Politrauma

Aggiornamenti dal Politrauma

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Durante l’estate 2016, siamo ritornati al Politrauma per cercare il collegamento tra il ramo delle lunghe condotte ed il Buse d’Ajar, poiché osservando i rilievi in 3D la giunzione sembrava essere scontata.

Il ramo delle lunghe condotte terminava all’improvviso in prossimità di una curva a gomito, davanti ad una china di pietre miste a ghiaia, da dove fuoriusciva un notevole flusso d’aria gelida. La quota altimetrica risultava essere la stessa della vicina galleria principale del BdA, in corrispondenza del “traverso al dente” (toponimo presente nel rilievo a catasto). Con questa premesse, un tentativo di scavo era d’obbligo. Nella prima uscita io, Cristina e Cavia dopo circa due ore di scavo siamo riusciti ad aprire un varco da dove immediatamente si è instaurata una violenta circolazione d’aria fredda, tanto che nonostante avessimo il piumino addosso, ci sembrava di esser nudi. Distendendoci e infilando la testa nel varco, vedevamo che dopo una china di ghiaia alta forse tre o quattro metri l’ambiente si allargava. Già fantasticavo di esser arrivato in BDA ed invece dopo essermi infilato ed aver salito la china di ghiaia e pietre mi ritrovai alla base di un alto e grosso camino. Nel discendere la china è successo che le pareti in ghiaia sono collassate, impedendomi di uscire e devo veramente ringraziare Cavia e Cristina che prontamente si sono rimessi a scavare ed hanno creato un varco per tirarmi fuori di lì. Nel giro seguente con l’aiuto degli amici vicentini abbiamo lavorato per mettere il più possibile in sicurezza la china di ghiaia e poi io Cristina e Gianchi siamo passati dall’altra parte per arrampicare il camino che è impostato su una frattura, alle cui estremità le pareti vanno a restringersi fino a diventare impraticabili. Se alla base del camino, nonostante le dimensioni della stanza siano considerevoli, (6m x4m), il flusso d’aria era molto forte, salendo lo abbiamo perso e non siamo riusciti a capire da dove provenga.

Topografia nel ramo della forretta (foto G. Cergol)

Dopo il primo tiro da quaranta metri, ci siamo fermati su un terrazzo, dove confluiscono dei meandri che vanno a stringersi fino ad essere impercorribili. E poi dopo altri venti metri di arrampicata siamo arrivati in una sala di crollo che non sembra avere ulteriori prosecuzioni se non verso l’alto, dove ulteriori 20m ci separano dal punto più alto del camino, ma avevamo finito la corda e dopo aver dato un’occhiata intorno senza aver individuato nulla di particolarmente interessante siamo ridiscesi dai nostri amici che ci stavano aspettando infreddoliti nelle condotte. Il camino è rimasto attrezzato, e per il momento non ci siamo più ritornati anche se deve essere ancora rilevato e riguardato meglio alla base, dove probabilmente qualche strettoia ci è sfuggita, come pure gran parte dell’aria. Ritorneremo perché la giunzione è proprio li vicina…

Gianni Cergol

Partecipanti :Cristina Michieli, Gianni Cergol, Marco Sticotti, Patrizia Squassino CGEB

Simone Valmorbida  – Gruppo Grotte Schio

Michela Zambelli, Giancarlo Zanetti, Andrea Pellizzari Gruppo Grotte Trevisiol CAI VI

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