Angelo Ceron

Angelo Ceron – Trieste 23-12-1893 – Trieste 1948

Angelo Ceron è stato membro della Commissione Grotte dal 1913 al 1933 Angelo Ceron nacque a Trieste il 23.12.1893 dall’omonimo Angelo Ceron nato a Trevignano (TV) e trasferitosi a Trieste alla metà dell’Ottocento, e da Margherita Krapez nata a Otelza (Aidussina).

Dal 1900 al 1908 frequentò a Trieste le scuole elementari e medie (“popolari e cittadine”) e poi l’Imperial Regia Scuola Industriale dello Stato in Trieste[.

( Nell’archivio famigliare conservato dalla scrivente, nipote della moglie, Amelia Ceron (da ora arch. S. Vitri), si conserva solo un attestato del 1908/9, del “Secondo corso / Sezione meccanica” della “Scuola professionale per artieri (serale e domenicale)”. A. Ceron non figura nell’elenco dei diplomati edito in Vianello G., L’Istituto tecnico industriale “A. Volta” dal 1887 al 1945, in Istituto tecnico industriale  statale Alessandro Volta. Una scuola triestina per la cultura europea, 1887-1987, Italo Svevo, Trieste 1987: 45-94. Sulla scuola vedi tra gli altri Iona M. L., Una scuola peculiare per Trieste: dalla “Gewerbeschule” all’ ”Istituto Volta” in La lavagna nera. Le fonti per la storia dell’Istruzione nel Friuli Venezia Giulia, Atti del convegno, Trieste – Udine, 24-25 novembre 1995: 113-121. )

Forse già nel 1908 prese servizio come avventizio presso l’Usina comunale del Gas in seguito inglobata nell’A.C.E.G.A.T., azienda in cui successivamente svolse per molti anni l’attività di ragioniere; fu pensionato per problemi di salute nel 1944.

( I documenti presenti nell’archivio S. Vitri sono scarsi e ambigui: gli unici atti ufficiali conservati emessi dall’A.C.E.G.A.T. sono quelli relativi alla promozione dal VII all’VIII gradino della categoria ragionieri (1936) e al pensionamento (1944). Due altri documenti non ufficiali e apparentemente contradditori fanno riferimento rispettivamente al 30° (1938) e 25° anno di servizio presso l’A.C.E.G.A.T. (1935). L’ipotesi che nei primi anni lavorasse nell’Usina del Gas deriva da alcuni accenni in lettere alla fidanzata, e poi moglie. Nell’Archivio Storico Comunale non si rinvengono notizie in merito al suo servizio. )

La malattia che l’afflisse a partire dagli anni della I Guerra Mondiale fu l’encefalite letargica

(Notizia trasmessa nell’ambito delle memorie famigliari.)

diffusasi contemporaneamente alla “Spagnola”, e poi probabilmente mutatasi in parkinsonismo. Dovette contrarla durante la I Guerra Mondiale, quando militò come ufficiale degli alpini nell’Esercito italiano

(Documenti e fotografie in arch. S. Vitri: da sottotenente durante la guerra passò a tenente a capitano nel dopoguerra)

Ancorché nato a Trieste Ceron era infatti cittadino italiano

(Nel 1910 risulta nel registro dei nazionali presso il R. Console d’Italia di Trieste (Archivio di Stato, Registro dei nazionali, fasc. 6, n. 30524: “Ceron Angelo Clemente, via Antenori 3, meccanico).

per cui – al fine di evitare l’internamento – lasciò nel 1915 la città. Lo fece all’ultimo momento in quanto sul suo diario scrisse che il primo maggio era salito sulla Sbeunizza e sull’Alpe Grande.

Sappiamo poco del trasferimento in Italia dove si arruolò, insieme al fratello Vincenzo, e frequentò la scuola allievi ufficiali[

(Fotografie senza indicazione di luogo e di data in arch. S. Vitri. )

nonché dei suoi primi anni di guerra

(Un documento del Comune di Padova attesta la sua assunzione in servizio dal 18 febbraio 1917 all’11 novembre 1917 come impiegato daziario; annotato a matita: “… licenza straordinaria dal servizio militare come sottotenente L. 210”. Si conservano inoltre numerose foto di postazioni di alta montagna, però prive di luogo e di data.)

Nel 1918 era sicuramente di stanza sullo Stelvio,

(Due documenti, uno del Regio Esercito Italiano del 26(?) luglio1918, l’altro relativo al congedo nel 1919 e al viaggio da Torino a Trieste, attestano rispettivamente la sua militanza nel Comando 2° Gruppo Alpino, 2227a Compagnia mitragliatrici Mod. 907 F e nel 3° Reggimento Alpini (Torino). Nella foto, non datata (Fig. 1), è leggibile sulla manica della giacca 155. Sia la compagnia 155 che la 2227 erano di stanza sulle Alpi centrali tra Adamello e Ortles (dati tratti da Cabrio F., Uomini e mitragliatrici nella grande guerra, G. Rossato Ed., Valdagno 2009). Ringrazio Sentitamente Roberto Todero per l’aiuto e le preziose informazioni. )

citato in una lettera alla futura moglie. Poté fregiarsi del distintivo per le fatiche di guerra per quattro anni

(Documento del  1918  cit. a nota 9 e  foto in divisa del 1919 (mostrina con quattro stellette).

poi della croce di guerra, e fu congedato il 26.09.1919.

Già nel primo decennio del Novecento aveva partecipato attivamente all’esplorazioni di grotte (vedi più avanti) e a numerose gite di gruppo, alcune nell’ambito dell’attività dell’Alpina delle Giulie, in tutto il “Litorale austriaco”: restano una scheda delle gite del 1912 dell’Alpina delle Giulie, e varie foto scattate e sviluppate da lui stesso.

Nel corso di una gita su Monte Nanos nel 1912 conobbe Amelia Vidrich (sorella del padre della scrivente), allora sedicenne, e se ne innamorò. Almeno dagli ultimi mesi del 1919, dopo il ritorno a Trieste, fu un amore totalizzante per entrambi, che si sposarono con rito civile nel luglio 1920. Nel 1921 nacque una figlia cui venne dato il nome di Stelvia a ricordo della militanza sul passo durante la guerra. Con la moglie e la figlia amatissime, tutta la famiglia Vidrich, amici, membri delle varie Società che si erano ricostituite o costituite dopo la Guerra come l’U.O.E.I., continuò soprattutto l’attività escursionistica. Restano di questa attività puramente amatoriale, alcuni dettagliatissimi diari di gite.

Nel 1944 fu pensionato per malattia. Nel 1945 la figlia, diplomata all’Istituto magistrale e al Conservatorio, pianista promettente, morì, a soli 24 anni, per una grave malattia infettiva diffusa alla fine della II guerra mondiale. Nel 1941 si era sposata con Gianni Allegretto, anch’egli alpinista molto attivo nell’ambito del CAI.

Angelo Ceron, logorato dalla malattia e dal dolore, morì il 28.051948, tre anni dopo la figlia.

Serena Vitri.

Cinque lustri di speleologia

Angelo Ceron si avvicina al mondo delle grotte giovanissimo, al pari della stragrande maggioranza dei grottisti triestini di quel secolo. Grazie al ritrovamento del libriccino di appunti menzionato in premessa, in cui sono annotate le escursioni in grotta e in montagna dal 1906 al 1933, è stato possibile ricostruire buona parte della sua attività speleologica.

Dopo aver visitato nel 1906, a 13 anni, le Grotte di San Canziano, il 12 aprile 1908 inizia, quindicenne, l’attività speleologica con la visita della Grotta di San Servolo. A questa prima esplorazione seguono nei mesi di maggio e giugno le visite della Grotta del Bosco dei Pini, 18 VG, della Grotta di Gabrovizza, 6 VG, poi nuovamente la 18 VG e un pozzo presso Basovizza, e quindi la Grotta di Corgnale, ex 19 VG. In luglio Ceron è presente all’inaugurazione della Grotta Gigante, 2 VG, quale cavità turistica, quindi prosegue esplorando il pozzo presso Sales, 348 VG, e la Grotta delle Mosche a S. Canziano del Carso, ex 115 VG, cavità quest’ultima che avrà occasione di rivedere spesso: sul suo diario sono riportate, fra l’altro, le temperature rilevate – all’interno e all’esterno della cavità – il 19 luglio 1908 e il 31 ottobre 1909.

Il primo periodo della sua attività è caratterizzato dalla costante presenza di E. Zerkvenich, speleologo indipendente cui sono da attribuire parte delle fotografie assunte allora. Con Piero Savini, speleologo che aveva fatto parte della Commissione Grotte dell’Alpina nel biennio 1908-1909 operò nelle prime fasi dell’esplorazione della Grotta delle Mosche a S. Canziano del Carso, importante luogo di culto protostorico. Non risulta che abbia però partecipato alle discutibili attività condotte successivamente dal Savini, né agli scavi diretti dal 1910 al 1911 dal grande archeologo della Prähistorische Kommission di Vienna Joseph Szombathy.

Il quadriennio 1909-1912 lo vede attivo sul Carso triestino, sull’altopiano di San Servolo e nel Carso di Marcossina. Sul Carso triestino esplora, in alcune ritornandovi più volte, – fra le altre – la Grotta sopra S. Giuseppe, 28 VG (cavità ora completamente distrutta dalla cava), la Caverna di Basovizza, 140 VG, la Grotta sul Monte Concusso, 45 VG, la Grotta sulla strada di Basovizza, 363 VG, la Grotta Mattioli, 42 VG, la Grotta del Bosco dei Pini, 18 VG, la Grotta di Padriciano 12 VG e la vicina Grotta presso il Monte Spaccato, 36 VG, la Grotta presso Berie, 135 VG, nuovamente il pozzo presso Sales. Sul Carso più interno visita la Grotta di Corgnale, ex 19 VG, quella di San Servolo, ex 69 VG, scende nella voragine di Occisla, ex 170 VG, nella Grotta sopra S. Servolo e in quella di Ospo, ex 68 VG; oltre all’esplorazione di varie altre grotte sul Monte Carso è pure ben presente nel Carso di Marcossina, ex 376 VG, in cui esplora la grotta omonima e la Grotta dell’Orso di Cacite. E’ il periodo in cui inizia anche a stendere i rilievi delle grotte che via via visita: il suo primo rilievo, conservato nel Catasto Storico della Commissione Grotte, è quello della Grotta in vetta al Monte Carso, ex 371 VG, eseguito il 13 maggio 1912.

Il 1913 segna una svolta nella sua vita speleologica in quanto, ha ormai vent’anni, entra a far parte della Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie, sodalizio in cui rimarrà sino al 1933. Ceron doveva essersi presentato con un curriculum non di poco conto: nonostante la presenza nella Commissione di molti altri elementi validi e preparati viene nominato, per il biennio 1913-1914, Segretario della stessa.

Che la sua presenza nella Commissione Grotte non fosse secondaria è attestato anche dal contributo da lui dato al Catasto grotte: nel 1913 portano la sua firma una decina di cavità fra cui il Pozzo presso Villa Opicina, 409 VG e soprattutto la Grotta degli Scheletri di S. Canziano, ex 333 VG, molto importante dal punto di vista archeologico, tre sono state inserite nel 1914 ed una il 14 marzo 1915 (la caverna Ziatic presso Scadansina, ex 378 VG, grotta profonda 69 metri e lunga 220), un paio di mesi prima dell’entrata in guerra dell’Italia. La buona attività condotta negli anni precedenti risulta intensificata in questo periodo, quasi ogni mese sono tre/quattro le giornate dedicate all’esplorazione delle grotte, soprattutto sul Carso triestino ma anche fuori da questi ambiti. Dagli appunti lasciatici sappiamo che è stato nelle grotte di Corgnale e di Marcossina, alternando sempre la visita alle grotte dietro casa con quelle ubicate in zone più distanti: le caverne Ziatic e Siroca, ex 127 VG, a Matteria, le grotte dell’altopiano di San Servolo e quelle del Lipizzano. Le ultime uscite sono dell’aprile 1915: il quattro è alla caverna del Tasso di S. Canziano, l’undici visita la Grotta di Ternovizza, 242 VG, le caverne di San Pelagio e della Fornace, 237 e 239 VG, il 25 scende nella Grotta di San Servolo (sul libriccino di appunti a fianco della data l’annotazione: “ferito leggermente al capo”).

Congedato alla fine del conflitto torna a Trieste e nel 1919 riprende la sua attività escursionistica e speleologica: amante della montagna, va sempre in grotta, ma ora vengono privilegiate le escursioni all’aria aperta. In maggio, fra le varie escursioni spelee ne dedica una alla Val Rosandra. Qui non solo rileva la Grotta sulla parete NO del Monte Carso, cavità che verrà poi ricordata come Grotta dei Mulini, 422 VG, ma vi compie anche un assaggio di scavo paletnologico che porta alla luce cocci, selci, frammenti di ossa lavorate e una fusaiola. Ad una quasi sospensione dell’attività esplorativa del 1921 (solo una visita alle grotte di Occisla) segue la ripresa nei due anni seguenti, con visite a grotte poste al di fuori degli itinerari consueti – Grotte di Planina, Grotta Nera, Grotte nuove di Adelsberg, Grotta Dante di Tolmino, ex 364 VG – e con un rilievo nel 1922 (Caverna sul Bilen Vrh, ex 1136 VG, profonda 36 metri e lunga 30) e cinque nel 1923 (Grotta sulla parete di Ottelza, ex 1314 VG, Jama Bresen, ex 1315 VG, Pozzo 1° a SO dell’Equile Lipizzano, ex 1472 VG, Pozzo 2° a SO dell’Equile Lipizzano, ex 1473 VG e Grotta a SO dell’Equile Lipizzano, ex 1474 VG), tutte di discrete dimensioni. In agosto partecipa alla prima campagna speleologica nella selva di Tarnova. Alcuni rilievi eseguiti nell’autunno dello stesso anno sembrano chiudere la sua attività esplorativa.

Dal 1924 al 1933 le uscite in grotta, a parte un intervallo nel 1930 (cinque uscite, fra maggio e agosto: grotte sul Monte Nevoso, a Pinguente, a Fianona, nel Tarnovano e sulla Bainsizza) risultano essere limitate alle grotte turistiche dell’Alpina delle Giulie, Gigante e San Canziano.

A fianco dell’attività speleo di campagna e all’attività escursionistica Angelo Ceron ne conduce una culturale di cui fanno fede non solo gli articoli pubblicati sulla rivista Alpi Giulie nel 1914 e nel 1920 ma anche gli appunti di vario genere che intercalano le note sulle escursioni e i rilievi presenti nel già citato libriccino. Vi si trovano una tabella sugli alimenti per l’uomo (pp. 15-17), note su epigrafi romane (pp. 23-26), “Sommario delle questioni da studiare dallo speleologo” e “Materiale occorrente per le esplorazioni delle caverne” (pp. 34-35), riflessioni (pp. 40-41), un elenco catastale (pp. 48-50). A questo si può aggiungere un librettino (cm 6 x 14) manoscritto di 24 pagine più copertina, vergato a mano su cartoncino: “La Grotta di S. Servolo”, datato Trieste MCMIX, la cui prima pagina riporta, in caratteri maiuscoli, “Grotta di S. Servolo ove fece sua penitenza e suoi ornamenti con nota sui nobili De Petazzi propietari (sic) del castello di S. Servolo” ed in cui il sedicenne Autore descrive, con taglio romantico, la storia e gli ambienti della grotta.

Nel giugno 1919 viene officiato dall’Assemblea della Commissione di predisporre una relazione – chiesta dall’Ufficio delle Belle Arti del Governatorato di Trieste – sulle Grotte di Ternovizza, delle Torri di Slivno, 39 VG, e della Noé, 90 VG, nonché di quella presso la stazione di Nabresina, 89 VG. Nel novembre dello stesso anno è incaricato dell’assunzione di nuove fotografie e di riordinare tutto il materiale fotografico della Commissione Grotte. Nel mese di marzo dell’anno successivo assieme ad Eugenio Boegan e ad Antonio Beram ha l’incarico di compilare il nuovo Regolamento della Commissione.

Il 1922 la Commissione Grotte indice un concorso per “lavori di rilevamento”: Angelo Ceron risulta quarto a pari merito con G. Furlani e la SUCAI. Sul bollettino Notizie ai Soci (febbraio 1922) Ceron è elencato fra i “Socio protettori” della Società Alpina delle Giulie. L’anno seguente partecipa, in gennaio, ad un concorso per una memoria inedita sulle grotte del Carso e della Venezia Giulia.

Angelo Ceron è stato un forte esploratore – parecchie delle grotte da lui topografate sono di un certo impegno, considerati il peso e la mole delle attrezzature dell’epoca – molto preciso nella assunzione dei rilievi: le revisioni effettuate oltre mezzo secolo dopo non hanno riscontrato differenze sostanziali.

Pino GUIDI

Scritti di Angelo Ceron:

N.o 377. Grotta di Caciti, Alpi Giulie, 19 (4-5-6): 110, Trieste lug.-dic. 1914;

N.o 333. Grotta degli Scheletri presso S. Canziano, Alpi Giulie, 19 (4-5-6): 111, Trieste lug.-dic. 1914;

N. 242. La grotta di Ternovizza, Alpi Giulie, 22 (1): 9-10, Trieste gen.-feb. 1920;

Nella grotta di Trebiciano, Alpi Giulie, 22 (1): 15-16, Trieste gen.-feb. 1920.

Grotte VG rilevate da Angelo Ceron:

127, Gr. di Cotticina (Siroka j.); 230, P. presso Matteria; 242, Gr. di Ternovizza; 329, Cav. del Nido; 333, Gr. degli scheletri di S. Canziano; 371, Gr. in vetta al Monte Carso; 378, Gr. presso Scadansina (Cav. Ziatic); 380, P. presso la Vedetta Alice; 387, Gr. fra Bivio e Sistiana; 389, P. presso Orle; 390, Gr. presso Orle; 407, P. presso Villa Opicina; 409, P. presso Villa Opicina; 410, Gr. sopra Castelec; 411, Gr. fra Bivio e Sistiana; 422, Gr. sulla parete NO del Monte Carso; 1136, Cav. sul Bileb Vrh (Poducia j.); 1314, Gr. sulla parete di Ottelza; 1315, P. sulla parete di Ottelza (Jama Bresen); 1472, P. a SO dell’Equile Lipizzano; 1473, P. a SO dell’Equile Lipizzano; 1474, Gr. a SO dell’Equile Lipizzano.

Ulteriori notizie su Angelo Ceron si possono trovare in

– -, 1922: Amministrazione Sociale, Soc. Alpina delle Giulie, Comunicato mensile ai soci, 2 (2): 3-4, Trieste feb. 1922;

– – , 1923: Un’interessante campagna speleologica nella Selva di Tarnova, Ultime Notizie, Trieste 1 ago. 1923.

– -, 1923: Concorso per una memoria inedita sulle grotte del Carso e della Venezia Giulia, Soc. Alpina delle Giulie, Comunicato mensile ai soci, 3 (1): 3, Trieste gen. 1923

– -, 1923: Campagna speleologica nella Selva di Tarnova, Soc. Alpina delle Giulie, Comunicato mensile ai soci, 3 (8): 2-3, Trieste ago. 1923;

Marini de Canedolo D., 2010: Le grotte del Carso triestino dalla preistoria ai giorni nostri, vol. I, Duino Aurisina, 2010, pp. 168