Shpella Muladea su balze Albanesi

 

Grotta Muladea

Pubblicato sul n. 63 di PROGRESSIONE anno 2016

Ndoc mostra la via (foto V. Franchini)

Nel 2013 Ndoc Mulaj, nostro contatto albanese e presidente dell’ Associazione Alpe di Tirana, sull’onda dell’entusiasmo trasmessogli l’anno precedente, trova ed esplora una cavità arrestandosi in testa a un salto. Essendo situata non molto distante dall’ormai consueto campo base della spedizione in Albania – ai piedi del massiccio dell’Hekurave nell’ex abitato di Qerec Mulaj, – ci propone di proseguirne l’esplorazione. Già il giorno successivo al nostro arrivo in terra albanese, mentre il gruppo degli sloveni si incammina coi cavalli carichi di materiale per oltre 4 ore verso il campo base, Dario (CGEB), Vicky (GGB) e Mitija salgono sul fuoristrada assieme a Ndoc, Alfred e Herman. L’auto si inerpica su sterrati per arrestarsi a quota 1200m s.l.m. circa. Con zaino in spalla iniziamo a camminare portandoci a 1300m su di un sentiero ben battuto e vicino alle pareti, circa 500m più in alto rispetto alla traccia sottostante che porta al campo.

La via a salire all’ingresso (foto N. Mulaj)

Dopo 2 ore Ndoc , indicando la parete, ci fa intendere che là dovrebbe esserci una grotta; non è quella trovata da lui, ma vecchie leggende parlano di questa cavità che “butta fuori i sassi” (così si chiamerebbe). Dal basso non si capisce gran chè… una cengia potrebbe celare un possibile buco. Quella che dovrebbe essere un’occhiata veloce , ci fa spendere 4 ore in arrampicate (e relative discese!) a tratti facili a tratti con delicati passaggi sul marcio , in libera per almeno 100m, ma alla foine di arriviamo: la “grotta che butta i sassi” si manifesta con l’esplorazione di un ampio tronco di galleria fossile inclinato verso il basso, chiuso su concrezioni, caratterizzato dall’assenza di circolazione d’aria.

Il saltino finale (foto N. Mulaj)

Riprendiamo il cammino senza troppe pause dato che c’è da vedere un altra apertura; dopo un’ ora nel bosco, incrociando pure il corpo di un orso senza testa, lasciamo il sentiero e ci dirigiamo verso le pareti. Altri 150m di dislivello molto ripido, questa volta tra gli alberi che perlomeno agevolano la salita e la discesa. Nei pressi di alcune rocce, Ndoc ci mostra l’ingresso già da lui allargato per poterci entrare. Come quella precedente, trattasi di una larga galleria molto inclinata in basso, con grossi massi di crollo caduti qua e là. Scesi alla base del salto finale l’esplorazione prosegue poco oltre, chiudendo in una nicchia concrezionata. Anche qui, purtroppo, non c’è ne aria ne possibilità di prosecuzione. Terminato il rilievo ci rimettiamo in marcia all’imbrunire; dopo una ripida discesa, incrociamo il sentiero basso nei pressi delle ex scuole a circa 2 ore dal campo principale. Durante il tragitto, Ndoc comunica che, quando arriveremo alle tende, ci sarà una capra che gira sul fuoco; vuoi per la stanchezza, complice anche la scarsa chiarezza nei dialoghi dato che nessuno di loro parla bene l’italiano e nessuno di noi capisce l’albanese, stento a credere a quanto riferito. Invece, quando finalmente arriviamo al campo… è tutto vero! Grazie Ndoc, Falënderim

Vicky Franchini

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