Spedizioni in Albania

Breviario per le spedizioni in Albania, zona di Shpella Zeze

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Periodi delle spedizioni

Studio al campo esterno di Qerec (foto R. Rehar)

Essendo “Shpella Zeze” parzialmente interessata da regimi idrici interni (poi ci torneremo su questo tema), sono da evitare i periodi di scioglimento delle nevi e l’approssimarsi dell’ inizio autunno. Le date migliori sono quindi quelle relative ai mesi di luglio e agosto, anche per la disponibilità di ferie dei partecipanti. Ottime anche date invernali, quindi con gli altipiani a basso scorrimento idrico: da valutare però il possibile innevamento del percorso di avvicinamento, che potrebbe inficiare l’uso dei cavalli e fuoristrada, rendendo così solo il raggiungimento del paese di “Qerec Mulaj” una spedizione nella spedizione.

Allestimento del campo interno a Shpella Zeze
(foto R. Rehar)

Percorsi per arrivare in zona

L’avvicinamento a Lekbibaj, ove si lasciano i mezzi personali, è stato negli anni affrontato da tutte le vie possibili. La migliore, per tempi di arrivo e linearità di guida, è risultata la via “a Nord” seguendo il tragitto Trieste – Fiume – Zagabria > Slavonski Brod – Belgrado – Nis – Skopije – ProkupljeKursumlijia – Merdare – Podujevo – Pristina – Klina – Pec – Giakova – Bajram Curri – Lekbibaj: sono circa 1200km di cui 880 in autostrada. Da SudEst, per la via adriatica, sono meno chilometri (circa 990) ma di cui solo 532 in autostrada, poi bisogna farne altri 458 su statale, con strade non al meglio della manutenzione, polizia in agguato, code e guida lenta. Se si entra comunque da Sud, una volta giunti in Albania è utile prendere il traghetto interno della linea Koman-Fierze che risparmia diverse ore di guida: da tenere a mente che dal 2017 i posti passeggeri e vetture vanno prenotati anticipatamente. Da evitare su qualunque direzione, per raggiungere Bajram Curri, la strada Scutari – Puke – Fushe Arrez. Tutto il tratto autostradale e rifornimenti possono essere pagati in euro. Da tenere in considerazione di evitare, per l’andata, l’ultimo fine settimane di luglio e il primo di agosto, mentre per il ritorno evitare assolutamente la marcia negli ultimi due fine settimana di agosto: in tutto il mese di agosto è possibile trovare discrete file anche al casello di Zagabria, legate al flusso dei ungheresi e polacchi che ritornano a casa dalle vacanze sulle coste croate. In questo caso, sarà meglio, da Trieste, non andare a Fiume ma entrare in Croazia, verso Zagabria, da Lubiana.

Valute

L’euro è accettato dappertutto, a parte alcune zone dell’Albania o per piccoli importi, sempre in Albania. Trovare valuta albanese (Lek) qui in Italia è operazione lunga e difficile, meglio prelevare direttamente allo sportello bancomat di Bajram Curri.

Confini tra gli Stati

Se viene scelto il tratto autostradale Nord, si devono passare i confini sloveno-croato (Rupa, solitamente tranquillo), quello croato-serbo (Bajakova, con creazione di file mostruose nei periodi di esodo), quello serbo-kosovaro di Merdare (terribile, con polizia nervosetta e tempi d’attesa bestiali) e l’ultimo di Morine, che divide il Kosovo dall’Albania (confine tranquillo e quasi sempre deserto). Per evitare discussioni, utilizzare preferibilmente il passaporto, oppure la carte d’identità elettronica: sul confine serbo-kosovaro, con la carta d’identità cartacea non si passa. All’ingresso in Kosovo è richiesta un’assicurazione aggiuntiva che potete (dovete) stipulare sul posto (2017, € 15,00).

Raggiungere le zone remote

Raggiunta la cittadina sparsa di Lekbibaj, la strada s’interrompe e bisogna fare affidamento su trasporti alternativi. Le migliori soluzioni adottate sono oramai testate ed efficienti e si riferiscono a farsi trasportare, uomini e materiali, sino al villaggio superiore di Betoshe tramite un mezzo fuoristrada (jeep, camioncini a sponde aperte). Da qui in poi il carico personale e di spedizione viene affidato ai cavalli e loro guide. Il percorso a piedi per raggiungere Qerec Mulaj è di circa 4 ore. Per l’organizzazione dei cavalli e tutta la logistica, da anni l’impegno è demandato al nostro socio onorario Ndoc Mulaj.

Logistica e campo

Il campo viene fissato sulla sponda opposta del torrente che esce dalle sorgenti dell’altipiano dell’ ”Hekurave”: la zona cucina e ritrovo è posta sotto agli alberi, mentre le tende vengono fissate in un ampio rettangolo pianeggiante a pochi metri. Da tenere in considerazione, per il futuro, che un pastore albanese già quest’anno (2017) ha tentato di pretendere un affitto del terreno, in quanto cugino del proprietario (verificato, corrisponde al vero). Ciò si potrà ovviare capendo di che cifre stiamo parlando (ci si aspetta pochi euro) o in alternativa spostare il campo una decina di metri prima, ove veniva fissato i primi due anni, in un terreno di proprietà del pastore Pali, che si è già reso disponibile a fornirlo gratuitamente. L’acqua è direttamente portata al campo tramite una pompa che pesca nella sorgente, o in alternativa può essere raccolta a 2 minuti a piedi, in taniche. Nel torrente, ad un centinaio di metri a valle del campo, ci si può lavare, acqua a 9°. Tutto il pentolame e fuochi vanni recati con sé, ed anche buona parte della cambusa. Naturalmente i cibi freschi sono disponibili in zona, soprattutto miele, pane, formaggio e vari tipi di ortaggi.

Zeze e il meteo

Traverso d’ingresso a Zeze (foto M. Armocida)

“Shpella Zeze” è una grotta che, in casi eccezionali, funge da risorgiva di troppo pieno delle sorgenti perenni di quota 800 s.l.m. che alimentano il torrente “Kuqit”. Spesso si è parlato, a sproposito e senza elementi documentali, della pericolosità delle esplorazioni in certe zone interne. Andiamo a fare quindi un’analisi della situazione, per mettere un po’ di chiarezza. Come detto, le sorgenti perenni si trovano a quota 800 s.l.m. e sono state riscontrate, nelle varie spedizioni, sempre emittenti (in magra circa 300 l/s). Sopra queste, ci sono due grotte (presentate a fianco l’articolo) che sono le risorgive I e II di Qerec Mulaj che si aprono entrambe a quota 870 s.l.m. “Zeze”, si apre invece a quota 946 s.l.m., quindi 150m ca. sopra le sorgenti perenni. E’ evidente che le grotte di quota 870 fungono anche loro, in casi particolari, da scarico del troppo pieno dei volumi d’acqua che, trovando la soglia impermeabile a fondo valle, s’innalzano dalla zona epifreatica. Altri due punti intermittenti sono rilevati a valle di questa linea di permeabilità sottoposta. Le memorie di chi vive sul posto, indicano che solo in rari casi “Shpella Zeze” diviene attiva riversando acqua nella valle, e quando lo fa, è in riferimento a condizioni meteorologiche estreme: Zeze è interessata dall’elemento liquido quando tutta la falda freatica ha un’ innalzamento generale di quota pari o superiore ai 150m di dislivello dalla superfice piezometrica. Questo può avvenire in fasi di disgelo primaverile, quando mai, per ovvi motivi, le spedizioni sono state fatte, o durante settimane continue di precipitazioni (l’ultimo evento testimoniato è relativo al mese di ottobre 2015 durante il quale Zeze si è attivata dopo due settimane di piogge senza sosta). Ancora, nella spedizione del 2012, dopo una quattro di pioggia, gli esploratori sono entrati e pervenuti nella zona del primo abbassamento (dove si trova un pozzetto arrampicabile con grandi depositi di ghiaia, quota 900 s.l.m ca.) e non hanno riscontrato segni d’acqua.

Zona esplorativa remota (foto R. Rehar)

Si può affermare con una certa sicurezza data dalle numerose spedizioni effettuate sul campo, che le zone da tenere in verifica sono quelle che oscillano tra le quote 910 e 960, quindi tutta l’estensione che va dai “Sifoni” sino al “Laminatoio in salita” che porta alla galleria “Blizzard”: l’ingresso in quest’ultima, conduce a zone sicure sino al bivio della galleria degli “Scisti”, che nelle sue articolazioni inferiori potrebbe essere pure interessata da oscillazione della falda (il ramo superiore ne è escluso ma ha a dimora il famigerato meandro “Happy Birthday”). Da qui in poi, a meno di nemesi meteoriche, tutta la progressione si svolge in zona vadosa e non epifreatica. Da studiare, invece, il comportamento idrico presso la zona remota ove è stato installato il campo: qui, l’arrivo d’acqua non è relativo all’oscillazione della falda epifreatica ma ad un corso attivo proveniente dalla zona di scambio epicarso-zona vadosa. A margine di questa osservazione, pare scontato ribadire che evitando i periodi prossimi al disgelo e i periodi autunnali, “Shpella Zeze” presenta condizioni di sicurezza esplorativa anche dopo 5-7 giorni di precipitazioni. S’ipotizza infine che l’eventuale innalzamento della falda dovrebbe avvenire in tempi lunghi mentre il decrescere di livello avrebbe tempi più rapidi, su livelli di sicurezza per la progressione (a termine eventi meteorici), anche grazie alla presenza delle risorgive di quota 870 che scaricherebbero il surplus idrico (facendone perdere il carico), assieme agli altre due punti d’emergenza idrica mappati nella spedizione del 2010. Per i motivi sopra menzionati, l’ipotesi di dotare la cavità della linea telefonica appare di scarsa utilità finanche di oneroso rapporto impegno/fruizione effettiva: la linea telefonica (e qui si parla di stendere chilometri di cavo che non si sa quando verrebbero recuperati, oltre a tutte le possibili interruzioni sul percorso), pensata per comunicazioni rapide sulle condizioni meteorologiche esterne in abissi alpini a rapida infiltrazione, non fornirebbe utili informazioni agli esploratori presenti in Zeze sorpresi da un temporale esterno. Un singolo evento meteorologico non influisce sull’idrologia interna, mentre è sicuramente più utile mappare le condizioni meteo della zona sino a 1-2 settimane prima della partenza della spedizione.

In risalita dopo il campo interno (foto R. Rehar)

La “temibile” Zeze

Ulteriori voci allarmate sono corse negli anni, ipotizzo alimentate a trovarsi una giustificazione personale per dirottare amici speleo da altre parti e non venire in Zeze, circa la severità delle esplorazioni in suddetta cavità. Come tutte la voci, sono nella maggior consistenza prive di fondamento. Zeze è una grotta ad andamento prettamente orizzontale, basta pensare che per raggiungere le zone esplorative, la progressione verticale avviene solo su di un paio di pozzi-risalite di cui nessuno supera i 15m. I tratti stretti sono tutti bypassati, rimane solo una breve condotta di 30m che s fa a carponi. Quindi? E’ un concetto mentale credo, qui bisogna lasciarsi andare, con calma, e penetrare nella montagna senza patemi e paure, senza l’elastico con l’uscita: si uscirà, questo è certo, ma intanto il nostro percorso di vita passa dentro a Zeze. Essendo una probabile traversata, la cavità è percorsa da un potente vento freddo che in alcune zone diventa addirittura fastidioso, e che si estende per centinaia di metri di avanzamento: solo in questo caso, si può modestamente suggerire di evitare una progressione onerosa che faccia sudare troppo… altrimenti ci si ritroverà in breve bagnati e fortemente raffreddati dal vento, con ovvie negative conseguenze. Quindi, andare piano, costanti, chiacchierando… vestiti poco ma sempre pronti con piumino-berretto-guanti. E la grotta sfilerà via senza che ce ne accorgiamo.

Riccardo Corazzi

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