Rotule Spezzate

Rotule Spezzate, nuove esplorazioni al ramo “Testicolae Tactae”

Ramo “Testicolae Tactae”, passaggio in meandro tra il primo e il secondo pozzo (foto M. Sticotti)

Pubblicato sul n. 63 di Progressione anno 2016

Nel corso dell’estate 2015 sono ritornato dopo tanto tempo in Rotule Spezzate con l’obiettivo di andare vedere il ramo “Testicolae Tactae” che si trova vicino al vecchio ingresso. A incuriosirmi di quel posto quasi dimenticato, è stato il notare, sul rilievo, che la fine del ramo è disegnata con il bordo tratteggiato, il simbolo dell’acqua che scompare e un punto di domanda. Proposta l’idea al mio amico Marco, e subito ben accettata, mi consulto con Petri, (uno dei primi esploratori di questa cavità), per raccogliere informazioni e dettagli sul ramo: le più interessanti riferiscono che quel punto di domanda sul rilievo è un passaggio basso e stretto con qualche pozzanghera sul fondo da dove esce una discreta corrente d’aria. La voglia di andare a verificare il posto è tanta e dopo pochi giorni io e Marco siamo là. Il ramo “Testicolae Tactae” inizia con una evidente condotta laterale rispetto al ramo principale, pochi metri prima della partenza del primo pozzo che scende verso la “Galleria delle Zecche”. Si percorre la condotta, a tratti a carponi, per circa cinquanta metri, fino a quando si arriva davanti a uno sprofondamento del pavimento da dove parte il primo pozzo del ramo (P.17) che scendiamo, attrezzando la partenza con due fix a soffitto e arrivati a circa dieci metri dal fondo pendoliamo, verso un bel terrazzo. Questo ha il pavimento di ciottoli e grosse pietre, e un laghetto sovrastato da un grosso camino (che ho risalito in arrampicata constatando che chiude). Da qui, proseguiamo per uno stretto meandro lungo circa dieci metri, scendiamo, riattrezzando con fix tre verticali con forte stillicidio (P.10, P.22, P.10) e arriviamo al fondo dove troviamo a parete la scritta “CGEB ’94” .

Ramo “Testicolae Tactae”, autoscatto alla base dell’ultimo pozzo (foto G. Cergol)

La base di quest’ultimo pozzo è la nostra meta, e si presenta come una sala larga circa otto metri per cinque, ingombra di pietre abbastanza grandi, molte completamente rotonde, segno di notevole passaggio d’acqua e poi in un angolo, quella che doveva essere una pozzanghera, si rivela in realtà una condotta meandriforme alta un metro, allagata per almeno 60cm da dove esce tanta aria da formare delle piccole increspature sull’acqua (piccole “ondine”). Tutta l’acqua presente in questo ramo attivo, in particolare nell’ultimo pozzo, sparisce nella prosecuzione (-73m, quota 1332slm.) Davanti a tale struttura restiamo basiti e sorpresi. Come mai, in ventidue anni, nessuno in gruppo aveva raccontato di questo posto?

Inutile provare ad entrare dentro poichè tuffo e nuotata sarebbero garantiti!!  Decido di ritornare con la muta la settimana successiva.  Assieme a R. Corazzi, F. Deponte e A. Fedel, organizzato a dovere con muta, scarpe e guanti, entro nell’acqua e mi accorgo che non si trattava di un breve tratto come sembrava a vedere all’inizio, bensì di un meandro allagato lungo circa trenta metri, poi l’acqua scompare a terra per piccole fessurine e il pavimento è ricoperto di ghiaino fine. Usciti dall’acqua abbiamo davanti una bassa strozzatura, a passarla per primo è Riki, la volta si alza,… venti metri di galleria….., traverso attrezzato con una corda Edelrid da dieci millimetri……..

Dove siamo??

Percorro qualche metro, arrivo in una grande galleria e davanti a me la scritta a carburo “Galleria delle zZcche”….., lascio a voi ogni commento…. Ritornati sui nostri passi, disarmiamo l’intero ramo riportando a valle il materiale usato il punto di domanda è stato risolto, abbiamo chiuso un capitolo.

Hanno partecipato a queste due uscite in Rotule: G. Cergol, R. Corazzi, F. DePonte, A. Fedel, M. Sticotti. Tutti soci C.G.E.B.

Gianni Cergol