Ricerche scientifiche

In questa sezione della biblioteca virtuale pubblichiamo una serie di pubblicazioni aventi per oggetto la ricerca speleologica in tutti i suoi canpi con particolare riguardo all’idrografia delle grotte, gli studi idrogeologici, geologici, e le ricerche archeologiche svote sul Carso Triestino ed in altre aree d’Italia.

Brecce pleistoceniche sul Carso

Gli autori tracciano un saggio di cronologia, assoluta e relativa, dei riempimenti di cavità del Carso di Trieste, per quanto riguarda le associazioni di faune quaternarie contenute; fra cui ossa fossili di pachidermi, attribuibili all’interglaciale Riss-Wurm o alla fase finale dell’anaglaciale wiirmiano. Alcuni recenti ritrovamenti di ossa fossili di mammiferi pleistocenici — in brecce ossifere del nostro Carso, di genesi, origine ed età non sempre con­cordanti — hanno riproposto il tema della datazione, assoluta e relativa, dei riempimenti di cavità che le racchiudono.

Estratto Atti e Memorie Volume VIII

Breccia ossifera di Visogliano

Gli autori — premesse le precedenti considerazioni sui ritrovamenti di fossili nelle brecce ossifere del Carso — descrivono più particolarmente alcuni caratteri rilevati sulle serie dentarie ivi rinvenute, attribuibili all’H. Amphibius ed al Rh. Merckii, sottoli­neando le analogie con altri reparti in Italia e in Europa.Nella breve relazione, comparsa su «ATTI E MEMORIE» nel settembre 1969, ci eravamo proposti di enunciare — in una sommaria sintesi — alcune considerazioni preliminari sui recenti ritrovamenti di ossa fossili di pachidermi nelle brecce ossifere della zona di Bristie e Slivia.

Estratto Atti e memorie Volume IX

Formazione delle grotte per cattura di corsi d’acqua

Dopo un primo sommario esame, soprattutto per l’originalità e la novità delle idee espresse, spesso in palese contrasto con le ipotesi speleogenetiche noi riteniamo che la zona studiata dall’Autore presenti delle caratteristiche ben diverse dagli olocarsi, forse più frequenti e certamente più studiati in Italia, e spesso, ed a torto, presi quale unico, od almeno più tipico esempio di carsismo. Accanto alle zone profondamente incarsite con netta prevalenza di cavità verticali o subverticali, esistono zone in cui la galleria è la regola ed il pozzo l’eccezione, spesso dovuta a fenomeni secon­dari e successivi che mettono in comunicazione gallerie e caverne formatesi a differenti livelli in epoche successive. Ci sembra quindi utile presentare ai colleghi italiani questo studio, affin­chè possa colmare qualche lacuna nel campo delle ricerche speleogenetiche

Estratto Atti e memorie Volume III

Formazione riempimento e sviluppo dlle grotte

Questo studio è stato presentato in tedesco dall’Autore al Symposium Internazionale di Speleologia {Varenna, ottobre i960). Esso mi è parso ricco di idee interessanti ed originali, per cui l’ho tradotto in italiano per uso mio e di alcuni miei amici. Succes­sivamente ho pensato che valesse la pena di pubblicarlo sulla Rassegna Speleologica Italiana affinchè un maggior numero di speleologi italiani potessero venire a conoscenza dei concetti di questo studioso straniero.

Ringrazio il prof. Trimmel che ha gentilmente acconsentito alla pubblicazione della versione italiana del suo lavoro, il dott. Antonio Alberti che mi ha aiutato nella tra­duzione ed il prof. Walter Maucci che l’ha riveduta.

Rassegna speleologica Italiana Anno XV

Reticolo idrografico sull’Altipiano dell’Alburno

Cessata l’azione delle forze endogene che danno la primitiva struttura tettonica alle terre emerse, le superfici calcaree sono modellate dalle stesse forze esogene che modificano la morfologia delle aree impermeabili: le acque di precipitazione atmosferica in primo luogo, ritenendo agenti gene­ralmente: secondari il vento, l’alternanza del caldo e del freddo, i ghiacciai. Ci sembra che per la conoscenza del fenomeno carsico dì una determi­nata regione sia opportuna la ricostruzione dell’eventuale sistema idrogra­fico superficiale, così come si ritiene necessaria la conoscenza della geolo­gia e della tettonica della zona da studiarvi, cioè di tutti quei fattori che hanno condizionato le forme carsiche superficiali e sotterranee, e per i quali appunto le forme carsiche, pur presentando caratteristiche simili, si distin­guono da area ad area.

Estratto da Atti e Memorie volume II

Le acqua sotterranee dell’altipiano di San Servolo

Fra i problemi geologici più appassionanti, anche nei riguardi pratici, che presentano le rocce carsiche, emergono le questioni connesse con la circolazione sotterranea delle acque. Questioni vecchie, si potrà dire; que­stioni vecchie, si, ma mai superate. Abbiamo voluto riprendere questa frase per giustificare il presente lavoro.

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Ricerche carsiche anni 1985-1995

Ho ravvisato l’utilità di un breve excursus sulle ricerche carsiche nell’ultimo decennio sul Carso, in occasione della presentazione del volume IPOGEA 1994, per tre motivi: la pertinenza del tema vista la natura della pubblicazione, l’ormai cronica mancanza di un convegno regionale di speleologia che, come in passato, consentiva agli operatori di fare il punto sugli studi, la presenza di un pubblico interessato e impegnato in materia.

In quest’ultimo decennio una serie di originali lavori, pubblicati, hanno approfondito la conoscenza del Carso ed aperto nuovi orizzonti di ricerca.

Volume  IPOGEA anno 1994

Analisi di concrezioni stalgmitiche

Nell’ambito delle ricerche sull’evoluzione tettonica recente del Friuli-Venezia Giulia e di quelle sulle deviazioni dalla verticalità degli assi delle stalagmiti svolte rispettivamente da ricercatori degli Istituti di Mineralogia e di Geologia e Paleontologia dell’Università di Trieste e dell’Istituto di Geologia e Paleontologia dell’Università di Bologna afferenti al Progetto Finalizzato Geodinamica- Sottoprogetto Neotet­tonica è stato eseguito uno studio statistico della disomogeneità di accrescimento degli assi delle stalagmiti della Grotta Gigante corre­dato dall’analisi statistico-strutturale dell’area del Carso Triestino in cui la grotta si apre.

Atti 5° Convegno speleologico FVG

I miriapodi cavernicoli italiani

In occasione di alcune ricerche compiute su materiale cavernicolo, in questi ultimi tem­pi, mi venne fatto di raccogliere molti da­ti, di sistematica e di bibliografia, intorno ai Miriapodi delle grotte italiane (i). Pensando che qualche notizia in proposito possa interessare gli speleologi — ed anche spe­rando di invogliarli ad inviarmi materiale di studio — ho compilato per questa Rivista un elenco delle grotte italiane in cui si raccolsero Miriapodi. Come gli speleologi ben sanno, non tutti gli animali che si raccolgono in caverna sono ca­vernicoli veri; e ciò vale anche per i Miriapodi. Anzi per essi, in modo particolare, dato che molti, vivendo abitualmente sotto i sassi pro­fondamente interrati o nell’humus, prediligo­no gli ambienti umidi ed oscuri, e quindi con gran facilità si introducono nelle grotte, pur essendo essenzialmente epigei.

Estratto dal fascicolo X – le grotte d’Italia

Fenomeni carsici sul monte Cavallo

Perduti con la guerra gli altopiani carsici di Tarnova e della Bainsizza, suoi abituali campi d’azione, la Commissione Grotte della Società Alpina delle Giulie dovette indirizzare la sua attività verso altre zone di interesse speleo­logico. Si pensò alla fascia prealpina friulana, formata da gruppi montuosi dai 1200 ai 2000 metri, intersecati e separati da profonde valli longitudinali e costituita da formazioni calcaree e dolomitiche che vanno dal trias al cretaceo, in parte ricoperte da marne ed arenarie del cenozoico. Dopo alcune esplora­zioni nelle zone prealpine più vicine a Trieste, si pensò di estendere l’attività anche al poderoso massiccio Cansiglio-Cavallo ai piedi del quale le sorgenti della Santissima e del Gorgazzo con i loro 5 mc/sec di portata in regime di magra alimentano il fiume Livenza a poche decine di metri slm.

Estratto da Alpi Giulie anno 1956

OSSERVAZIONI MORFOLOGICHE SULLE GRIZE PRESENTI NEL CARSO DI MONFALCONE IN RAPPORTO ALLA LITOLOGIA ED ALLA TETTONICA di GRAZIANO CANCIAN

 (Gruppo Speleologico Monfalconese)

Col termine di grize carsiche si usano indicare quei tipici e disordinati accumuli di frammenti calcarei presenti su tutta la superficie del Carso. Questi depositi rappresentano un particolare aspetto della degradazione meteorica cumulativa dei calcari. Nel presente lavoro vengono esaminati i diversi tipi di grize presenti nel Carso di Monfalcone (Gorizia), in rapporto sua litologia ed alla tettonica della zona e vengono distinti quattro tipi diversi di depositi.  

Estratto da Speleologia Emiliana pdf

SU DI UN CASO DI RETROVERSIONE

Il termine retroversione è stato introdotto nella speleologia dal Maucci per indicare la direzione di una cavità invertita rispetto a quello del corso d’acqua superficiale. Già il Martel nello schizzo de l’Embut de Saint Lambert ne dà un evidente esempio pur senza soffermarsi sul fenomeno; il Boegan ne diede l’interpretazione grafica, ma il Maucci ne porta numerosi esempi che gli servono quale fondamento per una distinzione morfologica e genetica fra inghiottitoi diretti ed inversi. Mi è sembrato pertanto interessante segnalare un caso di inversione interna, cioè rispetto ad un corso d’acqua già ipogeo, che non può, a mio parere, avere la generi che il Maucci ha generalizzato nella sua ipotesi sulla retroversione del corso.  

 Estratto da ATTI DEL VI CONGRESSO NAZIONALE DI SPELEOLOGIA