Il Labirinto di N’Alis

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Introduzione

COVA DES PAS DE VALLGORNERA

Le grotte anchialine di Maiorca sono presenti nelle piattaforme carbonatiche marine della zona orientale dell’isola, piattaforme che sono strutture formatosi nel miocene (barriere coralline e successivi processi di stratificazione dei sedimenti nelle lagune interne). Movimenti tettonici hanno successivamente prodotto un serie di faglie, alcune delle quali sono state interessate dalla presenza di acque termali che le hanno allargate, aggredendo soprattutto le compagini rocciose meno compatte e più solubili, pertinenti alle formazioni a base di coralli e spugne, formando così grandi sale. Le variazioni del livello del Mediterraneo hanno causato la formazione dei tre livelli principali nella grotta: il livello allo zero slm, il livello superiore situato a più 10 metri più in alto ed il livello allagato che si sviluppa tra i 4 e 6 metri sotto lo zero marino attuale. All’azione ipogenetica si devono sommare gli apporti esterni di acque più o meno consistenti e torrentizie che attraverso l’azione erosiva hanno raggiunto, entrando dal livello superiore, e condizionato la morfologia della grotta.

La Grotta del Pas de Vallgonera, con i suoi 78 chilometri di sviluppo, è la maggiore dell’arcipelago delle Baleari. In questo articolo si presentano i nuovi rami della grotta scoperti tra il 2016 ed il 2017. Vista la difficoltà dell’accesso alla zona esplorativa (tre ore per raggiungerla e tre ore per il ritorno, attraversando vari laghi, strettoie, laminatoi ed una infinità di passaggi angusti) è stato deciso di montare un piccolo campo interno dove riposare.

Particolare di fossile di “Thaassinoides
(foto Joaquìn Pérez)

Labirinto di N’Alis

Il labirinto di N’Alis è situato nell’area Nord Est della grotta Pas de Vallgonera, alla fine della galleria Voltors. Il suo ingresso si trova in uno stretto passaggio tra i blocchi che ci porta al livello freatico. Qui si perviene ad una frattura larga 40 centimetri che si percorre per 103 metri dove si incontrano i primi resti di “Thalassinoides” fossili. Alla fine di questa diaclasi si giunge ad una biforcazione dove inizia propriamente il labirinto; qui si incontra un punto di effusione endogena che conferma la genesi ipogenica della grotta. A partire da questo punto si può dividere l’area in quattro settori tra di loro comunicanti attraverso un dedalo di bianche gallerie inondate: Gallerie AVC, Settore Thalassinoides, Sótano Voltors, Settore Terre bianche. 

Gallerie AVC

Il Campo Base (foto Joaquìn Pérez)

Nel settore nord si sviluppano un insieme di gallerie bianche inondate ed interconnesse; sul fondo sono presenti grandi accumuli di latte di monte. Queste gallerie meandriformi si collegano in vari punti con quelle di maggior dimensione finora esplorate, e relativamente a questo settore, le proporzioni aumentano considerevolmente con sezioni fino a 4 m di larghezza per 8 m di altezza su uno sviluppo di 160 m; sono presenti diversi collegamenti tra le gallerie superiori ed il livello freatico. Questo tratto si collega poi con vari passaggi stretti alla zona denominata “Sótano del Voltors”, e, per un meandro molto stretto, tecnicamente difficile ed impegnativo, alla galleria del Corallo “Settore nord”. Questa galleria allagata, di proporzioni ridotte rispetto alla “AVC”, è l’attuale zona in esplorazione; superato un sifone di due metri si sono trovate zone allagate e possibili prosecuzioni in ambienti asciutti. Sono previsti lavori di disostruzione per allargare alcuni passaggi scomodi; la direzione della galleria (60° Nord, affine agli orientamenti generali degli ambienti più vasti) fa ben sperare per una implementazione del settore esplorativo.

Settore Thalassinoides

(foto Alicia Gallardo)

Ad Est della galleria AVC incontriamo un labirinto gallerie allagate di piccole dimensioni, dove l’erosione della roccia madre di base ha lasciato in vista una gran quantità di bioturbazioni, piccoli canali aperti nel sedimento e posteriormente riempiti da sabbia, in questo caso prodotti da granchi di acqua dolce e per questo denominati Thalassinoides. Sono visibili dunque una gran quantità di queste formazioni di color arancione nelle diverse forme e dimensioni , facendo di questo settore il più caratteristico e più bello di tutto questo settore. Questa scoperta ci avvicina alla teoria che il settore appartenga all’antico habitat di mangrovie in laguna pertinente alla barriera corallina del periodo miocenico .

 Sótano Voltors

Una piccola frattura discendente, al termine della galleria Voltros, ci porta in una zona caotica e di corrosione, con piccoli meandri molto stretti, uno di questi meandri ci avvicina alla galleria AVC, qui si incontrano fossili di diverse specie e misure, in evidenza una vertebra, la cui scoperta è resa possibile dalla dissoluzione della roccia in cui è depositata. In una successiva esplorazione nell’estremo della galleria AVC è stato possibile connettersi, tramite uno stretto passaggio, alla zona del Sòtano Voltros dove è stato scoperto il fossile appena descritto.

Settore Terre bianche

Ritornando al labirinto freatico, dalla “zona nord” si accede al settore della “Terre bianche”, caratteristico per la presenza di gallerie di ridotte dimensioni con la pareti ricoperte da un composto di colore bianco, marrone ed arancione, molto simile al latte di monte (mondmilch) però più duro, e il soffitto costituito da marne biancastre. In questa galleria si incontrano resti di zone effusive contenenti particolari cristallizzazioni.

Conclusioni

Con queste nuove scoperte e le incognite che restano da risolvere si conferma che la grotta presenta grandi possibilità di ulteriore sviluppo, con la presenza di meccanismi speleogenetici differenti da quelli finora ipotizzati.

Guiem Mulet, Alicia Gallardo, Joaquín Pérez

Con la collaborazione della Federazione Speleologica delle Baleari

Traduzione dallo spagnolo a cura di Louis Torelli