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GIUSEPPE SFORZI – (Trieste 1801 – Trieste 27.8.1883)

Testo di Egizio Faraone pubblicato sugli Atti del Simp. Int. Protostoria della Speleologia, Città di Castello 1991

 

Nato nel 1801, morto il 27.8.1883 a Trieste. Assolte le scuole normali a Trieste e seguito un corso di architettura all’Accademia reale, compì un anno di pratica gratuita all’i.r. Direzione delle fabbriche, acque, strade in Trieste nonché due mesi come insegnante di disegno all’i.r. scuola normale quale supplente del Kandler, poi con un sussidio del Civico Magistrato si recò a Vienna dove dal 1821 al 1825 frequentò l’Istituto Politecnico quindi per cinque anni, sotto la guida di Pietro Nobile, l’Accademia delle Belle Arti, dove ebbe occasione di eseguire gran parte dei disegni per la chiesa triestina di Sant’Antonio Nuovo, allora in costruzione, e numerosi progetti su incarico del principe di Metternich, del conte Giulay e di altri personaggi insigni.

Tornato in patria alla fine del 1831, nel maggio 1832 diventò disegnatore presso il civico ufficio delle pubbliche costruzioni, dove fu poi anche ispettore edile. Nei vent’annidi attività in quest’ufficio ebbe modo di compilare numerosi progetti per la città in continua espansione: tra i principali non si può fare a meno di ricordare il macello sotto Gretta, le chiese di San Giovanni, San Lorenzo, San Giacomo, l’edificio del Cacciatore, il fontanone di piazza della Caserma, la copertura dei torrenti che attraversavano il centro.

Si interessò anche alla possibilità di un collegamento ferroviario Trieste-Lubiana e ciò gli fece conoscere più dettagliatamente il carso triestino e postumiese.

Nel 1853, forse stanco di vedere i suoi maggiori progetti posposti ad altri di persone meno preparate, iniziò la professione di ingegnere privato, che esercitò fino al 1878 quando si ritirò dagli affari. Va aggiunto che fu a lungo membro della Camera di Commercio, ebbe nel 1861 l’incarico di ispezionare per conto del consiglio cittadino i lavori di Suez, partecipò alla vita di numerose associazioni culturali, esercitò la carica di consigliere comunale per qualche anno.

Per quanto riguarda la speleologia, ebbe già nel 1835 l’incarico di collaborare col Calvi allo studio preliminare per l’acquedotto di Bagnoli. In realtà compì – assieme al perito G. M. Semetz – tutto il rilevamento altimetrico e planimetrico della zona attraversata dall’acquedotto romano, il cui percorso era stato individuato dal Nobile nel 1815. Il Calvi, che non aveva partecipato a tali lavori e d’altra parte non riteneva suo compito eseguire ricerche idrologiche, si limitò al progetto architettonico mai realizzato per il suo alto costo. Nel maggio 1842 il Calvi fu nuovamente chiamato a Trieste per indagare su Trebiciano e lo Sforzi, che già era sceso più volte nell’Abisso, ne fece una livellazione molto accurata. Dopo il Lindner ed il Rossetti, fu il maggiore speleologo di questo periodo pioneristico, ma se il Lindner profuse salute e patrimonio nelle sue ricerche ed il Rossetti non vide realizzato il suo sogno, cui aveva dedicato persino li ultimi giorni di vita,allo Sforzi toccò di essere sempre secondo a qualcuno e di vedere le sue idee cancellate con un tratto di penna. Il 30 settembre 1842 l’ing. Anastasio Calvi – mai sceso nell’Abisso di Trebiciano – comunicò il suo parere negativo (già espresso al Rossetti) riguardo all’acquedotto di Trebiciano. Lo Sforzi ebbe ancora occasione di visitare l’Abisso, su incarico dell’amministrazione comunale, nel 1849 e nel 1850, quando la costituzione di una società per azioni per lo sfruttamento delle acque fu vanificata dalla morte del suo principale azionista, il Chiozza.

Ormai con la costruzione della Ferrovia Meridionale si faceva strada l’idea di captare le sorgenti costiere tra Santa Croce ed Aurisina sia per il fabbisogno della linea che per quello della città. Venne formata nel 1855 la Società dell’Acquedotto di Aurisina ed allo Sforzi non rimase che cedere il campo.

Abbandonata la speleologia attiva ebbe ancora modo di parlare del Timavo nei numerosi circoli di cui faceva parte e ad una sua conferenza del 24.3.1861 dobbiamo la notizia della comparsa d’acqua nella dolina soffiante di Monrupino il 10.2.8144.

 

 

Bibliografia speleologica

- Aquedotto romano di Bagnoli, In “Storia cronografica di Trieste dalla sua origine sino all’anno 1695 del canonico D. Vincenzo Scussa triestino, cogli annali dal 1695 al 1848 del procuratore civico cav. Pietro dott. Kandler”, Trieste Stab. Tipogr.-litogr. Coen, 1863:249-257

 

Ulteriori notizie su Giuseppe Sforzi si possono trovare in:

Galli M., 1999: Timavo. Esplorazioni e studi, Suppl. n. 23 di Atti e Memorie CGEB, Trieste 1999, pp. 198

Galli M., 2000: La ricerca del Timavo sotterraneo, Museo Civico di St. Nat., Trieste 2000, pp. 174

Generini E., 1884: Trieste antica e moderna, Tip. Editrice Mortera, Trieste 1884, pp. 520; ristampa anastatica, Libreria Int. Italo Svevo, Trieste 1968, pp. XIII, 571

Marini D., 1973: La dolina”Soffiante” di Monrupino (Carso triestino), Mondo Sotterraneo, n. u. 1973: 143-146

Medeot L. S., 1966: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1965: 81-93

Medeot L. S., 1967: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1966: 77-86

Medeot S. L., 1973: Documenti inediti e biografie per una “Storia della Speleologia” (Friuli-Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1973: 101-104