Carlo Marchesetti e la speleobotanica

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Marchesetti – Orto Botanico – Scultura di Giovanni Majer

Su Carlo Marchesetti, illustre cittadino di Trieste vissuto a cavallo fra il XIX e il XX secolo, e sulla sua opera molti hanno scritto, e una sua biografia completa finirebbe per riempire molte pagine. Chi fosse interessato a conoscere meglio questa eminente figura di studioso può agevolmente documentarsi ricorrendo alla ricca bibliografia reperibile anche in Internet[1]. Qui ci si limita a tracciarne un profilo sommario evidenziando, in particolare, il contributo apportato agli studi della speleobotanica in un’epoca in cui questo termine non era ancora divenuto d’uso comune fra gli studiosi.

Carlo Marchesetti nasce a Trieste il 17 gennaio 1850. Diciottenne viene presentato[2] a Muzio de Tommasini che lo introduce agli studi botanici e naturalistici e sotto la cui guida inizia la sua raccolta della flora di tutto il Litorale: vi rimarrà legato da un affetto quasi filiale. Assolto a Trieste il Ginnasio, nel 1869 si iscrive alla facoltà di medicina dell’università di Vienna, facoltà che frequenta diligentemente pur partecipando anche a corsi di mineralogia, fisica, zoologia e botanica. Nel dicembre 1874, dopo aver compiuto l’anno precedente un viaggio di studio a Bologna, si laurea in medicina e chirurgia ottenendo l’anno seguente l’abilitazione ad esercitare la professione medica.

A soli 26 anni ottiene il posto di Direttore del Civico Museo di Storia Naturale di Trieste, incarico che assume il 26 ottobre 1876 e che manterrà sino al 1921, anno in cui verrà collocato a riposo per raggiunti limiti di età. Nel 1903 è nominato anche Direttore dell’Orto Botanico comunale.

A partire dal 1875 Carlo Marchesetti compie molti viaggi, sia per campagne di studio che per partecipare a convegni e congressi. Ha modo così, oltre che visitare varie regioni dell’impero Austroungarico, di recarsi in Belgio, Francia, Grecia, Egitto, India, Ceylon, Inghilterra, Italia, Scandinavia, Spagna. Una certa influenza sulla sua attività futura di ricercatore avrà il viaggio in Dalmazia effettuato nel 1876 assieme a Richard Burton, console inglese a Trieste ed attento studioso dei castellieri: da quel viaggio mutuerà l’amore per la preistoria castricola, passione che lo accompagnerà per il resto della sua vita.

Nel 1883 inizia la sua attività di archeologo scavando nel castelliere di Cattinara; la sua opera in questo campo si concretizza non solo con gli scavi nei castellieri (i cui risultati pubblica in una corposa monografia nel 1903), ma anche nelle necropoli e negli insediamenti in grotta. A lui si devono i primi scavi nella Grotta Azzurra di Samatorza, 34/257 VG (è lui che ha così battezzato la cavità), al Riparo Marchesetti[3], 79/413 VG (rilevato assieme a G. Marinitsch), nella Grotta Pocala, 173/91 VG, nella Grotta dell’Orso, 33/7 VG (di cui ci ha lasciato il primo rilievo) e quindi a San Canziano, a San Daniele, a Povir. E’ stato lui a dare consigli al giovanissimo Raffaello Battaglia quando iniziò gli scavi nella Grotta delle Gallerie, 290/420 VG, in Val Rosandra.

Oxalis acetosella – Dis. Maria Grazia Marculli Polli

Muore a Trieste, città che gli dedicherà una lunga via nel rione di Chiarbola-Cattinara, il primo di aprile 1926. La sua cospicua bibliografia è stata aggiornata e pubblicata da Claudia Morgan negli “Atti” della Giornata internazionale di studio su Carlo Marchesetti.

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Presidente della Società Adriatica di Scienze Naturali dal 1901 al 1921, medico, archeologo, antropologo, geologo, paleontologo e paletnologo, dirigente amministrativo, zoologo, Carlo de Marchesetti è stato soprattutto botanico. Infatti, anche se la sua fama è rimasta legata essenzialmente all’archeologia, materia che colpisce di più l’interesse e la fantasia del pubblico – scavi delle necropoli a Santa Lucia-Most na Soci e nei castellieri – non deve essere dimenticato il suo contributo agli studi botanici, campo in cui si dimostrò degno erede del suo maestro Muzio de Tommasini.

Se gli archeologi hanno voluto ricordare Marchesetti intitolandogli uno dei maggiori castellieri del Carso triestino, nella botanica sono molte numerose le entità riferite al suo nome[4], in primis Euphrasia marchesettii.

Nel corso delle sue peregrinazioni ha raccolto molto materiale costituendo un grande erbario che successivamente si è concretizzato nella sua opera fondamentale sulla botanica – Flora di Trieste e de’ suoi dintorni – opera in cui cita anche numerose specie da lui individuate nelle doline, nelle foveole (come romanticamente definiva le piccole cavità incontrate sul Carso), nei baratri nonché nei luoghi ombrosi e umidi.

Nella voluminosa pubblicazione del suo erbario sono una sessantina le specie che possono essere considerate speleofile in quanto prediligono ambienti umidi e poco soleggiati e che per questo motivo appaiono abbastanza regolarmente negli studi di speleobotanica.

Purtroppo aveva indicato con il suo nome soltanto pochissime grotte per cui non siamo in grado di identificare le numerose foveole in cui aveva erborizzato. Fra le cavità identificate ci sono le voragini di San Canziano, in cui all’interesse degli scavi archeologici affiancava quelli botanici ed in cui risulta aver erborizzato molte volte, individuando una ventina di taxa, fra i quali spicca per la sua rarità Oxalis acetosella (tuttora assente dal Carso triestino) ed Hesperis matronalis, entità quest’ultima segnalata unicamente nelle voragini di San Canziano. Seguono quindi la Caverna di Ospo/Osapska pečina (68 VG/1154 S), nel cui ambito ha segnalato sette specie, un numero indefinito di foveole distribuite fra il Carso triestino, il Divacciano ed i dintorni di San Canziano, interessati dalla presenza di una dozzina di piante e la foveola Risniak/Dolina dei Corvi ove ha raccolto quattro entità di interesse speleobotanico. Le sue ricerche hanno interessato poi anche la grotta Cerquidol presso Cosina, gli inghiottitoi di Bresovizza e Odollina, la grotta Resbeniak presso Divaccia, la grotta di Corgnale, Obrou/Obrovo, la conca di Percidol, Bagnoli, Orlek, Popecchio ed il Carso in generale.

Ruscus hypoglossum – Dis. Maria Grazia Marculli-Polli

E’ ambientato sul Carso triestino l’episodio documentato di una sua discesa (anche se parziale) in grotta. Marchesetti aveva individuato Ruscus hypoglossum nei dintorni di Gorizia e ad Idria, entità spesso piantata nei parchi (anche a Miramare, ove è tuttora presente, diventato pressoché spontaneo). Un documento non datato (probabilmente risalente ai primi anni del Novecento), conservato nel Catasto Storico della Boegan, ci informa che L. D. Suringar segnalò la specie all’imboccatura di un’ampia voragine (segnata come 823 VG). La sua presenza in questo ipogeo venne successivamente confermata dal Marchesetti, che – ormai vicino alla sessantina –, per raccoglierne alcuni esemplari dovette scendere nell’ampio imbocco del baratro aiutandosi con una corda. In realtà la specie non si trova alla Berlova Jama (823 VG), ma alla Fovea Maledetta (822 VG), per cui ci fu un errore nella trascrizione del numero di catasto della cavità. Infatti Ruscus hypoglossum si trova tuttora in quest’ultima voragine, mentre è del tutto assente nella Berlova Jama.

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Carlo Marchesetti (o de Marchesetti) non è stato uno speleologo nell’accezione attuale del termine, non era interessato alle grotte per quello che sono ma – al pari di molti studiosi che l’hanno seguito (quali Raffaello Battaglia, Giuseppe Müller e Francesco Stradi) – per quello che contenevano. Medico–chirurgo per gli studi compiuti, botanico naturalista per passione, direttore di un museo di storia naturale e archeologo per professione, Marchesetti è stato uno spirito superiore – “una delle menti più illuminate del suo secolo” lo definì Dario Marini nel libro che gli ha dedicato[5] – che nel corso della sua vita è stato sempre a stretto contatto con il mondo speleologico triestino e con cui ha avuto modo di interagire proficuamente. E di produrre risultati tuttora validi, anche nel settore della speleobotanica.

Pino Guidi – Elio Polli

[1] Un compendio esaustivo si trova E. Montagnari Kokelj (a cura di), 1994 – Atti della Giornata internazionale di studio su Carlo Marchesetti, Trieste 9 ottobre 1993, Trieste 1994, pp. 375 e su www.boegan.it/chi-siamo; Cfr. pure Gruppo Speleologico Flondar “Tre grotte in ricordo di Carlo Marchesetti”, Duino Aurisina 2005, pp. 112.

[2] Marchesetti, ancor quindicenne, mentre erborizzava sulle pendici di Contovello incontrò casualmente il botanico dilettante Maurizio Prihoda che qualche anno dopo lo presentò a Muzio de Tommasini. Fra il vegliardo ed il giovanetto sorse una reciproca simpatia che si tramutò in un’amicizia profonda.

[3] Nel Riparo Marchesetti (Kauška Dolina) è stata rinvenuta a quota 56 slm (21 giugno 2003) la felce certosina (Dryopteris carthusiana), unico esemplare legato ad un ambiente cavernicolo. Ed in effetti appare molto significativa la sua locazione, tenuto conto che è una pianta tipica di territori più continentali, a quote più elevate. Il suo sviluppo, in questo particolare ambiente sottoposto ad un accentuato fenomeno di inversione termica, è probabilmente reso possibile dalle specifiche condizioni topoclimatiche. E’ in effetti sorprendente come questa felce, a distribuzione circumboreale, abbia potuto colonizzare le quote più basse della dolina baratroide, trovando condizioni ottimali per svilupparsi. Il fondo, scarsamente raggiunto dalle radiazioni solari, imprigiona durante l’anno una cospicua quantità d’aria più fredda rispetto a quella situata alle quote superiori, che vi permane a lungo, mantenendo di conseguenza valori di temperatura piuttosto bassi e percentuali di umidità relativa elevate.

[4] L’eufrasia di Marchesetti (Euphrasia marchesettii) è specie endemica presente fra il Friuli Venezia Giulia e la Lombardia, confinata ad ambienti umidi e descritta su esemplari provenienti dal Lisert (locus classicus), ove la si poteva osservare fino alla fine degli anni ’80. Da allora non è più stata confermata. E’ invece tuttora presente, relativamente ben diffusa, nelle torbiere e nelle praterie umide della bassa pianura friulana, ove fiorisce da giugno a settembre.

[5] Marini D., 2005: Carlo Marchesetti, Botanico, archeologo, speleologo, alpinista, in Gruppo Speleologico Flondar “Tre grotte in ricordo di Carlo Marchesetti”, Duino Aurisina 2005: 11-24

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