Francesco Vercelli

 

Francesco VERCELLI -Vinchio (AT) 22 ott. 1883 – Camerano Casasco (AT) 24 nov. 1952

Pubblicato sul n. 63 di PROGRESSIONE anno 2016

Francesco Vercelli, meteorologo e geofisico delle grotte ante litteram

La vita

Francesco Vercelli è un classico esempio di come talvolta la scienza pura si trova a interagire e a dare un suo sostanziale contributo alla speleologia. Scienziato di fama internazionale, Francesco Vercelli nasce a Vinchio (Asti), una cittadina del Piemonte, il 22 ottobre 1883. Si laurea all’Università di Torino in fisica nel 1908 e in matematica (con lode) l’anno successivo. Dal 1909 al 1919 è assistente per la Matematica al Politecnico di Torino (dal 1912 anche all’Università) e professore aggiunto di Matematica razionale e Analisi matematica all’Accademia Militare. Durante il primo conflitto mondiale dà il suo contributo quale ufficiale di artiglieria (lavori di balistica al Poligono di Ciriè) e al Comando della III Armata (Servizio Meteorologico oltre a studi di balistica) guadagnandosi la Croce di Guerra.

Alla fine della guerra viene inviato a Trieste con l’incarico di riorganizzare l’Osservatorio Marittimo; nel 1920 entra, per concorso, nei ruoli del Comitato Talassografico in qualità di Direttore straordinario dell’Istituto Geofisico di Trieste, Istituto che riorganizza nel biennio 1920-1921. Dal 1922 dirige varie crociere di studio sia nei mari italiani (Adriatico, Jonio e Tirreno) che nell’Egeo e nel Mar Rosso.

Responsabile dell’Istituto Geofisico vi rimane per tutta la vita creandovi, nel1931, la Stazione Sismica di Trieste, che diviene in breve tempo un centro di osservazioni e di studi di valenza mondiale.

Non solo studio e ricerca sono nel curriculum di Francesco Vercelli, ma anche la didattica. Dopo gli anni di attività didattica a Torino citati dianzi, dal 1925 in poi insegna Geografia Fisica alle Università di Trieste e Milano. L’insegnamento universitario prosegue anche nel secondo dopoguerra (1946-1948) con lezioni di Meccanica Razionale e Fisica Terrestre nelle Università di Trieste e Padova; la sua presenza nell’ambiente accademico si allarga vieppiù grazie al contributo dato alla creazione a Trieste della Facoltà di Ingegneria (1945, lui ne sarà il primo Preside) e quella di Scienze.

Per maggiori notizie sull’ampia attività scientifica di questo insigne studioso si rimanda alle esaustive biografie del suo allievo Morelli (infra: 1952, 1954). Qui riteniamo soltanto di far presente che Francesco Vercelli è stato membro (dal 28 ott. 1936) della Pontificia Accademia delle Scienze, socio corrispondente della R. Accademia dei Lincei, dei XL, dell’Istituto Veneto di Lettere Scienze ed Arti, dell’Accademia delle Scienze di Torino, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, della Commissione Geodetica Italiana, della Società Adriatica di Scienze Naturali di Trieste (di cui fu anche presidente nel biennio 1924-1925), della Commissione internazionale delle Maree, dei Raz-de-Marée, Presidente della Sezione di Trieste dell’Ass. Elettrotecnica Italiana, Commendatore della Corona d’Italia, Croce d’Argento dei Pellegrini Gerosolimitani, Consulente del Comitato per le Invenzioni, encomiato dall’Accademia d’Italia.

L’Istituto Talassografico negli anni ’50 (foto arch. CGEB)

Delle innumerevoli pubblicazioni che ha lasciato parecchie interessano il nostro mondo trattando di geofisica, dendrologia, meteorologia, glacialismo. Nel primo settore si è fatto promotore, dopo un viaggio di studio negli Stati Uniti supportato dall’AGIP, dell’introduzione in Italia e nei territori allora a lei soggetti delle tecniche di ricerca geosismiche (1939), ritenute più confacenti di quelle geoelettriche; nel secondo mettendo in evidenza l’utilità della dendrologia nello studio dei paleoclimi di singoli ambiti territoriali e collegando l’analisi periodale dendrologica ai cicli undecennali solari (1950). Alla meteorologia ha dedicato buona parte dei suoi studi, partendo dalla presentazione della meteorologia come scienza (1925) di cui illustra la storia e ne definisce confini, direttive e metodi moderni di studio. Al glacialismo dedica parecchia attenzione nell’ultima parte della sua vita, pubblicando sia studi sui fattori tellurici delle epoche glaciali (1950) che sul moto dei ghiacciai (1951), studi che a distanza di oltre mezzo secolo si leggono ancora con piacere e interesse.

L’interno dell’Istituto Talassografico negli anni ’50

L’uomo

Di solito non è facile definire il carattere di una persona a distanza di decenni, soprattutto non avendola conosciuta direttamente. Per Francesco Vercelli questo problema non si pone, almeno in un settore della sua vita: è stato un uomo che viveva per il suo lavoro, lavoro che amava e che non considerava un peso. Vale a questo proposito un aneddoto raccontato dal suo allievo (e poi collaboratore) Silvio Polli. Un pomeriggio Vercelli stava discutendo, nella sala riunioni dell’Osservatorio Geofisico di via Romoli Gessi, con i suoi collaboratori, fra cui un tecnico che, ad un certo momento – essendo passate le 17 – fa sommessamente presente che l’orario di lavoro era terminato. Vercelli si gira fissandolo con aria interrogativa: noi, orario?!

1939, lettera di Vercelli a Silvio Polli

Questo suo attaccamento al lavoro avrà per lui una conseguenza quasi fatale. Il bombardamento alleato del 10 giugno 1944 che demolisce la sede dell’Istituto Geofisico lo coglie al suo interno: nonostante l’allarme abbia permesso alla maggioranza dei cittadini di porsi al riparo correndo nei rifugi, lui era rimasto al suo posto di lavoro. Verrà tratto dalle macerie gravemente ferito, vivo per miracolo. Dopo quasi un anno di cure e di convalescenza si riattiva per ricostruire l’Istituto e ricostituire il patrimonio scientifico, andato completamene distrutto. Compreso l’Analizzatore periodale, lo strumento di calcolo analogico che aveva realizzato alcuni anni prima: uno strumento elettromeccanico con una precisione pari a quella dei calcoli aritmetici più accurati, che trovò larga diffusione negli ambienti scientifici al punto che a Trieste convennero molti studiosi per apprenderne i metodi di analisi.

I rapporti con le grotte

Oltre ad essere membro di tante prestigiose accademie e società Francesco Vercelli sin dagli anni ’20 è stato socio della S.A.G. – Società Alpina delle Giulie, la sezione di Trieste del C.A.I., nel cui Direttivo lo troviamo già nel 1928. Nella serie di conferenze organizzate dall’Alpina (conferenze cui assisteva spesso oltre un centinaio di persone) è uno degli oratori presenti dal 1930 al 1947 ad ogni ciclo annuale, illustrando non solo temi scientifici quali la temperatura sui monti, la vita dei ghiacciai, il comportamento dei venti in montagna, le radiazioni solari, i cristalli di neve (1947), ma anche di interesse più generale, quale una conferenza su Dante alpinista (1946). A proposito sulla scienza e il sommo poeta Vercelli pubblicò nel 1923 un’accurata ed originale analisi su “Le scienze fisiche e matematiche nelle opere di Dante”; il testo, uscito nel febbraio del 1923 sulla “Rivista Marittima”, riproponeva una conferenza da lui tenuta a Trieste nel settembre del 1921 in occasione del Centenario Dantesco, sotto gli auspici delle Società Mathesia, Minerva e Adriatica di Scienze Naturali.

La pubblicazione di 43 pagine, molto rara e godibilissima da consultarsi, rende più evidente la mirabile fusione dei valori scientifici e umanistici di Francesco Vercelli: sembra che Dante stesso, nelle vesti di un moderno scienziato, commenti i propri versi, suddividendoli nei vari campi dell’Aritmetica, della Geometria, della Meccanica, della Cosmologia e della Meteorologia, non trascurando tuttavia altri vari fenomeni e conferendo un particolare risalto a quelli ottici: ricorda come la luce divina, che dalla faccia dell’angelo si riverbera su quella del Poeta (Canto XV del Purgatorio) venga così descritta: “mi parve da luce rifratta ivi dinanzi a me esser percosso; per ch’a fuggir la mia vista fu ratta”. O ancora, come il raggio luminoso, che si riflette sulla superficie di un corpo, venga paragonato al pellegrino che, raggiunta la méta, vuol fare ritorno: “come secondo raggio suole uscir dal primo e risalire in suso pur come pellegrin che tornar vuole “(Par. I. 49).

Il suo avvicinamento alla speleologia si deve indubbiamente alla presenza di Eugenio Boegan speleologo che, oltre ad essere il padre del Catasto grotte della Venezia Giulia e promotore non troppo occulto di quello italiano, era particolarmente abile nell’avvicinare al mondo delle grotte studiosi di chiara fama.

Il primo coinvolgimento di Vercelli è del 1927 (quindi ben prima delle ricerche di Giuseppe Crestani alle Grotte di Postumia), anno in cui la Commissione Grotte decide di attivare un piano di ricerche meteorologiche nelle Grotte di S. Canziano, allora di proprietà dell’Alpina e amministrate da un Direttorio (E. Boegan, A. Iviani, G. Redivo) fornito dalla Commissione. Il 3 dicembre di quell’anno vengono sistemati, su indicazione di Vercelli, vari termografi sia nelle grotte che nel sovrastante paese.

Le ricerche dureranno un anno ed alla fine Vercelli, nel 1931, pubblica sul secondo numero della rivista Le Grotte d’Italia (diretta da E. Boegan) Il regime termico delle Grotte di San Canziano.

Ma la collaborazione con la speleologia non finisce qui: nel 1933 è membro della Giunta Esecutiva del Primo Congresso Speleologico Nazionale, congresso in cui presenta una articolata relazione sui settori della scienza in cui le grotte possono diventare insostituibili laboratori: Le ricerche geofisiche nel campo delle esplorazioni speleologiche (Atti del I Congresso Speleologico Nazionale, Trieste 10-14 giugno 1933 – XI: 134-138). Nell’esposizione – che con francescana umiltà definisce “… in gran parte frutto di improvvisazione…” – descrive con chiarezza i campi in cui le grotte si presentano come laboratori naturali per ricerche sulla propagazione delle onde prodotte nel suolo o nell’aria da percussioni o esplosioni e per lo studio delle anomalie gravimetriche dovute ai vuoti nella roccia; prosegue accennando al rapporto fra le rocce e le radioonde, all’influenza delle cavità sulle correnti telluriche naturali e a tutta la serie di ricerche fisiche cui la grotta si presta: temperatura dell’aria e della roccia, umidità, pressione atmosferica, movimenti dell’aria. Conclude quindi con accenni alle indagini sulle acque e sui problemi connessi con l’altimetria barometrica.

Due anni dopo il Congresso subentra nel Comitato Scientifico della S.A.G. (sino alla seconda guerra mondiale funzionava in seno all’Alpina anche un Comitato Scientifico composto da firme prestigiose) all’uscente prof. Antonio Iviani.

I due lavori di interesse speleologico pubblicati dal Vercelli rivestono un grande valore in quanto hanno aperto campi di ricerca portati successivamente avanti dai suoi allievi, diretti o indiretti, quali Carlo Morelli, Silvio Polli, Lucio Pipan, Tullio Tommasini.

Francesco Vercelli muore a Camerano Casasco (Asti) il 24 novembre 1952. Uno scienziato di fama quale è stato non poteva venir dimenticato. Trieste, città in cui ha lavorato tutta la vita, gli ha dedicato una via nel rione di Chiadino e l’intitolazione della Sezione di Trieste dell’Istituto di Scienze Marine (Ismar), il suo paese natale ha chiamato Francesco Vercelli la piazza principale (ove c’è la casa in cui nacque), ad Asti ora c’è il Liceo Scientifico Francesco Vercelli.

Ulteriori notizie su Francesco Vercelli si possono trovare anche in:

  • – – , 1936-1937: Notizie e pubblicazioni scientifiche di Francesco Vercelli, Annuario della Pontificia Accademia delle Scienze, Città del Vaticano I (1936-1937): 749-758
  • Crisciani Fulvio, 2005: Francesco Vercelli e le oscillazioni barometriche – un’avventura scientifica del novecento, Spiral Publishing
  • Cuneo Paola, 2003: Francesco Vercelli (22/10/1883 – 24/11/1952), www.torinoscienza.it
  • Morelli Carlo, 1952: In memoria di Francesco Vercelli, Osservatorio Geofisico Trieste, pubbl. N. 24, pp. 14
  • Morelli Carlo, 1954: Ricordo di Francesco Vercelli, Osservatorio Geofisico Trieste, Pubbl. N. 51, pp. 19
  • Picotti Mario, 1953: Francesco Vercelli, La Ricerca Scientifica, 23 (2): 277-282; Pubbl. n. 291 dell’Ist. Talassografico di Trieste
  • Tenani M., 1953: Necrologio, Rend. Acc. Lincei, 8 (15) (1953): 317-331
  • http://www.comune.vinchio.at.it
  • http://atasti.it/asti/scienza/vercelli.htm
  • http://it.wikipedia.org/wiki/Francesco_Vercelli
  • http://nettuno.ogs.trieste.it/jungo/storia/Vercelli.html, 7/7/2014
  • http://www.casinapioiv.va/content/accademia/it/academicians/dec

Pino Guidi, Elio Polli

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