Progetto di studi integrati, geologia e biologia in Grotta Impossibile

Esplorazioni, appunti e idee, progetto di studi integrati, geologia e biologia in Grotta Impossibile

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Osservazioni preliminari in Gr. Impossibile
(foto L. Torelli)

Nel 2017 sono state impegnate diverse giornate di esplorazione, osservazione e studio in grotta Impossibile, dedicando a questa particolare cavità un particolare interesse viste le sue peculiarità quali la morfologia e l’habitat presente al suo interno. L’Impossibile è abitualmente utilizzate per attività di speleo-turismo, legate alla bellezza della grotta, ed esercitazioni di soccorso speleologico, ma queste attività potrebbero rivelarsi dannose per la conservazione  integra dell’ambiente ipogeo se condotte senza criteri rispettosi dell’habitat in tutti i suoi aspetti. L’intenzione è dunque quella di interagire con le più recenti attività scientifiche in ambito speleologico, avendo a disposizione un sito che si presenta ottimale per tali studi. La Grotta Impossibile riassume in sé tutte le prerogative per diventare un moderno laboratorio ipogeo, in cui implementare le ricerche e dove poter dedicare parte delle nostre energie utilizzando una grotta poco disastrata dal mondo ludico-grottistico dato che è stata aperte recentemente dallo scavo del tunnel autostradale; in seguito alla ressa delle sue prime esplorazioni il flusso si è notevolmente ristretto, mentre la più recente individuazione di una nuova galleria fossile dedicata a Thomas De Marchi ha dimostrato la grande potenzialità esplorativa e di studio che la grotta ci mette a disposizione.

Galleria De Marchi riccamente concrezionata (foto L. Torelli)

Durante l’anno sono state osservate e raggiunte alcune finestre laterali nei rami superiori che, pur non avendo dato esito positivo dal punto di vista dello sviluppo planimetrico, hanno reso evidenti alcune dinamiche di flusso delle acque e dell’aria all’interno dell’ipogeo, come il deposto di pietrischi parzialmente cementati ed intercalati ad almeno due fasi deposizionali di calciti. Tale deposito, di notevoli dimensioni, è visibile all’interno della parte mediana della galleria De Marchi. Queste ultime osservazioni hanno portano a considerare alcune possibilità di ricerca in vari punti chiave della grotta; sono dunque “in progress” delle risalite impegnative dal punto di vista tecnico. Dal punto di vista sia scientifico che esplorativo si prospetta quindi un notevole impegno ed interesse nell’approfondire le conoscenze di questo particolare ambiente sotterraneo. A tale scopo è stata definita un’idea progettuale con l’obbiettivo di studiare diversi ambiti, quali :

La parte iniziale della galleria de Marchi (foto L. Torelli)

Ambiente

L’obiettivo, dal punto di vista ambientale, è quello di cercare di determinare la concentrazione di diverse specie di inquinanti riconducibili ai lavori per la creazione dell’opera stradale, che hanno permesso la scoperta della Grotta Impossibile, e alla presenza di un ingresso che collega direttamente l’ambiente ipogeo alla galleria. Le analisi verranno effettuate su diverse matrici ambientali per poter evidenziare lo stato ecologico della grotta.

Microbiologia

I depositi di riempimento (argille e sabbie) potrebbero avere caratteristiche minero-petrografiche utili per dare indicazioni sulla loro genesi e provenienza. Gli speleotemi potrebbero dare indicazioni sulla paleoclimatologia esterna e sull’età.

Gr. Impossibile, verso Arva 3 (foto L. Torelli)

Fisica

Fondamentale a tutti gli studi risulta essere il monitoraggio delle caratteristiche climatiche, come temperatura, umidità, pressione e flussi. Tali monitoraggi permetteranno di comprendere le dinamiche delle masse d’aria e l’habitat della grotta.

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Eccentriche in Gr. Impossibile (foto L. Torelli)

I sopralluoghi in Grotta Impossibile e l’ideazione del progetto appena illustrato nascono dalla collaborazione con Arianna Peron, ecologa laureata in biologia ambientale, attualmente attiva nel progetto scientifico C3-Cave’s Cryosphere and Climate di cui il nostro gruppo è capofila, che ha dato le indicazioni per la parte microbiologica e ambientale. Sono stati molto utili inoltre i contatti e consigli di Luca Zini del dipartimento di Matematica e Geoscienze dell’Università di Trieste, di Renato R. Colucci di ISMAR-CNR (responsabile scientifico del progetto C3) e dal supporto e aiuto di Riccardo Corazzi della C.G.E.B.

Louis Torelli

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