GRONDA PIPOTE GALLERIA DELL’EPIFANIA

(foto G. Cergol) Sifone d’entrata

A ottobre 2018 ci eravamo fermati dopo aver esaurito tutto il materiale a circa 760 m di profondità, su un pozzo in forra, con mol­ta acqua, valutato profondo quaranta metri (Vedi Progressione 64). Dopo un inverno molto nevoso e vari im­pedimenti, finalmente a settembre 2018 ri­usciamo a tornare in Gronda Pipote, anche questa volta solamente in due. Con me sta volta c’è Cavia. Arrivati velocemente al pun­to limite raggiunto nel 2017, un vero e pro­prio torrente che esce da un piccolo sifone e che sprofonda nel pozzo valutiamo assieme se provare a forzare il sifone cercando di ab­bassare il pavimento dell’alveo o scendere il pozzo sognando di trovarne degli altri e magari arrivare nei piani bassi del Zeppe­lin. Fantascienza, ma siamo dei sognatori … Dopo aver predisposto l’ancoraggio di par­tenza iniziamo a scendere. La struttura del pozzo è una grossa frattura lunga quasi dieci metri e larga quattro in cui scende il torrente bagnando tutte le pareti, in gran parte co­perte di fango e con molti blocchi di roccia di dimensioni notevoli incastrati in vari punti. Disgaggiato il pozzo dai blocchi più perico­losi, piantati un paio di fix sotto lo stillicidio e altri un po’scomodi per spostarci dall’acqua, arriviamo sul fondo in una sala. Siamo sul nuovo fondo del Gronda Pipote! U altimetro segna – 810! La base è cosparsa di grossi blocchi e tra questi si vede l’acqua sparire per prosegui­re il suo percorso in chissà quali ambienti. Proviamo a spostare qualche masso, più per  testardaggine che per logica ma dopo ven­ti minuti abbandoniamo l’idea. Guardandoci attorno cerchiamo in ogni angolo un’altra possibilità per proseguire ma niente. Ci sa­rebbe in un angolo della sala, sotto parete un piccolo passaggio con pietre incastrate che sembra un ringiovanimento, ma non ci con­vince perchè richiederebbe un lavoro troppo grosso da fare in profondità in questo abisso che è soggetto al pericolo di piene e si “con­cede” troppe poche volte in un anno. Consa­pevoli che sicuramente sotto a quei blocchi la grotta continua, decidiamo di disarmare e di recuperare il materiale in ogni caso.

Il ramo della galleria dell’Epifania ha uno sviluppo di quasi quattrocento metri per un dislivello (tra positivo e negativo) di oltre cento. La profondità, l’abbiamo determinata dalla misura dell’altimetro. Per il rilievo siamo partiti dal fondo del nuovo ramo e ci siamo fermati nella sala di -700 al centro della stanza, su uno spuntone con un “ometto” al vertice. Le nostre aspettative a riguardo le esplo­razioni di questa cavità erano di superare il vecchio fondo e magari intercettare i livelli orizzontali presenti in Zeppelin alle quote 1100/1200 m slm, assenti finora in tutte le cavità del Palacelar, del Poviz e del Col Lo-pic.

Autoscatto sul fondo – 800 (Foto G.Cergol)
Attraversando sul pozzone. (foto G. Cergol)

Aspettativa in parte confermata, avendo trovato a -680 una vera e propria galleria che dopo i primi cento metri interseca un poz­zo per prosegue sul lato opposto ancora più tonda ma purtroppo per soli dieci metri e fi­nire quasi totalmente sigillata da un deposito di argilla secca. Attualmente abbiamo in progetto il trac­ciamento con fluoresceina delle acque del collettore della galleria dell’Epifania per ca­pire se la via dell’acqua va verso la valle del Predil o se scende verso gli acquiferi della Val Raccolana essendo la grotta ubicata in mezzo alle due vallate.

Gianni Cergol