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Giovanni SPANGAR - Poggio III Armata 21.11.1902 – Monfalcone 12.02.1985

Il più famoso speleologo di Monfalcone nasce a Sdraussina (oggi Poggio III Armata) nel novembre 1902; sfollato durante la guerra 1915-18, nel 1917 è internato assieme alla famiglia. Tornato a casa nella ricostruita Monfalcone nel 1921 si avvicina al mondo sotterraneo imprendendo uno scavo alla ricerca della mitica galleria che dovrebbe unire la Rocca di Monfalcone al Castello di Duino (e in cui si dovrebbe pure trovare un tesoro). Nel 1922 inizia il servizio militare in fanteria, dopo di che trova impiego come pittore nei cantieri navali della cittadina. Poco dopo si sposa con Irene, compagna per tutta la vita, che gli darà due figlie.

Richiamato alle armi allo scoppio della seconda guerra mondiale, indosserà la divisa per tutto il periodo (1940-1945), prestando servizio quale sergente motociclista nella Guardia Alla Frontiera.

Al ritorno a casa, Presidente della locale Sezione dell’Associazione Nazionale del Fante, nel dicembre 1945 raccoglie attorno a sé un gruppo di amici, ex fanti ed ex alpini, con i quali viene deciso di dedicare un po’ del tempo libero all’opera di ricerca dei resti di caduti della prima e della seconda guerra mondiale cui dare cristiana sepoltura. E quando parla di caduti non guarda la divisa o la colorazione politica del morto: per lui erano tutti eguali, vittime di una guerra che tutti i morti avevano perso. Il 14 maggio dell’anno seguente assieme agli amici con cui aveva cominciato quest’opera meritoria fonda il “Gruppo Speleologhi Monfalcone”, associazione che si pone come scopo dare cristiana sepoltura ai tutti i caduti delle due guerre e a ripristinare tutti i cippi ed i monumenti che sul Carso ricordano il loro sacrificio.

Sotto la sua guida il Gruppo, che poco dopo assumerà il nome “Gruppo Speleologico Monfalconese”, si fa conoscere ed apprezzare dalla comunità e dalle varie Autorità: amministrazioni comunali e provinciali, comandi militari, enti e ditte private. Il carattere ferreo e l’onestà adamantina dello Spangar gli fanno rifiutare contributi e sovvenzioni; a malapena il Gruppo può accettare aiuti in materiali: tute mimetiche per gli speleologi che operano sul Carso, guanti da lavoro, qualche corda.

La sua capacità operativa e la sua comprovata serietà fanno sì che viene chiamato per accompagnare ad un sopralluogo, per conto dell’ufficio germanico onoranze ai caduti, una guida alpina tedesca sul fondo della 149 VG. Qualche anno dopo torna nello stesso abisso con un ufficiale dell’esercito italiano incaricato dai suoi superiori di documentare la presenza di resti umani sul fondo della stessa grotta. Per i meriti acquisiti con la sua opera umanitaria il 2 giugno 1957 viene insignito dell’onorificenza di Cavaliere della Repubblica. Dieci anni dopo riceve la medaglia d’argento al merito civile.

A fianco della ricerca di salme nelle fosse comuni, nelle grotte e nelle pietraie del Carso e della risistemazione dei cippi e dei piccoli monumenti posti sulle alture che separano Gorizia dal mare, il Gruppo, sempre sotto la attenta guida di Giovanni Spangar, inizia anche una vera e propria attività speleologica che si concretizza inizialmente con la rivisita delle grotte del monfalconese, allargandosi poi al Carso triestino e al resto della regione. E non solo sottoterra, ma anche sott’acqua: a fine febbraio del 1957 Giovanni Spangar – ormai cinquantacinquenne – si immerge assieme al subacqueo Duilio Marcante nelle torbide acque del Pozzo dei Colombi di Duino, 227 VG, esplorazione effettuata utilizzando autorespiratori ad ossigeno.

L’attività speleologica di Giovanni Spangar non ha limiti: nel 1965 partecipa (a 63 anni) alla Superspedizione alla Spluga della Preta, totalizzando ben 300 ore di permanenza nella cavità. Quasi un record, per quei tempi.

Ma forse ora gli anni cominciano a farsi sentire e nel 1968 lascia la carica di Presidente del Gruppo da lui fondato e diretto per ben ventidue anni. Lascia la carica ma non il Gruppo, nel frattempo entrato nella Sezione di Monfalcone del C.A.I., che potrà contare sul suo appoggio morale e materiale ancora per parecchio tempo.

 Ulteriori notizie su Giovanni Spangar si possono trovare in:

  •  Fumich S., 2012: Le mani sulle foibe, Fatti e Parole Libri, Brembio (LO) 2012, pp. 170
  • Cervo M., 1985: Spangar, l’uomo, L’Informatore Giuliano, n. 23, marzo 1985
  • Cervo M., Cucinato F., 2000: Una biscaglina per il cielo. Giovanni Spangar, la “Talpa del Carso”, Gr. Spel. Monfalconese “G. Spangar” ed., Gorizia 2000, pp. 175
  • Lucia S., 1997: Cinquanta anni di storia del Gruppo Speleologico Monfalconese “Giovanni Spangar” in un libro, Speleologia Isontina, V, 3: 1-2, Gorizia giu. 1997