Campagna di scavi alla 87 VG -11a puntata

Pubblicato sul n. 64 di PROGRESSIONE

Eccomi nuovamente a voi, amici lettori, come ogni anno da undici anni a questa parte, per informarvi dei lavori eseguiti nel corso del 2017 nella cavità di cui al titolo di questo scritto. Tanti sono ormai gli anni che ci arrabattiamo in questa 87 VG, nella speranza di poter vedere scorrere il Timavo sotterraneo oppure qualche suo affluente. Si è raggiunta una profondità di ben 235 metri per cui, a occhio e croce, non dovrebbe più sussistere un dislivello astronomico (la grotta si apre a quota 322 m slm) da discendere, ma poche decine di metri e arrivare al punto clou dei lunghissimi lavori, ossia – come tutti sanno – il mitico Timavo.

Ho ricevuto l’incarico da Pino Guidi di buttare giù qualche riga per la nostra rivista “Progressione”, anche se dovrei essere l’ultima persona incaricata a tale compito. E questo per un semplice motivo: è quasi un anno che non scendo nella 87 VG e quindi non ho mai raggiunto le parti terminali della grotta. Pertanto il mio racconto si baserà su quanto mi riferivano gli amici, sabato dopo sabato, sui lavori svolti.

La mia non partecipazione a detti lavori è dovuta a varie indisposizioni che mi hanno dato parecchi grattacapi. Ultimamente poi ho avuto problemi di cuore. Non è che mi sia innamorato, soltanto le coronarie si sono decise a non funzionare più bene. Si è dovuto by-passarle e, per completare l’opera, inserirmi sotto la cute pettorale il famoso Pace-Maker. Per poter eseguire tali interventi sono stato ricoverato d’urgenza nel reparto cardiologico dell’ospedale di Cattinara, dove l’équipe di Umberto Tognolli, valente cardiochirurgo nonché speleologo e mio amico di vecchia data, ha eseguito le non facili operazioni su questo vecchio e scassato quasi ottantenne corpo. In seguito mi ha detto di avermi trattenuto – metaforicamente – per i capelli prima che precipitassi nel buio eterno. Buio che non aveva nulla da spartire con quello delle grotte. Grazie di cuore “Jumbo”! E grazie agli amici che mi venivano a trovare in ospedale per sollevarmi il morale.

E’ ovvio che, essendo in tali condizioni, non potevo e non posso affrontare il rischio di effettuare una discesa nella nostra grotta (sono gli stessi amici a proibirmelo!). Oddio, non è che sia la discesa a preoccuparmi, verrei sicuramente aiutato dall’amica gravità, è la risalita a spaventarmi. Se mi stanco a fare quattro rampe di scale a casa mia, figuriamoci arrampicarmi sulle decine di scale a pioli con cui è stata armata l’87.

Così, perché potessi compilare questo articolo, l’impareggiabile Pino mi ha fornito un ghiotto resoconto dei lavori in oggetto. Resoconto da plagiare e ricopiare senza ritegno. E’ -ammirevole nell’amico Pino, collega di grotta da quasi sessant’anni, la meticolosità descrittiva e numerica: da gennaio a dicembre 2017 ci sono state:

  • 48 giornate lavorative (al 30.12.2017, 570 uscite alla 87 VG dall’inizio dei lavori);
  • 1390 secchi di materiale estratto dal cunicolo a -235, materiale sistemato sul muro di contenimento, ora rinforzato con sacchi di fibra riempiti di sabbia, ciottoli e fango;
  • 222 giornate uomo/lavoro per 12 metri di cunicolo;
  • portato all’esterno quattro volte per riparazioni e revisioni il Makita; una volta interrotti gli scavi per rottura della punta;
  • sei giornate di lavoro nella finestra a – 220 (a metà del P. 22) per seguire una crepa soffiante; scavi interrotti dopo essere scesi per qualche metro, di fronte ad una fessura centimetrica;
  • in primavera tre piene del Timavo. La prima l’aria soffiava prepotentemente dal fondo a -232 (inizio degli scavi del cunicolo) e dalla finestra a -220: il rumore era più forte di quello del Makita in azione! La seconda i due pellegrini (Feresin e Prelli) che erano scesi per avere la conferma che la prosecuzione si trovasse nel cunicolo appena iniziato a scavare si sono fermati davanti ad un lago profondo un paio di metri e che l’abbondante stillicidio provvedeva ad innalzare rapidamente (acqua del Timavo, innalzatasi per 90 metri, o acqua di percolazione e acqua di ruscellamento dal P. 22 che non trovava un buco sufficientemente ampio per defluire?); la terza e ultima – fine primavera – l’abbiamo persa, siamo arrivato sul posto troppo tardi! In autunno altre tre piene (11 e 16 settembre e 7 novembre), catturata l’ultima dall’inossidabile Roberto che ha constatato l’aria venire con forza proprio dal fondo del cunicolo in cui si lavora, mentre era risultata muta la fessura nella finestra del P. 22.
-165, Inizio del ‘Pozzo Bagnato’ (foto G. Savi)

L’estate particolarmente asciutta non ci aveva regalato nessuna piena, per fortuna quella di novembre ci ha confermato che il posto in cui si lavora è quello giusto. Adesso, però, per proseguire i lavori – spostare il materiale scavato dal fondo del cunicolo alla sommità del muro, ora alto parecchi metri – servono almeno sei persone. E questo grazie a un sistema di teleferiche e scambi realizzato da Feresin: senza teleferiche necessiterebbe la presenza di altre tre persone.

Ecco, amici lettori, una sintesi dei lavori svolti ultimamente nella nostra benamata 87 VG. Ci sono però un paio di cose che mi lasciano alquanto stupito: 570 uscite nell’arco di 11 anni per raggiungere una profondità di 235 metri. In base ad un calcolo approssimativo ci siamo abbassati con una media di circa quaranta centimetri per giornata lavorativa (ma in questo calcolo non ci metto i lavori per aprire i vari rami poi abbandonati perché mendaci). Il mio stupore è basato sul fatto che non si sia mandata a quel paese la grotta e sospesi i lavori a lei inerenti già dopo le prime uscite, quando a –7 metri, dopo aver recuperato tonnellate di pietre, abbiamo raggiunto quel fondo di terra battuta (che abbiamo invece svuotato per i successivi 15 metri …). Ora è impensabile abbandonare i lavori di avanzamento, in quanto quasi quasi ci siamo. Non dovrebbe mancare poi tanto per bagnarci in acque correnti e non soltanto con quelle di stillicidio, negli ultimi 80 metri molto copiose. Pure se gli scavi continuano ad essere ostici, l’incredibile entusiasmo degli amici – al contrario della mia – non è mai scemato. Un’altra cosa mi stupisce, anche se non ha niente a che fare con la speleologia: come mai in un’epoca di elettronica e miniaturizzazione, in cui tutto è impostato sul micro, scusatemi l’ignoranza, il Pace-Maker inserito nel mio torace ha le dimensione di un portamonete? Mah! Misteri della scienza.

In questo periodo sono scesi nella grotta per scavare, erigere muri, fotografare, visitare (chiaramente non tutti hanno ricoperto i vari ruoli indicati) Aldo Fedel, Andrea Chiozzi, Andrea Miglia, Claudio Primavera, Erica Petroni, Fabio Feresin, Furio Carini, Giorgio Villatora, Glauco Savi, Luciano Luisa, Mauro Norbedo, Pino Guidi, Roberto Prelli, Spartaco Savio. Numerosi i soci e gli amici in visita (spesso con dolcetti o bevande), primo fra tutti Gianni Scrigna.

Bosco Natale Bone

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