Scavi a Rupingrande

La ricerca e il ritrovamento

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

Fase di attrezzamento (foto R. Corazzi)

Domenica mattina, sono ancora che dormo e il telefonino si mette a squillare e in modo molto scorbutico…rispondo. Dall’altra parte c’è Ciano che voleva solo avvisarmi che il Timavo era in piena. Un giro di chiamate e inizia la battuta al buco soffiante sul Timavo, visto che da tanti anni si sta cercando il punto a valle della grotta Lazzaro Jerco segnato sulla cartina di Adolf Schmidl. In loco ci troviamo io e Spartaco, iniziamo, Spartaco da Sud, io da Nord, e in mezzo al bosco il nostro incontro, ma nel nostro percorso non troviamo nessun segnale del fiume nascosto: discutiamo sui percorsi fatti, tentiamo di organizzare al meglio le nostre ricerche. Dopo le solite seghe mentali ci lasciamo trasportare dalla situazione: andiamo a controllare i punti segnalati dai nostri amici, ma ancora nulla di fatto. Altro “brainstorming”. Andiamo verso la vecchia cava di Rupingrande dove potrebbe ricadere il punto di Schmidl (dalle mie ricerche solamente due cave potevano soddisfare il punto da lui segnalato), avanti con il nostro vagare e arrivati nei pressi della vecchia cava menzionata cerchiamo indizi, dividendoci, in silenzio, dando sfogo ai nostri sensi…Spartaco inizia la ricerca (di cosa, bene non si sa), io invece resto immobile ad ascoltare le voci del bosco. Nel silenzio più totale odo un “brombolio” tipo caffettiera, svelto cerco la fonte di questo curioso rumore: due-passi-due e sono sopra a quel punto tanto cercato.

Lungo i pozzi (foto R. Corazzi)

Chiamo Spartaco, festeggiamo sul ritrovamento dell’ultima via al Timavo (la più a valle finora conosciuta). Giro di chiamate e arriva in loco “la creme” della Commissione con gli attrezzi per iniziar un primo sondaggio.

Inizia lo scavo

Con grande filosofia si procede con lo scavo cercando di creare uno spazio sufficiente per muoversi e continuare l’inseguimento dell’aria, si procede molto velocemente grazie all’elevata fratturazione della roccia (non a caso l’estrazione della pietra in questo luogo avveniva già da tempi antichi) e le consuete piene del Timavo, causa a un periodo molto piovoso, ci rendono facile l’inseguimento della via. Dopo una ventina di uscite, sotto i nostri piedi si apre il primo vuoto naturale alla quota di -10m e da lì fino a -30m senza intoppi: ancora, piccolo restringimento in concrezione, due sabati di demolitore e la via è giù per un nuovo pozzo da 30m. A Settembre 2015, dopo aver raggiunto un primo fondo a -60m, una forte piena del Timavo (300mq di portata registrata alle grotte di San Canziano) ci addita la via. A 10 metri dal fondo del pozzo terminale (-50m), da una lunga frattura non tanto stretta esce l’aria della piena: nei mesi successivi intercettiamo un nuovo pozzo, stretto e fortemente concrezionato che continuiamo a vuotare…ancora oggi…

Federico Deponte