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CARLO VALLON - Capodistria 1828 – Trieste 5.8.1889

Capodistriano, assolto il corso tecnico all’Imperial Regio Istituto Politecnico di Vienna passa a studiare a Padova; assunto come disegnatore all’I. R. Direzione del Genio dirige a Pola la costruzione delle fortificazioni quindi torna dalla sua famiglia a Capodistria; durante la sua permanenza in Istria lavora gratuitamente presso l’I. R. Ufficio Edile progettando strade e canalizzazioni, anche per il comune di Rovigno, a cui il Comune di Trieste nel 1854 chiede informazioni sul suo operato. Dal 1854 è a Trieste ove copre il posto di ingegnere assistente presso l’Ufficio Edile, incarico che mantiene per undici anni dopo di che passa a lavorare allo Stabilimento di Credito. Fra i compiti svolti cè una trasferta ad Adelsberg (Postumia, Postojna) nel 1857 per sovrintendere ai lavori di addobbo per la visita di S.A. I. Ferdinando Massimiliano.

L’ingresso nella speleologia di Carlo Vallon è legato alla necessità di acqua per Trieste, allora emporio in rapida espansione dell’impero austro-ungarico. Nel 1862 il Comune di Trieste nomina l’ennesima Commissione per lo studio e le ricerche di nuove fonti di approvvigionamento dei acqua, Commissione che inizia gli scavi nel Foro della Speranza (Grotta dei Morti, 15 VG); nell’agosto 1863, per accelerare i lavori, vengono messi a disposizione della Commissione due ingegneri dell’Ufficio Edile, Carlo Vallon e Francesco De Rin ( a volte Rino), che dovranno presentare alla Commissione, con cadenza quindicinale, una relazione sullo stato dell’opera. I due ingegneri effettuano un primo sopralluogo al fondo della grotta (-242) il 26 settembre rilasciando una dettagliata relazione.  Seguono varie discese nel 1863 e nel 1864, ognuna delle quali è accompagnata da adeguata relazione; l’ultima firmata dal Vallon è del 22 novembre 1864, data in cui nella grotta risulta essere stata raggiunta la profondità di metri 260,70 cioè la quota di 83,74 metri sul livello del mare. Successivamente i rapporti - sinora sottoscritti da Vallon e De Rino - saranno firmati Schivitz-De Rin, essendo passato il Vallon all’Usina comunale del Gas. Dopo varie peripezie il 28 ottobre 1866 viene fatta scoppiare sul fondo della grotta una grossa mina i cui gas uccidono quattro operai successivamente scesi per verificarne gli effetti.

Non si hanno altre notizie sull’attività speleologica di Carlo Vallon ma secondo Franco Gherbaz (cfr. Progressione 11) potrebbero essere di un certo interesse le iniziali E. W. 1866 trovate nella Grotta Cinquantamila, 3978VG, cavità non lontana dalla più nota Grotta di Padriciano, 12 VG, che risulta essere stata oggetto di lavori di adattamento (scalini scavati nella roccia, allargamenti passaggi) e di scavi sul fondo probabilmente per la ricerca di una via al Recca sotterraneo più prossima alla città di Trieste della Grotta di Trebiciano, 17 VG, in cui era stato scoperto il fiume venticinque anni prima. (PG)

 Relazioni sugli scavi alla 15 VG conservate presso gli Archivi del Comune di Trieste

 28 settembre 1863 - Relazione (Assieme a De Rino)

13 ottobre 1863 - Relazione (Assieme a De Rino)

30 ottobre 1863 - Relazione (Assieme a De Rino)

17 dicembre 1863 - Relazione (Assieme a De Rino)

22 dicembre 1863 - Relazione (Assieme a De Rino)

12 maggio 1864 - Relazione (Assieme a De Rino)

3 giugno 1864 - Relazione (Assieme a De Rino)

22 novembre 1864 - Relazione (Assieme a De Rino)

(i testi delle relazioni sono pubblicati da Galli su Mondo Sotterraneo, 1975)

 Ulteriori notizie su C. Vallon si possono trovare in:

  • Gherbaz F., 1983: Una grotta dimenticata, Progressione 11: 30-36, Trieste giu. 1983
  • Galli M., 1975: Documenti inediti e biografie per una “Storia della speleologia” (Friuli - Venezia Giulia), Mondo Sotterraneo, n. u. 1974-1975:135-172
  • Marini D. de Canedolo, 2010: Le grotte del Carso triestino dalla preistoria ai giorni nostri, vol. I, Duino Aurisina, 2010, pp. 168