Club dei sette”, di cui diverrà più tardi presidente; sciolto dalla polizia, per motivi politici, il Club nel settembre 1894 passa alla Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, portandovi una ventata di giovinezza e d’entusiasmo che lo fanno diventare ben presto Segretario e Relatore e quindi – alla morte di Paolina – presidente, carica che manterrà sino alla morte.
Fra i suoi meriti quale studioso si possono elencare quasi 150 pubblicazioni - di cui alcune veramente ragguardevoli, quali il “Le Grotte di San Servolo” (1901), “Le sorgenti di Aurisina” (1906), “La Grotta di Trebiciano” (1910 e 1921), il “Duemila Grotte” (1926), le “Grotte della Venezia Giulia” (1930), “Il Timavo” (1938) – la partecipazione alla fondazione dell’Istituto Italiano di Speleologia, la direzione della rivista Le Grotte d’Italia, l’organizzazione del primo congresso nazionale di speleologia. Quale presidente della Commissione può essere ricordato pere aver dato alla Società un’impostazione tecnico-scientifica ed un metodo di lavoro che ne hanno guidato lo sviluppo per oltre quarant’anni. La speleologia deve a lui la nascita del Catasto, non solo per la Venezia Giulia, ma anche per il resto dell’Italia; infatti non solo pubblicò regolarmente gli aggiornamenti catastali della nostra regione, ma si attivò (attraverso la rivista che dirigeva) affinché anche i catasti delle altre regioni prendessero vita. Ora lo ricordano un abisso sul monte Canin, una lapide nella Grotta Gigante ed una via a Trieste, nel popoloso rione di San Giovanni.

LUCIANO SAVERIO MEDEOT (27.6.1917 - 18.10.1999)

Inizia la sua attività di speleologo nel 1934, anno in cui assieme ad un gruppo di amici (Finocchiaro, Perotti, Polidori, Gabersi) forma un gruppo grotte. Nel 1936 il gruppetto entra a far parte della Commissione Grotte dell’Alpina delle Giulie ove Medeot si distingue per le sue capacità organizzative diventando il braccio destro di Eugenio. Alla morte del Boegan (novembre 1939) gli è affidata la direzione della Commissione Grotte, che mantiene per un anno. Nel 1942 compie, assieme a Bruno Boegan (nipote del grande Eugenio), la prima esplorazione delle Stufe vaporose di San Calogero presso Sciacca. Nel 1957 organizza la seconda ricognizione alle Stufe. Poi, con una nuova squadra di grottisti da lui allevata nella Commissione Grotte, procede all’esplorazione delle grotte dell’altipiano del Cansiglio (un centinaio di cavità messe a catasto) e alla scoperta ed esplorazione dell’abisso Polidori nella Val d’Aip. Spirito inquieto, nel 1960 passa dalla Commissione Grotte dell’Alpina alla Sezione Geospeleologica della Società Adriatica di Scienze Naturali e quindi al Circolo Speleologico e Idrologico Friulano, organismo di cui diviene ben presto consigliere e poi vicepresidente e di cui rimane socio sino alla morte.

BATTAGLIA RAFFAELLO (30.10.1896 – 18.3.1958)

Autodidatta, inizia giovanissimo le ricerche nelle grotte preistoriche del Carso; docente di antropologia all’Università di Padova, diviene socio della Commissione nel 1919 pubblicando sulla rivista sociale varie monografie sulle caverne ossifere pleistoceniche del Carso. Viene chiamato a reggere le sorti della Commissione nel 1940, incarico che mantiene sino al 1944, anno in cui l’impossibilità di operare (non solo era impossibile esplorare le grotte nella Venezia Giulia, divenuta zona d’operazioni per la guerra partigiana, ma anche spostarsi da Padova a Trieste) l’attività viene sospesa. Nel corso della sua gestione la Commissione si sciolse (7 marzo 1942) per ricostituirsi subito dopo con un programma di lavoro ben definito e scientificamente caratterizzante, programma che però potrà essere affrontato soltanto dopo gli anni ’50.

BOEGAN BRUNO (17.9.1901 - 3.12.1985)

Nipote di Eugenio (è figlio del fratello Felice) inizia l’attività esplorativa nel 1920 partecipando a tutte le maggiori campagne che la Commissione organizza (Istria, Carniola, Friuli, Alburni, Sicilia). Nel 1943 mette in salvo, con grave rischio della propria vita, il Catasto delle grotte. Nel 1948 è nominato Commissario straordinario della Commissione, con l’incarico di riannodarne le fila disperse. Viene eletto presidente nel 1949 e mantiene tale incarico sino al 1953. Negli anni della sua gestione la Commissione (ribattezzata da un’Assemblea straordinaria “Commissione Grotte Eugenio Boegan”) abbozza un piano di ricerche che tiene conto delle mutate condizioni politiche, economiche e territoriali conseguenti alla guerra, riapre la Grotta Gigante e esperisce un primo tentativo di istituzionalizzare una scuola di speleologia, riallaciandosi alle iniziative degli anni 1911-1912 e 1919-1924.

FINOCCHIARO CARLO (7.1.1917 – 19.7.1983)

Inizia l’attività speleologia nel 1934 e nel 1936 entra nella Commissione Grotte pubblicando poco dopo il suo primo lavoro sulle Grotte d’Italia. Per anni componente della squadra di punta nelle esplorazioni più ardite, alla fine della guerra, il “Maestro” (così era chiamato all’inizio per il lavoro che faceva, poi perché era diventato un maestro per tutti) rientrato dalla lunga prigionia in Russia, diviene dapprima segretario e quindi (1953) presidente della Commissione, incarico che manterrà sino alla sua morte.
Nel corso dei trent’anni di presidenza la Commissione realizza buona parte dei programmi stilati dopo la morte di Eugenio Boegan e poi rimandati a causa della guerra: viene creata la Scuola Nazionale di Speleologia (1957/1958), pubblicata una rivista scientifica (Atti e Memorie, dal 1961), una tecnico-informativa (Progressione, dal 1978), viene valorizzata la Grotta Gigante (sistemazione dell’impianto elettrico, costruzione delle palazzine per il Museo e per la biglietteria, realizzazione di nuovi sentieri, pubblicazione di guide turistiche), vengono organizzati congressi e convegni regionali, nazionali e internazionali, viene fatta varare una legge regionale – la prima in Italia – per la speleologia. In campo esplorativo non solo la Commissione torna con successo nelle regioni in cui operò prima della guerra (Campania, Friuli, Sicilia), ma estende il suo campo d’azione ad altre (Calabria, Puglia, Sardegna, Toscana, Veneto) e all’estero. Nel campo scientifico in questo trentennio vengono attrezzate tre stazioni di meteorologia ipogea (Grotta Gigante, Grotta Doria, Grotta di Padriciano 12 VG) e date alle stampe alcune centinaia di monografie su meteorologia, geomorfologia, carsismo, folklore, catasto. Tutto il lavoro che compie per la Commissione non gli impedisce di essere presente alle maggiori manifestazioni speleologiche nazionali e internazionali, di pubblicare numerosissimi studi e relazioni, di diventare presidente della Commissione Centrale per la Speleologia del C.A.I. (da lui fortemente voluta e ottenuta), di avere degli incarichi nell’ambito della S.S.I.

FORTI FABIO (27.06.1927- vivente)

Carsologo ben noto nel mondo speleologico italiano ed estero, iniziò la sua attività subito dopo la seconda guerra mondiale con un gruppo di Giovani Esploratori. Passato nel 1949 alla Commissione Grotte dell’Alpina delle Giulie, si dedicò sin da principio alla cura della gestione della Grotta Gigante (che seguirà in prima persona sino al 1991) e allo studio dei vari aspetti del fenomeno carsico. Noto e apprezzato carsologo, fecondo pubblicista (oltre a qualche centinaio di scritti ha pubblicato vari libri), la sorte gli affidò il difficile compito di dirigere la Commissione Grotte del post Finocchiaro, compito che condusse ad effetto egregiamente, nonostante le mille difficoltà a cui la Commissione dovette far fronte (riorganizzazione del servizio guide della Grotta Gigante, ristrutturazione della contabilità, lavori per il Sentiero Alto nella Grotta Gigante, il calo dei turisti alla Gigante conseguente alle guerre balcaniche, per citarne solo alcune).
Attivo nel mondo della politica (è stato assessore al Comune di Trieste per più lustri), in quello culturale (ha insegnato carsologia all’Università di Trieste), facondo conferenziere, è stato per un periodo Presidente della Federazione Speleologica Triestina, per un decennio Presidente della Società Alpina delle Giulie (la sezione di Trieste del CAI), nonché membro di varie Commissioni di studio.
Nel corso della sua gestione la Commissione ha conquistato il suo primo meno mille (Veliko Sbrego, versante sloveno del Canin) migliorato notevolmente la veste tipografica e i contenuti della rivista sociale Progressione, raggiunto il massimo storico di presenze di turisti alla Grotta Gigante. Attualmente prosegue le ricerche sulla dissoluzione dei terreni carsici, curando la gestione di una serie di stazioni di misura ubicate non solo sul Carso triestino ma anche nel resto della regione, sulle Dolomiti e in Istria.

PADOVAN ELIO (23.12.1949- vivente)

 Entra nella Commissione il 6 luglio 1966, dopo aver svolto attività assieme a degli amici; nel gruppo di giovani (chiamati “cinesi” per la loro volontà di tutto innovare) si distingue subito per le capacità tecniche e per la grinta che lo porta a partecipare a tutte le più importanti spedizioni organizzate dalla Commissione sia sul Canin, sia nelle altre zone carsiche d’Italia (Alburni, Toscana, Veneto, Piemonte ecc.). Attivo anche sul Carso triestino (scoperta di nuove grotte e prosecuzioni in cavità già note), negli anni ’70 e ’80 partecipa a varie spedizioni all’estero (Iran, Messico, Brasile) e negli anni ’90 organizza quelle in Albania Irian Jaja e Cile.

Nel maggio 1991 subentra a Fabio Forti nella conduzione della Commissione, rimanendo in carica sino al marzo 1995. Durante la sua gestione è stato portato a termine il Sentiero Finocchiaro nella Grotta Gigante (un’impresa iniziata trent’anni prima) e sono stati ottenuti grossi successi esplorativi: il “Ceki 2” sul Kanin sloveno (il primo meno mille della Commissione), la Grotta Gualtiero in Val Rosandra, esplorazione del tratto sotterraneo del Rio Sao Vicente in Brasile per citarne solo alcuni. Alla fine del suo mandato il numero dei soci della Commissione ha raggiunto quota 130, mentre le “uscite” in grotta hanno sfiorato le 900 l’anno, record assoluto per la Commissione.

GALLI MARIO (28.07.1946 - vivente)

Approdato alla speleologia giovanissimo (ha iniziato ad andar in grotta con il Gruppo Escursionisti Speleologi Triestini nel 1959) è passato alla Commissione Grotte nel 1963. Valente pubblicista - gli si devono varie guide alpinistiche, anche scritte in collaborazione con Dario Marini - il suo contributo maggiore alla speleologia è nel settore degli studi storici nel quale ha prodotto una serie di pregevoli monografie sui personaggi legati alla ricerca dell’acqua sul Carso triestino. La sua ultima fatica, in ordine di tempo, è la monografia “Il Timavo. Esplorazioni e studi”, duecento pagine di analisi critica sugli studi sin qui effettuati sul fiume carsico per antonomasia.
Eletto presidente il 5 marzo 1995, per divergenze sull’impostazione amministrativa della CGEB rinunciò al mandato poco dopo.

GHERBAZ FRANCO (12.10.1940- vivente)

Inizia la sua attività con un piccolo gruppo grotte (lo Speleo Club Triestino) nel lontano 1955; dopo un paio d’anni passa all’Alpina (così veniva chiamata, all’esterno, la squadra della Commissione Grotte) ove si distingue quale rilevatore (si devono a lui i primi rilievi strumentali: Grotta del Cane, Grotta Ercole, Grotta Cinquantamila), sia sul Carso, sia nel Friuli che negli Alburni. Lasciata nel 1962 la speleologia per l’alpinismo, grazie ad una notevole attività diviene in breve tempo membro del Club Alpino Accademico.Nel 1983 torna al suo primo amore, la speleologia, riprendendo la sua attività di rilevatore sia in grotta che all’esterno (varie campagne di lavoro sul Canin per posizionare con il tacheometro le grotte più importanti del Col delle Erbe e dintorni). Collabora alla realizzazione del “Manuale di rilievo ipogeo”, edito dalla Regione Friuli Venezia Giulia nel 1990 e due anni dopo al suo aggiornamento per la seconda edizione. Eletto presidente della Commissione Grotte l’otto maggio 1995, rimarrà in carica per tre anni, sino al marzo 1998. Durante la sua presidenza la Commissione ha avuto modo di ricompattarsi, trovando il giusto equilibrio nell’ambito della società madre, l’Alpina delle Giulie, e di portare la sua attività in varie parti del mondo (Venezuela, Messico, Etiopia, Viet Nam). E’ stato il presidente che ha potuto inaugurare il Sentiero Alto della Grotta Gigante, impresa che ha impegnato la Commissione – con alterne vicende – per oltre trent’anni. Nel 1996, con la dinamica collaborazione di Roberto Barocchi, ha organizzato un convegno per celebrare i trent’anni della Legge Speleologica regionale, quella che ha permesso non solo al catasto di funzionare, ma anche a molti gruppi grotte della regione di vivere.

TOGNOLLI UMBERTO (28.11.1954- vivente)

Entrato in Commissione nel 1976, nei primi tre lustri esplicò la sua attività nell’ambito del gruppo di giovani chiamati “Orchetti”, partecipando a tutte le campagne di ricerca effettuate (sia in Italia che all’estero) specializzandosi nella fotografia sotterranea. Istruttore di Speleologia ha dato la sua opera – compatibilmente alla sua attività di medico chirurgo – a tutti i corsi organizzati dalla Commissione . Medico del C.N.S.A.S., II Gruppo, è stato presente a tutti gli interventi effettuati in regione; ha preso parte – in qualità di medico e di fotografo, alle maggiori spedizioni organizzate dalla Commissione all’estero (Messico, Brasile, Irian Jaja).
Subentrato a Franco Gherbaz il 9 marzo 1998 è rimasto in carica per quattro anni. Durante la sua gestione la Commissione ha festeggiato il novantennale dell’apertura al pubblico della Grotta Gigante (un anno intero di manifestazioni, dalla Cronotraversata del Maestro – febbraio 1998 – alla mostra sulla stessa – dicembre 1998/gennaio 1999), ha attrezzato la nuova sede sociale, scoperto il Timavo sul fondo della Grotta Lazzaro Jerko, continuata l’informatizzazione e pubblicato il sito web.

F.A.

Dati rimossi per privacy.

TORELLI Louis (Adelaide, AUS., 1.5.1958- vivente)

 Louis Torelli è nato ad Adelaide (Australia) il primo maggio 1958 da genitori triestini ivi emigrati. Rientrati, pochi anni dopo, questi in Italia si diploma presso l’Istituto Statale d’Arte Nordio di Trieste. Nei primi anni ‘70, dopo aver frequentato il corso di speleologia, entra a far parte della “Boegan” operando con il gruppo di giovanissimi che oltre a scendere negli abissi classici del Canin (Gortani, U2, Davanzo), vi aprono all’esplorazione nuove zone (Mogenza, Sella Grubia, Leupa). E’ quindi presente in tutte le campagne esplorative degli anni ’80 e ’90 in Italia (Canin, Toscana, Campania, Calabria, Stufe di S. Calogero in Sicilia, Marguareis, e all’estero (Messico, Spagna, Jugoslavia, Austria). Presente nell’esplorazione dei maggiori abissi d’alta montagna della vicina Slovenia (Veliko Sbrego, Vrtglavica). Volontario del CNSAS, Guida Speleologica Regionale, istruttore presso i corsi di speleologia sia della Boegan che di altri sodalizi, ha collaborato attivamente all’impianto del Catasto Regionale delle Grotte.
Assistente di scavo archeo di professione, ha curato l’allestimento della mostra permanente “L’uomo e la grotta” presso il Muso di Speleologia di Borgo Grotta Gigante, mostra aperta al pubblico dal 1984 sino al 2002, anno in cui la palazzina del museo è stata demolita per lasciar spazio al nuovo Centro di Accoglimento Visitatori. Oltre a essere stato, nel 1978, fra i fondatori della rivista Progressione ne è stato direttore di redazione dal 2001 al 2008. Collaboratore di varie riviste, ha al suo attivo una cinquantina di pubblicazioni speleologiche.Spartaco Savio

SAVIO Spartaco (Trieste, 25.9.1961- vivente)

Spartaco Savio, l’attuale 19° presidente della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, è nato ad Trieste il 25 settembre 1961. Da giovanissimo, a 14 anni, inizia a frequentare le grotte del Carso Triestino e s’iscrive al XI corso della Commissione Grotte nel 1976. Nel 1978, dopo aver frequentato il corso di speleologia, entra a far parte della “Boegan” operando con il gruppo di giovanissimi che oltre a scendere negli abissi classici del Canin (Gortani, Davanzo, Vianello ed altri abissi), vi aprono all’esplorazione di nuovi collegamenti che andranno, negli anni successivi, a tessere il mosaico del Complesso del Col delle Erbe. Sono gli anni delle giunzioni Davanzo-Gortani e delle esplorazione chilometriche delle regioni fossili del Bus d’Ajar. Alla metà degli anni ’80 con questo gruppo, inizia una seria di immersioni speleosubacquee di profondità, che si concretizzano con le immersioni nel sifone finale del Gortani a -945, un record assoluto per l’epoca in Italia, durato sino al 2015.

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