Spunti per una didattica più dinamica

SPUNTI PER UNA DIDATTICA PIÙ DINAMICA AI CORSI

Pubblicato sul n. 63 di PROGRESSIONE  anno 2016

Laboratorio di geologia all’aperto (foto G. Pessina)

Sono ormai 14 anni che vengo chiamata a fare la lezione di Geologia e Carsismo ai corsi di Introduzione alla Speleologia e annessi. Fin dall’inizio non ho amato la lezione frontale e mi sono ingegnata con animazioni: presentandola con lo spirito della “scienza come gioco” ho trasformato così la lezione in un laboratorio. Ma la mia sperimentazione non è finita così. Si può migliorare cercando risposte a domande semplici. L’obiettivo deve essere quello di appassionare i corsisti alla materia per farli restare e non svalangargli addosso una serie di nozioni. La lezione va calibrata sul pubblico, ma ci si deve anche chiedere quali sono le informazioni utili e la loro applicabilità alla attività sportiva che hanno scelto di fare. Questo è il punto attorno cui ruota tutta la trasformazione che ho fatto. L’argomento è pesante e condensarlo in una ora e mezza / due è impegnativo per chi parla e per chi ascolta. Io qualche idea per rendere la lezione più accattivante la avevo esposta già nel 2007 con un contributo su Progressione, però in questi ultimi anni ho maturato degli spunti nuovi su cui riflettere. Vi propongo due modelli di lezione sperimentati, nati anche un po’ per caso, e che hanno riscosso immediato successo sia nel pubblico dei corsisti, ma anche in quello degli Istruttori, sì perché anche a loro si deve pensare. Dopo tanti anni che si fanno sempre le stesse grotte e lezioni proponendo le stesse formule e la stessa didattica, diventa noioso anche per loro. E li perdi. Invece se ci si mette in gioco reinventandosi il corso diventa più stimolante per tutti. Proposta 1) Laboratorio in esterno in Cansiglio e visita a una grotta orizzontale. Durata 3 ore. Partendo dal presupposto che l’idea di fare una lezione all’aperto era stata avanzata da alcuni membri del Gruppo Speleologico Sacile e che già con Giorgio Fornasier dell’USP avevamo provato a farne una direttamente alla Grotta La Foos, ho provato a portare tutti i miei strumenti abituali nell’area pic-nic del Bus de la Lum e ho improvvisato sul momento la lezione pensando a cosa il territorio mi offriva. Niente presentazione ppt. Lezione dialogata, animata, dinamica. Dopo una prima parte a parlare di rocce osservandole sul momento, si passa poi a ragionare sul perché mi serve sapere questi elementi di geologia e carsismo e si stimola lo spirito di osservazione della gente guardandosi attorno. Mediamente il nostro cervello accumula informazioni per i primi 20 – 30 minuti. Poi entra in overbooking. Questo è il momento di alzarsi e muoversi. In questo modo si va interessare il pubblico che apprende con il movimento fisico e non con l’ascolto o la dinamica statica, cioè stando fermi a osservare le mie scenette. La passeggiata al Bus de la Lum è utile per parlare del carsismo superficiale. Una volta arrivati alla voragine si inizia a trattare anche di quello ipogeo. Si ragiona su quel che si vede. Carsismo è modellamento del territorio e lo speleologo è colui che ne segue le forme e cerca di intuire i percorsi dell’acqua. Finita la passeggiata, si ritorna alle macchine e ci si dirige alla Grotta degli Slipari, distante pochi minuti e unico esempio in Cansiglio – Cavallo di cavità orizzontale affrontabile senza attrezzatura. Dentro questa cavità si fanno delle brevi soste e si parla della speleogenesi osservando come si è formata e ragionando sulla dinamica dell’acqua sia per creare il vuoto sia per fare le concrezioni. Invece di portarmele in borsetta se le vedono qui e si capisce sul posto che la modalità di caduta della goccia condiziona lo speleotema. In queste condizioni metti il corsista nei panni dello speleologo esploratore e gli fai capire come lui vive la grotta. Proposta 2) Escursione dialogata con spunti laboratoriali in Piancavallo. Durata 2 ore.

Questo spunto è stato obbligato dalla scelta della palestra per fare la prima uscita. Dopo aver fatto la parte tecnica, i corsisti vengono portati nella casera sottostante per la parte introduttiva che riguarda la geologia e i primi cenni di carsismo. Poi ci si incammina lungo il sentiero che porta alla Sorgente del Tornidor. Dopo 200 metri il Piancavallo si spalanca con la sua naturalità e un carsista trova pane per i suoi denti come vaschette e solchi. Dopo aver osservato i massi erratici e ragionato sulle modalità di modellamento superficiale dell’acqua (morfologie statiche e dinamiche), si abbandona del tutto il sentiero e si scende nella grande dolina simulando una battuta di zona e una sorta di caccia al tesoro dove si va a cercare il solco, la scannellatura, il fossile, etc…

Si fanno alcune soste dove si parla della solubilità delle rocce e del carsismo profondo. Dopo ogni parte parlata e aver mostrato la morfologia, si pone il corsista nelle condizione di cercare l’informazione appena appresa e farla sua. Si simula poi un ritrovamento di una grotta e si ragiona sul come gli speleologi le cercano ed esplorano. Così gli si trasmette oltre alle nozioni anche la loro applicabilità all’attività sportiva ed il piacere della scoperta. Quale è il vantaggio di queste modalità di lezione? Che il corsista impara sì a conoscere le forme del territorio, ma capisce che la speleologia non è solo andare in grotta e ha una serie di sport collaterali imposti dall’ambiente carsico. Gli si spiega/prova cosa è il fuori sentiero, “l’extreme mugging” (trekking attraverso i mughi, il mugo è l’amico antipatico dello speleologo in fin dei conti), il “karren jumping” (trekking sui campi solcati, si deve imparare a riconoscere il solco per salvarsi la tibia). Tanto per citarne alcuni. Credo che la scuola di speleologia sia CAI sia SSI debba rivedere la sua didattica frontale e modernizzarsi, non solo per il mio argomento, pensando a fare corsi di formazione di didattica creativa e comunicazione. Fare la lezione di geologia e carsismo fuori della solita aula diventa conoscenza del territorio per tutti e assume un valore aggiunto che va aldilà anche della stessa speleologia. Pensateci a uscire dagli schemi.

Barbara Grillo

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