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FRANCESCO STRADI – (Capodistria 20.11.1907 – Trieste 1974)

Testo di Dario Marini pubblicato su Alpi Giulie 68/3, Trieste 1974

 E’ stato socio della Commissione Grotte dal 1961 al 1974.

Nei novanta anni di storia della nostra Società passa, in un alternarsi di momenti fausti e gravi, una lunga teoria di personaggi, alcuni dei quali hanno operato in modo tanto costruttivo da lasciare una traccia permanente del loro passaggio, sia con importanti pubblicazioni che con la realizzazione di opere destinate a durare nel tempo. Certi nomi come quelli di Chersi, Boegan, Battaglia sono noti a tutti, mentre altre figure non meno degne di ricordo restano nell’ombra.

E’ questo il caso di Francesco Stradi. Se oggi parliamo di lui è solo perché egli non è più tra i vivi, altrimenti non avrebbe permesso che fosse scostato quel sipario di riservatezza dietro al quale lavorava  da tanti anni in maniera poco appariscente quanto produttiva.

Non è possibile parlare compiutamene di Stradi in breve spazio, tante erano le sue attitudini e le cose realizzate nel corso di una vita straordinariamente intensa. Era una di quelle rare persone che ottengono risultati di eccezione in qualunque attività che richiede estro, inventiva e abilità manuale. A Capodistria, sua città natale, era popolarissimo per la sua versatilità, che lo aveva portato ad eccellere nei campi più disparati, dal teatro alla costruzione di barche da regata, dall’allestimento di un museo di storia naturale alla musica. Chi l’ha visto recitare assicura che come attore aveva aperta una carriera prestigiosa ed ugualmente avrebbe potuto affermarsi in altre espressioni artistiche, come la pittura e la scultura. Tutte queste molteplici attività ed altre ancora Stradi le coltivava quasi contemporaneamente grazie ad un dinamismo stupefacente, non essendoci praticamente nella sua giornata momenti di inoperosità. Questo fervore di impegni era mirabilmente conciliato con la cura della famiglia, dove è stato perfetto come nelle altre cose.

La più profonda passione di Stradi è stata però la preistoria, alla quale egli ha dedicato le sue migliori risorse e dove ha ottenuto i risultati più importanti. Alla mancanza di una consistente base culturale egli sopperì in breve tempo con la facoltà di assimilazione di una mente agile ed intelligente, aperta più ad acquisire cognizioni derivate da esperienze personali che dalla lettura di testi e trattati. Era l’antitesi dell’erudito da tavolino, un ricercatore pratico altamente dotato di quella sicura intuizione e dello spirito deduttivo che sono le qualità dei grandi archeologi. Nel corso di uno scavo era sempre dove il lavoro si presentava più gravoso e abbandonava la trincea solo quando aveva speso tutte le energie. Osservatore attento ed esperto, sapeva cogliere subito il minimo indizio interessante, il reperto minuscolo, il particolare significativo. Le sue scoperte sui castellieri e nelle grotte dell’Istria e del Carso hanno dato notevoli contributi ad una migliore conoscenza di certi antichi periodi culturali.

Stradi era venuto all’Alpina nel 1959 e relegato nella soffitta di via Milano aveva riordinato quel che restava delle collezioni archeologiche. Nella nuova sede ebbe un ambiente più adatto e lo trasformò in un perfetto laboratorio dove venivano restaurati e catalogati i numerosissimi reperti che si andava raccogliendo con lo scavo nella Grotta dei Ciclami, considerato tuttora una tappa fondamentale nella storia delle ricerche preistoriche sul Carso. Uomo di modi semplici e dotato di una forte carica di umanità, ispirava l’immediato desiderio di averlo amico e così si formò attorno a lui un nucleo di collaboratori giovani, per i quali era quasi un padre oltre che maestro. Gli allievi lo indussero a scrivere ed a pubblicare, cosa che non aveva fatto prima per quella eccessiva modestia che ha impedito al suo nome di avere la giusta collocazione tra gli studiosi di preistoria. Benché avesse raggiunto una preparazione ben superiore a quella di molti specialisti titolati, Stradi si considerava sempre un incolto venuto dalla provincia. E’ stato il suo unico errore di valutazione, del quale seppero approfittare certe persone, che trassero vantaggio dal suo lavoro.

Sua iniziativa è stata la creazione, in seno alla Commissione Grotte della Sezione di Scavi e Studi di Preistoria carsica “Raffaello Battaglia” e l’allestimento della parte archeologica nel museo speleologico di Borgo Grotta Gigante. Con l’ampliamento della sede il laboratorio venne spostato e reso più funzionale, mentre le raccolte vennero ordinate in modo organico e razionale. Solo chi l’ha visto all’opera sa quante fatiche gli costarono questi lavori e quanto gravosi furono per lui certi impegni, come l’allestimento della mostra sul Mitreo di Duino e soprattutto quella retrospettiva sull’attività del Gruppo Escursionisti Monte Maggiore, del quale era stato il principale animatore. Negli ultimi tempi, assieme al prof. Benedetto Lonza e ad altri istriani, aveva fondato la Società per la Preistoria e Protostoria della Regione Friuli Venezia Giulia.

Si può dire che Stradi è morto per aver troppo lavorato. Una vita di così incessante operosità aveva intaccato in qualche modo il suo fisico pur robustissimo. Al primo avviso del male altri avrebbero abbandonato ogni attività, ma per lui la parola riposo non esisteva e ignorando gli ordini dei medici continuò come prima, abbreviando consciamente il tempo della sua esistenza. E’ andato all’ospedale, ma la macchina era troppo logora, nessuna riparazione possibile. Così, riservatamente come era vissuto, è morto. Solo dal giornale abbiamo saputo che era partito.

Checo per noi amici e Chichin Bòsega per i capodistriani, uomo straordinario, come pare non ne nascano più.

Bibliografia speleologica

1962 (con Andreolotti S.): Giacimento con industria di tipo paleolitico superiore rinvenuto sopra Sant’Angelo a Fasanella in località San Pellegrino, provincia di Salerno, Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 2:

1962 (con Andreolotti S.): Grande scultura rupestre e insediamento della età dei Metalli sulla vetta di Costa Palomba (Monte Alburno), Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 2:

1962 (con Legnani F.): Gli scavi nella Caverna dei Ciclami nel Carso triestino, Atti della VII Riunione Scientifica dell’Ist. It. di Preist. e Protostoria, Firenze feb. 1963

1963 (con Andreolotti S.): L’industria mesolitica della cavernetta della Trincea in Val Rosandra, Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 3: 71-85

1963 (con Andreolotti S.): Resti umani dell’età del Bronzo rinvenuti nel cumulo detritico della Grotta Gigante, Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 3: 87-93

1964 (con Andreolotti S.): Nuovi castellieri e stazioni dell’età dei metalli nel territorio triestino, Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 4: 107-121

1964 (con Andreolotti S.): Secondo rinvenimento in superficie di industrie del paleolitico superiore e medio sul Monte Alburno (Salerno), Atti della IX Riunione Scientifica dell’Ist. It. di Preist. e Protostoria, Firenze feb. 1964: 291-301

1965 (con Andreolotti S., Duda S., Faraone E., Gombassi G., Osenda A.): Relazione sul rinvenimento dei resti di un mitreo durante la disostruzione della cavità 4204 presso le risorgive del Timavo , Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 5: 19-27

1966 (con Andreolotti S.): Stazioni all’aperto della civiltà appenninica e subappenninica nella zona meridionale del Monte Alburno (Salerno), Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 6: 161-172

1967 (con Andreolotti S., Benussi B., Melato M.): Resti di fauna del Pleistocene medio, tra cui ippopotamo e rinoceronte, in una breccia ossifera presso Slivia, Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 7: 129-132

1969 (con Andreolotti S., Faraone E., Schmid A.): Rilevamento delle tracce di una rete stradale preromana e romana presso le risorgive del Timavo (Carso triestino) , Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 9: 145-149

1971 (con Andreolotti S.): I rinvenimenti preistorici nella caverna superiore della Grotta Gigante (Carso triestino), Atti e Mem. Comm. Grotte “E. Boegan”, 11: 109-127

Ulteriori notizie su Francesco Stradi si possono trovare in:

- - Necrologio, Alpi Giulie 68/2, Trieste 1974

Seri A., 1975: Francesco Stradi, Atti della Soc. Preistoria e Protostoria del Friuli Venezia Giulia, 2: 165-169

Finocchiaro C., 1974: Relazione dell’attività della Commissione Grotte “E. Boegan” nell’anno 1973, Atti e Memorie, 13: 7

Guidi P., 1990: Il Corazon colpisce ancora, Progressione24: 94

Marini D., 1983: La Sezione Scavi e Studi di Preistoria Carsica “Raffaello Battaglia”, Progressionecento, Trieste 1983: 54-59

Marini D., 1993: Sergio Andreolotti, Archeologo (1935-1993), Progressione 29: 78-79, Trieste 1993