Politrauma

La riscoperta

Pubblicato sul N. 63 di Progressione anno 2016

Politrauma, grotta scoperta da Lazzaro (Alberto Lazzarini ndr) credo nel 1997 ed aperta e iniziata ad esplorare da lui stesso, Petri, Dedenaro e Grio qualche anno più tardi. Lazzaro mi aveva portato a vedere l’ingresso ed ero stato io, in qualità di magazziniere a  consegnare il materiale a Petri nel 2002. Venni a sapere che, sceso un pozzo da circa 60m, erano arrivati in un salone dove avevano trovato un pozzo cieco ma più interessante era una finestra da raggiungere con una risalita, che però non era mai stata effettuata. Più volte ne ho parlato con Petri senza risultato, e lo scorso anno mi sono deciso ad andare a fare un giro. A maggio io e Cristina andiamo a farci una camminata per il sentiero “Troi dai Sacs” (area bassa del Canin versante val Raccolana) e arrivati in zona Casera Goriuda approfittiamo per risalire un canalone e ritrovare l’ingresso. Quando arriviamo sul masso sotto la parete dalla quale scende una corda veniamo subito investiti da un’aria gelida, siamo sotto all’ingresso del “Politrauma”, provo a risalire la paretina tenendomi per la corda ma scivolo a pelle di leopardo, è troppo liscia, dobbiamo ritornare attrezzati. Ed infatti dopo qualche settimana siamo di nuovo in zona, saliamo per 8m la corda esterna che porta nella cavernetta d’ingresso, spostiamo un po’ di pietre e poi strisciando entriamo nella prima parte della grotta che si presenta stretta e un po’ scomoda, investiti da un vento gelido. Dopo qualche metro ci abbassiamo in un varco tra i massi e troviamo la partenza del pozzo da 60m, tutto già attrezzato con spit messi a mano e corda, ad opera di Petri nel 2002. Sceso il bel pozzo impostato in frattura orientata Nord-Sud, ci troviamo nel salone, stupiti della grandezza del posto, lo percorriamo tutto, ci infiliamo tra dei massi e arriviamo in una saletta, su un masso la scritta “CGEB2002”, e un pozzo cieco da 10m (il vecchio fondo).

Ramo della Forra, alla base dell’ultimo pozzo, q.1368
(foto G. Cergol)
Pozzo del Ghiro (foto T. Kravanja)

Ritorniamo nel salone e alzando gli occhi troviamo subito la finestra che Petri ci aveva segnalato. Cristina mi fa sicura dal basso, arrampico una decina di metri e bingo! Sono in una galleria con un forte flusso d’aria, sopra di me un camino.

Attrezzo la risalita e Cristina mi raggiunge. Superato una masso, percorriamo la galleria/condotta, e arriviamo alla partenza di un pozzo che scendiamo per 30m, lo chiameremo “Pozzo del Ghiro” perché su un terrazzo troviamo un ghiro morto gonfio d’acqua, poi pendolando raggiungiamo la partenza di un altro pozzo a salti ma non abbiamo più corda, risaliamo controllando tutte le pareti e notiamo che sul lato opposto rispetto dove ci siamo calati c’è una finestra meandriforme, per raggiungerla dovremo attrezzare un traverso. Ritornando sui nostri pasi, arrivati alla fine della galleria, dove parte la corda per riscendere nel salone, ci accorgiamo che proprio davanti a noi, alla stessa altezza, sulla parete opposta c’è un’altra finestra. Usciamo entusiasti per l’esplorazione e con una voglia matta di ritornare per proseguire. Ritorniamo, in compagnia di Riccardo, Matteo e Eugenio; raggiungo la finestra individuata la volta prima e siamo nuovamente in esplorazione: galleria, pozzetto da 3m, condotta con pavimento segnato da un canale scavato dall’acqua, cambio di direzione e sbuchiamo a metà di una galleria inclinata dal fondo sabbioso. Questa galleria è lunga quasi 50m e termina sia a valle che a monte con due probabili prosecuzioni, la più “golosa” si trova a monte dove la sabbia raggiunge la volta, ma si intravede un ambiente e c’è aria. Questo ramo lo chiameremo “Gallerie… a sud di Pluto”.

A carponi nelle “lunghe condotte”, q. 1416
(foto T. Kravanja)

Ritorniamo indietro e decidiamo di andare a controllare la verticale sotto il “Pozzo del Ghiro”; questo nuovo salto scende a balze per altri 30m e termina in una saletta con degli arrivi. Mentre Riccardo e Eugenio perlustrano gli arrivi, io e Matteo ci infiliamo in un pozzetto da 25m, fermandoci alla base dove ci sarebbe da scavare. L’uscita successiva la facciamo io, Cristina e Matteo in notturna: i nostri obiettivi sono scavare la sabbia che occlude la prosecuzione a monte della galleria trovata la volta precedente e attraversare il pozzo del ghiro per raggiungere la finestra meandriforme. Prima lo scavo: dopo circa un’ora riusciamo a passare trovandoci nuovamente in galleria, la percorriamo rilevando per  trenta metri e arriviamo in una sala di crollo con due arrivi, uno è una frana un po’ instabile che risalgo mentre l’altro è un camino da arrampicare in artificiale ma non abbiamo con noi l’occorrente (tale camino è ancora da risalire). Andiamo al pozzo del ghiro, raggiungo la finestra e riesco a percorrere il meandro che ne diparte per una decina di metri, poi si restringe fino a diventare una fessura. Ripercorrendo la galleria/condotta tra il pozzo del ghiro e la corda che porta al salone, decidiamo di scendere un pozzetto di 5m che ci sembrava insignificante e dopo il primo salto invece, ci ritroviamo in una bella forra che scende a balze, poi un bivio dove sentiamo un forte flusso d’aria. Proseguendo diritti, la forra termina in una saletta piena di ghiaia, prendendo invece il ramo laterale dopo un paio di salti la forra si spalanca in un ambiente interessato da crolli e dove parte un nuovo pozzo: sembra profondo, ma dobbiamo fermarci per mancanza di corde.

Ramo della Forra, partenza del terzo pozzo
(foto S. Valmorbida)

L’obiettivo dell’uscita successiva è rilevare il pozzo del ghiro e quello sottostante, ad accompagnarci sta volta c’è Tom. Arrivati nella saletta in fondo al pozzo ci accorgiamo di un passaggio basso, lo percorriamo, saliamo un camino per un paio di metri e sbuchiamo in un terrazzo, con forte stillicidio e una pozza d’acqua, che si affaccia da un lato sul pozzo che abbiamo appena rilevato e dall’all’altro su altri due pozzi, uno da 15m che chiude e uno da 4m che porta a un nuovo piano di gallerie e condotte inclinate che percorriamo rilevando e terminano, dopo un centinaio di metri, davanti a un sifone di ghiaia da dove esce una decisa corrente d’aria.

Da segnalare anche un camino da arrampicare nella sala sotto al pozzo da 4m. Il 26 di dicembre 2015 in zona Casera Goriuda non ha ancora nevicato e il sentiero si presenta ancora in condizioni estive, a salirlo per ritornare in Politrauma siamo io, Cristina, Michela e Simone, i nostri amici di Vicenza, l’obiettivo è scendere il ramo della forra e proseguire con il rilievo. Arrivati al punto dove c’eravamo fermati la volta precedente, attrezziamo il pozzo e scendiamo esplorando per 110m, poi purtroppo il fondo: il pozzo conclude in frana sia alla base che ai lati, proviamo ad infilarci in alcuni punti ma non riusciamo a trovare il punto da dove arriva l’aria che sentivamo scendendo. Alla fine del 2015 la grotta ha raggiunto la lunghezza di 987m topografati e la profondità massima di -204m, mancano da rilevare alcune piccole diramazioni laterali e soprattutto ci sono ancora dei posti da esplorare.

Gianni Cergol e Cristina Michieli